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Le mestruazioni nel 2015: un riassuntone

Le mestruazioni nel 2015: un riassuntone

Si è parlato molto di mestruazioni nel 2015, in diversi paesi e per diverse ragioni. Ecco un riassunto per chi si fosse pers* dibattiti, hashtag e dati legati a un argomento considerato ancora scabroso.

Contro la tampon tax in giro per il mondo

Nel Regno Unito il partito laburista ha cercato di abolire la tassa che equipara gli assorbenti a beni di lusso, la cosiddetta tampon tax. Non c’è riuscito: il 26 ottobre la mozione per eliminare l’iva al 5% è stata rigettata con la motivazione che le direttive dell’Unione europea lo vietano. Le femministe britanniche hanno giustamente sottolineato come la tassa sugli assorbenti sia una tassa di genere, dato che solo metà della popolazione è costretta a pagarla e per ragioni indipendenti dalla propria volontà. Alcune hanno giustamente reagito alla mossa del governo concepita come premio di consolazione: usare i proventi della tampon tax per finanziare i servizi di aiuto alle donne vittime di violenza domestica. Solo le donne devono aiutare le donne in difficoltà?


Anche in Australia si è parlato della tampon tax, purtroppo con esiti simili a quelli britannici. Il 21 agosto si è deciso di non eliminare l’imposta al 10% per non diminuire le entrate statali. Nonostante una petizione da 90mila firme e questo video, una parodia di “Drop it like it’s hot” in cui compare anche la sorella del primo ministro australiano Tony Abbott.

(Non è l’unico di questo tipo: ho fatto una playlist su YouTube dei migliori che ho trovato).

Una vittoria su questo fronte è stata ottenuta in Canada, dove dal 1 luglio gli assorbenti non sono più tassati e in Malesia, dove ad aprile l’iva è passata dal 10 al 6% (nonostante alcuni parlamentari abbiano riso perché si parlava di mestruazioni). In Francia, dopo un’accesa battaglia parlamentare, la tassa è passata dal 20% al 5,5 grazie al voto dell’11 dicembre. Probabilmente ora il dibattito si sposterà a Bruxelles perché i gruppi femministi vogliono che l’iva sugli assorbenti sia cancellata a livello europeo.

Se vi state domandando com’è la situazione a proposito di tampon tax in altri paesi, sappiate che probabilmente il paese dove è più alta è l’Ungheria (27%), che tra le misure d’austerità introdotte in Grecia l’iva sui prodotti sanitari, assorbenti inclusi, è salita dal 13 al 23%, che negli Stati Uniti varia fino al 9% a seconda degli stati, e in Italia al 22% (vi va di firmare qui?). In Kenya non c’è, e nemmeno in Irlanda perché è stata eliminata prima dell’entrata del paese nell’Ue.

 

Il ciclo sui social network

Per restare in Irlanda, il 2 novembre molte donne hanno cominciato a twittare dettagli sul proprio ciclo mestruale al premier Enda Kenny per protestare contro le norme per cui l’aborto è reato – il senso della campagna era “se decidi sul mio apparato riproduttivo, allora devi conoscerne i dettagli”. Un simile uso dei social network c’è stato in India, anche se per ragioni diverse. Dal 20 novembre molte ragazze hanno cominciato a condividere selfie con gli hashtag #HappyToBleed e #SmashPatriarchy per protestare in particolare contro l’amministratore del tempio hindu di Sabarimala, nel Kerala, dove è vietato l’ingresso alle donne dai 10 ai 50 anni per evitare che possano “contaminare” il luogo sacro se mestruate. In generale, si è trattato di una presa di posizione contro una società che considera impure le donne con il ciclo e vieta loro di svolgere diverse attività.

I social network sono stati usati diverse volte come strumento di sensibilizzazione in merito a tematiche che riguardano il corpo femminile, anche solo per la percezione che se ne ha nell’immaginario collettivo. In alcuni casi però sono stati teatro di forme di censura. È successo alla canadese Rupi Kaur, che a marzo ha pubblicato su Instagram le immagini di un progetto universitario sul tema delle mestruazioni come tabù. Dopo 24 ore Instagram ha rimosso l’immagine. Kaur l’ha ripubblicata più volte, fino a che l’attenzione che si era accesa sulla questione ha convinto Instagram a togliere la censura sul post originale.

