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Non una di meno: la manifestazione del 26 novembre

Non una di meno: la manifestazione del 26 novembre

Il prossimo 26 novembre 2016, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si terrà a Roma la manifestazione Non una di meno, volta ad animare la conversazione sulle numerose violenze e difficoltà che le donne devono ancora affrontare in Italia e all’estero proprio in quanto donne, o perché lesbiche o transessuali.

I temi principali su cui verterà la manifestazione saranno la violenza e i femminicidi, le questioni sanitarie (diritto alla sanità, obiezione di coscienza) e quelle riguardanti donne e lavoro.

Sempre a Roma, il giorno dopo la manifestazione si terranno delle tavole rotonde dedicate alla discussione dei temi riguardanti la protesta. Qui potete trovare tutte le informazione logistiche.
Oltre alla manifestazione nella Capitale, si terranno in diversi giorni e luoghi anche altri eventi correlati in tutta Italia e all’estero: potete consultare questa mappa e trovare l’evento più vicino a voi.

Come simbolo della protesta sono state scelte le Matrioske a rappresentare l’unità delle donne nella lotta contro le discriminazioni. Ad affiancare il motto “Non una di meno” infatti c’è lo slogan “Se toccano una toccano tutte”.

La manifestazione si lega a sua volta a diverse proteste che si sono svolte di recente in altri Stati, ad esempio lo sciopero per la Czarny Protest in Polonia, contro il disegno di legge che se approvato avrebbe abolito qualsiasi forma di aborto; lo sciopero in Argentina contro violenza sulle donne e femminicidio seguito all’assassinio di Lucia Perez, e le proteste in Spagna del 2014, anche quelle rivolte contro una legge di limitazione sull’aborto.

Noi, in quanto Soft Revolution, appoggiamo la protesta e i suoi obiettivi anti discriminatori, e crediamo nel bisogno che questa protesta rimanga, così come era stata pensata, apartitica e universale, in quanto rivolta alla partecipazione di tutti, e tesa a cercare confronto e dialogo, ma soprattutto non disposta ad offuscare i diritti e le istanze di nessuna minoranza.

Ad essere sotto l’accusa della protesta non è di certo genere maschile, ma una condizione culturale che pervade la società e che sostiene e amplifica la discriminazione in modo diverso nei confronti dei diversi sessi e orientamenti sessuali. Crediamo, così come le organizzazioni che gestiscono la protesta e la maggioranza di chi ci parteciperà, che il raggiungimento di soluzioni alle diverse problematiche in gioco sia possibile solo attraverso l’inclusione di tutte le componenti della società.

La violenza sulle donne

È questo uno dei temi principali su cui verterà la manifestazione e di cui verranno trattate molte sfaccettature. Gli ultimi dati Istat sull’argomento contavano quasi 7 milioni di donne tra le vittime di violenza, ovvero il 31,5% delle donne di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Sotto i 16 anni ad aver subito violenza risultavano il 10,6% delle ragazze.
Non sono rari poi i casi in cui le violenze sfocino nell’omicidio: secondo l’Agi sono 76 i casi di femminicidio avvenuti in Italia solo nei primi otto mesi del 2016.

Come viene sottolineato all’interno del sito della manifestazione, non è importante parlare della violenza sulle donne solo in quanto crimine, ma anche di come questa viene discussa dai media e dall’opinione pubblica. Trattandoli come emergenze o come fatti privati interni alla famiglia si rischia di snaturalizzare questi atti di violenza dalla loro radice sessista e discriminatoria, negando la complicità di una condizione sociale di disparità.

Proprio per questo il 27 novembre si parlerà anche di educazione come forma di consapevolezza e anche di prevenzione: si parlerà in particolare del ruolo che potrebbero avere l’educazione alla differenza, alla sessualità e all’affettività nel diminuire le violenze, tutti e tre elementi mancanti sia nel panorama scolastico che, a volte, anche in quello familiare.

