Se avete seguito il dibattito presidenziale americano negli ultimi mesi forse avrete notato un curioso automatismo: per ogni annuncio che proclama Hillary Clinton come la prima candidata donna alla presidenza americana, da qualche parte si leva una vocina che dice: “Non è vero! La prima candidata donna alla Presidenza degli Stati Uniti è stata Victoria Woodhull!“. E in effetti la vocina secchiona ha ragione: Hillary Clinton è la prima candidata presidenziale donna di uno dei due partiti maggiori – non considerando quindi gli indipendenti – ad essere candidata da quando le donne americane hanno ottenuto ufficialmente il diritto di voto.

Ma chi era Victoria Woodhull? Notizie su di lei se ne trovano a iosa, ma distinguere quelle autentiche da quelle false, inventate di sana pianta o anche solo esagerate non è un’impresa semplice.

Victoria Woodhull illustrazione Tostoini

Illustrazione dell’autrice

 

Personaggio controverso per la sua epoca e forse pure per la nostra, su di lei circolavano le storie più improbabili, da diffamazioni pure e semplici a leggende metropolitane incoraggiate da Woodhull stessa. La prima fonte di questa storie di dubbia verificabilità è la biografia data alle stampe da Theodore Tilton nel 1871: inizialmente approvata da Victoria, in seguito ripudiata. Tra i particolari confermati c’è una coppia di genitori usciti di peso da un romanzo di Dickens: figlia di madre analfabeta e di un padre alcolizzato e truffatore.

Ricerche recenti hanno smentito alcuni dei dettagli più crudi del racconto della sua infanzia a Homer, Ohio, frutto di un mix di fraintendimenti dei posteri e di una drammatizzazione narrativa probabilmente incoraggiata da Victoria stessa.

Un esempio su tutti: da bambina sarebbe stata costretta ad abbandonare la scuola in seguito all’ennesima truffa tentata dal padre, il quale avrebbe assicurato per una somma consistente il mulino di famiglia – che i contemporanei descrivono come un rudere pericolante privo di ritorno economico – con l’intenzione di bruciarlo, incassare il premio e scappare. L’assicurazione scoprì quasi subito la natura dolosa dell’incendio e una folla inferocita costrinse i Claflin a lasciare precipitosamente la città.

 

La vera (?) storia di Victoria Woodhull

Victoria Claflin Woodhull

Victoria Woodhull

In realtà, ricerche documentarie del 2015 hanno dimostrato che la famiglia avrebbe continuato a vivere tranquillamente a Homer per svariati anni dopo la truffa dell’incendio al mulino, senza che nessun contadino armato di forcone si presentasse alla porta. Insomma Reuben “Old Buck” Buckman Claflin era sicuramente un truffatore, ma tutte le storie che circondano Victoria Woodhull sembra vadano maneggiate con un certa dose di scetticismo scientifico.

Il confine tra la verità, l’esagerazione e la narrativa sembra essere un po’ il filo rosso della vita di Victoria Woodhull: a 14 anni fa la conoscenza di Canning Woodhull, un “medico” ventottenne di Rochester, New York. Medico fra molte e molte virgolette: all’epoca lo stato dell’Ohio non richiedeva alcun tipo di studi medici formali o titoli di studio per praticare la medicina, e l’unico titolo che Canning Woodhull potesse vantare era quello di essere il nipote del sindaco di New York. Falso anche quello: era in realtà solo un lontano cugino.

Si sposarono due mesi dopo il quindicesimo compleanno di Victoria, ma non ci sarebbe voluto molto perché lei si accorgesse che suo marito era un alcolizzato e un adultero seriale. Da questo matrimonio Victoria avrà due figli, di cui uno – Byron – affetto da seri deficit cognitivi, che Victoria riteneva causati dell’alcolismo del marito; divorziarono poco dopo, ma Victoria deciderà di mantenere il cognome.

Il secondo marito di Victoria – il colonnello James Harvey Blood – sarebbe arrivato dalle fila degli spiritualisti americani, di cui Victoria era non solo seguace ma figura di punta. Victoria giunge allo spiritualismo dopo una fruttuosa carriera come magnetoterapeuta e medium, e la sua fama di medium sarà la base di almeno un’altra delle sue imprese, quando nel 1868 Woodhull e sua sorella Tennessee Claflin si trasferiranno a New York.

Lì conobbero Commodore Vanderbilt – all’epoca l’uomo più ricco d’America – magnate delle ferrovie, miliardario e rampollo della famiglia Vanderbilt. Commodore si propose in matrimonio a Tennessee, ma la proposta venne poi ritirata in seguito all’opposizione della famiglia.

Assieme alla sorella Tennessee

Secondo alcune voci questa opposizioni fu dovuta al fatto che Tennessee e Victoria sarebbero state implicate in attività di prostituzione, ma non è mai stata trovata alcuna prova storica su nessuna di queste illazioni, e sembra molto più probabile che si sia trattato di una campagna portata avanti per gettare discredito sulle sorelle.

