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Una ridefinizione di conferenza: TED Talks

Una ridefinizione di conferenza: TED Talks

Da che ho memoria, la parola conferenza ha sempre portato con sé un’immediata sensazione di noia, oltre allo spauracchio della narcolessia. Tuttora si riallaccia a ricordi risalenti all’epoca del liceo dove parteciparvi significava evitare le lezioni di greco classico (unica, felice consolazione) ma sopportare poltrone scomode e voci monocordi, il più delle volte prive di entusiasmo e concentrate su argomenti stantii.

Solo una volta uscita dal turbinìo dell’istruzione obbligatoria, grazie all’allargarsi delle possibilità fornite da un Internet sempre più vasto e variegato, ho potuto imparare che una conferenza non deve necessariamente trattare di temi pedanti già discussi e ridiscussi da libroni polverosi; non deve includere per forza di cose un oratore ultrasessantenne che dopo mezz’ora scompare dietro il suo leggio perché ha urgente necessità di sedersi e proseguire la sua declamazione in forma di uomo invisibile.

L’eccezione più grande a simile stereotipo di conferenza ritengo sia il TED (Technology Entertainment Design), una conferenza che si tiene ogni anno a Vancouver, nella Columbia Britannica e, ultimamente, ogni due anni in altre città del pianeta. Fondata nel 1984 da Richard Saul Wurman e Harry Marks, si svolge con cadenza annuale dal 1990 ed è oggi curata da Chris Anderson e dalla sua fondazione no-profit The Sapling Foundation, che cerca, cito testualmente, di “attivare il potere delle idee di cambiare il mondo”.

La missione del TED è riassunta dalla formula ideas worth spreading: è possibile reperire online più di duecento conferenze (tutte in inglese, ma fruibili dai non anglofoni grazie a una larga gamma di sottotitoli) dove i temi più originali, o anche più comuni, vengono narrati da voci capaci di fornirne una visione d’insieme che va dritta al punto. Il linguaggio utilizzato è tale da consentire anche ai meno esperti di afferrare gli argomenti più ostici.

I TED Talks, così vengono definiti i singoli interventi, sono di breve o media durata, sono incisivi, danno voce a personaggi di spicco e non; possono essere strutturati in forma di declamazione poetica, recitata, o di semplice monologo; possono utilizzare slide per risultare più dinamici e vengono registrati in un teatro dove è sempre presente un pubblico reale.

La varietà di argomenti toccati dai TED Talks è incredibile: scienza, architettura, problematiche sociali, arte, relazioni umane, politica, musica e altro, così come è possibile reperire molte conferenze che discutono di femminismo da diversi punti di vista (la presenza delle donne nello sport, la scolarizzazione delle giovani donne in Medio Oriente, il padre del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai che parla dell’esperienza della figlia, insieme a diversi interventi da parte di uomini che esplorano l’argomento da un punto di vista maschile, rivolto anche e specialmente ad altri uomini).

Alcuni TED talks hanno smosso le coscienze di tutto il mondo, come quello della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie dal titolo “Dovremmo essere tutti femministi”, consigliato anche da Sua Maestà Beyoncé Knowles.

 

Adichie inizia la sua conferenza raccontando di come sia venuta in contatto con il termine femminista, e di come, durante la presentazione di un suo libro, un giornalista l’abbia definita tale in termini dispregiativi, conseguenza dell’essersi fatta contaminare da letture occidentali, come se il femminismo fosse proibito alle persone di etnia africana.

Prosegue poi nell’elencare una serie di dati e di esperienze personali che testimoniano come, specie nel suo contesto locale, la disparità di diritti e di riconoscimento tra uomini e donne sia palese, e questo la riempie di una rabbia non fine a sé stessa, ma sfruttabile alfine di agire per cambiare le cose. Spazia poi nel trattare le conseguenze negative che il sessismo ha anche sugli appartenenti al genere maschile, giovani ragazzi e uomini che in virtù di un’immagine di virilità socialmente condivisa, conseguenza di un’educazione errata ma largamente diffusa, finiscono col mascherare il loro vero sé e comportarsi secondo standard sbagliati ma, ahimé, globalmente riconosciuti.

Conclude alfine affermando che femminista è chi riconosce l’esistenza di un problema di disparità tra generi nella società odierna, e vuole fare qualcosa per risolverlo.

 

Un altro TED talk che adoro, e che penso chiunque, di qualunque età, dovrebbe seguire, è quello tenuto da Tavi Gevinson, creatrice ed editor di Rookie Mag ad oggi icona della pop culture e punto di riferimento per centinaia di ragazze e donne.

Gevinson parla in parallelo della sua esperienza da editor e da adolescente che sta “ancora cercando di capirci qualcosa”; afferma di preferire, e che ci sia bisogno di, personaggi femminili non stereotipati à la supereroina Marvel, ma credibili, con i loro difetti, che sappiano riconoscere anche le proprie mancanze e riescano a viver(l)e senza chiedere scusa a nessuno. Vorrebbe che chi si identifica come femminista non senta di dover seguire delle linee guida predefinite e tema di sbagliare qualcosa se esce dai binari, perché, dice, “il femminismo non è un manuale di istruzioni, ma una conversazione“.

 

Courtney E. Martin, un’autrice e attivista sociopolitica, racconta le differenze tra il femminismo di sua madre e il proprio, citando sia le aspettative che la definizione di femminista a volte sembra farci gravare sulle spalle, sia le diverse modalità d’azione tra la generazione precedente e la sua. Le proteste di allora sono state sostituite dall’attivismo online, e il femminismo è diventato una più ampia definizione di interesse in varie materie che coinvolgano anche le donne, ma non solo.

 

L’ultimo, più breve, e più divertente TED talk che voglio proporvi è uno dei più chiacchierati nella storia dei TED talks ed è quello in cui Cindy Gallop propone la necessità di rieducare le nuove generazioni da un punto di vista sessuale, dopo che l’assenza di educazione sessuale, un’eccessiva pudicizia in ambiti scolastico e familiare, e un’overdose di pornografia concepita da uomini e diretta ad un pubblico maschile, hanno visibilmente viziato il modo di vedere, vivere, e fare sesso, il più delle volte a discapito delle donne.

Sul sito da lei fondato, MakeLoveNotPorn.com, si esplorano le differenze tra pratiche e consuetudini sessuali mostrate nella pornografia e nella vita reale, lontane da giudizi di alcun genere e sottoposte esclusivamente al gradimento di chi le performa.

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Quelle dei TED Talks sono “idee che vale la pena diffondere”, il cui impatto ha più che mai dimostrato quanto sia grande il potere delle parole, specialmente quando aprono a un dibattito e non vogliono influenzare direttamente l’opinione di chi ascolta.

Qui trovate anche informazioni su TEDWomen, un insieme di interventi e conferenze lungo tre giorni che ha luogo ogni due anni e si concentra sulla capacità e sulle prospettive delle donne che vogliano creare qualcosa e lasciare un’impronta dietro di sé.

Per finire, vi lascio con una bella lista di altri TED talks femministi!

If I have a daughter, di Sarah Key

The price of shame, di Monica Lewinsky

Violence against women: it’s a men’s issue, di Jackson Katz

For these women, reading is a daring act, di Laura Boushnak

How I work to protect women from honor killings, di Khalida Brohi

A Saudi woman who dared to drive, di Manal al-Sharif

Why we have too few women leaders, di Sheryl Sandberg


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