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Essere scomodi per generare cambiamento: Eu empreg...

Essere scomodi per generare cambiamento: Eu empregada doméstica

Luglio 2016. Joyce Fernandes, professoressa di storia e cantante rap di Santos, Brasile, condivide su Facebook un ricordo del periodo in cui lavorava come collaboratrice domestica, e invita chi ne sentisse la necessità a fare altrettanto utilizzando l’hashtag #euempregadadoméstica.

In brevissimo tempo e totalmente a sorpresa, l’hashtag diventa virale, migliaia di persone da tutto il Brasile mandano la loro testimonianza tanto che Joyce – conosciuta su internet con il nome Preta Rara – sente l’esigenza di creare una pagina Facebook dedicata ai loro racconti.
Leggere queste storie è molto triste: nonostante la schiavitù sia stata abolita in Brasile dal 1888, molto del suo retaggio è rimasto all’interno della società brasiliana. In particolare, ne sono colpite le donne nere, povere e marginalizzate, che molto spesso non hanno alternativa al diventare collaboratrici domestiche e a sottostare a un rapporto di lavoro che molto ha delle dinamiche padrone/schiavo.

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“Joyce, sei stata assunta per cucinare per la mia famiglia, non per te. Per favore, portati il pranzo da casa e delle posate e, se ti è possibile, mangia prima di noi al tavolo di cucina; non per nulla, solo per mantenere l’ordine qui in casa”

Ci sono indicazioni non scritte e non dette molto precise su cosa le empregadas domésticas possono mangiare, anche se vivono nella stessa casa dei loro datori di lavoro (non mangiare il nostro cibo, anche se vivi con noi; non usare i nostri piatti e le nostre pentole, anche se li utilizzi nella preparazione dei nostri pasti), ma anche su come le empregadas domésticas possono vestire (sia mai che uscendo di casa insieme alla loro “padrona” possano venir scambiate per sue pari). Ci sono episodi che sono semplicemente cattiveria pura, dagli abusi che anche se non racconti è uguale, perché tanto è il “padrone” a essere una persona perbene e quindi a essere creduto, a storie improponibili come tagliare i capelli corti alla tua domestica, visto che sono bellissimi e tua figlia glieli invidia.

Tutto questo viene coperto dalla frase ricorrente e ipocrita “sei come di famiglia”, motivazione sufficiente per togliere ogni diritto al rapporto di lavoro.
Vivere una situazione del genere è ovviamente logorante: molte di queste donne hanno avuto bisogno di aiuto psicologico e giuridico, e molte altre ne avrebbero bisogno, ma probabilmente non lo sanno (o non sanno come arrivarci). Joyce Fernandes stessa, quando ha iniziato a fare attivismo online, racconta di aver avuto bisogno di fare psicoterapia per superare le umiliazioni e cattiverie subite in quel periodo. Anche per questo, quasi come se fosse un processo catartico, ha deciso di provare a dare voce a queste donne che nessuno ascolta e che nessuno vede.

"Non so perché tu ti curi tanto per venire in casa mia a fare le faccende, Joyce"

“Non so perché tu ti curi tanto per venire in casa mia a fare le faccende, Joyce”

Grazie alla sua disponibilità e all’aiuto della tecnologia, sono riuscita a farle un’intervista via WhatsApp, chiedendole di raccontarmi meglio cosa c’è dietro alla pagina e quali sono i suoi progetti.

So che hai creato l’hashtag “Eu empregada doméstica” per condividere la tua storia con il mondo e invitare chi volesse fare altrettanto, ma come hai avuto l’idea di raccontare cose tanto personali su internet? Era uno sfogo, o volevi mandare un messaggio fin dall’inizio?

In realtà la pagina non è stata affatto programmata. Ero in vacanza, stavo a casa, e ho iniziato a ricordare le cose che avevo passato, le esperienze che ho avuto quando ero collaboratrice domestica, così ho pensato mettere tutto questo su internet, dicendo che avrei scritto su questo tema e sulle mie brutte esperienze. Ho aggiunto che se qualcun’altro avesse avuto brutte esperienze, come le mie, avrebbe potuto utilizzare il mio hashtag e condividerle. Tutto ciò è diventato virale in modo molto rapido, le persone hanno mandato queste storie a tutte le mie reti sociali, Facebook, Instagram, per e-mail… così ho avuto bisogno di creare una pagina apposita. Era il 21 luglio del 2016.

Di tutte le storie che ti hanno mandato, vuoi ricordarne una in particolare?

