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Un viaggio nella storia del piacere sessuale femminile

Sui metodi e le tecniche per raggiungere il piacere sessuale sono stati spesi e spansi fiumi d’inchiostro: dagli antichi scritti sull’ars amatoria agli affreschi nei lupanari, dagli shunga giapponesi ai licenziosi poemi di epoca moderna per arrivare alla trattatistica contemporanea, sempre attenta a prescrivere, descrivere e normare – in una parola categorizzare – il piacere.

Se per una parte del mondo orientale l’attenzione per il godimento del corpo è riuscita, nel corso dei secoli, a camminare sottobraccio con la cura dello spirito, in occidente, superate le vitalistiche aperture dell’antichità classica – sempre comunque patrimonio di una ristretta élitela riflessione sul piacere è stata marginalizzata. Appannaggio di professioniste del settore e di colti benestanti sempre a caccia di libelli licenziosi con cui intrattenersi, le competenze in campo di godimento sessuale sono entrate a far parte dell’universo dei tabù o, nei casi migliori, dell’ineffabile.

Per i latini il motto mens sana in corpore sano poteva estendere la sua validità anche in campo erotico, contemplando la soddisfazione sessuale (maschile s’intende) fra le “cure” da riservare a sé stessi per mantenersi in armonia.

amorepsiche

Illustrazione di Nicolò Pellizzon

Ad ogni modo, la diffusione del cristianesimo e della sua morale basata sulla “funzionalità” sociale del rapporto amoroso ha decisamente fatto segnare una battuta d’arresto alle possibili riflessioni sul piacere. La scissione fra corpo e spirito, predicata e praticata solo da quelle che potremmo definire come le “correnti più rigide” della dottrina cristiana, divenne – nel tardo 1500, in periodo di Controriforma – la base di qualsiasi predica che, anche solo lontanamente, volesse toccare l’argomento della sessualità.

In un’ottica generale di mortificazione dei piaceri – praticata con digiuni, punizioni corporali auto-inflitte, veglie forzate – l’annullamento delle pulsioni erotiche e l’eliminazione del concetto di piacere sessuale divenne pane quotidiano. Non a caso una delle accuse più di frequente rivolte alle streghe era quella di essersi unite carnalmente con Satana oppure di aver ammaliato e traviato, grazie appunto al potere conferito dal maligno, poveri giovani innocenti.

Ovviamente continuavano ad esistere peccatori e peccatrici pronti a dedicarsi ad attività illecite ma, almeno per la maggioranza della popolazione, la soddisfazione dei desideri sessuali non era un elemento centrale dell’esistenza.

Per dovere di cronaca bisogna ricordare che, a differenza delle classi abbienti (molto attente a preservare il patrimonio e una corretta linea di discendenza, ma molto meno il valore della castità/fedeltà), per le persone normali ogni tipo di soddisfacimento era accessorio. La sola presenza di pane in tavola era da considerarsi un lusso: le priorità erano evidentemente altre.

Per la popolazione maschile, tuttavia, rimanevano sparute occasioni di approfondimento della conoscenza del piacere (se, come si dice comunemente, il mestiere della prostituta è fra i più antichi del mondo, una ragione legata alla domanda ci sarà ben stata), mentre per le donne la totale ignoranza del concetto stesso di desiderio e appagamento era da considerarsi un’imprescindibile virtù.

L’educazione delle fanciulle di buona famiglia avveniva nel chiuso dei conventi (dove però non di rado nascevano relazioni “funzionali” di carattere lesbico che, in un certo senso, potrebbero ricordare l’attuale fenomeno delle LUG dei college americani1), mentre per le ragazze del popolo il miglior metodo di mantenimento dell’illibatezza fino al matrimonio consisteva… in un matrimonio in età assai precoce. In un contesto nel quale le sole informazioni sul sesso provenivano da parole bisbigliate dalla madre o da una donna più anziana la notte prima del matrimonio, non risulta difficile comprendere come il sesso, più che un piacere, fosse considerato uno spiacevole dovere.

Con l’affermarsi dei lumi ci si sarebbe forse aspettati una maggior apertura, almeno da un punto di vista scientifico, nei confronti del piacere erotico, ma l’affermazione del codice borghese rese ancor più impenetrabili i misteri di quelle segrete stanze in cui, quantomeno, l’aristocrazia aveva dato prova di saper sbirciare benissimo.

E così, con i primi studi sulla mente umana, si arrivò a pensare che l’orgasmo potesse essere una cura alle “isterie” femminili, ma – sia ben chiaro – orgasmo da conseguirsi solo attraverso la penetrazione vaginale. Un orgasmo “maturo” (benedetto dal vincolo coniugale), capace di guarire e normalizzare i balzani atteggiamenti delle fanciulle in età da marito.

Se queste erano le avanguardie ottocentesche, per definire l’atteggiamento comune – fino a tempi abbastanza recenti, nel secolo scorso – nei confronti del piacere femminile basti ricordare il ricamo con il quale di frequente venivano istoriati i risvolti delle lenzuola da corredo o le camicie da notte “Non lo fo’ per piacer mio, ma per dar dei figli a Dio”. Rimane poco da aggiungere.

Il discorso sarebbe assai più complesso e articolato, perché – a fronte di una maggioranza della popolazione femminile ignorante e repressa – esistevano donne libere ed emancipate, capaci di cercare il piacere e di gestire la propria sessualità da sole, in coppia o in compagnia di fidate amiche.

Il contesto però impone la sintesi quindi ci accontentiamo di dire che fino alla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e alle rivendicazioni femministe sul diritto alla libera scelta sul proprio corpo e sul proprio orgasmo, il problema della soddisfazione sessuale femminile aveva ben poco rilievo anche per chi qualche esperienza l’aveva fatta.

Arriva poi la rivoluzione culturale e medica: arriva la pillola e la donna può decidere, senza nulla chiedere all’uomo, se avere o meno figli. Liberata da questa preoccupazione può finalmente concentrarsi su un dettaglio non trascurabile: il piacere. E qui iniziano i primi “guai”. Di fronte all’inarrestabile cambiamento, la società (che non può porre un evidente freno) inizia a normare.

Quale piacere sessuale? Quanto? Quale la soddisfazione maggiore? Come fare ad ottenerla o “concederla”?

 


1 – Lesbian until graduation. Pur in un contesto completamente differente le ragazze in questione – a cinquecento anni di distanza – risolvono il “problema” dell’appagamento sessuale grazie ai rapporti intrattenuti con le amiche. Un tempo per isolamento forzato, oggi per desiderio di sperimentazione, ma anche per non avere “problemi” di legami troppo complicati o possibili gravidanze prima del diploma.

 


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  1. Maria

    26 gennaio

    Complimenti per il blog! sono interessantissimi tutti gli articoli!

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