Le donne non sono realmente schiave un po’ su tutta la terra? […] Perché togliete alle donne ogni esistenza politica e l’accesso a ogni funzione? Le donne non condividono, come voi, lo spirito, il giudizio, il genio, il coraggio, le virtù, la forza? […] La cosiddetta debolezza della donna, la sua cosiddetta incapacità a tale o tal altro lavoro, o impiego, non è opera della barbarie, del pregiudizio, di un’odiosa educazione?

Queste parole sembrano tratte da un’invettiva incendiaria di qualche convegno femminista del secolo scorso. La fonte è invece, inaspettatamente, un giornale di moda. L’avventura del Journal des Dames et des Modes iniziò nel 1797, in una Parigi ormai infervorata di democrazia, che aveva visto l’ascesa inarrestabile della nuova classe sociale, la borghesia. L’illuminata Francia di fine Settecento aveva fatto alle donne un regalo inaspettato, un pizzico di libertà.

Improvvisamente, le dame dell’alta borghesia parigina si erano sgravate della zavorra della Chiesa e avevano scoperto di avere un corpo oltre che un’anima, un corpo che poteva essere adornato. Si erano liberate anche della zavorra della monarchia assoluta e dei rigidissimi dettami della moda di corte, che imponeva loro un solo stile, quello scelto dal capriccio della regina di turno. Con queste nuove consapevolezze, la lettrice del Journal des Dames et des Modes trovava davanti a sé un giornale à la page, che accanto ai figurini con gli abiti più in voga promuoveva emancipazione e coscienza di sé.

La cosiddetta Citoyenne Henri fu la prima donna a salire su una mongolfiera, in compagnia di André-Jacques Garnerin. L'illustrazione, apparsa sul Journal, diede vita ad un vero e proprio scandalo.

La cosiddetta Citoyenne Henri fu la prima donna a salire su una mongolfiera, in compagnia di André-Jacques Garnerin. L’illustrazione, apparsa sul Journal, diede vita ad un vero e proprio scandalo.

I figurini furono fondamentali in questo processo. Le illustrazioni del Journal contribuirono per la prima volta a diffondere l’immagine del corpo femminile in una veste libera e concreta, non idealizzata. Le incisioni rappresentavano donne impegnate in qualche attività, al di fuori dell’ambito casalingo, a volte anche in situazioni inusuali, mentre praticavano sport o guidavano vetture. Donne padrone di sé, della loro vita, ben vestite perché decidevano di esserlo e non perché costrette dalla società o dagli uomini.

Gli articoli erano anche più audaci. Temi come la critica al matrimonio, il diritto al voto, l’istruzione femminile non erano affatto infrequenti. Non mancavano nemmeno resoconti dell’attualità politica, per aiutare le lettrici a formare una propria coscienza indipendente da quella del marito.

Questo figurino mostra una donna mentre gioca con il "Diablo". Lasciarsi andare a comportamenti giocosi era malvisto in società.

Questo figurino mostra una donna mentre gioca con il “Diablo”. Lasciarsi andare a comportamenti giocosi era malvisto dalla società di allora.

Dopo 38 anni di proprietà maschile, nel 1835 il Journal passò in mano ad una donna: Marie de l’Épinay. Grazie al suo costante e infaticabile lavoro, si venne a costituire non solo una redazione tutta al femminile, ma anche un centro di studi di genere ante litteram, dove temi che potremmo paragonare all’autocoscienza erano all’ordine del giorno.

Marie de l’Épinay non poteva cambiare bruscamente l’ordine stabilito con un periodico femminile. A quell’epoca, un proposito del genere forse non era nemmeno concepibile; il suo obiettivo, piuttosto, era quello di migliorare la vita quotidiana delle donne. Le lettrici del Journal non ricevevano l’emancipazione “dall’alto”, non avevano bisogno che qualcuno le guidasse nel processo di affermazione di sé: il Journal non diceva alle donne che imparare a nuotare le avrebbe liberate, ma, tra un nastro e un cappellino, pubblicizzava una scuola di nuoto femminile.

Con la morte della direttrice, il giornale finì la sua avventura, ma la sua eredità continuò a vivere nei numerosi giornali che lo imitarono, come il milanese Corriere delle Dame. Di lì a poco, la prima ondata di femminismo sarebbe esplosa, e questa volta sì che la storia sarebbe cambiata davvero.


Per approfondire:
A. Kleinert, Moda ed emancipazione femminile: il modello del Journal des Dames et des Modes, in Donne e giornalismo. Percorsi e presenze di una storia di genere, a cura di S. Franchini e S. Soldani, Milano, Franco Angeli, 2004