Ad ogni ciclo mestruale, mentre sono presa dalle lagnanze di rito, cerco di consolarmi con cioccolato e pensieri confortanti. Uno di questi è: “Per fortuna sono nata in Occidente negli anni ’90 del ventesimo secolo”. Come facevano una volta le donne, senza assorbenti, lavatrici e analgesici per i dolori mestruali?

Mia nonna usava gli assorbenti quando era giovane? E la nonna di mia nonna? L’Alberto Angela che è in me ha deciso di intraprendere un lungo viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta della storia più dimenticata, quella delle donne. E tra bendaggi di lino, abiti rossi e coppette mestruali ha scoperto che anche la storia delle mestruazioni è storia e, come tale, a volte somiglia davvero ai nostri giorni.

 

ETÀ ANTICA

La testimonianza più antica che abbiamo delle mestruazioni viene dall’antico Egitto: nel Papiro Kahun, risalente al medio regno (1850 a.C. circa) vengono menzionati i sintomi del ciclo mestruale, mentre nel Papiro Ebers (1550-1450 a.C.), un manuale di medicina, troviamo utili consigli igienici:

Se esamini una donna che ha avuto una fuoriuscita come acqua e la sua parte finale è simile al sangue cotto, allora dovrai dire che c’è un graffio nel suo utero. Poi dovrai fare così: terra del Nilo nel contenitore dell’acqua, che schiaccerai nel miele e nella galena; metterai questo in una benda di lino fine e la inserirai nella sua vagina per quattro giorni.

Alcuni storici ritengono che questo testo si riferisca ad una qualche malattia dell’utero, perché sembra improbabile che una donna fosse costretta a rivolgersi ad un medico per l’igiene mestruale. Tuttavia è molto probabile che le donne egiziane usassero dei tamponi di lino durante il ciclo: un’altra conferma, stavolta indiretta, è data dal “Testo della saggezza” in cui, tra i lavori più umili, viene menzionato quello della lavandaia costretta a lavare “i perizomi di una donna mestruata”.

Il papiro Ebers

Il papiro Ebers

Se nell’antico Egitto troviamo solo sparute testimonianze dell’opinione negativa del ciclo mestruale, nella Roma di Plinio il Vecchio era visto come una vera e propria malattia. Scrive nella Naturalis Historia:

All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; dove lei si siede i frutti cadono dagli alberi, al solo suo sguardo si appanna la lucentezza degli specchi, si ottunde il ferro, si oscura la luce dell’avorio, muoiono le api degli alveari, arrugginiscono istantaneamente il bronzo e il ferro e il bronzo emana un odore terribile.

In Everything You Must Know About Tampons, Nancy Friedman sostiene che le donne romane usassero dei tamponi di lana per la propria igiene, ma purtroppo – a causa dello stigma a proposito delle mestruazioni – non possediamo testimonianze dirette.

 

MEDIOEVO

Nel Medioevo, le mestruazioni diventarono un grosso problema sanitario. Le donne avevano meno cicli mestruali rispetto ad oggi, sia perché andavano in menopausa molto prima rispetto alle donne di oggi, sia perché il ciclo era irregolare a causa dell’alimentazione molto povera.

In un’epoca in cui le mutande erano un capo d’abbigliamento del tutto sconosciuto, nel Medioevo le donne si cucivano speciali pantaloncini per tenere fermi dei rudimentali assorbenti di cotone. Un altro rimedio utilizzato era lo Sphagnum palustre, una specie di muschio dall’alto potere assorbente che veniva utilizzato anche per fermare le emorragie. Il colore rosso, inoltre, era molto popolare nel guardaroba femminile delle donne più abbienti per nascondere le macchie.

The Lady and the Unicorn: À mon seul désir (Musée national du Moyen Âge, Parigi)

The Lady and the Unicorn: À mon seul désir (Musée national du Moyen Âge, Parigi)

ETÀ MODERNA

Nel 1600 e nel 1700 le cose si fecero sporche, molto sporche. Cominciò a diffondersi l’idea che lavare la biancheria causasse malattie o favorisse il ciclo mestruale e l’igiene intima venne sostituita con un largo uso del profumo. A quest’altezza cronologica, comunque, le donne avevano ancora pochi cicli mestruali e molto irregolari, per cui il flusso mestruale rappresentava un evento sporadico e imprevedibile e la sua gestione un problema trascurabile.

Nel 1896 Johnson & Johnson commercializzò i primi assorbenti, i Lister’s Towels, ma il prodotto fu un fallimento. Durante la prima guerra mondiale, le infermiere si accorsero che la cellulosa utilizzata per i bendaggi delle ferite dei soldati fosse molto più assorbente del cotone. L’idea fu sfruttata negli anni venti da Kimberly-Clark, che produsse i primi assorbenti moderni in cellulosa e cotone, da indossare con una cintura, venduti nei negozi con una formula self-service per evitare imbarazzanti coinvolgimenti dei cassieri maschili.

Fu proprio un maschio impiegato alla Kimberly-Clark, John Williamson, ad avere una geniale intuizione: arrotolando un assorbente inventò il tampone, che sarebbe poi diventato il celeberrimo Tampax. Tuttavia, i proprietari dell’azienda non ne volevano sapere di “inserire un articolo tanto strano dentro ad una donna”. E quindi intervenne una donna, Gertrude Tenderich, che acquistò il brevetto per 32.000 dollari.

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Cosa direbbero, allora, i signori della Kimberly-Clark della coppetta mestruale? Ebbene, quest'”articolo tanto strano” non è affatto figlio dei nostri tempi. I primi prototipi risalgono alla fine dell’Ottocento, mentre la coppetta “moderna” in gomma fu inventata nel 1937 da un’attrice, Leona Chalmers, che per esigenze di scena non poteva indossare gli obsoleti (e scomodissimi!) assorbenti con cintura. “Ho trovato il modo per risolvere un problema vecchio quanto Eva”, diceva la pubblicità di una coppetta negli anni ’60. Probabilmente le foglie di fico non erano granché per l’igiene mestruale.

Fonti:

Petra Habiger, Menstruation, Menstrual Hygiene and Woman’s Health in Ancient Egypt
Nancy Friedman, Everything You Must Know About Tampons
Karen Harris, Lori Caskey-Sigety, The Lady in Red: Medieval Menstruation 
Almut Junker, Eva Stille, Zur Geschichte der Unterwäsche 1700-1960

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