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Jeeg Robot non è il mio eroe

Attenzione: questo articolo contiene riferimenti espliciti alla violenza sessuale.
Contiene inoltre spoiler sul film Lo Chiamavano Jeeg Robot
.


 

di Francesca Falchi

Mia madre ha detto che alle amministrative sulla scheda scrive Jeeg Robot. Voglio bene a mia madre, a Roma e ai film di supereroi, anche se a volte mi fanno rabbia. Ero sicurissima che mi sarebbe piaciuto Lo Chiamavano Jeeg Robot. Studio all’estero, quindi l’ho visto settimane dopo che è uscito. Aveva già ricevuto sedici nomine ai David di Donatello.

Avevo letto solo recensioni entusiaste. Jeeg Robot è subito cult. Jeeg Robot eroe del popolo. Jeeg Robot e la rinascita del cinema di genere italiano. Santo Jeeg nell’alto dei cieli vestito come un black bloc.

Io sono di quell* che rosicano per l’assenza di una tradizione letteraria fantastica in Italia da quando hanno studiato la polemica classico-romantica al liceo. Noi stavamo con Madame de Staël, quando scriveva “dovreste tradurre in italiano gli autori romantici nordeuropei, così magari smettete di ossessionarvi con il canone neoclassico e i pastorelli dell’Arcadia, e scrivete qualche storia di mostri anche voi”.

Gabriele Mainetti e compagnia hanno fatto come voleva Madame de Staël: hanno preso una serie di topos dei film di supereroi americani, e li hanno portati a Roma. Le scorie radioattive stanno nel Tevere, la bomba allo stadio è durante il derby, la guerra tra bande è tra dei borgatari troppo ambiziosi e la camorra napoletana, il villain queer coded canta Loredana Bertè e Anna Oxa.

E la damigella in difficoltà vive in un palazzone grigio di Tor Bella Monaca.

Lui è Sergio (Luca Marinelli), ed è un cattivo queercoded, come zio Scar.

Fabio (Luca Marinelli), ed è un cattivo queer coded, come zio Scar.

Lo Chiamavano Jeeg Robot non mi è piaciuto, a causa del modo in cui è trattato il personaggio femminile, Alessia. Non solo il film si rifà alla più trita tradizione Marvel/DC di ragazza-da-salvare e donna-nel-frigorifero, fa peggio. Mi spiego.

Il film ha tre personaggi principali: Enzo, il protagonista; Fabio, il cattivo; Alessia, il love interest di Enzo.

Fabio e Enzo sono personaggi sfaccettati, hanno personalità. Fabio è un assassino spietato, ma soffre perché si rende conto di essere circondato dallo squallore. Come er Dandy di Romanzo Criminale e l’admin di Roma fa schifo, è talmente ossessionato da liberarsi dal degrado che ha attorno che diventa un mostro. Enzo è disadattato ma in fondo di buon cuore, alla fine capisce la lezione: l’importante è liberarsi dal degrado che hai dentro.

Lei è Alessia (Ilenia Pastorelli), con i suoi disegni.

Alessia (Ilenia Pastorelli), con i suoi disegni.

Alessia è una donna di trent’anni, bellissima, che pensa e si comporta come una bambina. Ha problemi psichici, a causa degli abusi sessuali subiti fin da piccola da parte del padre e degli assistenti sociali. È fissata con i cartoni animati di Jeeg Robot e sogna che Hiroshi Shiba venga a salvarla. La sua disabilità mentale la rende innocente e purissima.

Al contrario dei due maschi, non ha nessuna crescita nel corso del film. Non affronta i suoi demoni, non trova una nuova dimensione, niente. La sua sofferenza serve solo in funzione della crescita del personaggio di Enzo.

Ilenia Pastorelli è brava e bella e ha l’accento romano migliore del film, ma Alessia è un personaggio bidimensionale, e prima della fine viene fridged senza rimpianti. Il “fridging” è un espediente narrativo: far uccidere, ferire, stuprare un personaggio femminile al solo scopo di creare motivazione/sviluppo del personaggio per l’eroe maschio.

La definizione di donna-nel-frigorifero è stata coniata dalla fumettista Gail Simone, da un episodio di Lanterna Verde in cui Kyle Rayner torna a casa e trova la fidanzata fatta a pezzi e stipata nel frigo. Simone ha un sito, Women in Refrigerators, con una lista di superdonne dei fumetti che hanno subito questo trattamento. Ma succede anche in molti film non tratti dai fumetti.

Il regista Mainetti e l’attrice Ilenia Pastorelli ripetono che Alessia è come una bambina. Mainetti dice di essersi ispirato a Léon di Luc Besson, in cui il killer Jean Reno viene “salvato” dall’amore di Mathilda, una ragazzina di dodici anni. Ma Alessia è allo stesso tempo molto meno smaliziata di Mathilda, e molto più sexy. E l’amore tra Mathilda e Léon è rigorosamente platonico; Alessia invece è sessualizzata di continuo, e contro la sua volontà. Alessia è affettuosa, ma non esprime desiderio sessuale. Guarda i porno di Enzo senza eccitazione, come se fossero un documentario. Ha paura di essere toccata.

