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Safeword e comunicazione nel BDSM

Le safewords sono probabilmente uno dei concetti BDSM più conosciuti: che l’abbiate sentito da 50 Sfumature di Grigio (mi spiace per voi), da Eurotrip, da una puntata di Arrested Development, o dal tweet di Stoya riguardo allo stupro di Deen, almeno una mezza idea dovreste averla.

Essenzialmente, una safeword è una parola (o una frase) che se pronunciata, farà fermare l’azione durante una sessione. È di particolare utilità nell’ambito BSDM, perché possono esserci situazioni in cui parole come “no”, “fermati”, “basta” non sono dette con l’intento di far finire veramente una scena: può accadere che la persona sub/bottom (che sul momento ha ruolo passivo) si lamenti e implori scherzosamente “no” durante una seduta di spanking, anche se non vuole veramente che la persona dom/top (che sul momento ha ruolo attivo) smetta, ed è tutto parte del gioco.

In questo senso, la safeword serve a far capire che si vuole veramente smettere, per lo meno per controllare cosa c’è che non va. Situazioni tipo possono essere: il bondage troppo stretto che ti fa addormentare le mani; le tirate di capelli diventate insopportabili; essere in ginocchio da un’ora con la tua vecchia ferita di guerra che inizia a farsi sentire. Qualsiasi cosa non ti faccia sentire a tuo agio, insomma.

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Pur essendo enormemente diffuse, ci sono anche persone che non usano safeword. Questo può sembrare strano, ma possiamo dire che quest’ultime sono strettamente necessarie principalmente in situazioni nelle quali parole di diniego classiche come  “no”, “basta”, “ti prego, smettila” fanno parte del gioco e non fermeranno l’azione.

La persona sottomessa può gridare involontariamente “no” anche se in realtà si sta divertendo, oppure lo farà per rendere più reale la fantasia di dominazione, di conseguenza per evitare fraintendimenti ogni volta che implora di smettere, si stabilisce una safeword. Se invece nel gioco le parole mantengono il proprio significato (del tipo: “mi fai male” vuole dire “mi fai male” e non “mi fai MAGNIFICAMENTE male”), la safeword non dovrebbe essere necessaria.

È una scelta come un’altra e dipende da come si vive una scena; ovviamente non mi sembra consigliabile non usare una safeword quando si ha a che fare con persone sconosciute o nelle quali non si ha la totale fiducia: infatti solitamente sono le coppie navigate a trascurarne l’uso, visto che la conoscenza è talmente approfondita da rendere facilmente riconoscibili eventuali segni di sofferenza.

Anche se ci si priva della safeword, questo non vuole dire che non ci siano limiti. Una delle cose che più apprezzo del BDSM è l’onnipresenza della comunicazione in un ambito dove convenzionalmente costituisce ancora un taboo. A differenza del sesso vanilla, dove spesso si procede a tentoni per valutare se qualcosa piace o meno (talvolta senza nemmeno parlarne apertamente), nel BDSM anche senza compilare una checklist (per quanto possa essere una pregiatissima autovalutazione), prima di una sessione i vari partecipanti saranno messi al corrente dei propri hard limits e soft limits.

I primi comprendono le cose che non si vogliono fare; i secondi, invece, sono le cose che non interessano, non ci si sente sicuri o pronti a fare, ma che potrebbero essere messi alla prova per capire veramente se piaceranno o meno. Quindi, in sostanza, mentre con la safeword chi è sub stabilisce che è stato raggiunto un suo limite, senza safeword starà a chi è dom regolarsi in base ai limiti che sono stati posti e alle reazioni del sub. Niente vieta l’uso della safeword accompagnato dal mantenimento dei classici segnali di diniego: potete fare tutto quello che vi pare, se vi rende più sicur*.

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Qualsiasi parola può diventare la vostra safeword! Ovviamente conviene evitare termini:

– che potrebbero presentarsi inavvertitamente durante la sessione;
– in lingua straniera;
– troppo complicati o desueti;
– troppo lunghi.

Non vorreste trovarvi con la parola sulla punta della lingua proprio quando il vostro unico desiderio è fermare una scena troppo intensa!

