Il giorno prima di Capodanno, con vergognoso ritardo, sono andata al cinema a vedere Rogue One, il primo spin-off di Star Wars – che temporalmente si colloca prima dell’Episodio IV: Una nuova speranza ed è incentrato sulla squadra di ribelli che rubò i piani di costruzione della Morte Nera, la temibile arma distruttiva dell’Impero.

Stavo andando al cinema senza troppa convinzione, spinta un po’ dalla curiosità e un po’ da quell’inspiegabile senso del dovere che si prova quando si segue da tempo e con passione una saga, e questa ha ripreso a sfornare episodi e tasselli del puzzle di anno in anno, dopo una lunga pausa.

Alla vigilia di un 2017 che sarebbe iniziato senza Carrie Fisher (e molt* altr*) penso però che non avrei potuto vedere niente di meglio: per 133 minuti sono rimasta avvinghiata alla mia poltrona, guardando un gruppo di persone che si battevano per la causa che ritenevano giusta, animate da pura e semplice speranza. Persone di etnia e genere, abilità ed età diversi che condividevano un’ideale e che pur sapendo che avrebbero rischiato la morte con le loro azioni, davano tutto per difendere ciò in cui credevano.

In cosa credevano? In un mondo migliore, libero, dove la rabbia, la paura e l’odio avrebbero smesso di essere i sentimenti dominanti. E quando ci credevano? Nel momento in cui c’era poco in cui credere e sperare, con l’Impero che dominava incontrastato – il dito sospeso sul bottone d’accensione di un’arma di distruzione di massa – e l’Alleanza dei ribelli non era ancora riuscita ad ottenere una vittoria che ne minasse significativamente la sicurezza. Insomma, in un brutto momento.

1460015623_star-wars-rogue-one

La morale anti-imperialista era presente in Star Wars fin dall’inizio e sebbene questo faccia sorridere il nostro lato più cinico (conscio del fatto che gli Stati Uniti predichino spesse volte un bene che non sono in grado di praticare) a Rogue One va riconosciuto il merito di portare in un film Disney l’imperfezione, e se vogliamo la debolezza, dei conclamati eroi: il Bene e il Male esistono, ma non sono nettamente distinti come nei film della saga che abbiamo già visto, anche i ribelli hanno le mani sporche di sangue e non sono sempre fieri delle missioni che vengono loro affidate dal Consiglio; tra chi lavora per l’Impero c’è chi sta semplicemente facendo il suo lavoro, e quando dà prova di voler cambiare le cose, viene torturato e non creduto. L’invito tra le righe è a pensare con la propria testa, stando sempre pront* a mettere in discussione le proprie certezze.

C’è un motivo per cui questo film risuona in modo devastante non soltanto negli Stati Uniti che si apprestano a salutare il loro nuovo inesperto, bigotto e umorale Presidente tra una ventina di giorni, ma anche in Italia, dove la “sinistra” somiglia inquietantemente alla Ribellione del film, prima dell’intervento della squadra Rogue One: frammentata e costretta per questo all’immobilità.

Quello di cui c’è bisogno per migliorare lo scenario, posto che un miracolo non può avvenire, è almeno la speranza che le nostre azioni possano produrre un cambiamento utile. Che le cose possono migliorare, ma solo se noi facciamo qualcosa. Come ha scritto Owen Gleiberman su Variety, l’accento qui è posto su “quello che serve per alzarsi e combattere, proprio quando iniziamo a pensare che la speranza sia andata perduta del tutto”.

Questo mese abbiamo scelto di parlare di pulizia, perché riteniamo che sia meglio iniziare l’anno con la mente sgombra e le idee più chiare su chi vogliamo essere e da che parte vogliamo non solo stare ma andare. Parleremo del lavoro non retribuito, delle persone tossiche che ci circondano e da cui è necessario liberarsi; non tralasceremo alcune preziose testimonianze relative al modo in cui ci prendiamo cura di noi (ormai un leitmotiv delle nostre pagine).

Buon 2017 a tutt*, facciamoci sentire.