di Cecilia Boschini

Carissimo Sig. Rossi, passeggero del posto 33 in un treno qualsiasi,
sono la ragazza che occupava con la propria compagna la coppia di sedili proprio di fronte al suo.
Le scrivo per dirle che l’ho vista fissarci di sottecchi oggi. Temo che sia stato sfortunato, non si è accorto che fuori era buio e i finestrini riflettevano le sue occhiate.

Non si senta in imbarazzo, essere curiosi non è un reato e sicuramente lei non è il primo a fissarci in quel modo: abbiamo incontrato decine di persone che, similmente, distolgono lo sguardo non appena ci voltiamo. La sua aria simpatica però mi ha spinta a scriverle per condividere con lei, osservatore occasionale, le mie riflessioni di osservata.

Io e la mia compagna non ci siamo mai nascoste né vergognate del nostro amore e abbiamo vissuto questo essere un po’ al centro dell’attenzione in modo assolutamente positivo, perché eravamo consce di stare dimostrando alla gente comune che una coppia gay non è poi così diversa da tutte le altre coppie: come una qualsiasi coppia di innamorati, anche noi giriamo per mano mentre facciamo shopping, ci scambiamo sguardi innamorati per strada, o ci rubiamo un bacio quando il semaforo è rosso. Ogni passo verso la “normalizzazione” degli omosessuali è un passo verso l’accettazione e i diritti che da decenni rivendichiamo, e noi eravamo (e siamo) orgogliose di portare il nostro contributo, per quanto piccolo.

illu-coppie

Illustrazione di Carol Rollo

Le occhiate degli sconosciuti ci seguivano (e seguono) ovunque, al supermercato, al cinema, in spiaggia, in università, durante l’aperitivo. Abbiamo scoperto che questi sguardi spesso sono un preambolo a commenti ad alta voce (mai positivi, purtroppo) e attenzioni indesiderate. Piano piano, l’entusiasmo ha ceduto il passo all’esasperazione e a una punta di ansia.

Ci siamo rese conto che tutti quegli sguardi ci classificano inequivocabilmente come diverse. Non siamo solo una coppia di persone innamorate, siamo una coppia di lesbiche, siamo un fenomeno da baraccone, siamo stra-ordinarie. Tutta questa attenzione insomma ci sta togliendo ciò che desideriamo di più: il diritto ad essere banali.

All’apparenza siamo già due persone ordinarie: siamo le classiche ragazze della porta accanto, educate, un po’ timide, niente tatuaggi o piercing visibili, vestite più o meno uguali a tante altre ragazze della nostra età. Finita l’università, ci stiamo affacciando sul mondo del lavoro, i nostri sogni per il futuro sono gli stessi di molte altre coppie: una casetta con giardino, un cane, bambini se si riesce. Niente di più: la banalità fatta lesbica.

Eppure, basta uno sguardo indiscreto per spezzare l’incantesimo: qui, su questo treno, sedute di fronte a lei, noi siamo comunque diverse da tutte le coppie eterosessuali, divise da loro da questa occhiata di sottecchi, l’ultima delle centinaia che abbiamo affrontato negli ultimi tre anni.

Capisco che sia difficile immaginare il fastidio che questa situazione può generare, ma provi per qualche minuto a rifletterci. Le garantisco che non è un delirio paranoico perché io stessa, prima di scoprirmi omosessuale, più di una volta ho fissato insistentemente coppie gay, incuriosita.

Le ho scritto, carissimo Sig. Rossi, perché rifletta sull’importanza che può avere uno sguardo. Non le sto chiedendo di non fissare mai più una coppia gay se la incontra – sarebbe un’inaccettabile restrizione della sua libertà – dopotutto siamo in un luogo pubblico e, se fissare in modo insistente è maleducazione, un’occhiata curiosa è più che lecita. Magari era solo sorpreso perché non aveva mai visto una coppia lesbica, o perfino contento di vedere una coppia omosessuale che non si nasconde perché è un sostenitore dei diritti dei gay.

Piuttosto la prossima volta, se incrocia il mio sguardo, invece di girarsi dall’altro lato mi sorrida: a lei non farà male, ma a me restituirà la mia agognata banalità. Che bisogno c’è di vergognarsi? Lei stava solo guardando una coppia di innamorate.

Le auguro una buona continuazione del suo viaggio.

Cordiali saluti,
Una lesbica innamorata