La fine di un’amicizia è, nella maggior parte dei casi, un momento di cui faremmo volentieri a meno. A volte anche la peggiore delle amicizie, una volta conclusa, lascia il rimpianto di quel che poteva essere, o un’improvvisa assenza con cui confrontarsi.

Credo che parte del senso di smarrimento venga dal senso di vuoto, da quell’ “e adesso?” che caratterizza anche la fine di un rapporto sentimentale. Ma se gestire la fine di una storia, per quanto difficile, comporta una serie di fasi, reazioni e coping mechanisms con cui siamo abbastanza familiari, sapere cosa fare alla fine un’amicizia è difficile, perché non se ne parla quasi mai, perché non esistono molti film o libri che ci raccontino esperienze simili, perché si ha paura che le proprie azioni ed emozioni vengano fraintese, perché si spera che, in qualche modo, le cose si rimettano a posto da sole.

Per questi motivi, riesco a capire la riluttanza nel troncare un’amicizia volontariamente. Ci sono casi, però, in cui è necessario, ovvero quando l’amic* o conoscente in questione è un’amicizia tossica: quel tipo di persona che vi ferisce, innervosisce o fa sentire insicur* con i suoi commenti o comportamenti.

Come si riconosce una persona tossica? È difficile tracciarne un profilo completo e univoco, perché questo tipo di “carattere” può declinarsi in vari modi. A grandi linee, si può dire che la persona tossica è una presenza negativa nella vostra vita, che vi fa stare male e senza la quale stareste (quasi) sicuramente molto meglio.

Guardando a esempi più specifici, la persona negativa può manifestarsi nell’”amic*” che parla alle vostre spalle, chi si materializza solo quando ha bisogno di qualcosa o vi appioppa tutti i suoi problemi senza mai curarsi dei vostri. C’è chi non perde mai occasione per fare commenti passivo-aggressivi, o addirittura chi riesce a tirare fuori lati di voi che non vi piacciono o avreste preferito rimanessero nascosti.

Vi suona familiare? Per darvi esempi ancora più definiti, pensate al modo in cui Regina George manipola il resto delle Plastics e sparla delle altre compagne di scuola in Mean Girls, o a come il comportamento di Steve in Stranger Things cambia quando è in presenza dei suoi amici Tom e Carol. Si tratta ovviamente di personaggi fittizi, ma sono comunque utili a capire il potenziale effetto che una persona negativa può avere sulla vostra esistenza.

Capiamoci: la persona tossica non è chi, in un momento critico, vi dice qualcosa che forse non volevate sentire ma che andava detta comunque; non è nemmeno chi, senza volerlo, vi offende o vi fa torto (a chi non succede?). L’amic* in difficoltà che non riesce a essere presente come al solito non diventa improvvisamente una persona negativa; lo è chi, con relativa consapevolezza e in modo sistematico riesce a farvi stare male.

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Illustrazione dell’autrice

Spesso si tratta di persone insicure che, per sentirsi meglio, fanno a pezzi qualcun altro e – che fortuna! – hanno scelto voi: compatitele, se volete, ma non giustificatele. Non siete tenuti a fare da terapeuti a nessuno né a tollerare frecciatine e colpi bassi sperando che un giorno la smettano. Maya Angelou (sempre, sempre sia lodata Maya Angelou) diceva: When someone shows you who they really are, believe them the first time. In soldoni: se una persona si è già comportata da stronza nei tuoi confronti, non aspettarti che cambi.

Detto ciò, e con buona pace di Britney Spears, passiamo a elencare alcuni tipi di persone tossiche. Alcuni dei fatti citati sono liberamente tratti da esperienze personali realmente accadute.

Sui social

Della problematicità dell’algoritmo di Facebook e del pericolo di crearsi una bolla a propria immagine e somiglianza si è già detto molto altrove (anche su queste pagine). Qui però vi dico: se ogni volta che vedete lo status di una determinata persona vi sale il nervoso a mille, vi aumentano le pulsazioni o il vostro umore inizia una lenta discesa, la soluzione è semplice: unfriend o unfollow. Lo sentite, come si respira meglio?