thank you @instagram for providing me with the exact response my work was created to critique. you deleted a photo of a woman who is fully covered and menstruating stating that it goes against community guidelines when your guidelines outline that it is nothing but acceptable. the girl is fully clothed. the photo is mine. it is not attacking a certain group. nor is it spam. and because it does not break those guidelines i will repost it again. i will not apologize for not feeding the ego and pride of misogynist society that will have my body in an underwear but not be okay with a small leak. when your pages are filled with countless photos/accounts where women (so many who are underage) are objectified. pornified. and treated less than human. thank you. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀ ⠀⠀⠀ ⠀ this image is a part of my photoseries project for my visual rhetoric course. you can view the full series at rupikaur.com the photos were shot by myself and @prabhkaur1 (and no. the blood. is not real.) ⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀ i bleed each month to help make humankind a possibility. my womb is home to the divine. a source of life for our species. whether i choose to create or not. but very few times it is seen that way. in older civilizations this blood was considered holy. in some it still is. but a majority of people. societies. and communities shun this natural process. some are more comfortable with the pornification of women. the sexualization of women. the violence and degradation of women than this. they cannot be bothered to express their disgust about all that. but will be angered and bothered by this. we menstruate and they see it as dirty. attention seeking. sick. a burden. as if this process is less natural than breathing. as if it is not a bridge between this universe and the last. as if this process is not love. labour. life. selfless and strikingly beautiful.

A photo posted by rupi kaur (@rupikaur_) on

Invece la blogger Alaura Weaver ha provato a diffondere tramite Facebook una serie di post sulla storia degli assorbenti. Il social network le ha impedito di effettuare una campagna sponsorizzata perché apparentemente il post violava le proprie regole sulla pubblicità, promuovendo “la vendita o l’uso di prodotti per adulti”. La ragione per cui il significato del post è stato frainteso era che mostrava un’immagine di nudo (un quadro del diciottesimo secolo). Nonostante Weaver abbia poi cambiato immagine, il blocco è rimasto.

 

Questioni più serie

In alcuni paesi purtroppo quando si parla di mestruazioni ci sono problemi più gravi della tampon tax. Secondo un rapporto dell’Unicef pubblicato a febbraio 2015, nei paesi in via di sviluppo più della metà delle scuole non hanno bagni privati e molte ragazze non possono permettersi gli assorbenti: per questa ragione c’è una correlazione tra assenteismo scolastico e mestruazioni. A volte si tratta addirittura di abbandono degli studi. Alcune iniziative cercano di risolvere questo problema diffondendo l’uso di assorbenti riutilizzabili e mutande specifiche per i giorni del ciclo in Uganda e altri paesi.

In Cina, invece, all’inizio di novembre si è discusso di una nuova legge che permetterebbe alle donne che lavorano di prendersi un permesso speciale per stare a casa nei giorni del ciclo. Secondo molti sarebbe una misura discriminatoria che indica le donne come lavoratori di seconda scelta e potrebbe dare ai datori di lavoro una ragione in più per non assumerle.

Una questione che invece riguarda anche i paesi sviluppati è quella degli assorbenti per le senzatetto. Nel Regno Unito tre ragazze hanno deciso di lanciare una petizione e una raccolta fondi per fornire gratuitamente prodotti igienici alle donne senza una casa. L’idea è nata dopo aver letto un articolo di Vice pubblicato a gennaio. Iniziative simili sono poi nate anche in altri paesi.

Infine, si è parlato di endometriosi. Si tratta di una malattia che non minaccia la vita delle donne che ne sono affette, ma la rende comunque molto difficile: porzioni di endometrio si generano in varie zone del corpo diverse dall’utero e nei giorni del ciclo sanguinano causando infiammazioni e dolore, dato che il sangue non può essere espulso. Colpisce il 10% delle donne in età fertile e molto spesso non viene diagnosticata o è riconosciuta in ritardo. Lena Dunham ne è affetta e lo ha raccontano nell’ottavo numero della newsletter Lenny, dedicata proprio all’endometriosi. Anche il Guardian ha dato un sacco di spazio a questo argomento a settembre.

 

Un elenco puntato per completezza

– Una riflessione sulle app per monitorare il ciclo su un blog del New York Times, e la nostra su Soft Revolution.

Una campagna pubblicitaria inizialmente bandita dalla metropolitana di New York mostra le mestruazioni in modo nuovo.

– In Nepal alcune donne sono costrette a vivere fuori casa nei giorni del ciclo. Ne parla un webdoc realizzato da Al Jazeera.

– Tra le varie uscite di Donald Trump ce n’è stata anche una sulle mestruazioni. Gli è stato risposto con #PeriodsAreNotAnInsult.

– In Francia si è parlato molto della scelta di alcune donne di assumere certi tipi di pillole contraccettive per non avere le mestruazioni. In Italia c’è un’unica pillola di questo tipo, si chiama Cerazette.

– La bambola Lammily, creata grazie al crowdfunding per opporsi all’estetica di Barbie, è venduta anche con un kit che spiega le mestruazioni alle bambine. È un’idea interessante?

Una ragazza col ciclo ha corso una maratona a Londra senza assorbente ad agosto, se ne è parlato parecchio e lei è una tosta (fa la batterista anche per M.I.A.).


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