Lei è Xenja di “Educazione Siberiana” di Salvatores. Ragazza bellissima con una disabilità mentale che tocca il cuore del duro protagonista cresciuto tra piccoli criminali. Come Alessia, prima la portano alle giostre e poi la stuprano.

Xenja di “Educazione Siberiana” di Salvatores. Ragazza bellissima con una disabilità mentale che tocca il cuore del duro protagonista cresciuto tra piccoli criminali. Come Alessia, prima la portano alle giostre e poi la stuprano.

In Jeeg Robot c’è una scena di stupro. È realistica. È così realistica che sono scoppiata a piangere in mezzo al cinema, con mio enorme imbarazzo e grande costernazione del mio ragazzo.

È un date rape: Alessia ed Enzo escono insieme, lui le compra un vestito da principessa in un negozio di costumi, lei è felice, si pavoneggia, lo fa entrare nel camerino, lo bacia sulla bocca, lui continua anche se lei non vuole. Lei prova un po’ a protestare, ma poi sta zitta e aspetta che passi.

Non è presentata chiaramente come una scena di stupro. Penso che molti spettatori non la definirebbero così. Forse neanche il regista, non so. Di sicuro la parola stupro non è menzionata nel film, né in nessuna delle interviste e delle recensioni che ho letto. È presentata, invece, come un momento chiave per la redenzione di Enzo, che a quel punto si rende conto che “non sa amare”.

Insegue Alessia e le chiede scusa. Non per averla stuprata, ma per “non saperci fare con le donne” o qualcosa del genere. Alessia gli risponde “Cavolo, sono contenta che stuprarmi sia stato un momento di illuminazione per te! Su di me non ha avuto alcun effetto, perché tanto ci sono abituata. Infatti credo ancora che tu sia il mio eroe, e sono ancora determinata a illuminare la tua vita con il mio sorriso contagioso. Il nostro rapporto può riprendere esattamente come prima.”

No non è vero, non dice niente del genere. Però tiene il broncio per circa dieci secondi poi lo perdona e torna a fidarsi ciecamente di lui.

Il mio ragazzo mi ha chiesto se volevo uscire dalla sala, e mi ha tenuto la mano per il resto del film. Usciti dal cinema, ha detto: “Però c’è anche una scena in cui uno viene divorato da due cani feroci”.


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  1. Doriana

    7 aprile

    appena ho capito come stavano andando le cose nella scena dello spogliatoio ho infilato la testa nel cappotto, e sì, ho pianto anche io, ero accanto a mia madre e non sono proprio una ragazzina. invece a me è piaciuto moltissimo soprattutto per la protagonista e la sua storia…
    l’attrice che interpreta alessia passava dall’apparire folle ad essere razionale e devastata come nulla fosse, credo che la sua sia stata la performance migliore di tutte perché gli altri protagonisti dovevano mantenere comunque un ruolo piuttosto piatto….invece ho visto una certa sensibilità da parte del regista/sceneggiatore perchè ci ha fatto scoprire il personaggio di alessia piano piano mettendo in luce in tutta la sua crudezza e strazio la vita di una donna che probabilmente non è così raro come possiamo pensare incontrare…e la scena dello stupro , secondo me, è servita a far comprendere che anche un uomo meno schifoso di tanti altri può arrivare a tanto…non ci ho visto un intento “terapeutipo” nei confronti di jeeg ma un mettere a nudo tutto lo schifo, poi quello che scrivono si sa…ad ogni modo ti voglio proprio ringraziare moltissimo perchè finalmente ho letto la rece che aspettavo!

  2. Lucia

    7 aprile

    Sono d’accordo con te. Il film mi è piaciuto per tutto, tranne che per la protagonista femminile. E la scena di stupro mi ha fatto venire un attacco di panico appena uscita dal cinema, che è risultato in un ritorno dall’analista e la scoperta di aver subito un abuso sessuale in passato. Beh, almeno è servita a qualcosa.
    Anche io sono abbastanza sconvolta che in nessuna delle recensioni che ho letto sul film si parli di questa cosa. Secondo me il regista neanche ha realizzato che si tratta di stupro.

  3. laura a.

    7 aprile

    il commento di Doriana mi trova d’accordo, tra l’altro mi pare che la “condotta sessuale” di Enzo si possa considerare diretta conseguenza della sua unica fonte educativa in materia – i dvd porno, il che problematizza con un certo coraggio un altro aspetto della società mediatica oltre all’ansia da visualizzazione di cui è vittima l’antieroe…

  4. Luca

    7 aprile

    Comunque è chiaro che quella è la scena di uno stupro ed è chiaro anche se non viene detto. Mi è sembrata una scena del tutto sensata visto che il protagonista, Enzo, non è affatto una brava persona, è un ladro egoista, anche lui con dei tratti da “ritardato” e “demente”. Nella realtà le persone così sporcano le altre persone.

    E comunque non è affatto vero che lei non si evolve, durante la narrazione, questa è un’interpretazione del tutto strumentale e semplificatoria. Alessia, prima di incontrare Enzo, è completamente scollata dalla realtà e tutta presa dal suo feticcio in cui “letteralmente” abita. Identificando Enzo con Shiba Hiroshi lei “guarisce” e si risolve, uscendo dal suo guscio e lasciandosi alle spalle il padre stupratore. Da notare che c’è un altro tentativo di stupro nella prima parte del film, ma lei non è minimamente preoccupata di essere violentata, ma il rischio che il lettore DVD venga rotto la fa impazzire e scalciare. Più tardi se ne fregherà.

