Attenzione: questo articolo contiene riferimenti espliciti alla violenza sessuale.
Contiene inoltre spoiler sul film Lo Chiamavano Jeeg Robot
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di Francesca Falchi

Mia madre ha detto che alle amministrative sulla scheda scrive Jeeg Robot. Voglio bene a mia madre, a Roma e ai film di supereroi, anche se a volte mi fanno rabbia. Ero sicurissima che mi sarebbe piaciuto Lo Chiamavano Jeeg Robot. Studio all’estero, quindi l’ho visto settimane dopo che è uscito. Aveva già ricevuto sedici nomine ai David di Donatello.

Avevo letto solo recensioni entusiaste. Jeeg Robot è subito cult. Jeeg Robot eroe del popolo. Jeeg Robot e la rinascita del cinema di genere italiano. Santo Jeeg nell’alto dei cieli vestito come un black bloc.

Io sono di quell* che rosicano per l’assenza di una tradizione letteraria fantastica in Italia da quando hanno studiato la polemica classico-romantica al liceo. Noi stavamo con Madame de Staël, quando scriveva “dovreste tradurre in italiano gli autori romantici nordeuropei, così magari smettete di ossessionarvi con il canone neoclassico e i pastorelli dell’Arcadia, e scrivete qualche storia di mostri anche voi”.

Gabriele Mainetti e compagnia hanno fatto come voleva Madame de Staël: hanno preso una serie di topos dei film di supereroi americani, e li hanno portati a Roma. Le scorie radioattive stanno nel Tevere, la bomba allo stadio è durante il derby, la guerra tra bande è tra dei borgatari troppo ambiziosi e la camorra napoletana, il villain queer coded canta Loredana Bertè e Anna Oxa.

E la damigella in difficoltà vive in un palazzone grigio di Tor Bella Monaca.

Lui è Sergio (Luca Marinelli), ed è un cattivo queercoded, come zio Scar.

Fabio (Luca Marinelli), ed è un cattivo queer coded, come zio Scar.

Lo Chiamavano Jeeg Robot non mi è piaciuto, a causa del modo in cui è trattato il personaggio femminile, Alessia. Non solo il film si rifà alla più trita tradizione Marvel/DC di ragazza-da-salvare e donna-nel-frigorifero, fa peggio. Mi spiego.

Il film ha tre personaggi principali: Enzo, il protagonista; Fabio, il cattivo; Alessia, il love interest di Enzo.

Fabio e Enzo sono personaggi sfaccettati, hanno personalità. Fabio è un assassino spietato, ma soffre perché si rende conto di essere circondato dallo squallore. Come er Dandy di Romanzo Criminale e l’admin di Roma fa schifo, è talmente ossessionato da liberarsi dal degrado che ha attorno che diventa un mostro. Enzo è disadattato ma in fondo di buon cuore, alla fine capisce la lezione: l’importante è liberarsi dal degrado che hai dentro.

Lei è Alessia (Ilenia Pastorelli), con i suoi disegni.

Alessia (Ilenia Pastorelli), con i suoi disegni.

Alessia è una donna di trent’anni, bellissima, che pensa e si comporta come una bambina. Ha problemi psichici, a causa degli abusi sessuali subiti fin da piccola da parte del padre e degli assistenti sociali. È fissata con i cartoni animati di Jeeg Robot e sogna che Hiroshi Shiba venga a salvarla. La sua disabilità mentale la rende innocente e purissima.

Al contrario dei due maschi, non ha nessuna crescita nel corso del film. Non affronta i suoi demoni, non trova una nuova dimensione, niente. La sua sofferenza serve solo in funzione della crescita del personaggio di Enzo.

Ilenia Pastorelli è brava e bella e ha l’accento romano migliore del film, ma Alessia è un personaggio bidimensionale, e prima della fine viene fridged senza rimpianti. Il “fridging” è un espediente narrativo: far uccidere, ferire, stuprare un personaggio femminile al solo scopo di creare motivazione/sviluppo del personaggio per l’eroe maschio.

La definizione di donna-nel-frigorifero è stata coniata dalla fumettista Gail Simone, da un episodio di Lanterna Verde in cui Kyle Rayner torna a casa e trova la fidanzata fatta a pezzi e stipata nel frigo. Simone ha un sito, Women in Refrigerators, con una lista di superdonne dei fumetti che hanno subito questo trattamento. Ma succede anche in molti film non tratti dai fumetti.

Il regista Mainetti e l’attrice Ilenia Pastorelli ripetono che Alessia è come una bambina. Mainetti dice di essersi ispirato a Léon di Luc Besson, in cui il killer Jean Reno viene “salvato” dall’amore di Mathilda, una ragazzina di dodici anni. Ma Alessia è allo stesso tempo molto meno smaliziata di Mathilda, e molto più sexy. E l’amore tra Mathilda e Léon è rigorosamente platonico; Alessia invece è sessualizzata di continuo, e contro la sua volontà. Alessia è affettuosa, ma non esprime desiderio sessuale. Guarda i porno di Enzo senza eccitazione, come se fossero un documentario. Ha paura di essere toccata.

Lei è Xenja di “Educazione Siberiana” di Salvatores. Ragazza bellissima con una disabilità mentale che tocca il cuore del duro protagonista cresciuto tra piccoli criminali. Come Alessia, prima la portano alle giostre e poi la stuprano.

Xenja di “Educazione Siberiana” di Salvatores. Ragazza bellissima con una disabilità mentale che tocca il cuore del duro protagonista cresciuto tra piccoli criminali. Come Alessia, prima la portano alle giostre e poi la stuprano.

In Jeeg Robot c’è una scena di stupro. È realistica. È così realistica che sono scoppiata a piangere in mezzo al cinema, con mio enorme imbarazzo e grande costernazione del mio ragazzo.

È un date rape: Alessia ed Enzo escono insieme, lui le compra un vestito da principessa in un negozio di costumi, lei è felice, si pavoneggia, lo fa entrare nel camerino, lo bacia sulla bocca, lui continua anche se lei non vuole. Lei prova un po’ a protestare, ma poi sta zitta e aspetta che passi.

Non è presentata chiaramente come una scena di stupro. Penso che molti spettatori non la definirebbero così. Forse neanche il regista, non so. Di sicuro la parola stupro non è menzionata nel film, né in nessuna delle interviste e delle recensioni che ho letto. È presentata, invece, come un momento chiave per la redenzione di Enzo, che a quel punto si rende conto che “non sa amare”.

Insegue Alessia e le chiede scusa. Non per averla stuprata, ma per “non saperci fare con le donne” o qualcosa del genere. Alessia gli risponde “Cavolo, sono contenta che stuprarmi sia stato un momento di illuminazione per te! Su di me non ha avuto alcun effetto, perché tanto ci sono abituata. Infatti credo ancora che tu sia il mio eroe, e sono ancora determinata a illuminare la tua vita con il mio sorriso contagioso. Il nostro rapporto può riprendere esattamente come prima.”

No non è vero, non dice niente del genere. Però tiene il broncio per circa dieci secondi poi lo perdona e torna a fidarsi ciecamente di lui.

Il mio ragazzo mi ha chiesto se volevo uscire dalla sala, e mi ha tenuto la mano per il resto del film. Usciti dal cinema, ha detto: “Però c’è anche una scena in cui uno viene divorato da due cani feroci”.