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Premi letterari per donne: perché sono ancora impo...

Premi letterari per donne: perché sono ancora importanti

Il Baileys Prize (prima noto come Orange Prize) è un riconoscimento britannico che ogni anno viene assegnato a un’autrice di qualsiasi nazionalità per il miglior romanzo originale scritto in inglese e pubblicato nel Regno Unito durante l’anno precedente. Il fatto che la competizione restringa i possibili candidati ad autrici di solito genera un certo tipo di polemica, vale a dire che un premio per la letteratura prodotta da donne non è altro che autoghettizzazione; è un’argomentazione che viene spesso impiegata anche contro le cosiddette quote rosa.

Prendiamo in esame tre premi letterari europei aperti a uomini e donne: il Booker Prize per il Regno Unito, il Prix Goncourt per la Francia e il Premio Strega per l’Italia.

Il Booker – di più recente istituzione – viene assegnato dal 1969; la prima vincitrice è stata Bernice Rubens nel 1970 e in totale è stato assegnato a delle autrici sedici volte (16/46), che corrispondono quindi al 34% dei vincitori. Il Booker, in generale, si distingue dagli altri due anche per una maggiore inclusione etnica (in parte dovuta anche al criterio della lingua): dieci laureati sono di origini non europee, di cui tre donne (Keri Hulme, Kiran Desai e Arundhati Roy), il che rispecchia la percentuale totale di autrici.

Il Goncourt – il più antico – risale al 1903; la prima vincitrice è stata Elsa Triolet nel 1944 e in totale è stato assegnato ad autrici 11 volte (11/112), il corrisponde al 10% dei vincitori. Il Goncourt è stato assegnato soltanto ad autori per i primi trentuno anni della sua esistenza; volendo considerare solo il periodo postbellico, le autrici diventano 10/70, vale a dire il 14%. Il premio Goncourt è stato vinto da sei persone di origine africana, tra le quali una sola autrice (Marie Ndiaye con Trois Femmes Puissantes).

Lo Strega ha visto la propria prima edizione nel 1947; la prima vincitrice è stata Elsa Morante nel 1957, e da allora è stato assegnato a 10 autrici (10/68), il 14% dei vincitori. L’ultima scrittrice a vincere il premio Strega è stata Melania Mazzucco nel 2003; anche se il laureato del 2016 fosse una donna, questo sarebbe lo stesso il più lungo intervallo tra due assegnazioni femminili dalla fondazione del premio. Il premio Strega non è mai stato vinto da una persona di ascendenza non europea.

Nonostante questi riconoscimenti abbiano funzionamenti diversi (e a volte non proprio trasparenti), tutti hanno qualcosa in comune: i vincitori uomini sono la schiacciante maggioranza. E quindi?

Illustrazione SR

Illustrazione di Marina Cicero

1. Gli uomini scrivono meglio delle donne.

State leggendo un articolo su Soft Revolution, di conseguenza speriamo che non abbiate bisogno di lezioni di femminismo per principianti. Esistono scrittori, scrittrici, persone che scrivono di professione e che non si riconoscono nei due generi: dando per scontata l’alfabetizzazione di base (che non è sempre stata scontata per tutti, anzi), il genere di una persona non ne influenza l’abilità nello scrivere.

 

2. Ma tutti questi premi sono sempre stati assegnati al romanzo giudicato più meritevole.

È tautologico dire che ogni anno abbia vinto il romanzo giudicato più meritevole. Meno ovvi sono i criteri a cui deve rispondere questo ipotetico Romanzo Più Meritevole; un recente studio ha mostrato come sia meno probabile che i libri incentrati su personaggi femminili vincano dei premi.

Lo studio, nello specifico, esamina premi anglosassoni – tra cui il Booker – ma, una volta considerati i protagonisti dei libri vincitori del Goncourt e dello Strega, si nota come il problema sia a dir poco diffuso. Questo disinteresse verso le esperienze e la vita di metà dell’umanità, correlata alla tendenza ad assegnare riconoscimenti ad autori uomini, è alla base dello scarso numero di nomi femminili nei palmares.

 

3. Cosa te ne frega dei premi? Leggi quello che ti pare.

I premi sono un indice di quello che la cultura ritiene importante e premiabile. Per uscire dal contesto del genere: i premi Nobel per la Letteratura assegnati a Boris Pasternak, ad Aleksandr Solženicyn e a Svetlana Aleksievič non sottolineano solo la forza delle rispettive opere letterarie, ma danno un messaggio anche ad altri livelli.

Per inciso, esiste un solo romanziere italiano «puro» ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura, e quel romanziere è Grazia Deledda. A parte Dario Fo (a cui è stato assegnato in tempi recenti e che è una figura sui generis), è forse il nostro Nobel più trascurato dai programmi scolastici, anche se resta comunque una delle poche autrici italiane a essere quantomeno considerata dalle scuole.

”Leggi quello che ti pare” è un ottimo consiglio. Ma possiamo davvero quello che ci pare se accettiamo il canone senza interrogarci sulle forze che l’hanno plasmato? Continuare a sostenere una gerarchia di qualità senza effettivo fondamento, oltretutto, non ferisce tanto i lettori forti quanto i lettori occasionali: è probabile un lettore medio-scarso si affidi con una certa (anche legittima) fiducia ai premi letterari. Se le uniche esperienze valide e meritevoli di essere premiate sono quelle narrate in maggioranza da uomini, con protagonisti in maggioranza uomini, questo ipotetico lettore medio-scarso non si allontanerà mai dal seminato.

 

4. Capisco tutto, ma continuo a ritenere che i premi «per scrittrici» siano un ghetto.

Le copertine "da donne" per le autrici non smettono di apparire

Copertine “da donna” al di là del tipo di romanzo: check.

Gone Girl di Gillian Flynn è stato tradotto come L’Amore Bugiardo e associato a una copertina su cui campeggiava un barattolo di smalto rovesciato, commercializzandolo come un libro “rosa”.

Allo stesso modo, A Manual for Cleaning Women di Lucia Berlin è diventato La Donna che Scriveva Racconti.

Dell’interesse maligno suscitato da Elena Ferrante (in contrasto con le interviste serie e piene di input che le richiedono all’estero) abbiamo già parlato più volte.

Il ghetto esiste comunque, nonostante un secolo di lotte femministe a ogni livello, perché il cambiamento sociale – pur non essendo affatto impossibile – è lento e graduale. Finché non si arriverà a un effettivo livello di parità (non solo di genere), è importante essere consapevoli di come si sono formati i nostri canoni culturali e continuare a sostenere il lavoro meritorio dei gruppi sociali marginalizzati.


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  1. Chiara

    30 maggio

    Pur continuando ad avere dei dubbi sull’autoghettizzazione / sulle quote rosa, trovo le tue riflessioni molto interessanti. Mi rimane una perplessità: cosa intendi per “romanziere italiano ‘puro’ “?

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