  5. Giuseppe

    7 aprile

    Ciao! Intanto grazie per Women in refrigerators e il concetto di fridged, non ne avevo idea.

    Detto questo, a me il film è piaciuto moltissimo: lo stupro (perché sì, di stupro si tratta) è funzionale al film e in realtà non mi ha sconvolto neanche più di tanto. È un espediente narrativo per caratterizzare il personaggio di Enzo, così come lo erano i due stranieri da squartare perché trasportavano droga, di cui nessuno si preoccupa più di tanto. Anche il non capire la gravità dell’atto, giustificandolo con il “non saperci fare con le donne”, è simbolo della profonda ignoranza del protagonista, che si capisce fin da subito che non è proprio uno stinco di santo.

    Capisco di più la critica al personaggio di Alessia, ma anche qui trovo che Mainetti abbia agito piuttosto bene: come hai detto anche tu, il film pesca a piene mani dai topos supereroistici, contestualizzandoli però nella difficile borgata romana. “Purtroppo” la fanciulla da salvare è proprio uno di questi luoghi comuni del fumetto supereroistico americano. A nessuno piace che sia così, ma è a tutti gli effetti una tradizione letteraria, dovuta indubbiamente a retaggi del passato: dopotutto, ci stupiremmo se in una rivisitazione in chiave moderna di una qualsiasi opera cavallersca ci fosse una damigella in pericolo?
    Considerando quindi Lo chiamavano Jeeg Robot come una rivisitazione romanaccia del fumetto americano, trovo quasi coraggioso il personaggio di Alessia: Mainetti avrebbe potuto mettere una qualsiasi belloccia di turno con zero spessore, invece ha scelto una ragazza con problemi psichici vittima di stupri. Insomma, trovo che sia molto più caratterizzata e interessante Alessia, rispetto ad una qualsiasi Mary Jane che bacia innamorata uno Spiderman sottosopra.

  6. Andrea

    7 aprile

    Pare che i pro siano tutti maschi, ma lo scrivo lo stesso: quoto in toto Luca, il personaggio evolve e nella sua follia sembra quello ad avere lo sguardo più intelligente: per le sue scelte e la sua capacità di vedere il potenziale di Enzo. E’ un personaggio pesissimo, e la scena dello stupro è grave, ma se qualcuno lo scambia per un rapporto consenziente il problema è tutto suo e dall’analista dovrebbe andarci di corsa. Segnalo poi che il regista non è nuovo a questi temi, anzi: consiglio a tutti il suo Tiger Boy (lo trovate qui: https://vimeo.com/144552817) dove parla di pedofilia. Personalmente credo che un personaggio complesso come Alessia non si sia visto da un po’ in un film italiano, e tutto sommato penso sia trattato con una bella delicatezza.

  7. Anna

    7 aprile

    Non sono d’accordo.

    – la damigella è un topos tipico del genere super-eroi (e eroi). Se è maschilista o no dipende da come è usato;

    – in questo caso mi sembra che il topos damigella sia rovesciato: Alessia salva Enzo senza superpoteri. Enzo non sa cosa fare coi superpoteri finché non glielo dice Alessia;

    – Alessia è un personaggio piatto??? oscilla in continuazione tra un mondo infantile, in cui si rifugia per sfuggire al dolore ma anche per coltivare degli ideali alti, e una maturità non dimostrata da nessuno degli altri personaggi. Alessia sa che ogni adulto è responsabile di ciò che accade a tutti gli altri esseri umani e in proporzione agli strumenti di cui dispone. E’ lei che insegna ad Enzo a crescere (‘Salvali tutti’) e fa da madre al padre, nonostante quello che ha subito da lui (si preoccupa per lui e lo tratta come un irresponsabile che ‘sta in fissa a metteme le mani nelle mutande da quando so ragazzina’);

    – la scena dello stupro è bella proprio perché mette in scena uno tipo di stupro raramente raccontato (forse perché non è tutto bianco e nero, il che rende più difficile parlarne): quello in cui lo stupratore non è consapevole di ciò che fa. E’ una metafora estrema di una questione centrale del maschilismo: gli uomini non si rendono conto che non serve essere attivamente maschilisti per rendere la vita un inferno alle donne. E visto che Alessia riesce persino nell’impresa difficilissima di rendere Enzo consapevole di cosa ha fatto, mentre noi non riusciamo a far aprire gli occhi agli uomini nemmeno sui loro micromachismi quotidiani, direi che la damigella dimostra di avere i superpoteri senza tuffarsi nel Tevere.

    PS attenzione: hai confuso Sergio, il padre di Alessia, con lo Zingaro.

  8. Sciuscia

    7 aprile

    Vittoria è quella che ci ha capito di più.
    La critica dal punto di vista femminista la trovo assolutamente fuori contesto. Alessia è fondamentalmente una povera sbroccata, e questo (se vogliamo chiamiamolo espediente narrativo) “giustifica” il regista nel farla comportare come meglio crede e nel privarla di un’ arco narrativo (che comunque anche lei nel suo piccolo ha, come è stato detto sopra).
    Poi vorrei ricordare che altre due donne del film sono la boss camorrista e la nonna LoL che parte all’attacco di Marinelli col ferro da stiro LoL… non proprio due povere donne indifese 😀 .

