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Il gender gap nelle STEM: cosa fare?

Gender gap: a che punto siamo

Negli ultimi anni, prevalentemente in Europa e nel Nord America è emersa con forza crescente la problematica del divario tra uomini e donne nell’ambito lavorativo. Questo divario ha preso il nome di gender gap: si riferisce principalmente alla discriminazione su due fronti, cioè quello delle pratiche di assunzione in ruoli di rilievo e quello della differenza di salario tra uomini e donne con lo stesso impiego.

Sono quindi nate con il tempo numerose iniziative e progetti per colmare il gender gap. La questione è attualissima, soprattutto in Italia: secondo l’ultimo Report del Global Gender Gap (2014), l’Italia risulta al 69esimo posto in quanto a parità di genere su un indice a livello mondiale di 142 paesi, ed in particolare al 129esimo posto in quanto a parità di stipendio a fronte delle stesse mansioni svolte. Come si scopre nel report, anche il resto dell’Europa (e del mondo) non se la passa benissimo. Il gender gap diventa ancora più problematico all’interno di campi considerati ancora dall’opinione comune più tipicamente “maschili”, come nelle discipline STEM.

 

Il gender gap nelle STEM

Recentemente il dibattito sul gender gap si è concentrato in particolare sull’ambito lavorativo delle cosiddette discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Questo divario è ancora più particolare rispetto ad altri ambiti, poiché riguarda professioni che, nonostante il periodo ancora economicamente complicato, sono caratterizzate da un’ampia offerta di lavoro e da una retribuzione generalmente più alta, condizioni che dovrebbero spingere più donne, e non meno, a specializzarsi in queste aree.

All’interno delle stesse STEM poi, si distinguono negativamente i campi dell’informatica e dell’ingegneria: mentre in ambiti come la biologia, la chimica e la medicina sembra che ci si stia lentamente dirigendo verso una maggiore parità, in quello dell’ingegneria la situazione è bloccata; negli Stati Uniti, in cui l’economia del campo informatico è più florida che mai, il divario è addirittura aumentato, raggiungendo una disparità peggiore persino di quella già presente negli anni ’60.

Women in selected stem occupations

Tratto da “Solving the equation report”, del 2015. ©2015 AAUW

Perché nelle STEM mancano le donne?

Il problema principale che si riscontra non è tanto una scarsa offerta di lavoro (che sulla carta spesso sembra rivolgersi ad entrambi i sessi) quanto una minore quantità di ragazze e donne che dopo le superiori decidono di proseguire gli studi in questi campi. Sembra scontato dirlo, ma visti gli stereotipi ancora troppo diffusi è meglio ripeterlo: le STEM non sono campi per soli uomini e non sono solo gli uomini ad essere portati o interessati a queste materie (e non è una cosa recente: a programmare l’ENIAC, il primo computer elettronico, erano sei donne). Le ragazze appassionate di scienze, matematica e tecnologia esistono, e non sono poche; in genere quando decidono di intraprendere le STEM non dimostrano risultati peggiori o mancanza di abilità, sia negli studi che sul lavoro.

Illustrazione di Francesca Riz

A scoraggiare il proseguimento di queste carriere non sono né la mancanza di interesse, né la scarsa abilità ma numerosissimi fattori, soprattutto socioculturali. L’idea che le STEM siano più adatte agli uomini è molto radicata sia nelle ragazze, che quindi sono scoraggiate dal perseguire queste strade, che dai ragazzi, che tendono a creare in questi ambienti dinamiche sessiste scoraggianti, come l’isolamento delle poche ragazze presenti, la poca considerazione della loro opinione e uno scarso supporto (quando non si arriva a fenomeni di molestie).

Nota: dati Istat, 2013.

