Elaborare una linea argomentativa su quanto sia un tabù parlare della cacca delle donne è stato molto più difficile di quanto avessi preventivato. Per un motivo fondamentale: la discrepanza tra le esperienze mie e delle persone con cui ho parlato, e quanto si può leggere su internet.

Da un lato lunghissime telefonate fatte in presa diretta dal WC; riti di famiglia in forma di pile di libri e settimane enigmistiche accatastate al lato della tazza per stimolare l’atto; rotoli di carta igienica condivisi tra amici alle feste; consigli pratici per rendere più comoda la tavoletta dei bagni pubblici (il cosiddetto “rombo Renault allargato” di carta igienica); massime di vita tramandati tra compagni di università su come la vita con l’intestino leggero sia più facile o la regola delle tre c (caffè e cicca= cagata perfetta). Più chiedevo in giro, più parlare dei propri bisogni corporali sembrava essere pratica comune, specie tra chi avesse un rapporto di amicizia un po’ più consolidato.

Dal lato opposto, lunghissimi articoli sulla vergogna per i propri bisogni corporali inculcata nella mente fin dalla primissima età e un corollario di post su vari forum con consigli su come nascondere a colleg*, fidanzat*, convivent* il fatto di aver usato la toilette per altro che non fosse pipì. Non riuscendo a ricucire lo strappo tra realtà esperita e raccontata, ho deciso di indagare meglio.

Le donne non fanno la cacca

I bisogni corporali sono ancora un argomento tabù. Certo, la cacca può essere spassosa (vedi l’Inno del Corpo Sciolto di Roberto Benigni o la scena del cibo avariato in Le amiche della sposa), ma personalmente fatico a ricordare scene di film, serie tv o pubblicità in cui venisse mostrato qualcun* seduto sul wc, o si parlasse di quello che succede sul wc. Ecco, forse Broad City, nella confortante persona di Ilana:

In pubblico generalmente se ne parla quando non si sta bene, usando espressioni eufemistiche (“sono costipat*”; “ha avuto l’influenza intestinale”) ben connotate nel loro significato ma che lasciano il beneficio del dubbio – starà davvero parlando di cacca?.

Restringendo il campo, sembra che dell’apparato digerente delle donne non si debba ammettere l’esistenza. Con una rapida ricerca su Google ci si rende facilmente conto come qualsiasi discorso riguardo il nostro intestino sia schizofrenico: da disperati post su vari forum femminili in cui si chiede se sia accettabile lasciarsi andare a qualche flatulenza quando si è in compagnia del proprio amato a milioni di pubblicità per prodotti per la regolarità intestinale (in cui ovviamente tutto è menzionato per allusioni).

Illustrazione di Elena Mistrello

In pubblico e in privato

La società ha cresciuto la maggior parte delle fanciulle con la fermissima convinzione che nessuno debba sapere che cosa succeda, una volta superato lo stomaco, al cibo che abbiamo mangiato. Il fattaccio è e deve restare una cosa privatissima, da nascondere e di cui avere vergogna.

Inevitabilmente sorge il problema di come riuscire ad andare di corpo senza che nessuno se ne accorga in alcun modo. L’architettura di molti gabinetti pubblici non aiuta a vivere con la giusta tranquillità il momento topico: pareti divisorie di compensato tutt’altro che fonoassorbente, che non toccano il pavimento e non arrivano al soffitto e lasciano la possibilità non solo di sentirci concentrare nello sforzo, ma addirittura di identificarci dalle scarpe; la mancanza di ventilazione giusta per poter eliminare gli odori che inevitabilmente si sprigionano; la scarsa igiene e la carta insufficiente.

Tutt’altro che raro è sentire di donne migrare di piano in ufficio o in università o usare i più remoti bagni per i disabili pur di non essere scoperte, nascondere i piedi per non essere riconosciute o aspettare i momenti meno affollati per farla in pace.

Leggendo vari thread su forum “femminili”, sembra che gli effetti della vita di coppia, specie in caso di convivenza, siano molto simili. Donne che cambiano sostanzialmente le proprie abitudini pur di non defecare quando * partner è nelle vicinanze (fino a rasentare la stitichezza), che cominciano a fumare al gabinetto per coprire l’odore (o forse perché fumare stimola gli sfinteri?), che lasciano scorrere il rubinetto dell’acqua per non far sentire cosa di sta realmente facendo in bagno.

Sicuramente l’universo dei profumatori da bagno ha cavalcato l’onda della fobia di essere scoperte. Basta entrare in un qualsiasi negozio per prodotti per la casa per poter trovare qualsiasi tipo di profumatore dedicato a quella stanza della casa.

Per non parlare poi di quando i pubblicitari sfruttano i tabù donne-e-cacca per vendere un profumatore ultra tecnologico da usare prima di andare in bagno (e probabilmente uccidere tutta la flora acquatica della regione in cui si vive) con un elegantissimo accento inglese.

Se è una Marjariasana, allora va bene

Ci sono situazioni in cui, però, parlare delle proprie funzioni corporali va bene. Sembra che quando si tratta di fitness sia più che legittimo parlare delle proprie scorie: ne parla persino la social media guru fitness guide Kayla Itsines (di cui ho parlato anche qui). Nello yoga, ad esempio, certe posizioni smuovono inevitabilmente le nostre membra e permettono a molti muscoli di rilassarsi a tal punto che non è raro che durante una lezione si sentano i partecipanti lasciarsi andare a “rutti e scoregge”.

In altre situazioni, invece, la cacca è marketing: per anni Alessia Marcuzzi ci ha venduto yogurt contenente il fantomatico bifidus actiregularis, fondamentale per la regolarità intestinale e, ovviamente, per avere una pancia piatta come la sua. Poi, in un delirio di bodyshaming, è stata ingaggiata Geppi Cucciari nel ruolo della “chiattona” che deve perdere peso e ovviamente può farlo andando più regolarmente di corpo.

Ma quindi?

Quindi, sarebbe più sano parlassimo tutti quanti in maniera molto più disinibita della nostra cacca e di quello che facciamo al gabinetto. Perché non c’è niente di cui vergognarsi (personalmente l’ho sempre trovato un momento di catarsi di gruppo). Perché parlarne ci permetterebbe di conoscere meglio il nostro corpo in tutti i suoi aspetti (vi siete mai domandate perché quando si ha il ciclo capita di dover andare di corpo più spesso?).

Perché parlarne darebbe la possibilità a chi incontra più ostacoli ad accedere a un bagno di non doversi arrabattare per poterne usare uno, come ad esempio le persone che si trovano a vivere in un’intersezione. Senza contare che nel mondo oltre un miliardo di persone non hanno accesso ai servizi igienici e sono costrette a defecare all’aperto: appena qualche anno fa le Nazioni Unite hanno infatti indetto il World Toilette Day per sensibilizzare sul tema dell’emergenza igienico-sanitaria.

Insomma, andare al bagno è a tutti gli effetti un lusso. Non ha senso che noi privilegiate si stia qui a sprecare una voce che abbiamo, per evitare di parlare di come funziona (o fatica a funzionare) il nostro corpo. Perché è proprio sulla condivisione di queste sciocchezze che si costruisce l’intimità tra umani.