Nel Giappone del periodo feudale, scosso da lotte di potere e scontri armati, nasceva la classe guerriera dei samurai, che non era formata solamente da uomini: oscurate dal prestigio e dalla prevalenza dei guerrieri, c’erano anche le donne samurai.

Inizialmente il compito delle “donne samurai” era quello di proteggere la casa e le terre, un incarico cruciale in quanto i mariti erano spesso lontani, impegnati a combattere contro altri clan o in altri stati. Oltre a badare ai figli e alle faccende casalinghe, spesso le donne si trovavano a dover difendere fisicamente l’abitazione dall’attacco di ladri e invasori: per questo venivano addestrate all’uso di armi, in particolare il naginata (un’arma inastata costituita da una lunga lama ricurva, più larga verso l’estremità. Era un’arma molto versatile che permetteva alla donna di compensare la superiorità fisica dei suoi avversari), allo scopo di proteggere la famiglia e l’onore.

Altre donne si distaccarono dal ruolo di “madre/casalinga in armi”, rispondendo personalmente alla chiamata in battaglia insieme agli uomini: erano le cosiddette onna-bugeisha, guerriere appartenenti alla classe alta della società giapponese. Esse facevano parte della classe bushi (samurai), erano addestrate alla tantōjutsu (una violenta e velocissima lotta con i coltelli) ed erano incaricate della protezione della casa, della famiglia e dell’onore in tempi di guerra.

Come venivano percepite dalla società? È difficile dirlo, poiché se anche venivano considerate di grande importanza quando difendevano il nucleo familiare, sopperendo al ruolo classicamente maschile, sul campo di battaglia molti samurai uomini consideravano un disonore morire al fianco di una donna.

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L’onna-bugeisha Tomoe Gozen

Le onna-bugeisha sono considerate più un’eccezione che una regola: la maggior parte delle testimonianze relega le donne ai loro ruoli più tradizionali. La famiglia del samurai era obbligata a seguire gli ordini del signore feudale, quindi il compito della moglie era raramente quello di combattere (a meno che il marito non venisse a mancare) e più spesso di creare pallottole, effettuare riparazioni, offrire assistenza medica e… preparare le teste dei nemici che venivano prese come trofeo.

Nel periodo Edo (1600-1868), lo status delle onna-bugeisha (e delle donne in generale) peggiorò drammaticamente: in questa fase infatti, il confucianesimo venne adottato come filosofia ufficiale dello shogunato. Il confucianesimo era un sistema morale che tendeva al bene pratico attraverso il mantenimento dell’ordine sociale e utilizzava come modello principale la famiglia, da applicare anche allo Stato.

Questo tipo di struttura era particolarmente sfavorevole per la donna, alla quale erano richieste “tre obbedienze”: al padre, al fratello e al marito (o ai figli maschi, nel caso fosse vedova). Quindi, i valori tramandati dal bushido (lo “stile di vita” richiesto ai samurai, che aveva influenzato anche le donne, nonostante fosse riservato prevalentemente agli uomini), che prevedeva devozione massima e altruismo, ma anche grande passione, furono gradualmente sostituiti da altri più necessari per il mantenimento del sistema delle tre obbedienze: passività, quiete e obbedienza civile.
Le onna-bugeisha, essendo donne, non potevano più viaggiare se non accompagnate da un uomo, e divennero oggetto di molestie da parte degli ufficiali dei punti di controllo e in generale vennero considerate ancora di più come devianti dal loro ruolo tradizionale di madri e mogli.

La documentazione riguardo alle onna-bugeisha è estremamente ridotta e anche se lo storico Stephen Turnbull dichiara che “I reperti archeologici, per scarsi che siano, suggeriscono che ci sia stata una partecipazione femminile in battaglia più ampia di quella implicata dalle sole testimonianze scritte”, solo pochi nomi sono entrati nella storia.

 

L’IMPERATRICE JINGU (circa 169-269)

La sua vita è ormai più leggenda che vera storia, soprattutto a causa della mancanza di documentazione al riguardo. Secondo la tradizione, Jingu guidò l’invasione della Corea nel 200 d.C. in veste di onna-bugeisha dopo che il marito, l’Imperatore Chuai, fu ucciso in battaglia. Si racconta che avrebbe portato a termine la missione senza versare una sola goccia di sangue. Nonostante la sua reale esistenza non sia stata interamente confermata, Jingu diventò l’emblema dell’onna-bugeisha e fu la prima donna ad essere rappresentata sulle banconote giapponesi, nel 1881.

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L’imperatrice Jingu di Tsukioka Yoshitomi (1880)

 

TOMOE GOZEN (circa 1157–1247)

Sicuramente la samurai meglio documentata, visto che la sua storia è raccontata nell’Heike Monogatari.

“Tomoe was especially beautiful, with white skin, long hair, and charming features. She was also a remarkably strong archer, and as a swordswoman she was a warrior worth a thousand, ready to confront a demon or a god, mounted or on foot. She handled unbroken horses with superb skill; she rode unscathed down perilous descents. Whenever a battle was imminent, Yoshinaka sent her out as his first captain, equipped with strong armor, an oversized sword, and a mighty bow; and she performed more deeds of valor than any of his other warriors.”

Fra le sue imprese raccontate dallo stesso libro, ricordiamo: la battaglia di Yokotagawara (1181) in cui Tomoe uccise e raccolse le teste di sette cavalieri; la battaglia di Kurikara (1183) in cui guidò più di mille uomini alla vittoria; la battaglia di Uchide no Hama (1184) dove riuscì a tenere testa a seimila cavalieri con solo trecento uomini.

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Tomoe Gozen

 

NAKANO TAKEKO (1847–1868)

La battaglia di Aizu (1868) contro la restaurazione Meiji vide la partecipazione di molte donne, tra cui Yamakawa Futaba e Yamamoto Yaeko. Takeko si distinse ulteriormente perché durante questo conflitto guidò un corpo di donne samurai, armate di naginata, in uno scontro con le truppe imperiali. Uccisa durante la battaglia, un monumento venne eretto sulla sua tomba e ancora oggi le donne di Aizu commemorano annualmente il suo gesto durante il Festival dell’Autunno.

Nakano Takeko

 

 

Per approfondire:

Women warriors of Japan sul Japan Times

“Samurai Women 1184-1877”, Stephen Turnbull

“The Samurai Swordsman: Master of War”, Stephen Turnbull