 

L’opinione di molti è che siccome il fattore determinante di questa disparità è la scelta delle ragazze stesse non ha senso insistere, e che le iniziative per avvicinare le ragazze alle STEM siano solo una perdita di tempo. La presenza delle donne negli ambienti STEM è però fondamentale per ben altri motivi, e bisogna incoraggiare le bambine fin da piccole a non credere a questi stereotipi, per poi essere più libere di scegliere. Ad esempio:

  • la scelta non è totalmente libera, ma condizionata da fattori socio-culturali e da stereotipi radicati, è importante far capire a bambine e ragazze che non devono precludersi professioni nella vita solo perché la società crede che non siano portate;
  • è stato provato che una maggiore diversità di personale sul luogo di lavoro aumenta la creatività e la produttività. Un modo quindi per migliorare il lavoro nelle proprie aziende è incentivare la diversità, non solo di sesso, ma anche culturale, etnica, di disabilità e di orientamento sessuale;
  • la mancanza di donne in alcuni ambiti di ideazione fa dimenticare che i prodotti non vengono destinati solo a un certo tipo di corporature e bisogni psico-fisici (ad esempio i primi airbag che spesso risultavano fatali a corpi diversi da quelli maschili presi in considerazione dal modello standard di manichino utilizzato nei test);
  • l’informatica e la tecnologia soprattutto, ma anche la scienza e la matematica ci circondano tutti i giorni in modo sempre maggiore, indipendentemente dalla professione, ed è bene che si diffonda un utilizzo più cosciente da parte di tutti di questi strumenti;
  • la domanda di lavoro in questi ambienti è ancora maggiore dell’offerta e la disoccupazione ha livelli bassissimi: è un modo per aprire possibilità di retribuzione e lavoro a un maggior numero di donne.

Per questo è importante promuovere maggiormente eventi ed iniziative che si occupino di abbattere la disuguaglianza. All’estero questo tipo di organizzazioni ed iniziative sono molto diffuse, in Italia sono più recenti e meno numerose, ma se siete interessate alle STEM e volete trovare compagne di interessi, o se vi sta a cuore la causa e volete partecipare a delle iniziative per entrare nell’ambiente, per promuovere le STEM o per impararne le basi, ci sono alcune iniziative degne di nota.

Qualche risorsa per le appassionate (italiana e non)

La maggior parte delle iniziative sull’argomento – ad esempio hackathon, conferenze, corsi brevi, concorsi – in Italia (e in Europa) si svolgono principalmente attorno a determinate date, quindi se siete interessate è bene tenere d’occhio le iniziative attinenti a questi eventi nei periodi che li precedono. Un esempio è il 28 aprile, il Girls in ICT Day (Information and Communication Technology), oltre al classico 8 Marzo.

In generale vi segnalo due realtà attive tutto l’anno in Italia, su cui tenersi informati su eventi, corsi, e molto altro: Rosa Digitale, che organizza eventi per avvicinare sia le ragazze che le donne, indipendentemente dal loro livello di abilità e di digitalizzazione, attraverso eventi diversificati in tutta Italia e Girls in Tech Italy.

Iniziative legate al mondo scolastico

Una delle iniziative più rilevanti quest’anno è stata quella del MIUR e del ministero dell’istruzione che hanno promosso l’argomento attraverso “Il Mese dello Stem”, utilizzando per il lancio l’11 febbraio, Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Prima e durante quel periodo enti, imprese, associazioni, fondazioni, scuole potevano proporre delle iniziative a riguardo in tutta Italia.

In particolare è stata molto ben accolta l’organizzazione di eventi nelle singole scuole italiane: se avete delle idee potete proporvi attraverso un apposito form sul sito dedicato alle pari opportunità NoiSiamoPari. Sempre nel caso in cui siate insegnanti o in qualche modo siate legati con il mondo dell’istruzione, Girls Code it Better è una realtà interessante che permette di aiutarvi a portare corsi di coding pomeridiani nelle scuole medie.

02_stem_riz

Illustrazione di Francesca Riz

Per imparare e aprirsi al mondo del lavoro

Per le ragazze interessate al mondo della programmazione, durante l’anno si sono svolti diversi hackathon e corsi dedicati solo alle ragazze, di solito promossi da aziende del campo, da tenere d’occhio in caso riproponessero una seconda edizione: ne sono un esempio progetti come TimGirlsHackaton, una competizione per ragazze che prevedeva la creazione di una app contro il cyberbullismo (non richiedeva alcuna conoscenza di codice) o anche NuvolaRosa, progetto itinerante promosso da Microsoft che prevedeva corsi ed hackathon a partecipazione gratuita e possibilità di colloqui per ragazze già laureate, nel 2015 promossa a Milano e quest’anno a Bari, Cagliari e Napoli. È già possibile invece candidarsi alla prossima edizione di un progetto simile ma più lungo, W.o.W – women on work, che si terrà al Fablab di Catania l’anno prossimo.

