Anne of Green Gables è un romanzo della scrittrice Lucy Maud Montgomery uscito in Canada nel 1908. Nato come romanzo per l’infanzia, è diventato rapidamente il genere di libro intergenerazionale che può segnare in positivo la vita di lettori di ogni età. In Italia è meglio conosciuto come Anna dai capelli rossi, e ad averne fatto la fama principalmente è l’anime di Isao Takahata del 1979.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, il libro è ambientato alla fine del 1800 sull’Isola del Principe Edward, e narra la storia di un’orfana adottata dai fratelli Cuthbert, l’austera Marilla e il taciturno Matthew. Il perno della vicenda attorno alla quale ruota la storia di Anne è un tragico errore di comunicazione: i fratelli Cuthbert avevano dato disposizione all’orfanotrofio di voler adottare un ragazzo che potesse aiutarli nella gestione di Green Gables, la fattoria di famiglia, ma si vedono erroneamente recapitare una gracile ragazzina dai capelli rossi e dall’immaginazione sfrenata.

Dopo un momento estremamente travagliato in cui la speranza di Anne di avere finalmente una casa e una famiglia sembra andare in frantumi, Marilla acconsente a farla rimanere a Green Gables nonostante non sia il ragazzo che avevano sperato di accogliere alla fattoria. Il libro da qui in poi racconta la vita di Anne, le svariate difficoltà del passaggio dall’infanzia all’adolescenza e dello svilupparsi di una personalità fuori dal comune all’interno di un contesto tradizionale e conservatore come quello della cittadina di Avonlea, dove Anne va a scuola e inizia a stabilire i contatti della sua nuova vita sociale.

Il personaggio di Lucy Montgomery era chiaramente speciale all’epoca in cui è uscito il romanzo, e lo risulta ancora agli occhi di un lettore contemporaneo: Anne è una ragazza che pensa molto, e parla in continuazione. Il suo stream of consciousness è quasi fastidioso, ma in un’epoca in cui i più piccoli – specie le più piccole – erano tanto più apprezzat* quando silenzios* ed invisibili, Anne in questo senso dà corpo ad una generazione di bambine, ragazze e donne i cui pensieri non sono mai stati degnati di vera considerazione. Inoltre, ad Anne non mancano mai le occasioni per dimostrare la sua disarmante imperfezione: in un mondo dove il rigore morale di estrazione protestante era la spina dorsale della società, Anne è vanesia, disattenta e disobbediente, e sa di dover lavorare su se stessa per diventare una persona migliore attraverso i suoi errori.

Se il libro era speciale, forse ancora più speciale è l’adattamento che recentemente Netflix ha fatto del romanzo. Uscita in Italia a maggio con il titolo Anne with an “E “(Chiamatemi Anne), la serie racconta la vita di Anne approfondendo aspetti che all’epoca di Lucy Montgomery difficilmente si sarebbero potuti raccontare. Nella serie del 2017, Anne è una ragazzina che ha le mestruazioni (episodio 5, “Tightly Knotted to a Similar String”), e mostra tutto l’orrore e sconcerto nello scoprire cosa sta succedendo al suo corpo. Senza giri di parole e senza nascondere il sangue allo spettatore, la serie ci racconta gli aspetti più sofferti e difficili della vita di Anne, quelli che il libro tocca con leggerezza diventano invece tridimensionali in video, fino al punto di essere dolorosi anche per chi guarda.

Anne, interpretata da Amybeth McNulty

Tematiche come il bullismo e le assurde regole che Anne deve rispettare per essere accettata dai coetanei, i maltrattamenti da parte delle istituzioni che dovrebbero proteggere l’innocenza di una bambina, il pregiudizio sociale sulle sue origini e la discriminazione crudele da parte di una borghesia che non ha nessuna pietà nemmeno per gli innocenti sbagli di una bambina (episodio 3, “But What Is So Headstrong as Youth?”): la serie di Netflix non risparmia nulla, e la sua bellezza è proprio questa.

Anne With an E mette a confronto il passato con il presente, e l’attualità del romanzo è quasi scottante: fin dall’inizio il fatto di non essere un ragazzo è un fardello che Anne deve affrontare per dimostrare di essere all’altezza dell’accettazione dei fratelli Cuthbert, in particolar modo per guadagnarsi il rispetto di Marilla dà forse eccessiva dimostrazione di coraggio ed intelligenza. Come a dover dare un supporto ulteriore ad Anne nel provare quanto sia speciale, la serie Netflix ha eccessivamente abbellito il curriculum di prodezze di Anne rispetto al libro, regalandole momenti francamente trascurabili dove la ragazzina dimostra di avere un tipo di eroismo non sarebbe stato necessario aggiungere alla sua storia (episodio 4, “An Inward Treasure is Born”).

Nel complesso però Anne with an E è una delle cose più belle – a mio avviso – che potete vedere al momento sulla piattaforma di Netflix: sia che siate fan del libro che non, è difficile non venir rapiti dal dialogo generazionale (perfetta a questo proposito la scelta del tema principale della sigla: Ahead by a century del gruppo canadese The Tragically Hip) che la storia di Anne mette in luce.

È una serie bella perché racconta lo sforzo di tante bambine e ragazze che lottavano allora come oggi per il loro diritto allo studio e ad una vita migliore di quella alla quale il destino sembrava averle relegate alla nascita. Anne With an E parla di come l’ignoranza e il pregiudizio possano essere abbattuti a colpi di ingegno e umiltà, e di come sia giusto conservare la propria originalità per non soffocare di noia, o semplicemente per difendere il diritto ad essere se stessi senza censure.