    Questa recensione dimostra perfettamente i danni fatti dall’obbligo della “visione autoriale” nel cinema italiano.

  9. francesca

    7 aprile

    @Anna: hai ragione ho preso un granchio! Volevo il nome proprio dello Zingaro appunto per non scrivere molto zingaro che mi piace poco, ma ho confuso Sergio con Fabio!

    Per il resto:

    se una persona fa violenza ad un’altra non la “sporca”, su

    le altre donne (la capomafia, la strozzina trans) non sono indifese, e le loro morti teatrali non mi infastidiscono perché tutti i personaggi muoiono male. ok. non c’entra con il fatto che l’innocente che salva il duro misantropo con il suo amore mi ha rotto, e ho trovato il personaggio di Alessia deludente e doloroso e anche banale. voi ci avete visto qualcos’altro, beat* voi.

    E’ brutto (& non opinabile) che io non sia riuscita a godermi un film per molti versi godibile (colonna sonora! recitazione!), perché parla (anche) di violenza sessuale e stupro e li utilizza in un certo modo. Nessun* va a vedere un film così aspettandosi cinema d’autore, o educativo o ideologico. Se qualcuna l’ha visto e le ha fatto strano/si è sentita dimmerda, secondo me è giusto perlomeno parlarne. Non se n’è parlato da nessuna parte, non mi spiego perché, mi fa piacere che se ne possa parlare qui.

  10. andrea

    8 aprile

    È vero. C’è molto maschilismo. Anzi direi di più, c’è maschiocentrismo. Il maschilismo è totalizzante. È sporco, perverso, egocentrico, effeminato, forte, sicuro, avido, violento, curato, trasandato, ricco, povero, sfigato, vincente, credulone, solitario, egoista, e molto altro ancora. Insomma l’uomo è il re del film, o meglio sembra essere il re. Quella ragazza, Alessia, rappresenta una donna in un mondo fisico, barbaro, intossicato dal potere e dalla vanità. Lei è lì, non è mai sexy, mai attraente, mai accattivante. Lei è come hai scritto bene tu, pura. Tu auspichi ad una evoluzione di quel fragile personaggio ma credo sia quella la grandezza del film, proprio la sua statica esistenza ma allo stesso tempo determinante. Lei ha un potere che non è fatto dal suo sesso, non è fatto dai suoi seni, dal suo vestire in maniera sessuale bensì nel suo essere così persa, così preda, così meravigliosamente ultima.in lei c’è tutto quello che manca al resto del mondo maschilizzato. Anche la boss camorrista sembra un uomo. È un mondo senza donna. È un mondo senza femminilità. C’è una bambina mai cresciuta, o forse cresciuta a tal punto da rifiutare tutto tranne la speranza. C’è un’anima che si appiglia alla fantasia e al sogno. Il suo supereroe non vuole sconfiggere il male, vuole la pace. Anche nel cartone la storia parla di potere e sopraffazione. Anche nel cartone la donna è marginale e succube dell’uomo. Così Alessia diventa la salvezza. La sua non è solo follia, è anche ironia. Se durante il film ho riso è grazie a quel meraviglioso personaggio. Secondo me, anche in questa recensione, si nota un’idea della parità come fosse il prodotto di una competizione in cui la donna deve, nonostante tutto, ottenere il suo riconoscimento e centralità. Ma io non credo nella parità, non credo nella competizione, io credo nell’incontro.
    E l’incontro è rappresentato da lei, costantemente in attesa fino a perdersi in un sogno che sul finale diventa realtà. Morendo, lei lascia in eredità, al rozzo supereroe, non la passione da ricordare, ma un compito: salvare l’umanità.
    Laddove tutti avevano abusato di lei, prima di morire, Alessia, priva di rancore, ha un solo desiderio, ovvero che il suo eroe possa salvare tutti e non solo i buoni. Tutti! Altro che Marvel.

  11. AnnaMagnanima

    8 aprile

    ma davvero noi donne abbiamo bisogno che in un film in cui si vede chiaramente uno stupro ci venga anche detto che quello che abbiamo visto è proprio uno stupro? non capisco quelle che credono che mainetti FORSE non se n’è accorto che quello è proprio uno stupro. cioè, il cinema funziona per IMMAGINI. se poi preferite LE PAROLE leggete un libro e non andate al cinema. chiedo scusa se urto la sensibilità di qualcuno. il mio commento non è per sminuire gli stupri ma per riportare l’attenzione sulla funzione di DESCRIVERE PER IMMAGINI che un film dovrebbe avere prima di voler fare la morale. forse siete un pò troppo assuefatte agli spiegoni?

  12. Ariel

    8 aprile

    Non sono d’accordo con l’articolo, pur essendo familiare con termini e concetti come fridging, queercoded etc.
    Credo che il regista sapesse benissimo quello che stava facendo, mi piace quest’ultima interpretazione di Andrea, e il film è bellissimo.