Il fatto che una campagna stampa priva di prove sia stata portata avanti così a lungo da venire considerato un dato storico comprovato parla da sola. Per parte sua, Victoria Woodhull si pronunciò più volte contro lo sfruttamento della prostituzione, considerando anche il matrimonio di interesse contro la volontà della donna una forma di prostituzione, proponendo invece la legalizzazione del sex work come strumento per migliorare le condizioni di vita delle donne che esercitavano la professione.

Con Vanderbilt come investitore le due sorelle aprirono nel 1870 un’attività di brokeraggio a Wall Street, le prime due donne broker della storia.
L’attività ricevette la sua spinta iniziale dalla fama di medium di Victoria, essenziale secondo i contemporanei per agire con efficacia sul mercato: le sue consulenze erano richiestissime e le due accumularono una fortuna, tanto che il New York Herald le chiamò “le Regine della Finanza”… ma anche “le Broker Seducenti”: ancora una volta le due sorelle vennero accusate di assicurarsi i clienti utilizzando il proprio fascino femminile e distribuendo favori di natura sessuale, lasciando intendere che due donne che svolgessero una professione di appannaggio degli uomini non avrebbero potuto ottenere successo in nessun altro modo.

Sempre nel 1870 le due utilizzarono il denaro accumulato come broker per fondare un giornale, il Woodhull & Claflin’s Weekly, assicurandosi un altro primato, quello del primo organo di stampa fondato da donne. Il giornale nacque con l’intento primario di sostenere la candidatura di Victoria Claflin Woodhull alla Presidenza degli Stati Uniti, ma sulle sue pagine trovarono spazio tutti i temi cari alla sorelle, dal femminismo all’educazione sessuale, dal suffragio femminile sino al diritto di indossare gonne corte (le gonne corte di fine Ottocento: alla caviglia, insomma).

Secondo alcuni avrebbe sostenuto anche l’aborto e l’eugenetica, e a questo proposito gli attivisti pro-life citano spesso queste parole: “I diritti dei bambini come individui iniziano quando sono ancora feti.” Tuttavia vale la pena di inserire queste affermazioni nel giusto contesto:

Ogni donna sa che se fosse libera di scegliere, non porterebbe avanti una gravidanza contro la propria volontà, o prenderebbe in considerazione l’idea di interromperne una. L’aborto è un sintomo di una malattia più profonda dello stato sociale. Non può essere represso per legge… C’è rimedio per questo stato di cose? Non attraverso la repressione. Io credo che non ci sia alcun altro rimedio possibile che non la libertà nella sfera sociale.

Il giornale diretto dalle due sorelle fu inoltre il primo a tradurre e pubblicare in lingua inglese il Manifesto di Karl Marx il 30 dicembre 1871. Il Weekly sostenne spesso le posizioni della classe lavoratrici, dai sindacati alla parità di salario tra uomini e donne, all’assistenza sanitaria gratuita e universale. 

Woodhull entrò anche a far parte della Prima Internazionale, fino a quando nel 1871 i tedeschi – onde evitare di perdere il controllo dell’organizzazione – espulsero buona parte dei membri di lingua inglese, fra cui Woodhull stessa, causando un subitaneo declino di popolarità del movimento, che non prenderà mai piede tra le classi lavoratrici americane.

Victoria Woodhull fu anche una delle figure di punta del suffragismo americano, entrando spesso in contrasto con altre personalità di spicco come Susan B. Anthony, per via delle sue strategie poco ortodosse e le sue tattiche non sempre diplomatiche.

 

Diritto di voto e Free love

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La posizione riguardo al diritto di voto era tanto semplice quanto potente: la sua tesi sosteneva che le donne americane avevano già il diritto di voto, garantito per legge a tutti i cittadini dal 14esimo emendamento, che definisce formalmente i requisiti per la cittadinanza e protegge i diritti civili dall’azione degli stati. Pertanto non ci sarebbe stato bisogno di ampliare il diritto di suffragio alle donne: sarebbe solo stato necessario permettere loro di iniziare a esercitarlo.

Uno dei temi di punta a cui Woodhull legò il suo nome fu inoltre la filosofia del Free love. Il concetto filosofico di Free love ha avuto diverse incarnazioni attraverso le epoche; nel caso del libero amore promulgato da Victoria Woodhull, si tratta di un concetto composto di due aspetti strettamente legati, uno dei quali conosciamo sotto un altro nome: consenso. Fare sesso doveva essere una scelta della donna, libera da coercizioni o pressioni fisiche o psicologiche. Soprattutto la donna doveva avere la possibilità di esprimere il proprio dissenso, qualora quello che stesse accadendo fosse contrario alla sua volontà o le fosse imposto.

In un famoso discorso nel novembre 1871 alla Steinway Hall di New York, Victoria Woodhull si esprimeva in questi termini:

Sì, sono una free lover, una persona libera di amare. Ho il diritto naturale, inalienabile, e protetto dalla costituzione di amare chi voglio, per tutto il tempo che voglio, lungo o breve che sia; e di cambiare idea in ogni momento, e né voi né la legge avete il diritto di interferire.

