Tre anni fa avevo paura di appoggiare la testa sul cuscino. Nel giro di un’estate i miei sogni colorati, assurdi e divertenti, erano diventati la parte più angosciante della mia giornata.

Era un periodo d’ansia. Non so se fosse clinica oppure no, so solo che bevevo otto caffè al giorno e non riuscivo a telefonare alla gente. Quando finalmente m’infilavo sotto le coperte all’una di notte, rimanevo con gli occhi spalancati a fissare il soffitto. In quel periodo ho letto un sacco di libri, recuperato serie TV, fatto amicizia con tutti i ragni degli angolini. Soffrire d’insonnia spesso sembra una cosa romantica. Anche io, adesso, la sto facendo sembrare una cosa romantica. La verità è che, arrivata al terzo giorno di fila senza sonno alle cinque del mattino, l’unica cosa che volevo fare era infilare la testa nell’armadio e sbatterci sopra le ante, molto velocemente. Pensate arrivare al terzo mese.

E poi sono cominciati gli incubi lucidi.

Non so se avete familiarità con il concetto più diffuso dei sogni lucidi. Sono sogni nei quali ci si rende conto di stare sognando e si è in grado di manipolare il sogno; poiché in un sogno lucido si ha coscienza di essere in un sogno, non si è completamente svegli, ma nemmeno addormentati, e perciò ci si può muovere all’interno del mondo onirico e cercare di “cambiarlo” a proprio piacimento, prendendo estremamente coscienza di quello che si vuole vedere.

I sogni lucidi sono oggetto di studio degli psicologi, ma interessano molto anche gli appassionati di occultismo e pratiche New Age; mi sono imbattuta nel termine per la prima volta durante una lezione in università, quando un mio compagno di corso alzò la mano rivelando di essere un onironauta, una persona che è in grado di controllare la realtà percepita nei sogni. I cultori dell’onironautica cercano volontariamente di provocarsi dei sogni lucidi per poi allenarsi a manipolare ciò che si trovano attorno; molti lo fanno nel nome del raggiungimento di una più alta consapevolezza del mondo irreale, o astrale (le scuole di pensiero variano).

Io non avevo niente di tutto questo. Soprattutto, io non sapevo che gli incubi ricorrenti e angoscianti che avevo fossero così angoscianti proprio perché erano lucidi. Mi addormentavo alle cinque del mattino, nella disperazione della stanchezza, e mi svegliavo poco dopo. Abituata all’insonnia e ai continui risvegli, non mi accorgevo che in realtà si trattava di falsi risvegli, accompagnati da paralisi nel sonno e illusioni ipnagogiche.

Illustrazione di Lia Tuia

Una volta ho avuto un falso risveglio: nella mia percezione avevo aperto tranquillamente gli occhi ed ero rimasta nel mio letto a pensare. Non appena avevo provato a muovermi, però, mi sono accorta di essere completamente paralizzata, dalla testa ai piedi. Era una sensazione estremamente fisica e reale: gli arti erano in tensione, e, nel panico, sentivo quasi l’impulso andare dal cervello ai muscoli ma fermarsi lì. Tentavo di urlare, e sentivo la gola secca e dolorante e mi sembrava di metterci tutta la forza e l’intenzione possibili, ma l’unica cosa che usciva dalla mia bocca era uno sbuffo d’aria. Improvvisamente, una nuvola nera si materializzava sul soffitto sopra di me; dopo qualche secondo, giusto il tempo per spaventarmi ulteriormente, sentivo la nuvola calare sul mio viso e soffocarmi.

A quel punto mi ero svegliata davvero.

Altre volte non è stata una nuvola; a volte nel falso risveglio vedevo la mia stanza ma con mobili leggermente diversi e una lampada a forma di faccia che mi fissava e che non riuscivo ad accendere – può sembrare un sogno più tranquillo, ma credetemi, non lo è.
Un’altra ancora mi “svegliavo” e riuscivo a muovermi, ma accanto alle mie mani e alle mie braccia ce n’erano delle altre, piccole, come di neonato, ma quando mi rigiravo nel letto per cercare il bambino non c’era niente.

I peggiori però, sono sempre stati quelli in cui mi “svegliavo” e vedevo persone. Persone ai piedi del mio letto. Sotto la scrivania. Accanto a me, col viso sul mio collo. E io paralizzata. E soprattutto, convinta di essere sveglia, e che quindi fosse tutto reale.

"L'incubo" di Henry Fuseli (1781)

“L’incubo” di Johann Heinrich Füssli, (1781)

Poi, appunto, scoprii che era colpa dell’ansia – e, forse, degli otto caffè al giorno. Poiché avevo più controllo sui caffè che sull’ansia, smisi di berne così tanti, e mi documentai su come controllare i sogni. L’unica cosa che mi sembrava sensata era trovare un modo per capire che mi trovavo in un sogno e perciò, pur paralizzata e circondata da persone con sorrisi non proprio amichevoli, non dovevo avere paura. Insomma, il classico test del pizzicotto che fanno nei film e nei cartoni animati. Un test di realtà.

Si chiamano proprio così, test di realtà, ma tra questi non c’è il pizzicotto – per fortuna, o mi sarei risvegliata piena di lividi. Eccovene alcuni esempi (altri, qui):

Saltare – Nel mondo dei sogni spesso la forza di gravità non agisce come nella realtà: saltare corrisponde il più delle volte a prendere il volo o rimanere sospesi a mezz’aria.

Leggere – Un test efficace consiste nel leggere una scritta qualsiasi, distogliere lo sguardo e poi provare a rileggerla. Nei sogni spesso le parole cambiano, non restano le stesse.

Guardare l’orologio – Nei sogni l’ora su un orologio digitale non rimane la stessa se la si legge più volte di seguito. Stranamente, di rado questo fenomeno si ha con gli orologi analogici (a lancette). Una spiegazione potrebbe essere che per leggere dei numerali lo sforzo mentale è maggiore (si devono mettere in serie dei simboli, come per la lettura), mentre per interpretare la posizione delle lancette è sufficiente riconoscere una forma geometrica, attività maggiormente legata alla vista.

Spegnere la luce – Se in un sogno si prova a spegnere la luce, anche forzatamente (distruggendo la fonte), la luce non si spegne.

Accendere la luce – A volte può capitare di entrare in una stanza buia. Spesso provando a premere l’interruttore per accenderla non accade nulla.

Con me funzionano particolarmente l’accendere e spegnere le luci, e le urla; o meglio, le urla mi mettono ancora angoscia, ma mentre mi soffoco da sola per chiedere aiuto, una voce nel retro del mio cervello ora mi dice “questa cosa ti è già successa, stordita” e mi accorgo di stare sognando.
Vi sconsiglio invece di guardare negli specchi, perché, almeno per quanto mi riguarda, guardare in uno specchio e vedere qualcun altro, non è affatto un’esperienza piacevole, soprattutto in un incubo lucido. Le luci, invece, sono diventate le mie migliori amiche. Ora, quando mi sveglio e vedo il chupacabra che mi sorride alla fine del letto, do un pugno all’interruttore con aria di sfida.