    Ma anch’io ho sofferto al cinema, e non poco. E la sofferenza maggiore non era solo quello che stavo guardando, ma il sapere che non tutti avrebbero percepito quella scena come l’ho percepita io, ovvero come uno stupro. Il sapere che troppi, come Enzo, avrebbero pensato che semplicemente lui era un coglione che non ci sapeva fare e quindi andava bene così, aveva solo fatto una cazzata.
    Mi ha spezzato il cuore vedere, nelle recensioni in cui lo stupro non veniva mai menzionato, nei confronti con gli amici pieni di difese e omissioni, vedere che purtroppo la mia sofferenza aveva ragione di essere.

    Quindi, pur non essendo d’accordo, sono felice che questo articolo ci sia, perché almeno questa discussione si possa avere.

  13. Anna

    9 aprile

    @Francesca, può darsi che abbia ragione tu, io sono andata a vedere il film sapendo che non si trattava di una parodia di film di supereroi, ma di una rivisitazione dura del genere americano, autoriale come sono autoriali gli spaghetti western di Leone, che non parlano di coraggiosi cowboys in sella sul Rio Grande, ma di rivoluzioni messicane, guerre civili sanguinose, capitalisti che per costruire ferrovie non si fanno scrupoli a trucidare bambini. Quindi mi aspettavo di vedere le violenze su chi, nella nostra società, ha meno potere da parte di chi ne ha di più (violenze degli italiani sui migranti, degli uomini sulle donne, dei mafiosi sui ladri di polli, ecc ecc).
    In questo contesto, mi sembra che una scena di stupro come quella del film non poteva mancare: nel senso che se fosse mancata il film avrebbe nascosto un tipo di abuso che esiste, e in tal caso l’elenco degli abusi di potere che fanno da ambientazione alla vicenza supereroistica sarebbe stato ipocrita. Ho apprezzato il fatto che a stuprare Alessia sia il buono, per i motivi che ho detto prima, perché se fosse stato il cattivo allora sì, che sarebbe stato uno stupro da frigorifero, messo lì solo per intrattenere lo spettatore e spiegare la vendetta di jeeg. Invece quella scena serve a farci capire chi abbiamo davanti: due disadattati, due che stanno alla frutta, lui non si rende nemmeno conto di stuprarla, lei, come hai detto tu, c’è addirittura quasi abituata. Tutti e due (e non solo loro due) sono gomitoli di problematiche, non solo Alessia. Capirei la tua critica se Enzo fosse un uomo perfettamente equilibrato e razionale, ma invece è uno che si nutre solo di yogurt e guarda porno dalla mattina alla sera. In questo film i personaggi sono tutti avanzi di una società terribile. Eppure loro due, Enzo e Alessia, evolvono. Lei dimostra la propria delusione, protesta, lui capisce parzialmente quello che ha fatto. Ma sono personaggi persi, che non hanno più il tempo di redimersi, perché sono già oltre il punto di non ritorno e perché ci si mette di mezza il resto del mondo.

  14. Anna

    9 aprile

    @francesca
    Poi scusa, ma anche questa cosa che vuoi evitare di chiamare lo Zingaro ‘lo Zingaro’, mi dà da pensare. Nel mondo reale esistono persone che hanno come soprannome ‘lo Zingaro’, e guarda che non è nemmeno usato nel significato dispregiativo che immagini tu. I film si danno ambientazioni realistiche, non ambientazioni politically correct in cui i piccoli delinquenti sono soprannominati ‘il Minoranza Etnica’ (grazie al cielo).
    Stai scrivendo una recensione di un film in cui esiste un personaggio che si chiama ‘lo Zingaro’, perché non dovresti chiamarlo col suo nome?

    Io personalmente penso che il politically correct ci servirà solo finché esisteranno razzismo, sessismo ecc ecc, dopo potremo finalmente tornare a parlare liberamente e senza ipocrisie, perché se le parole hanno un’accezione negativa è solo a causa della cultura che gliela dà, tolta quella, sono solo parole, anche con una storia, parole che hanno abitato la letteratura alta e bassa, e sono pure belle.

    PS https://www.youtube.com/watch?v=Zwgur9cSXHI

  15. pixelrust

    9 aprile

    sono un uomo e mi viene voglia di morire, mentre leggo i commenti di ALTRI UOMINI che vengono QUI a spiegare a delle DONNE come interpretare la narrazione di uno stupro, cioè una forma di violenza attuata sistematicamente da UOMINI.

    ascoltare in silenzio no eh? meglio dire la nostra, queste femmine stanno sicuramente esagerando! dovrebbero darsi una calmata.

  16. Sciuscia

    9 aprile

    Pixelrust, non c’entra nulla essere uomini o esperti di stupro, ma capire la sottile differenza tra un film e un documentario.

  17. Serenella

    9 aprile

    Io credo che la forma estrema e insensata di femminismo che trasuda da questo articolo sia il più grave danno possibile per le donne nel 2016. E parlo da donna.

    Per la cronaca il film non mi è piaciuto neanche un po’.

