Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Anna Magnani

Da quando ho iniziato a misurarmi con la recitazione, mi sono chiesta se dal mio mestiere si possa imparare a vivere, o se gli unici momenti di pura vitalità e lirismo esistano solo quando ci dimentichiamo di recitare e semplicemente riusciamo ad essere. Ad oggi non ho ancora una risposta, ma ho trovato un’altra fonte di gioia ed autenticità: riconoscere la grandezza nel lavoro di qualcun altro. Anna Magnani è stata e continua ad essere fonte d’ispirazione per moltissime persone, è sicuramente questo per me e per molti dei miei colleghi, ma anche per i miei genitori e nonni, trascende le generazioni.

Mi sono anche chiesta se per arrivare a fare Arte ci sia un prezzo da pagare oltre alla disciplina ferrea e una grande passione; se la sofferenza, la solitudine, la rabbia e l’ansia nobilitino ed elevino il valore intrinseco di una performance, anche se non sono visibili a nessuno.

Per me è difficile scindere e commentare il personaggio pubblico Anna Magnani – ribattezzata Nannarella dal popolo italiano – dalla persona Anna Magnani, poiché più mi documento più mi rendo conto che tutta la passione e l’investimento che riversava nei suoi personaggi, rendendoli così veri e completi, era lo stesso investimento con cui affrontava la vita. Era un essere umano talmente vibrante e generoso che sembra quasi uno sforzo inutile e sminuente pretendere di dividerla tra la sua vita privata e quella pubblica.

Illustrazione di Anna Masini

Le peripezie nella sua vita privata cominciano sin da subito: viene difatti abbandonata in fasce all’affidamento dei nonni dalla madre che si trasferisce in Egitto per cambiare vita e risposarsi. Nonostante un viaggio e la permanenza per un anno ad Alessandria, Anna Magnani non riuscirà mai a farsi completamente accettare ed amare dalla madre; il suo ricordo condizionerà i burrascosi ed altalenanti rapporti con amici e compagni, e influirà sull’attaccamento morboso all’unico figlio, desiderato disperatamente: Luca Magnani (avuto con l’attore Massimo Serato, che la lasciò mentre era incinta).

Alla recitazione Anna Magnani si accosta per sbaglio, poiché il suo primo intento era quello di studiare musica. Persegue gli studi di pianoforte fino a quando conosce l’amico e collega Paolo Stoppa, allievo attore che la convince a cambiare rotta.

Appena uscita da quella che nel 1935 diventerà lAccademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, a Roma, Magnani comincia subito a lavorare nel teatro, riscuotendo in poco tempo consensi e successo da parte del pubblico. Farà per anni da spalla ad un altro grande comico, Totò, fino a che le due figure non diventeranno talmente importanti che verranno divise, per poi tornare a lavorare insieme nel cinema molti anni dopo.

La carriera della Magnani, come abbiamo accennato, è lunga e variegata, e dal momento che non è questo il sito adatto per commemorarla tutta mi limiterò a prendere ad esempio solo di due film: Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, che l’ha consacrata come attrice simbolo del movimento artistico cinematografico italiano ad oggi più significativo, il neorealismo, e Bellissima (1951) il suo capolavoro insieme al regista Luchino Visconti, esempio del perfetto connubio tra regista ed attrice.

Roma città aperta

Roma città aperta costituisce un momento di svolta non soltanto per un certo modo di pensare e fare cinema, ma anche un modo d’immaginare e rappresentare la donna. Siamo nel secondo dopoguerra italiano dove il cinema, insieme al resto della nazione, deve ricostruire una propria identità dopo il crollo del regime fascista.

Fino ad allora il grande schermo era animato per lo più da film di propaganda o commedie leggere sul benessere sociale (il cinema dei “telefoni bianchi”); vedere rappresentato nelle sale il mondo per come appariva per la strada, con le case distrutte abitate da poveri disgraziati che cercano d’arrangiarsi, è una vera e propria rivoluzione. Ad incarnare l’immaginario della donna stoica, orgogliosa e caparbia non può che esserci Anna Magnani, che accetta di comparire sul grande schermo poiché finalmente riesce a trovare una figura femminile che ritiene valga la pena mostrare e celebrare in chiave moderna e drammatica.

