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L’empatia non importa: “Carne vivaR...

L’empatia non importa: “Carne viva” di Merritt Tierce

Molte persone che leggono cercano estremi, durezza (e forse anche violenza) nei romanzi. Distruzione, scontro, ferocia. Del resto, ogni narrazione nasce da un conflitto, e secondo alcune teorie i bambini imparano come affrontare le difficoltà della vita anche dalle storie che gli vengono raccontate, dai lupi pronti a inghiottire nonne e nipoti in un sol boccone.

Tuttavia alcuni conflitti sono descritti a tinte più forti di altri: da bambina pudica quale ero, mi sono sempre disinteressata a questo tipo di racconti, così come ai film horror. Per questo è stato strano ritrovarmi a leggere Carne viva (Sur, 2015) di Merritt Tierce e trovarci una delle letture migliori degli ultimi mesi: è un libro che parla di autolesionismo, massimo senso di inadeguatezza, rifiuto di se stessi, abuso di droga e sesso occasionale.

Ma non era una questione di piacere: era che alcuni tipi di dolore sono il perfetto antidoto per altri.

Carne viva – il cui titolo originale è Love me back, tradotto con “E io amo te” all’interno del testo – è ambientato in Texas, tra ristoranti e cucine più o meno sofisticati. La protagonista è Marie, una ragazza che lavora come cameriera e ha una figlia piccola, di cui è rimasta incinta quando ancora andava al liceo. Soffre di depressione post-parto. Ha sposato il padre della sua bambina, ma lo ha lasciato dopo averlo tradito per l’ennesima volta e vive da sola. Se nella vita privata sembra completamente allo sbando, si taglia, sniffa coca, ha rapporti sessuali con ogni uomo che glieli propone, sul lavoro è metodica, instancabile e pronta a tutto.

A quattro anni sai già leggere e ti chiedo di aiutarmi a imparare a memoria i vari tagli della mucca. Hai la esse blesa e continuo a ordinarti di dire scamone soltanto per il gusto di sentirtela pronunciare. Ma quando ti addormenti vado in bagno e pippo strisce di coca da sopra lo schema dei tagli di carne.

coverQuesto libro non è esattamente un romanzo e molti critici hanno accusato l’autrice di aver cucito insieme una serie di racconti con la stessa protagonista. Ciò che manca è infatti un arco narrativo: Carne viva non si conclude con un’epifania salvifica, racconta passato e presente, ma non getta luce sul futuro. Tierce ne è consapevole e ha ragionato su questa costruzione, come ha spiegato quando Claudia Durastanti l’ha intervistata: “Marie non evolve. È uno dei miei aspetti preferiti del libro, e credo dipenda dal fatto che non so costruire un romanzo. Non voglio sembrare una idiot savant, è che proprio non mi interessano le storie artificiose, anche quando stese in maniera complessa ed elegante. Io rappresento la vita come un campo di forze in cui malessere, misteri e buio sono sempre presenti”.

Carne viva è costruito all’indietro: perché si capisca esattamente cosa ha portato Marie a vivere la sua vita di cameriera in un ristorante stellato dobbiamo pazientare, lasciare che le circostanze della nascita di sua figlia ci vengano svelate pezzo per pezzo, essere pronti ad ascoltarla a lungo per capirla. Tuttavia il testo funziona, e prende, e sono già le tre del mattino e dovrei proprio metterlo sul comodino perché domani devo alzarmi presto.

Le ripetute scene di sesso sono crude, senza alcun pudore, ma anche una ex bambina pudica non riesce a staccare gli occhi e lasciare sola questa ragazza “consapevole ma ignorante, nuova”, e non è questione di voyeurismo.

Eravamo seduti vicini sull’aereo e sembrava che ci conoscessimo da sempre. Nel nostro ambiente di tutti i giorni io avrei pensato che aveva troppi amici ed era troppo bello per me e lui avrebbe pensato che ero troppo intelligente per lui.

Tierce ha alcuni tratti in comune con Marie. È texana, ha fatto la cameriera per diverso tempo, è rimasta incinta a 19 anni e non ha abortito in parte a causa della sua formazione religiosa. Carne viva è il suo libro d’esordio e ora vuole dedicarsi completamente alla scrittura, anche se il suo non è un abbandono all’attivismo. Infatti, Tierce ha fondato e lavorato per dieci anni nell’organizzazione Texas Equal Access Fund (Tea), che finanzia le operazioni di aborto per le donne che non possono permettersele.

Quando ancora lavorava in un ristorante ha donato gran parte delle mance da 2.000 dollari che riceveva da figure pubbliche di orientamento conservatore (come il conduttore radiofonico Rush Limbaugh), proprio a Tea. Ha anche raccontato pubblicamente di aver abortito due volte quando già aveva avuto due bambini.

Carne viva parla anche delle differenze di classe, così evidenti passando dalla sala alle cucine dei ristoranti stellati; da chi può pagare un conto a tre zeri, a chi manda i soldi a casa in Messico e non ha i documenti in regola.

Merritt Tierce

Merritt Tierce

Sull’essere una scrittrice e sulla spinosa questione di come vengono viste le donne che scrivono e le loro opere – che lo scorso dicembre è stata oggetto di un dibattito anche in ItaliaTierce ha detto: “Vorrei che ci fossero più libri sull’esperienza femminile del sesso, della droga, della brutalità, ma se sei donna e scrivi qualcosa che chiama espressamente in causa il rapporto fra uomini e donne e le nostre attese al riguardo, subito quello diventa il tema del libro e il criterio in base al quale viene giudicato”.

Non troverete vittimismo in Carne viva, e nemmeno una ragazza cattiva, se è questa l’impressione che avete avuto finora. Marie non è cattiva e non una è vittima degli uomini, può sembrare si lasci usare ma è lei che usa il sesso, e non solo per farsi del male: mette a tacere dei fantasmi, prova a conoscere il suo corpo, si punisce, arriva fino in fondo a quello che può sentire.

Mentre leggevo a un certo punto ho avuto il dubbio che ci fosse un trucco in questo libro, che Tierce non fosse del tutto onesta, che volesse fregarmi proponendomi belle frasi e un personaggio poco realistico: ma Carne viva è un gran romanzo e ho deciso di crederle.


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