Inconsapevolmente tossico

Questa persona di solito gradevolissima da qualche tempo si rivolge a voi solo per lamentarsi o sfogarsi, a volte senza neanche chiedervi come state o minimizzando i vostri, di problemi. Vale la pena chiedersi se questa persona stia attraversando un periodo particolarmente difficile, ma se la situazione si protrae, è il caso di parlargliene.

Per esempio: “Tengo molto alla nostra amicizia e mi fa piacere ti senta liber* di parlare con me dei tuoi problemi e sfogarti, ma vorrei a volte ci concentrassimo anche sulle cose belle o che tu mi chiedessi come sto”. Non fraintendetemi: lunga vita ai gruppi di ascolto, di lamentela e di sfogo, senza i quali probabilmente sarei già morta, ma un’amicizia, per dirsi tale, non può esistere solo nella modalità “Ti racconto tutti i miei problemi e quando ho finito chiudo”.

Se state iniziando ad avere dubbi sulla possibilità di essere voi stess* persone tossiche, senza rendervene conto, vi rimando ad un interessante articolo del Guardian che parlava di questo.

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Illustrazione dell’autrice

Spudoratamente tossico

È quell’amic*, conoscente, collega o familiare che non perde mai occasione di lanciarvi una frecciatina, tirare fuori proprio l’argomento di cui non volevate parlare, o ricordarvi come stavate male con quella camicia lì.

È chi riesce sempre a trovarvi un difetto, non importa se vero o presunto. È chi rivende le vostre idee o osservazioni brillanti come proprie, prendendosene il merito, o chi non esita mai a contraddirvi davanti a tutti.

È chi non vi invita a una festa, giustificandosi con “Ma pensavo te l’avrebbe detto X” o “Ma c’era gente che so che non ti piace”. Chi si ricorda le buone maniere solo quando deve chiedervi un favore, chi non si scusa neanche quando ha oggettivamente torto marcio.

Tutte cose non esattamente innocue, ma che possono capitare. Proprio per questo, la tentazione iniziale è di lasciar correre, ma se iniziano ad accumularsi (la persona a cui sto pensando io le colleziona quasi tutte), la diagnosi è inequivocabile: il soggetto in questione è tossico.

Oltre alla sistematicità, un altro campanello di allarme è la differenza fra comportamento in privato (quando siete da soli è carinissim*) e in pubblico (dove invece trova sempre il modo di ferirvi). È qui che la frase di Maya Angelou diventa importantissima. Forse avevano una giornataccia, forse non intendevano, forse avete frainteso il tono. Forse. O forse sono semplicemente persone di merda.

 

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Illustrazione dell’autrice

E quindi?

La soluzione ideale è tagliare completamente fuori dalla vostra vita queste persone. Per quanto mi riguarda non meritano neanche una spiegazione: riuscirebbero ancora una volta a ferirvi, dicendovi che siete ipersensibili o vi offendete troppo facilmente (per inciso: avete tutto il diritto di sentirvi offes*, anche se agli occhi altrui non dovreste). Ma se preferite chiudere una volta per tutte senza lasciare spazio a dubbi, sentitevi liber* di comunicarglielo.

Se reciderle non è possibile, una buona soluzione è trovarvi un* alleat*, cosa che sulle prime può sembrare difficile, perché la persona tossica, incredibilmente, sembra stare simpatica a tutti (ergo la tentazione di giustificarle). Cercatene un* particolarmente obiettiv* e prendetela alla lontana: “Come ti sentiresti se qualcuno ti dicesse [inserire commento tossico qui]?”. Una volta che avrete avuto ampia conferma che questi comportamenti sono inaccettabili, scoprite le carte: “Tutte queste cose me le ha dette / fatte X”. Forse non cambierà nulla, ma sapere che c’è qualcuno che sa e che, eventualmente, potrebbe prendere le vostre parti, vi farà sentire meglio.

Se proprio dovete averci a che fare, mantenetevi distaccat*. Cercate di non raccogliere provocazioni (riescono spesso a colpire dove meno ve lo aspettate, spiazzandovi), e di non raccontare loro cose personali o private.

A prescindere da come decidiate di comportarvi, le persone tossiche vanno identificate e tenute lontane. Sarà una banalità trita, ma è sempre azzeccata: la vita è troppo breve per trascorrerla in compagnia di chi ci fa stare male.