  18. Damiano

    9 aprile

    Secondo me una storia va vista e letta per ciò che è. Questo è un film che parla di superpoteri dati a persone che vivono nel degrado. Ci sguazzano, ci soffrono. Il “cattivo” è uno ossessionato dalla notorietà, non gli interessa conquistare il mondo ma fare visualizzazioni su youtube. Il “buono” è un ladruncolo, disadattato, al limite della sociopatia. L’unico personaggio davvero positivo è la protagonista femminile, abusata, fragile, instabile. Eppure è positiva, come solo una persona davvero buona può esserlo. La storia funziona proprio per quello, proprio perchè è solo lei quella positiva.
    Lui l’ha stuprata e neanche se n’è reso conto, è proprio così, perchè al mondo ci sono uomini che ragionano proprio così. A cui sembra naturale ciò che ha fatto. Non giustifica il suo stupro, non perchè il film voglia giustificarlo, ma perchè lui per primo non è in grado di cogliere la gravità di ciò che ha fatto, finché… finché non comprende che la sta perdendo. Il protagonista è un animale, e come tale va educato. colpito col giornale quando ti morde pensando di giocare. Questo avviene nel film. Io credo che chi ha scritto l’articolo non possa comprenderlo perchè non ha compreso cosa ha visto. Questa non è una storia di supereroi, ma di degrado, di come questo può marchiare la vita delle persone e di come lentamente e con fatica, avendone la possibilità se ne possa uscire, sbagliando e capendo dove ci si sbaglia. Il femminismo qui conta poco, non si applica ai subumani.

  19. Mac Klaus

    9 aprile

    Il problema di questo tipo di critiche, è sempre quello: il voler trovare a tutti i costi una finalità pedagogico-educativa in una espressione artistica. Così si obbligano le produzioni culturali a seguire uno schema prefisso, quando invece la creatività è nell’osare in tutti i sensi.

  20. Magda

    9 aprile

    Molte delle cose che avrei da obiettare sono già state scritte nei commenti precedenti ed è inutile ripeterle.
    Mi limito a osservare che la recensione stessa è contraddittoria: prima si dice che lo stupro è messo in scena in modo realistico e poi che non viene presentato come tale. É realistico e inequivocabilmente tale, il fatto che la parola stupro non sia adoperata è semplicemente un altro elemento di realismo, considerato che si tratta di due personaggi quasi completamente privi di consapevolezza di sé e della realtà circostante, cresciuti in contesto in cui degrado, violenza, squallore e abbrutimento rappresentano la quotidianità. Il fatto che i personaggi non abbiano gli strumenti per riconoscere uno stupro come tale non significa che regia e messa in scena non lo presentino invece per quello che è, o che il pubblico non sia in grado di riconoscerlo. Se dovessimo sottolineare in maniera didascalica tutto quello che avviene, in nome del politicamente corretto, il risultato sarebbe una fiction Rai e conosciamo tutti gli eccelsi esiti artistici cui questo genere di scelte conducono.

  21. Eos

    10 aprile

    Comunque l’antagonista non si chiama Sergio ma FABIO.
    Sicura di aver prestato la giusta attenzione durante la visione di questo film? Perché anche definire “bidimensionale” un personaggio come quello di Alessia solo in quanto ragazza fragile mi pare una bella svista.

  22. Anna

    10 aprile

    “Il fatto che i personaggi non abbiano gli strumenti per riconoscere uno stupro come tale non significa che regia e messa in scena non lo presentino invece per quello che è”.
    E’ come dice @Magda, l’avevo pensato ma non l’avevo scritto. I personaggi, come è stato detto anche da altri (@Damiano ecc) sono tutti prodotti del degrado, l’unico modo per chiarire ancora di più la scena del camerino, senza inserire un assistente sociale alle calcagna di Alessia a mo’ di grillo parlante, era metterci la voce fuori campo che spiega ‘ma quel giorno Enzo la stuprò…’.

    Ma io penso che sia una questione di aspettative. “Jeeg robot non è il mio eroe” se vado al cinema a vedere un film di eroi senza macchia e senza paura con i mantelli al vento e le corazze ipertecnologiche scintillanti, sicuramente non lo è.

