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Le parole che non ti ho chiesto: contro lo street ...

Le parole che non ti ho chiesto: contro lo street harassment con Colère:Nom féminin

Attenzione: questo articolo contiene riferimenti a molestie e violenza sessuale


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A volte, quando si partecipa a workshop in giro per l’Europa, capita di trovarsi a condividere la stanza con una sconosciuta. “Come sarà? Ci troveremo bene?” È stato così che ho conosciuto Chloé, e non avrei dovuto preoccuparmi: ci siamo trovate benissimo.

Uno dei punti in comune che ci ha aiutate a legare è stato il femminismo. “Parigi è terribile per quanto riguarda il catcalling e le molestie nei luoghi pubblici”, mi ha raccontato. Parigi? Seriamente? Non riuscivo a crederci. Ho quindi deciso di intervistare le ragazze del collettivo Colère:Nom féminin (di cui fa parte anche Chloé), che si batte perché le molestie nei luoghi pubblici vengano riconosciute per quello che sono: molestie, appunto, e non complimenti.

Cominciamo dall’inizio: quando è stato fondato Colère:Nom féminin? Quali erano i vostri obiettivi al momento della sua creazione? Sono rimasti gli stessi o si sono evoluti nel tempo?

Colère:Nom féminin è stato fondato nell’aprile 2014. L’obiettivo era quello di cercare di trovare il nostro modo di sensibilizzare il pubblico sul tema delle molestie in strada e nei luoghi pubblici in Francia e di aiutare gli altri collettivi che si stavano già muovendo in quella direzione. L’obiettivo in sé non è cambiato, ma il nostro livello di visibilità sì – e anche molto velocemente. All’inizio ci aspettavamo di ricevere qualche dozzina di ordini, ma ne abbiamo ricevuti a migliaia! Ed è stato fantastico, perché questo ci ha permesso di iniziare a pensare a donazioni maggiori e progettare interventi più in grande, per fare davvero la differenza.

Riguardo le molestie nei luoghi pubblici, com’è la situazione a Parigi al momento? Vi sembra che qualcosa sia cambiato, da quando avete cominciato a occuparvene e denunciare il fenomeno?

La cosa buona è che, da circa un anno, il Ministero per i diritti della donna è molto attivo e presta molta attenzione al femminismo online e ai nuovi progetti. Pascale Boistard, la Segretaria di Stato responsabile dei diritti delle donne, ha dichiarato esplicitamente che combattere le molestie in strada è una delle sue priorità principali. Anche RATP, la compagnia di trasporti pubblici di Parigi, ha rilasciato una campagna contro le molestie in strada abbastanza scioccante. Quindi ci sembra che le cose stiano lentamente migliorando…

Nonostante ciò, le molestie ed aggressioni contro le donne sono fenomeni molto comuni nelle grandi città francesi. La metà del team di Colère vive a Nantes – una città grande, ma non quanto Parigi – ma sono soggette allo stesso tipo di molestie e disagio nei luoghi pubblici. Anche in una città bella e (almeno all’apparenza) sicura come Nantes, storie orrende avvengono abbastanza spesso. Per citarne solo una, davvero orribile: quest’estate, nel centro di Nantes, una donna è stata stuprata DUE VOLTE nel corso della stessa sera.

A differenza di paesi come la Norvegia, la Svezia o anche il Regno Unito [ndr: neanche nel Regno Unito la situazione è rosea], in Francia sono in molti a credere che mettersi una gonna significhi accettare il rischio di essere molestata o stuprata. Quindi sì, c’è ancora molto lavoro da fare.

Laura, 27 anni, studentessa. "Carne da stupro" Lo street harassment è questo.

Laura, 27 anni, studentessa. “Carne da stupro” Lo street harassment è questo.

Quando ho visto le vostre borse e T-shirt le ho mostrate alle mie amiche, e siamo state tutte concordi su quanto siano cool e necessarie. Ci è soprattutto piaciuto il fatto che siano un modo di esprimere cose che non ci sentiamo di dire, perché non ci riusciamo o perché dirle sarebbe rischioso. Come vi è venuta quest’idea?

L’idea è partita da Laura, che dopo aver creato l’associazione ha chiesto a nove amiche di unirsi a lei (e abbiamo tutte detto di sì, naturalmente!). Stava passeggiando nel centro di Nantes nel pomeriggio, in una zona apparentemente sicura, quando un tizio l’ha chiamata “viande à viol” [carne/ materiale da stupro], che è l’insulto più orribile e degradante che ci si possa inventare. Non è un insulto comune in francese, ma più che altro un modo “creativo” di minacciare e umiliare qualcuno.

Ne è rimasta assolutamente scioccata, e ha deciso che era ora di reagire. Le è venuta l’idea di mostrare in modo semplice ed esplicito il nostro rifiuto. Perché le molestie di strada non sono qualcosa che si possa accettare, non importa dove, come o perché succedano. Indossare una risposta, qualche parola deterrente, è un modo di mandare un messaggio chiaro, ma anche di stimolare il dibattito su questi argomenti. Se qualcuno è scioccato, turbato o confuso da questo slogan, siamo lì per parlarne.