La storia che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stata quella di una signora di 73 anni, a cui non è stato permesso di utilizzare l’ascensore per gli abitanti del palazzo, poteva usare soltanto quello di servizio. Il problema era che quello di servizio era rotto, così è dovuto salire a piedi fino all’ottavo piano! Una signora di 73 anni che ancora lavora! Questo mi ha colpita molto.

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“La signora Maria ha 76 anni e da 30 anni è collaboratrice domestica. Una mattina è arrivata per lavorare e l’ascensore di servizio era rotto. Lei e le sue colleghe hanno affrontato una scalinata senza fine. Perché la collaboratrice domestica in un edificio di lusso non può utilizzare l’ascensore dei residenti.”

Sulla pagina c’è il tuo nome, però ti firmi come Preta Rara (ndr: Nera Rara). Come mai questo soprannome?

Me l’ha dato mia mamma, perché a me piacevano cose diverse da quelle che piacevano dalla maggior parte delle ragazzine. Per questo il mio soprannome è Preta Rara, rara da raridade (ndr: rarità), nel senso di qualcosa che è nuovo. L’ho sempre usato come nickname su internet, ed è anche il mio nome d’arte: sono anche una rapper, canto rap e nella mia musica affronto queste questioni, parlo delle donne, della violenza nei confronti della popolazione nera qui in Brasile, razzismo, maschilismo. Questo è sia il nome con cui lavoro, sia quello con cui canto.

Queste tematiche mi sembrano vicine al femminismo femminismo intersezionale. Ti identifichi come femminista? E se sì, come?

Sì, mi identifico come femminista, femminista intersezionale nel senso che la nostra vita ha sempre qualche influenza sulla vita degli altri. Mentre le donne bianche lottavano per la giustizia e l’uguaglianza, erano le donne nere che stavano nelle loro case a dare loro tutti quegli aiuti perché potessero uscire in strada a lottare per la parità di diritti. La pagina è sì femminista, perché ha come obiettivo la liberazione di queste donne e l’ottenimento di un trattamento umano per loro.

Come pensi di raggiungere questo scopo? Quali sono i progetti della pagina nell’immediato e a lungo termine?

L’obiettivo della pagina è essere scomoda, perché credo che soltanto attraverso la scomodità si arrivi al cambiamento. Abbiamo vari progetti che vorremo portare a compimento, uno è la Rete Nazionale di Appoggio alle Domestiche in cui ci sarà aiuto e appoggio giuridico, affinché sappiano quali diritti hanno. Ci sarà anche un aiuto psicologico, perché queste domestiche possano fare terapia. Questo è solo uno dei progetti. Domani (ndr: 25/10/2016) faremo una campagna su Catarse, che è un crowfunding, e così divulgheremo cosa facciamo nel mondo intero, in tutti i media.

Vorremo avere sufficienti donazioni per poter fare un libro, con le testimonianze inedite di domestiche che sono arrivate alla pagina, chiaramente con il loro permesso. Il prossimo anno abbiamo anche in programma una web serie, per mostrare la voce, il viso, i sogni di queste donne. Vorremo parlare di empatia, fare in modo che le padrone si mettessero nei panni delle loro dipendenti. Soltanto così riusciremo a diminuire le atrocità commesse nei confronti delle collaboratrici domestiche, qui in Brasile, e a ottenere per loro un trattamento umano.

Bisogna che queste signore capiscano che le collaboratrici domestiche fanno un lavoro come chiunque altro, forniscono un servizio nelle loro case per migliorare la loro vita, ma non sono loro proprietà privata, come molti qui in Brasile credono. Quindi, la maggior parte di loro che dice che le collaboratrici domestiche sono come se fossero di famiglia con questa frase, “come se fossero di famiglia”, annulla tutti i diritti lavorativi di queste donne.

Riguarderà soltanto le donne brasiliane, o pensate di coinvolgere anche il resto del mondo?

L’idea della pagina non è soltanto coinvolgere le donne del Brasile, ma di tutto il mondo, perché sappiamo che ci sono donne da ogni parte che non ricevono un trattamento umano. Vorremmo che questa pagina fosse un canale di divulgazione e rivendicazione per tutte queste donne.

Joyce Fernandes

Joyce Fernandes, conosciuta anche come Preta Rara, nella copertina del suo CD Audacia.


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  1. chiara

    22 novembre

    Che fico l’intervista via whatsapp! Come hai fatto???

  2. Salome Sodini

    23 novembre

    Chiara, ho semplicemente mandato una mail all’indirizzo che c’è sulla pagina e ho chiesto se potevo fare un’intervista. Lei mi ha risposto di sì e mi ha proposto Whatsapp, lasciandomi il suo contatto 🙂 è stata davvero molto disponibile!

  3. Priscila Simões

    28 novembre

    Amei! Muito bom

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