Non so se sia lo stesso per voi, ma la mia giornata si basa (anche) sulle mutande che indosso. Quel piccolo triangolo di tessuto ha infatti un ruolo fondamentale nelle nostre vite: ci protegge, ci fa sentire sexy, ci migliora nella pratica me-le-tolgo-dal-sedere-senza-che-nessuno-se-ne-accorga, ci dà fastidio, ci fa sentire comode. Ormai di mutande ce ne sono di tutte le forme e le dimensioni, ma non è sempre stato così. Gli antichi se le mettevano le mutande? E nel Medioevo? E la regina Vittoria usava solo slip Victoria’s Secret?

Forte delle mie ricerche sulla storia dell’igiene mestruale, ho di nuovo sfoderato la mia vena da esploratrice per tracciare una storia delle mutande, dalla preistoria fino ai giorni nostri. Una storia, come vedremo, dagli inaspettati risvolti femministi.

Un mosaico raffigurante due atlete che indossano i subligacula, rinvenuto presso la villa romana di Casale, a Piazza Armerina

Età antica

Le mutande, se le intendiamo come un semplice pezzo di tessuto utilizzato per nascondere o proteggere i genitali, sono con ogni probabilità il primo indumento indossato dagli esseri umani. Di questo fatto esistono prove archeologiche, come un perizoma in pelle che ha più di 7000 mila anni o le mutande dei faraoni, ma anche antropologiche: cosa indossano le civiltà più primitive e meno civilizzate che ancora oggi abitano i climi caldi? Insomma, proteggere le parti intime sembra un bisogno ancestrale e comune a tutte le latitudini del pianeta.

Tuttavia, nella Grecia antica pare che solo gli schiavi – preposti ai lavori più pesanti e a condizioni di vita più difficili – indossassero le mutande, e ci sono dubbi sul loro utilizzo tra le donne. I mosaici romani di argomento ludico e sportivo mostrano invece un largo uso del subligaculum, un perizoma in pelle morbida molto simile alle moderne mutande, a cui si abbinava la strophia, una brassière che copriva il seno. Si trattava comunque di atlete, anche se nulla toglie che quest’indumento potesse essere utilizzato quotidianamente sotto la stola, il tipico capo d’abbigliamento femminile. Il subligaculum veniva indossato anche dai gladiatori.

Enrico VIII con la sua braguette in bella mostra

Medioevo e Rinascimento

Nel Medioevo, la gente aveva cose ben più importanti delle proprie mutande a cui pensare. Così si diffuse un tipo di biancheria che era tutt’uno con il pantalone, di origine celtica, chiamato braies (da cui l’italiano “braghe”), lungo fino a metà gamba e molto comodo per i lavori manuali. Anche le donne indossavano questo indumento al di sotto delle gonne.

Nel Rinascimento, le braies si evolsero in una sorta di calzamaglia che copriva anche i piedi, che i maschi indossavano al posto dei pantaloni. Ad esse si aggiungeva la braguette, una sorta di tasca per il pene, che si poteva aprire per urinare con facilità, e che i nobili amavano imbottire con cura come buon auspicio di fertilità. Famosa è l’enorme braguette di Enrico VIII, che in realtà conteneva le medicazioni per la sifilide che il re aveva contratto.

Tra le donne si diffuse invece l’uso della sottogonna, una struttura di metallo che ampliava il volume dell’abito o della gonna. Alla sua diffusione contribuì Giovanna d’Aviz, una scandalosa principessa portoghese, che utilizzava la sottogonna come vera e propria arma di seduzione. A lei si attribuì anche l’invenzione del guardinfante, una speciale struttura in grado di dilatarsi per proteggere (o nascondere) le gravidanze.

Le mutande (nel senso moderno) non venivano utilizzate: i genitali venivano lasciati scoperti per ragioni igieniche. Menzione a parte meritano le cinture di castità: se la convinzione più diffusa è che fossero imposte dagli uomini per preservare l’onore delle proprie mogli o figlie, oggi molti studiosi sono propensi a credere che fossero le donne stesse a indossarle spontaneamente per evitare gli stupri durante il burrascoso tempo delle Crociate.

Fotografie di metà Ottocento che mostrano delle ragazze alle prese con la crinolina. Si stima che migliaia di donne rimasero uccise da questa sottogonna, che era costruita con materiali altamente infiammabili.

Settecento e Ottocento

Tutto il Settecento fu dominato dalla sottogonna. L’invenzione del telaio a vapore aprì invece una nuova era delle mutande: la produzione in serie. La rivoluzione industriale semplificò lo stile della biancheria intima e diede il via ad un movimento per l’abolizione degli indumenti più scomodi, come i corsetti e le sottogonne. Le gonne si accorciarono e si diffuse l’uso delle pantalettes, dei leggings ante-litteram che fungevano anche da mutande.

A metà del XIX secolo, però, il sarto inglese Charles Frederick Worth inventò la crinolina, una pesantissima sottogonna in metallo e osso, foderata di crine, che si indossava sotto la gonna per aumentarne il volume. Sotto la crinolina c’erano mutandoni di pizzo lunghi fino alla caviglia, con sopra una sottana di flanella, tre sottane di percalle e quattro di mussolina inamidata. Una versione più economica della crinolina era usata anche tra i ceti meno abbienti.

Una pubblicità di lingerie degli anni Trenta

Novecento

Su influenza statunitense e grazie al boom della seconda rivoluzione industriale, in tutto il mondo si diffuse l’utilizzo delle Union Suits, una tuta intera portata sia dagli uomini che dalle donne. Susan Taylor, l’inventrice di questo indumento, voleva liberare le donne dalla scomodità della biancheria intima tradizionale, che causava danni fisici non trascurabili come problemi alla schiena e, nel caso del corsetto, anche danni agli organi interni; chiamò il suo prodotto “The Emancipation Suit”.

Nel 1912 Lindsay Boudreaux, una sarta francese emigrata a New York, aprì il primo business di mutande corte da donna. L’anno seguente Mary Phelps Jacob, una socialite newyorkese, inventò i bloomers, mutande ampie femminili per praticare sport. Il movimento delle Gibson Girls, un gruppo di ragazze scandalose e ribelli che manifestavano per i diritti delle donne, ne fece il loro capo feticcio.

Negli anni Cinquanta arrivarono nuovi tessuti, come il nylon e lo spandex, che permisero alle mutande di sfoggiare design e forme sempre più diverse. Negli anni Settanta e Ottanta, con la diffusione di magazine di moda, pubblicità e pornografia, la biancheria intima conobbe un’esplosione senza precedenti. Su influsso delle comunità caraibiche, si diffuse anche in Occidente la moda del perizoma.