Forse siamo anche stanche del fatto che la gente si aspetti che le ragazze siano educate e rispettose e non troppo sgarbate quando reagiscono infastidite alle molestie in strada. In molti ci hanno detto “Il vostro slogan ‘Ta main sur mon cul, ma main sur ta gueule’ [traducibile con “Se mi metti la mano sul culo ti metto le mani in faccia”] è davvero aggressivo…”. Beh, se questa frase ti offende, forse dovresti farti delle domande, perché in teoria solo quelli che ci mettono le mani sul culo dovrebbero sentirsi chiamati in causa.

Sono rimasta davvero colpita dal vostro progetto fotografico in cui le parole e gli insulti che vi sono stati rivolti si sovrappongono alle vostre foto. Come vi è venuta quest’idea? Le foto si rivolgono a qualcuno in particolare? Che reazione volevate ottenere?

Era da tempo che Chloé, la fotografa del gruppo, voleva esprimere come ci si sente ad essere fischiate (o insultate) quando si sta semplicemente camminando per strada o bevendo un caffè, perché non te la stai cercando, ne te l’aspetti. Mai. È sempre una sorpresa spiacevole, e la violenza viene dallo scarto fra la tua “vita interiore” e quest’intrusione improvvisa. Per questo motivo le immagini sono brillanti, colorate e nitide: le sensazioni che esprimono sono totalmente incompatibili con le parole estremamente violente che le accompagnano.

L’idea era anche quella di mostrare che la presunta oscenità (dei nostri vestiti, del nostro aspetto, visi, corpi, per esempio) risiede negli occhi di chi guarda. A partire da quell’idea, abbiamo pensato alle situazioni e alle frasi che avremmo usato, e le altre ragazze del team hanno suggerito anche di mandare un messaggio chiaro, ovvero “QUESTO è come ci si sente ad essere molestate e no, non è flirtare”. Questo aiuta chi guarda a passare dallo shock iniziale a un livello di riflessione più profondo.

Volevamo anche interpellare tutti. La gente che crede che le molestie in strada siano solo una nostra invenzione, i testimoni che non intervengono perché hanno paura o sono ignoranti… Ma anche le persone che vivono circondate dalle molestie nei luoghi pubblici senza identificare questo fenomeno per quello che è.

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Soraya “Ehi, sei molto carina, possiamo parlare? Ehi, ma rispondi almeno! Brutta troia” Lo street harassment è questo. E non è flirtare.

Ho visto che avete organizzato dei corsi di difesa personale. Parlatemi di questa e delle altre iniziative supportate da Colère…

Sì, Colère:Nom féminin ha organizzato e finanziato corsi di difesa personale per più di 250 donne a Nantes e Parigi. È un buon modo di migliorare la nostra autostima, e sapere qualche mossa base per potersi difendere va sempre bene. È stato anche un processo catartico.

Abbiamo anche fatto una donazione di 3000 dollari a Hollaback!, per aiutare il movimento a finanziare le sue prossime campagne e iniziative. L’idea dietro Colère:Nom féminin era quella di donare fondi alle persone e associazioni che davvero lavorano per fare la differenza nell’ambito della lotta alle molestie.
Investendo tutti i nostri guadagni in questo modo, abbiamo scelto un modo molto concreto di agire: non serve che indossi la tua maglietta per strada e la faccia vedere a tutti, anche solo comprarla è un contributo alla causa.

No vuol dire no

No vuol dire no

A oggi, quale considerate essere il più grande successo di Colère? Di quali risultati siete più orgogliose?

L’ultima lezione di autodifesa a Parigi è stata veramente qualcosa di speciale. Era evidente che la maggior parte delle partecipanti erano già state vittima di aggressioni, una o più volte. Ma entrambi gli istruttori (un uomo e una donna) sono stati fantastici e si sono presi il tempo necessario per rispondere alle domande di tutt* e dar loro soluzioni reali.

È stato davvero un momento catartico, un posto sicuro dove tutt* hanno potuto affrontare quel che era successo loro e riscrivere la storia, questa volta con la consapevolezza di quel che avrebbero potuto fare per mettere in difficoltà il loro assalitore. E anche se stavamo parlando di argomenti molto seri, spesso ci siamo mess* a ridere, sentendoci sollevat*. È stato come affermare “No, non abbiamo paura” e ci ha fatto sentire bene. Anche se, naturalmente, abbiamo ancora un po’ paura…

Siamo anche molto contente del fatto che d’ora in poi Colère:Nom féminin sarà un nuovo modo di stimolare il dibattito. Alcune di noi hanno avuto l’opportunità di parlare a molte persone che non avevano neanche idea di quanto quest’argomento sia importante per molti di noi. Siamo felici che Colère sia un modo di attirare l’attenzione su quest’argomento complesso, incoraggiando la gente a discuterne.

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Fra poco, Colère:Nom féminin smetterà di esistere nella forma attuale, per diventare una pagina di sensibilizzazione e luogo di discussione riguardo allo street harassment e al sessismo.
Mentre rifletto su questa svolta, quasi per caso, capisco: a Parigi c’è sempre stato un uomo con me – mio padre, il moroso, amici maschi. È stato probabilmente questo, più di ogni altra cosa, a mettermi al riparo dai commenti, approcci e palpatine di cui mi hanno raccontato, oltre a Chloé, anche altre ragazze che vivono a Parigi, o ci sono state da sole o con le amiche. E per l’ennesima volta mi rendo conto che sì, c’è ancora molto lavoro da fare.

Tutte le foto sono di Chloé Vollmer-Lo.


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