  23. Lyle

    11 aprile

    La scena del camerino non è uno stupro. Alessia lo vuole quanto Enzo. Quello che emerge dalla scena è esattamente quello che dice Enzo: non ci sa fare con le donne perché è un personaggio anaffettivo, disadattato e socialmente interrotto e che al momento di entrare in intimità con una donna non ha altri esempi se non i porno di cui è vorace.
    Lei cerca di fargli capire che dovrebbe fare piano, con dolcezza, ma lui è travolto da un desiderio che ha sempre e solo soddisfatto da solo e con ferocia, e questo fa sì che il rapporto sia ‘traumatico’ per entrambi.
    Il modo in cui lui, goffo e devastato dal senso di colpa, le chiede scusa è di una delicatezza unica. E per quanto faccia storcere il naso alle femministe, il perdono di lei (condito da un paio di vaffanculo epocali) dice molto sulla caratura umana di Alessia.
    Oltretutto, come se ci fosse bisogno di ribadirlo (un momento, il bisogno evidentemente c’è), Mainetti racconta una storia di violenza e degrado culturale ed emotivo. La racconta, non la promuove.
    Date rape un par de ciufoli, a volte basta togliersi il prosciutto dagli occhi per cogliere le sottigliezze di una storia, piuttosto che strumentalizzarne gli elementi più superficiali per fare delle invettive faziose.
    Riguardo poi al personaggio femminile, Alessia non è che un topos delle storie a fumetti (e non solo): è la bella e innocente ‘damsel in distress’ che trasforma da sola l’intero sistema di valori di un protagonista. Non mi pare poco, narrativamente parlando è la chiave di volta di tutto. L’eroina forte e indipendente oggigiorno è ovunque, basta saper cercare. E sono sicurissimo che ce ne sarà una nel sequel. Ma quando si tratta di storie classiche, soprattutto le origin story di un supereroe, ci sono dei canoni ben precisi. Chiunque ha qualcuno da proteggere, qualcuno che è in una posizione di vulnerabilità e che sa tirar fuori il meglio di noi. Che sia un cane, una donna, un bambino. Riconoscere in una persona la debolezza e non sfruttarla a proprio vantaggio, ma prendersela a cuore e cercare di aiutarla fa di noi delle brutte persone? E se un supereroe non lottasse per i più deboli, che supereroe sarebbe? La sua stessa esistenza implica quella di un’intera categoria di personaggi ‘deboli’, che rappresentano la nostra infanzia e il desiderio di sentirsi protetti da un’essere forte e buono (per estensione, perché no, anche un dio). Ciò fa di tutti noi dei sessisti, specisti o quant’altro? Non penso proprio.
    Ma soprattutto… prendere una storia per quello che è senza trovarci per forza connotazioni del genere ogni tanto non sarebbe liberatorio?
    We don’t want realism, we want magic.

  24. Daniele

    11 aprile

    Grazie per l’articolo. Lo aspettavo da un po’.

    È come scrivi tu, il film viene elogiato da ogni parte senza che nessuno abbia pensato a puntare il dito su alcuni aspetti che (perlomeno ad alcune persone) possono dare fastidio.

    Senza dilungarmi più di tanto, personalmente ritengo il personaggio di Alessia un concentrato di cliché sessisti come difficilmente pensavo di rivedere nel 2016.

    E, sempre personalmente, non vedo il motivo per cui non si possa fruire un film (o qualsiasi altra opera) come semplice intrattenimento e al tempo stesso smontarlo per cercare di capire quello che ci dice della società che l’ha prodotto.

    Magari anche solo per poter dire “Questo film mi ha dato fastidio per il motivo X”.

  25. Camelia Bianca

    12 aprile

    @Lyle: no, mi spiace, ma quello È uno stupro. Alessia viene forzata ad avere un rapporto sessuale che non desidera, o che forse desidera ma chiaramente non in quelle modalità, dunque sì, siamo davanti ad un episodio di violenza sessuale.
    O per te si parla di stupro soltanto quando la “vittima” urla e scalcia, mentre negli altri casi è semplicemente *fare la difficile*?

    Non condivido gran parte dell’articolo però a quanto pare quello della comprensione della scena da parte del pubblico è un problema reale.
    Ma la colpa ovviamente non è del film, quanto del pubblico stesso: se non hai almeno una costola incrinata per le percosse non eri obbligata a darla.

  26. Tizio

    13 aprile

    Per me il regista ha voluto denunciare quello che pensi tu solo che tu, con il tuo pregiudizio, non lo hai afferrato…
    Io spettatore uomo che crescita posso vedere in un uomo che, seppur supereroe, stupra una ragazza che ha problemi nel giorno in cui indossa il vestito che sognava da bambina che invece a lui provoca solo un impulso sessuale?
    Lei che crescita puo’ avere,
    Segnata dagli stupri del padre?
    Il fatto che lei perdoni e’ alla base della psicologia dello stupro, stuprata dal padre e dal supereroe, gli uomini per i quali aveva piu’ ammirazione…
    Perdonare per far finta che non sia vero che proprio lui ti ha stuprata!

  27. Costanza

    13 aprile

    Per chi dice “guardate che sono perfettamente consapevoli di mettere in scena uno stupro”, ecco Nicola Guaglione, autore del soggetto e uno degli sceneggiatori:

    “Anzi, più che uno stupro è una sorta di masturbazione”

    (qua: http://www.roarmagazine.it/interviste/lo-chiamavano-jeeg-robot-nicola-guaglianone-sceneggiatore.html)

  28. the_voice

    14 aprile

    @ Costanza ho letto o era un intervista video (ora non ricordo) il regista parlare espressamente di stupro e spiegarlo. E anche l’altro sceneggiatore in un intervista se non ricordo male parla di stupro e lo spiega. Purtoppo non mi ricordo quali interviste sono in mezzo alle tante che hanno rilasciato in tv, web e stampa.

  29. Margherita Ferrari

    19 aprile

    Leggendo l’intervista condivisa da Costanza direi proprio che emerge un punto di vista che conferma la tesi dell’autrice dell’articolo.

    “Anzi, più che uno stupro è una sorta di masturbazione, quindi qualcosa di fortemente autoreferenziale ed “egoista”, e proprio questo è il motivo per cui lei si arrabbia.
    Quella scena è molto funzionale alla successiva scena di perdono sul tram, che abbiamo scritto e riscritto molte volte, che secondo noi era fondamentale per testimoniare un certo cambiamento, che non potrebbe avvenire se non passando per una morte di quello che c’era prima.
”

    Francesca Falchi parlava per l’appunto dell’episodio di violenza sessuale come funzionale allo sviluppo di un personaggio maschile. Si tratta di un cliché che ha stufato. Punto.