Una delle alternative per me più semplici ed efficaci, è quella del semaforo:

– ROSSO: è la safeword vera e propria, la richiesta di fermare tutto almeno per un attimo e verificare cosa non sta andando bene;

– GIALLO: la versione sessuale del “rallenta”, secondo me utilissima in quanto serve ad avvisare che ci si sta avvicinando al limite e che quindi bisogna rallentare un po’ o cambiare attività;

– VERDE: sta a dire che tutto va perfettamente, di continuare così;

– BLU: questa è facoltativa, ma sempre superutile perché sta a dire “più forte/più intenso/di più” e può aiutare in situazioni in cui si vuole essere maltrattati, ma magari il top si trattiene perché non sa bene a che livello spingersi.

Magari non sembra la cosa più eccitante del mondo, ma la realtà è molto più simile a quella descritta da Clarisse Thorn, autrice di The S&M Feminist:

I think Klark was legitimately having trouble detecting whether I was enjoying myself, though — understandably, because we had only just met, and I enjoy sinking myself into dramatic masochistic misery — so he leaned over me and said, in a low dark voice, “Red, yellow, green.” Immediately, I gasped back “Green”. Because he spoke in a gritty and dominant voice, and the check-in was quick, we were able to maintain the mood — and it was actually kind of hot in itself.

Penso che Klark stesse avendo dei problemi a capire se mi stavo divertendo – comprensibilmente, visto che ci eravamo appena incontrati e che adoro immergermi in una sofferenza masochistica molto drammatica – così si chinò su di me e disse, con una voce bassa e oscura, “Rosso, giallo, verde.” Immediatamente, ansimai in risposta “Verde”. Grazie al fatto che parlò con una voce roca e tono dominante, e che il controllo fu veloce, fummo in grado di mantenere l’atmosfera – e fu comunque piuttosto eccitante anche in sé.

Essendo così veloce, risulta molto semplice verificare se una persona si sta divertendo oppure no. E qui aggiungo: quanto è bello che nel BDSM il consenso non sia dato mai per scontato? In un qualsiasi momento la safeword può revocarlo e non dovrebbero esistere storie del tipo “Eh, ma ci sei stat*, siamo nudi e facciamo petting, ormai il consenso me l’hai dato”, molto frequenti nei rapporti convenzionali.

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Oltre alle safewords verbali, di solito si stabilisce anche un’alternativa non verbale che avrà lo stesso significato: questo è particolarmente utile in situazioni in cui si è impossibilitati nel parlare, oppure per coloro che hanno reazioni talmente intense alle sessioni da non riuscire ad esprimersi verbalmente, o anche semplicemente per chi preferisce avere un’uscita di sicurezza in più. Alcuni esempi possono essere:

– fare “no no” con la testa guardando negli occhi la persona dom;
– far cadere qualcosa che si teneva in mano sin dall’inizio;
– far suonare una campanella;
– far squittire un pupazzetto rumoroso.

Di solito si parla di safeword esclusivamente per quanto riguarda le persone bottom, ma in realtà anche le persone top possono avere bisogno di invocare la safeword: può accadere che la bottom desideri essere tagliata o forata, ma la top abbia un problema col sangue; o che la bottom voglia un gioco di ruolo che mette a disagio la top… in qualunque caso, anche chi è top può raggiungere un suo limite ed è totalmente legittimo usare la safeword.

Ricordate di usarla solo quando ne avete bisogno e ogni volta che ne avete bisogno. Il sistema semaforo è particolarmente buono grazie alle sue sfumature: se siete il tipo di persona che vede il BDSM come una sfida a sé stessi e fermarsi vi sembra una sconfitta, basterà dire “giallo” per informare il/la partner che anche se non volete ammetterlo, siete in una situazione difficile, così si potrà abbassare l’intensità della scena e darvi un attimo di respiro prima di eventualmente tornare al “verde”.


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  1. checklist

    22 febbraio

    L’articolo menziona giustamente le “checklist”.
    Quando sono stato introdotto al mondo del BDSM mi è stato segnalato un sito web che ho trovato molto utile:
    http://mojoupgrade.com

    Il sito presenta una lista di fantasie/situazioni sessuali, e offre a una coppia di partner la possibilità di identificare i “gusti” che si hanno in comune (solo quelli in comune, in modo da non esporre all’altra persona fantasie che diventerebbero imbarazzanti perché non condivise).

    Il servizio è gratuito e relativamente anonimo (fornire dati o indirizzi email non è necessario; come sempre si può usare Tor Browser per proteggere la riservatezza della propria naviazione).

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