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Diritto alla sanità

Il tema sanitario con maggiore risonanza al momento è sicuramente il diritto all’interruzione di gravidanza e le limitazioni alla legge 194/78 causate dall’altissimo numero di medici e operatori sanitari obiettori di coscienza.

Il numero delle obiezioni di coscienza è aumentato negli ultimi anni, passando dal 58% al 70% dei ginecologi, rendendo così molto più difficile e dispendioso l’iter medico per chi decide di intraprenderlo. Come ha spiegato poi recentemente Anna Momigliano su Rivista Studio, l’obiezione di coscienza non è poi così tanto un fattore di coscienza, quanto una questione di interessi e di pressioni sottoposte ai non obiettori.

A complicare la situazione poi è stata la recente proposta di legge finalizzata ad estendere l’obiezione di coscienza anche all’ordine dei farmacisti (proposta di legge tra l’altro introdotta da una citazione di Papa Bergoglio) che una volta approvata prevederebbe la possibilità per il farmacista obiettore di rifiutarsi di vendere farmaci da lui considerati abortivi (che, in casi estremi, potrebbe anche trasformarsi un rifiuto alla vendita di quelli anticoncezionali). L’eventuale approvazione della legge costituirebbe l’ennesimo ostacolo per le donne nella ricerca di farmaci o di trattamenti sanitari a cui hanno diritto secondo la legge.

Entrambe le questioni rientrano poi nel più ampio tema della libertà di scelta per la donna e della sua autodeterminazione in ambito riproduttivo, ovvero il diritto a scegliere in modo autonomo per il proprio corpo negli ambiti che vanno dalla pianificazione familiare allo stesso aborto, senza ostacoli, pressioni o discriminazioni e senza giudizi nei confronti delle scelte che intraprendono.

Sempre quest’anno è stata resa evidente un’altra questione relativa all’accesso alle cure e ai servizi sanitari per le donne: l’Iva fissata sugli assorbenti igienici e i loro simili è ancora fissata al 22%, al pari dell’imponibile sui beni di lusso. Ciò equivale a paragonare dei servizi necessari da un punto di vista igienico all’acquisto di beni superflui: non solo un messaggio sbagliato, ma una manovra che mette in difficoltà le donne più povere nell’acquisto di questi prodotti.

Lavoro e welfare

Non macheranno le discussioni sull’occupazione sia da un punto di vista economico che di facilità di accesso al lavoro: un dato negativo è di sicuro il tasso di occupazione femminile che in Italia si attesta al 46,8% contro il 59,5% della media Ue28 (dati Istat).

In Italia il divario salariale tra uomini e donne a confronto delle stesse mansioni sembra non essere ancora preso in considerazione (la differenza è circa del 7.3%). Questo porta non solamente ad uno stipendio minore per le donne ed a un maggior quantitativo di ore di lavoro non pagate: la differenza di stipendio (e quindi di contributi pagati) si riflette negativamente anche sulle future pensioni.

Oltre alle questioni salariali, diverse difficoltà di natura sociale e istituzionale rappresentano ancora un ostacolo allo svolgimento sereno per la donna della vita professionale, soprattutto per le madri. Lo scarso supporto a livello istituzionale nella cura del bambino, e l’asimmetria ancora presente nelle coppie nella gestione della vita familiare, pesso coincide con un obbligo per la donna ad abbandonare il proprio lavoro, facendo così diminuire le sue possibilità di trovare un altro lavoro in futuro e di sicuro le possibilità di ottenere promozioni.
Nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni l’occupazione femminile infatti è più elevata tra le donne single (78,2 per cento), mentre quella per le donne madri nella stessa fascia di età è stimata al 55,2%.

Questi sono solamente alcuni dei temi che verranno affrontati nel dibattito relativo a questa manifestazione, che includeranno anche temi a livello giuridico e legislativo, la questione del femminismo migrante, ed i percorsi di fuoriuscita da fenomeni di violenza.

Solo queste problematiche però ci permettono di capire l’importanza di una manifestazione che dia ulteriore voce a queste controversie e che si muova verso una futura (e molto sperata) risoluzione.


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