Anna Magnani nei panni di Pina, in “Roma città aperta”

Grazie alla sua natura e all’occhio di registi attenti che avevano capito come sfruttare al massimo una grande attrice, ma soprattutto una grande donna, questo è un episodio che trovo tanto esplicativo quanto divertente: ai tempi delle riprese del film, Anna Magnani stava vivendo una storia tormentata (come sempre, del resto) con un attore più giovane e farfallone, il sopracitato Massimo Serato. Le litigate tra i due erano cosa tanto nota quanto frequente, così che nessuno si stupì di sentire che i toni si stavano alzando una volta che Serato andò a trovare la compagna sul set. Quello che non tutti sanno è che la celeberrima scena della caduta di Pina è nata dalla litigata tra i due.

Pare che ad un certo punto Serato, esasperato dalla Magnani, sia saltato su una camionetta in corsa pur di scappare da lei, che senza battere ciglio si è messa a corrergli dietro urlandogli un insulto dopo l’altro. Alla scena hanno assistito tutti e Rossellini ha deciso che quello sarebbe stato un finale ad effetto per il personaggio della Magnani. Dobbiamo una delle scene ad oggi ancora più struggenti del nostro cinema ad una zuffa amorosa che ricorreva in simili dinamiche ordinariamente. Non male, no?

Come tutti i lavori a cui si deve parte della propria fama, negli anni Anna Magnani cercherà sempre di più di allontanarsi da quel tipo di donna che aveva così strenuamente cercato tra i copioni letti, sentendosi ormai imprigionata in quello che era diventato uno stereotipo di donna dal quale di fatto non riuscirà mai veramente ad uscire, un po’ per temperamento caratteriale un po’ perché diventata di fatto icona e simbolo di un movimento artistico molto definito e circoscritto ad un determinato periodo storico.

Bellissima

La collaborazione con Visconti arriva quasi dieci anni dopo quella con Rossellini, quando l’Italia è sufficientemente cresciuta e cambiata per poter pienamente apprezzare Anna Magnani in un ruolo e contesto diverso.

Bellissima segna un avanzamento nella carriera della Magnani, non solo perché ha la possibilità di lavorare con un regista notoriamente maniacale e certosino che non lascia nulla all’improvvisazione (com’era invece nel caso di Rossellini), ma perché anche il contesto in cui si muove il personaggio è diverso: Maddalena, la protagonista, è una donna di estrazione sociale umile, ambiziosa e testarda, che desidera per la figlia un’ascesa sociale tramite la carriera di attrice (carriera che ella stessa ha tentato in gioventù ma senza successo, vedendosi quindi costretta a sposare un uomo che non ama).

Anna Magnani con la piccola Tina Apicella, nel film “Bellissima”

Bellissima è un capolavoro reso tale grazie alla relazione di profonda stima e totale fiducia instauratasi tra il regista e la prima attrice. Visconti parla così dell’esperienza:

Il vero soggetto era la Magnani: volevo tratteggiare con lei il ritratto di una donna, di una madre moderna e credo di esserci riuscito abbastanza bene, perché la Magnani mi ha prestato il suo enorme talento, la sua personalità. Questo mi interessava e, in minore misura, l’ambiente del cinema.

Ecco, quando parlo della fallacità della divisione tra Magnani donna e Magnani attrice intendo questo: una donna che ha sufficiente carattere ed intelligenza emotiva da sapere come mettere a disposizione il suo sapere ed il suo bagaglio di vita al fine di regalarci un personaggio complesso, concreto, imperfetto, umano, non banale, nel quale tutt* noi possiamo identificarci.

Leggendo le testimonianze di amici, amanti e parenti traspare chiaramente che Anna Magnani non era una persona facile da amare eppure, come spesso succede, sono proprio queste persone che più di tutte hanno qualcosa di autentico e genuinamente prezioso da offrire.

Sono contenta di essere tra quelle persone che possono beneficiare con consapevolezza e gratitudine dell’immenso patrimonio d’umanità lasciatoci da Anna Magnani, una donna che non ha avuto paura di vivere negli estremi dei sentimenti, come solo i veri artisti sanno fare.


Entrambe le citazioni provengono dal libro Nannarella: il romanzo di Anna Magnani, di Giancarlo Governi edito da Minimum Fax, 2008

Per ulteriori informazioni sulla biografia e la carriera di Anna Magnani rimando al sito: annamagnani.net.