  30. Mari

    19 aprile

    A dire il vero tutti quelli che hanno visto il film erano abbastanza sconvolti dalla scena di stupro e anche piacevolmente colpiti che la protagonista fosse un personaggio femminile non stereotipato, le sue reazioni sono imprevedibili ed è coerente anche quando in un certo senso lo perdona e che lui trovi una motivazione così idiota, perchè sono entrambi due personaggi tarati dalla realtà che li circonda e che non si sono sviluppati relazionalmente in modo sano, quindi in qualche modo si trovano e si comprendono entrambi accettando la disfunzionalità dell’altro che comunque è diversa dalla propria. Il bello è che entrambi da disfunzionali riescono a appianare e a comprendere questi comportamenti errati proprio perchè di base non sono persone cattive e in qualche modo si aiutano a vicenda, non per questo senza commettere errori più o meno gravi.

  31. Isocardia

    20 aprile

    Mi ero già ripromessa di vedere questo film se fosse uscito nuovamente nelle sale, vuoi perché amici che stimo e sanno riconoscere il vero Cinema me ne hanno parlato molto bene, vuoi perché l’immaginario a cui attinge Mainetti è lo stesso dove mi sono abbeverata io durante l’adolescenza (anche se ho qualche anno in più di lui). E, guarda caso, il mio robot giapponese del cuore era proprio Jeeg.
    Adesso, dopo il tuo articolo e il racconto delle sensazioni che ti ha suscitato la scena dello stupro, ho un motivo in più.
    Perché la mia prima volta avvenne in modo simile: il ragazzo con cui uscivo mi costrinse ad avere un rapporto completo. Nonostante le conseguenze devastanti che quel fatto ebbe sulla mia psiche (e sul mio corpo), non riuscivo a definirlo stupro. Neppure a pensarlo come tale.
    Siamo abituati ad associare la violenza sessuale a un maniaco che ti aspetta armato di coltello sotto casa, oppure a un branco di esaltati che ti usano come recipiente per vomitare la loro rabbia misogina. Ma il tuo ragazzo no. Il tuo ragazzo non ti stupra. Ed è per questo che non reagisci come dovresti, non urli, non cerchi di difenderti in ogni modo possibile, non lo colpisci. Alla fine te la sei cercata, che diritto hai di fare la vittima? Prima dici di sì, poi di no. Deciditi. È un po’ anche colpa tua, sei stata troppo compiacente. Come certi imeni.
    È questo che ci hanno insegnato. E forse anche Mainetti ha imparato la lezione. O forse no.
    Te lo dirò quando avrò visto il film. Tornerò qui e ti scriverò cosa ne penso. Credo che la mia opinione possa definirsi… autorevole. In fondo sono un’esperta in materia.

  32. zioluc

    20 aprile

    Grazie per non aver pubblicato il mio precedente commento, che era acido ma non per questo illegittimo. Per me una conferma sul modo di ragionare e vedere il mondo che si usa da queste parti.

  33. MAMMALUC

    20 aprile

    Grazie per aver non-pubblicato commenti acidi.

    Penso che Soft Revolution Zine non abbia l’obbligo di ospitare i commenti di nessuno. Se qualcuno è in vena di scrivere acidità, può aprirsi un sito tutto suo e scriverci quello che vuole.

    Quello di dover venire ascoltati mi sembra un sense of entitlement molto diffuso tra noi maschietti.

  34. AnnaMagnanima

    26 aprile

    …evvai che c’è il crossover con i400Calci!!!

  35. maura

    28 aprile

    Contrariamente a Francesca, da donna e femminista, ho apprezzato proprio ciò che non Le è piaciuto. L’assoluta veridicità dei personaggi femminili. Quello è un mondo in cui le donne sono pensate per soddisfare i bisogni degli uomini, un mondo maschiocentrico in cui nessuno, neppure le donne, riconoscono uno stupro. Perché usare le donne a prescindere è normale. Anche da parte di padri e fratelli. Non che i maschi tra loro si trattino meglio. E’ normale usare i neri per trasportare droga, dove gli zingari rubano, i trans fanno i soldi ma finiscono pestati o uccisi e dove la norma è uccidere ed essere uccisi. L’unica emancipazione possibile per una donna, uno zingaro, un nero è diventare peggiore dei maschi bianchi. E infatti, l’antagonista femminile napoletana non è l’antagonista dei ragazzi, ma soprattutto della protagonista femminile. Raccontare questa realtà non significa certo essere d’accordo!
    Quanto alla sua morte, non c’era scampo. Poteva ucciderla con effetto catartico. Banale, scontato, già visto? O farli vivere per sempre felici e contenti, con lui che torna a casa dopo aver fatto giustizia da lei che gli cuce i calzini? Io la vedo così. perché quello è un film italiano e si svolge nei quartieri degradati. La morte era inevitabile, perché la morte è inevitabile in quel mondo. Son morti giovani tutti gli amici, di droga, di polizia, di scontro tra bande. Son morti i cani, son morti i nemici.