Sono termini molto vicini a quelli con cui ci esprimeremmo adesso, particolarmente radicali negli Stati Uniti del diciannovesimo secolo, quando le donne potevano ricorrere all’istituto del divorzio solo in casi eccezionali e sapendo di andare incontro all’ostracismo sociale. Woodhull trovava particolarmente difficile da sopportare l’ipocrisia di una società che tollerava e giustificava le relazioni extraconiugali degli uomini ma era pronta a stigmatizzare qualunque forma di comportamento contrario alla morale comune da parte delle donne.

 

La candidatura alla presidenza

Woodhull & Claflin’s Weekly

Woodhull&Claflin’s Weekly

Per le sue posizioni Woodhull si trovò ad affrontare un periodo di prigionia, per avere denunciato un caso particolarmente emblematico di questo doppio standard.

Nel 1872 il Woodhull & Claflin’s Weekly denunciò pubblicamente il pastore e politico Henry Ward Beecher, impegnato in una relazione adultera con una propria parrocchiana, Elizabeth Tilton. Henry Ward Beecher non era un pastore qualunque: punto di riferimento per la comunità, noto abolizionista e fratello di Harriet Beecher Stowe, l’autrice de La Capanna dello Zio Tom (Elizabeth Tilton era invece la moglie di Theodore Tilton, poeta, abolizionista e primo biografo di Victoria Woodhull). Lo scandalo Ward Beecher e la candidatura alla Presidenza si intrecceranno in una serie inestricabile di eventi.

Woodhull annunciò la propria candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti con una lettera al New York Herald nell’Aprile 1870. Tale candidatura fu sostenuta dal neonato Equal Rights Party e ratificata alla Convention del 1872, in cui venne anche nominato Vice Presidente del partito Frederick Douglass, ex-schiavo e noto leader del movimento abolizionista. Nonostante il fatto che Douglass non prese mai attivamente parte nella vita del partito, la sua sola nomination bastò a suscitare scandalo per l’idea di mescolare bianchi e neri nella vita pubblica. 

(Alcuni storici hanno messo in dubbio la legalità della sua candidatura, in quanto all’epoca Victoria non aveva ancora compiuto 35 anni, ossia il minimo di legge per candidarsi alla presidenza, tuttavia la questione dell’età anagrafica non aveva minimamente turbato i contemporanei.)

Nel 1872 New York non permetteva alle donne di votare nelle elezioni nazionali, perciò Victoria non avrebbe potuto votare per se stessa, ma non c’era alcun impedimento legale esplicito per cui una donna non potesse essere candidata (e votata da elettori uomini).

La candidatura attirò ovviamente notevole attenzione, ma la sua campagna elettorale subì una brusca battuta d’arresto quando nel novembre 1872 – il giorno stesso della pubblicazione delle accuse rivolte a al Reverendo Henry Ward Beecher – Woodhull fu arrestata, a pochi giorni dalle votazioni presidenziali. Lei, la sorella e il marito vennero trattenuti in carcere per i sei mesi successivi. L’arresto le impedì di prendere parte alle elezioni, e il tempismo della cattura e la lunga detenzione fecero sollevare il dubbio legittimo che la carcerazione fosse stata utilizzata come strumento di censura per impedirle di portare avanti la propria campagna.

Purtroppo non c’è modo di sapere quanti voti abbia raccolto Victoria Woodhull nel 1872: i voti rivolti a lei non sono mai stati ufficialmente conteggiati, e alcuni sostengono che fossero considerati nulli dagli scrutatori.

Dopo questo primo tentativo, Woodhull provò nuovamente a candidarsi per la presidenza nel 1884 e 1892, sostenuta dalle associazioni suffragiste, ma senza esito.

 

Gli ultimi anni

Nel 1876, Woodhull divorziò dal colonnello Blood e partì per l’Inghilterra, dove fece la sua prima apparizione pubblica a una conferenza alla St. James’s Hall di Londra. Alla conferenza era presente anche il banchiere John Biddulph Martin, che finì per sposare nell’ottobre 1883. Come Victoria Woodhull Martin – insieme a sua figlia Zula Woodhull – pubblicò per anni un nuovo giornale, The Humanitarian.  Dopo la morte del marito nel 1901 cessò l’attività editoriale e si ritirò in campagna. Morì nel 1927.

Victoria non esercitò mai il diritto di voto negli Stati Uniti: il diritto non fu riconosciuto alle donne sino al 1920, ma a quel punto lei era già residente in Inghilterra.

La storia può avere ridotto Victoria Woodhull ad una nota a piè di pagina, ma nonostante il suo debole per il melodramma e la teatralità non si può negare che abbia rappresentato un precedente fondamentale nella politica e aperto molte strade, portando all’attenzione generale alcuni temi di cui ancora discutiamo oggi.

Grazie, vocina secchiona, senza la quale non avremmo fatto la conoscenza della medium, broker, editrice e free lover che si candidò alle elezioni presidenziali americane.