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I miei capelli insulsi: una storia di co-washing e...

I miei capelli insulsi: una storia di co-washing e risciacqui con aceto o limone

Dopo aver dismesso, verso la seconda elementare, lo splendido caschetto-frangetta-capelli a spaghetto à la Anna Wintour (sebbene né mia mamma né la parrucchiera dalla quale andavo avessero idea di chi fosse Anna Wintour), ho combattuto per anni contro l’aspetto insulso dei miei capelli.

Svariati e fallimentari i tentativi di trovare un taglio e uno shampoo adatti ai miei capelli sottili, indecisi tra l’essere drittissimi o l’assumere l’aspetto delle piume di un brutto anatroccolo spettinato con l’umidità. Del resto, erano gli anni d’oro di scalati spietati e tagli corti gabber o ragazza “Onyx” (lungo davanti e dietro corto “sparato” con il gel), e di pubblicità per capelli forti e liscissimi. L’effetto su di me era quello di un’istrice dai capelli unti.

Più o meno in contemporanea, verso la fine delle superiori, ho conosciuto il mio parrucchiere (ciao Cesare!) e scoperto la cosmesi eco-bio (ciao Lola Forum!). A dire il vero, ora, non frequento più né il parrucchiere, né il forum di Lola, ma voglio riconoscere loro il merito di avermi fatto capire quale taglio di capelli mi stesse effettivamente bene e come i miei capelli andassero lavati. Capelli drittissimi, vietata qualsiasi scalatura, e lavati poco frequentemente con prodotti delicati.

Fomentata dallo “spignattamento” (termine con cui al tempo sul forum di Lola veniva chiamavato il processo di preparazione dei cosmetici caserecci) con alcune padovane ho iniziato a sperimentare sulla mia testa detergenti più o meno autoprodotti e impacchi abbastanza puzzolenti di henné (per farlo ossidare, e quindi renderlo più efficace, bisogna mescolarlo con aceto e yogurt, e quindi tenerlo in posa almeno tutto il pomeriggio) coi quali ho macchiato non solo tutte le piastrelle del bagno ma anche il resto di casa. Non contenta, mi sono data anche ai metodi di lavaggio alternativi.

soft-revolution-capelli

Illustrazione di Marina Cicero

Non sono molto preparata a livello teorico su nascita, diffusione e metodi di co-washing, la mitica tecnica di lavaggio con l’esclusivo uso del balsamo. Per mesi, prima di provarlo, vista la pronuncia bizzarra delle ragazze che me ne parlavano (qualcosa come cow-wash, tipo lavaggio di mucca), pensavo si trattasse di qualche lavaggio o impacco al latte. Un pomeriggio di estate mi sono decisa a provarlo e ho iniziato ad esplorare YouTube in cerca di tutorial.

Al tempo, i tutorial su YouTube , specie quelli in lingua italiana, erano pochi, davvero scarni e più o meno tutte le ragazze consigliavano di usare Splend’or, economicissimo balsamo dal nauseante profumo di cocco, mescolandolo con lo zucchero. A sette anni di distanza, finalmente si possono trovare sulla piattaforma video con tecniche più affinate, riprese live dalla doccia, consigli pratici per ogni tipo di capello (lei mi è stata simpatica, anche se non credo nel video si curi nella maniera più assoluta dell’aspetto ecologico del co-washing).

Il risultato, soprattutto sui capelli molto secchi (tipo quando siete al mare e la chioma è massacrata dalla salsedine) è fantastico: è un po’ come aver lasciato in posa per ore un impacco ultra nutriente, senza però avere impiegato il tempo per farlo.

Certo, il co-washing sui miei capelli super sottili e diritti va usato con moderazione, nello stesso modo dello shampoo, ed in generale è bene che sia morigerata coi lavaggi se non voglio ritrovarmi con i capelli costantemente unti.

Da quando abito nei Balcani (Croazia – Bosnia – Bulgaria – Macedonia e ora di nuovo Bosnia), dove l’acqua è terribilmente calcarea non solo ho dovuto abbandonare il co-washing, ma mi sono dovuta reinventare da zero una routine per i miei capelli. Non è stato facile. Con un’acqua così calcarea è difficilissimo risciacquare lo shampoo, per non parlare poi di qualsiasi prodotto idratante; i capelli non sembrano mai veramente puliti, sono sempre spenti, pesanti e molto più propensi a cadere del solito.

Mi sono così rassegnata a sciacquare sempre la testa con l’aceto o preferibilmente il succo di limone (o, ancora più comodo, a diluire l’acido citrico in un po’ d’acqua tiepida), e a usare il meno possibile il phon, provocando lo sconcerto dei locali, per i quali i capelli bagnati e giri d’aria (la cosiddetta promaja) sono tra le principali cause di morte.

Secoli di esperienza, tramandata di generazione in generazione, insegnano che il momento perfetto per lavarsi è prima di andare a dormire, dopo la cena, ma non troppo tardi perché deve esserci abbastanza tempo per essere perfettamente asciutti prima di infilarsi sotto le coperte.

Certo, con l’aceto il profumo dei capelli non è dei più invitanti, e in generale questo tipo di sciacquo è ben lontano da quel ultradolce che non brucia gli occhi dei bambini, ma se non altro i capelli sono leggeri, belli per un numero ragionevole di giorni, ma soprattutto il limone mi ha fatto venire dei riflessi naturali pazzeschi.


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