Eight hours for work, eight hours for rest, eight hours for what we will.
Motto dell’Eight Hours Movement

Reclaiming my time.
Maxine Waters

Per questioni lavorative, la scorsa settimana sono stata a Firenze per un paio di giorni. Durante una di queste mattine, mentre camminavo lungo l’Arno assieme ad una collega scherzavo con lei sull’incombente conclusione del progetto che portavamo avanti da oltre un mese; stretta nel mio cappotto, col naso piantato dentro una sciarpa di lana e le mani da copione congelate, mi trattenevo dal raccontarle cosa significasse per me essere in quel posto in quel momento, quanto mi riportasse indietro nel tempo, ricordandomi un bel periodo del mio passato da studentessa e nel contempo adombrando il mio presente non propriamente soddisfacente da un punto di vista personale e lavorativo.

Avevo 19 anni quando mi ero trasferita a Firenze, 22 quando l’avevo lasciata “da dottoressa”. Qui avevo frequentato l’Università riscoprendo una passione per lo studio che temevo si fosse sopita negli ultimi anni delle superiori. Qui avevo capito cosa mi piaceva studiare, ma soprattutto come potevo sfruttare al meglio l’indipendenza che avevo finalmente ottenuto, lontana da casa e (almeno inizialmente) senza affetti e amici cui appoggiarmi – un’indipendenza che poggiava sul tempo come prima cosa che mi era permessa organizzare.

Firenze, dicembre 2017. Foto dell’autrice

Non tornavo in quella città da anni, e ora eccomi lì, per una manciata di notti (per lavoro, pure!) 29enne, sempre scarsamente sicura di sé, sempre orgogliosamente anti fotogenica, sempre follemente innamorata della gorgia toscana. Quello che non stavo dicendo a voce alta alla mia interlocutrice era che questa trasferta mi stava facendo sentire in colpa per essere invecchiata (cresciuta?) in un lampo e mi portava a fare i conti con il fatto di avere sempre meno tempo a disposizione da dedicare a ciò che mi appassiona.

Per pura coincidenza al mio ritorno l’argomento “soddisfazione personale” si è ripresentato in una conversazione con Marta, che mi raccontava di star preparando un esame intermedio per un corso di lingua che sta frequentando compatibilmente agli impegni di lavoro. Il mio interesse e la mia invidia per il fatto che dovesse preparare un esame così intessante la perplimevano, ma la divertiva una mia recente epifania: persino i miei corsi di formazione obbligatori (notoriamente detestati dal 80% dei frequentatori, che li ritengono una perdita di tempo) mi hanno dato somma gioia, quest’anno. Peccato averli dovuti frequentare per un mese soltanto.

Senza bisogno di comunicarcelo direttamente avevamo capito di essere entrambe felici di poter fare qualcosa di diverso rispetto al nostro lavoro. Felici, nello specifico, di “essere in grado di trovare il tempo” per noi, per nutrire una nostra passione, impedendo che la routine ci prosciughi le energie per farlo.

“Ce l’avete anche voi il file txt senza nome dove mettete le cose ‘questo è interessante! me lo voglio riguardare bene con calma quando ho tempo’ in cui invecchiano nell’oblio le cose più stimolanti che non farete mai nella vostra vita?” si chiedeva la nostra Roberta su Facebook (mentre io la immagino divelta in una risata isterica). Soft Revolution esiste esattamente in questo limbo. In un ritaglio di tempo preziosissimo che centelliniamo e manipoliamo con i guanti, e che ultimamente è messo a dura prova dalla scarsità di energie e, mannaggia, altri impegni inderogabili che affollano le nostre agende. Siamo fortunate ad avere attorno a noi una redazione fatta di persone brillanti, volenterose, disponibili che “trovano tempo” (sì, anche loro) per sostenere questo progetto.

A conclusione di un anno piuttosto tortuoso, abbiamo scelto di dedicare il mese di dicembre proprio ai doni: vogliamo provare infatti a consegnarvi una programmazione pro-positiva, che celebra lo spirito di squadra, il tempo libero e la capacità di mettersi a disposizione degli altri. Toccheremo tangenzialmente le questioni materiali evocate da questo periodo dell’anno, per approfondire piuttosto le storie di donne che hanno scelto di lavorare per il bene della loro comunità e dell’ambiente. Senza dimenticare la nostra consueta carrellata di Preferiti 2017 sul rush finale.