Social & Coding in 24 ore

Se siete interessate all’informatica e vi piacerebbe imparare le basi di un linguaggio di programmazione in poco tempo e conoscere altre ragazze con la vostra stessa voglia, e magari anche nella città più vicina a voi nel giorno che vi fa più comodo, vi consiglio di dare un’occhiata a django girlsjs girls e rails girls, tre progetti simili che permettono a chiunque di organizzare un evento nella città che preferisce con il loro aiuto. Se non avete voglia di far parte degli organizzatori potete sempre dare un’occhiata agli eventi già disponibili e vedere se ce ne sarà uno nella vostra città a breve. Se invece vi piace solo la parte della socializzazione con donne appassionate di tech come voi, cercate se nella vostra città vengono organizzate delle Geek Girls Dinners: ce ne sono in tutta Italia!

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  1. F.

    11 ottobre

    Ciao a tutt*
    l’articolo è bello e accurato, complimenti! Io mi occupo di scienza e la discriminazione la vivo sulla mia pelle. Sono sempre stata spronata dalla mia famiglia a perseguire i miei studi e interessi scientifici, e la mia prima vera esperienza professionale da ricercatrice, in un team 100% femminile, è stata bellissima. Il problema viene quando ci si trova a lavorare con molti uomini: qui la mentalità maschilista e ultracompetitiva prevale, ed è difficile farsi largo. Spronare le bambine a studiare scienza va bene, ma il problema è il dopo: il fatto che ci viene impedito di fare carriera, che veniamo bollate come maestrine pedanti quando ne sappiamo di più (il che succedo molto spesso, per altro), che gli eventi sociali per “fare gruppo” sono spesso roba da club delle salsicce, che se ti lamenti di battute sessiste vieni tacciata di essere una musona…siccome la situazione è DAVVERO drammatica, bisogna fare le quote. Non credo che ci siano migliori alternative. E comunque, se mai riuscissi ad essere a capo di un progetto di ricerca, farei di tutto per avere un gruppo 100% di ragazze: c’è collaborazione, condivisione di idee, aiuto pratico che altrove non esiste.

  2. ELISABETTA

    12 ottobre

    Macchè stereotipi! Ma come? I bambini vanno convinti con la forza? (SPRONIAMO le bambine a diventare scienziate!!!) Finiamola con la storia delle quote rosa! Le differenze tra i sessi E S I S T O N O ! E lo dice una donna ingegnere meccanico, che preferisce cucinare torte!
    Elisabetta dott. ing. Tempestini

  3. Frafra

    15 ottobre

    @Elisabetta

    Mi pare quindi di capire che lei quando l’autrice dell’articolo asserisce che si debbano “incoraggiare le bambine fin da piccole a non credere a questi stereotipi” pensi che in realtà voglia incitare le famiglie ad utilizzare la forza per spingere le bambine a diventare scienziate a prescindere dai loro desideri? O forse si riferisce al commento di “F.”, che, fortunatamente, racconta come la sua famiglia abbia supportato i suoi “studi e interessi scientifici”?
    In entrambi i casi, l’unica forzatura che riesco a riscontrare è quella di natura logica alla base del suo commento, che si propone come un lampante esempio di straw man argument (e mi duole notare come una persona che, come me, abbia intrapreso studi fondati sul rigore logico e matematico possa incappare in una fallacia tanto banale).

    Se preferisce fare torte piuttosto che lavorare come ingegnere meccanico, forse l’idea di base dell’articolo (ovvero sostenere i figli nelle proprie passioni) non è così peregrina, non crede?

    @F.

    E’ vero, la situazione è drammatica; mi permetta però di suggerirle di lasciare una porta aperta nel suo ipotetico progetto di ricerca anche a chi ragazza non è: non tutti i ragazzi amano le battute sessiste e, come dice l’articolo, una “maggiore diversità di personale sul luogo di lavoro aumenta la creatività e la produttività”. L’eccessiva omogeneità dei gruppi è un fattore di impoverimento, in natura così come nei rapporti umani.

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