Insomma. Hai appena scoperto di essere incinta.

Si apre così Not Funny Ha-Ha: a Handbook for Something Hard, la graphic novel dell’illustratrice e musicista americana Leah Hayes. Uscito ad agosto 2015 (esaurito in fase di prevendita, ad una settimana dall’uscita), il libro racconta la storia di due ragazze che scelgono di avere un aborto. È un libro scevro da moralismi, etichette e giudizi, che arriva a chi lo legge come l’aria più fresca – e assieme, l’abbraccio più confortante.

Leah Hayes ha scritto e disegnato una storia che ha per protagoniste le giovani Lisa e Mary, ma per estensione anche tutte le ragazze e le donne che hanno scelto di abortire nella loro vita. L’intenzione dell’autrice era infatti di trattare non tanto l’argomento in sé quanto “il momento” vero in cui si sceglie di abortire, si procede, e si torna a casa. Quel momento che molto spesso viene ignorato dal dibattito politico (e religioso) che indugia sulla fase immediatamente precedente (la scelta: giusta/sbagliata, pro/contro, si dovrebbe/non si dovrebbe) per poi slittare con un movimento di coda direttamente al dopo, a procedura conclusa.

L’autrice mostra cosa sia quel momento nella vita delle due protagoniste (di finzione, ma universali) e lo fa nel modo più sensato possibile. Con disegni semplici, una vignetta per pagina, e parole rispettose, delicate (indeed, pure divertenti). Leah Hayes prova a confortare i lettori ripetendo che le domande sono importanti e che qualsiasi dubbio ha ragione di essere esplicitato a voce. Nessuna domanda è troppo strana.

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Not Funny Ha-Ha è un libro che parla di aborto e inizia dal momento in cui la scelta è stata presa. Non c’è nemmeno una riga spesa a spiegare come le ragazze sono rimaste incinte. Non una dedicata alla loro situazione sentimentale. Non una sulla loro scelta (di pancia? di testa?). Ci sono invece molte parole gentili per ribadire che non ci si deve sentire sole, spaventate o inadatte, quando si decide di procedere.

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“Qualunque sia la tua ragione, va bene. È la tua”. E da lì inizia il racconto. Come anticipato dal sottotitolo, Not funny ha-ha funziona come un piccolo manuale, che descrive in modo ordinato gli step del percorso che si è scelto di intraprendere. Semplificando: quando vuoi farlo? Dove? E soprattutto, dal momento che esistono due tipologie di aborto (farmacologico e chirurgico), come vuoi farlo? Wait: there are different kinds??? Oh yes.

Le storie di Mary (23 anni) e Lisa (31) si alternano, e mentre una sceglie di avere un aborto di tipo farmacologico, l’altra opta per quello chirurgico. Così l’autrice ci spiega cosa sia uno e cosa l’altro, cosa comportino per chi gli sceglie. Il primo si realizza tramite l’assunzione di farmaci (Mifepristone, la pillola RU-486, commercializzata in Francia nel 1988, poi adottata anche in altri paesi europei; in Italia nel 2009), e può avvenire mentre si sta a casa; il secondo prevede il ricovero in clinica, e un intervento chirurgico del ginecologo.

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Le telefonate (e successive visite) al medico, gli appuntamenti presi e i questionari relativi alla propria situazione fisica; i dialoghi con la famiglia o con l’amica, le sale d’attesa, le televisioni accese sui reality, le persone che aspettano con te (alcune silenziose, altre che dialogano e si tengono compagnia), l’anestesia, le pillole, i pigiami, i crampi, gli assorbenti “ultra”. E il periodo di ripresa. Tutto. In questo piccolo libro giallo (colore che Hayes ha scelto in quanto non “genderizzato”) c’è tutto per chi non ha mai voluto chiedere o non ne ha mai avuta la possibilità, o la curiosità.

È un libro intelligente, che dà moltissime risposte, ma non manca mai di ricordare a chi lo sta leggendo che non si tratta di un trattato medico, e che per qualsiasi dubbio è meglio rivolgersi a personale qualificato. È tutto quello che vorreste vi venisse detto se vi trovaste a dover affrontare la procedura.

Not Funny Ha-Ha è edito da Fantagraphics. Lo potete comprare qui o qui o dal vostro libraio di fiducia. Non è ancora stato tradotto in italiano.

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La cover del libro

Ma in Italia?

Qui le chiamiamo, con una sigla, IVG (Interruzioni Volontarie di Gravidanza). Sono legali grazie all’esistenza della legge 194 (della cui importanza avevamo già discusso).
L’Istat ci dice che siamo uno dei paesi europei con il tasso più basso di abortività volontaria. Nel 2012 sono stati eseguiti 7,6 aborti per 1.000 donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Nel 2011 erano 7,8.

I dati variano a seconda dello stato civile e della nazionalità: l’incidenza è maggiore tra le donne nubili (8,1 per mille) rispetto a quelle coniugate (6,5 per mille); ma fino agli anni Duemila era il contrario. Le donne straniere (e sono anche più giovani rispetto alle italiane) costituiscono circa 34% del totale.

Senza sigle che riducano l’impatto del fenomeno, il nostro è anche il paese in cui rimane allarmante la frequenza dell’obiezione di coscienza: circa l’80% dei medici obietta e non effettua aborti per “scelta”. Eppure esiste la legge 194, eppure è illegale non prestare servizio. Eppure di fronte ai nostri ospedali si organizzano sedute di preghiera per “i mai nati”.

Un libro come quello di Leah Hayes, che anche negli USA non dev’essere stato facile da distribuire (numerosi gruppi pro-life hanno infatti tentato di boicottarlo, senza nemmeno averlo letto, e non serve ricordare il tremendo assalto alla clinica di Planned Parenthood in Colorado Springs di qualche settimana fa), è una lezione di sensibilità che rende reale una pratica spesso pensata in astratto, e fa riflettere su quanto possa essere una scelta difficile a prescindere da quale sia la nostra posizione in merito.

Lei è Leah Hayes. Vive tra New York e Los Angeles

Lei è Leah Hayes. Vive tra New York e Los Angeles