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Il mistero di Agnes Cecilia e l’importanza d...

Il mistero di Agnes Cecilia e l’importanza della memoria

Devi cercare! aveva gridato, così forte che le parole erano riecheggiate per tutta la sala. Ma quando Nora aveva chiesto dove doveva andare, e cosa doveva cercare, non aveva ricevuto altra risposta che: Va’ in un luogo che non conosco, in cerca di quel che non so!

Quando, dopo un numero imprecisato di anni ho sentito nominare di nuovo Il mistero di Agnes Cecilia, la prima cosa che mi è tornata in mente è stata questa frase. A essere sincera, non ricordavo granché del libro, eccetto 1- l’invito ad andare in luoghi sconosciuti in cerca di cose altrettanto oscure, 2- la trama a grandi linee (una ragazzina orfana che va in cerca del passato della sua famiglia, in seguito al trasloco in una nuova casa) e 3- il fatto che a dodici anni mi era piaciuto moltissimo.

Dal momento che altrove ho scritto che non esistono libri per bambini e libri per adulti, ma semplicemente libri belli e libri brutti, ho pensato che poteva essere arrivato il momento di rileggere questo romanzo di Maria Gripe e vedere, dopo un imprecisato numero di anni, se aveva ancora qualcosa da dirmi.

Copertina italiana de Il mistero di Agnes Cecilia.

Copertina italiana di una vecchia edizione de “Il mistero di Agnes Cecilia”

È così che ho ritrovato Nora. Nora ha quattordici anni, vive con gli zii e Dag, loro figlio, dopo essere rimasta orfana (dettaglio che quando lo lessi la prima volta mi terrorizzò alquanto), ma non è la classica protagonista dei romanzi strappalacrime sugli orfani. Gli zii di Nora sono effettivamente bravissime persone, lei bibliotecaria, lui professore, che se ne prendono cura come se fosse realmente loro figlia; Dag, il cugino-fratello, è il suo confidente e migliore amico.

Paradossalmente, quella che sembra meno a suo agio in questa situazione sembra proprio la stessa Nora, che rimugina all’infinito e si dà la colpa di tutto, sottolineando di continuo che – per quanto sembri, per quanto tutti si stiano sforzando – lei non fa parte realmente della famiglia.

La sua storia comincia dopo il trasloco in un nuovo appartamento, quando inizia a essere attraversata, suo malgrado, da eventi inspiegabili: rumore di passi quando in casa non c’è nessuno, telefonate che la salvano da incidenti, la sveglia con il meccanismo rotto che riprende a ticchettare (al contrario!) soltanto quando accade qualcosa di strano.

Tutto potrebbe avere una spiegazione razionale, ma difficilmente questa basta. E così, cercando di venire a capo del mistero della casa, attraverso degli oggetti ritrovati in dei vecchi ripostigli e qualche indagine, Nora finisce dentro altre storie appartenenti a un tempo che non c’è più, ma così incredibilmente concrete e vicine – in particolare, nella storia di una bambina rimasta da sola, proprio come lei.

Nora e Dag in una scena dell'adattamento cinematografico del libro (fatto nel 1991 e a quanto pare disponibile solo in svedese)

Nora e Dag in una scena dell’adattamento cinematografico del libro, risalente al 1991.

Senza dubbio, il tema principale de Il mistero di Agnes Cecilia è quello della memoria. Attraverso oggetti personali, testimonianze di vario tipo e i fenomeni inspiegabili di cui sopra, Nora riesce a rimettere insieme e a ricordare la storia di una sua lontana parente, una quasi zia di secondo grado, sorella di sua nonna: Cecilia. Se è troppo tardi per aiutare lei, forse, non è troppo tardi per sistemare le cose nel presente, rimediando a delle ingiustizie familiari che vanno avanti da troppo tempo. Le domande “Chi è Agnes Cecilia? Sono due persone o è una soltanto?” accompagnano il lettore per tutto il viaggio, e la risposta definitiva arriva soltanto alla fine del libro.

Ma non è questa l’unica storyline del racconto, non c’è soltanto Nora che va alla ricerca della storia della sua famiglia: c’è anche il rapporto di Nora con gli adulti e il suo crescere senza genitori, avendo il cugino-fratello Dag come unico alleato. Lei e Dag sono molto uniti, forse vagamente attratti l’uno dall’altra; il mistero di Agnes Cecilia è l’unica cosa che riesce a mettersi fra loro: alcune rivelazioni Nora è costretta a tenerle per sé, e a Dag non rimane nient’altro che indagare per conto suo, sviluppando la sua storia.

Fra parentesi, quello di Dag è un personaggio che personalmente ho adorato. Ho apprezzato molto che in un libro scritto nel 1981 sia stato citato con estrema naturalezza, a più riprese, il suo andare a scuola di danza classica, come se non fosse nulla di troppo diverso dall’andare a giocare a calcio o a pallacanestro.

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L’autrice svedese Maria Gripe (1923-2007)

La trama ambientata nel passato spesso entra in collisione con il tempo in cui si trova a vivere Nora. È perlopiù una storia di donne e di sorellanza, ma anche di vigliaccherie e piccole cattiverie. Maria Gripe è riuscita ad affrontare, in un libro considerato per bambini, il tema delle ragazze madri, dei figli non voluti e del carico di vergogna che viene gettato addosso alle donne in queste situazioni, in modo sorprendentemente efficace.

Ci sono immagini oniriche e incantate, scene surreali, ma non viene risparmiata nemmeno la prosaica realtà di una bambina abbandonata in orfanotrofio, o il concreto rischio del morire di parto a inizio del secolo scorso. I sogni e il dolore e le voci di queste donne rimangono intrappolati nell’appartamento in cui Nora va a vivere, e per qualche motivo sta a lei dare un senso a tutto questo, cercando di imparare dal passato una lezione utile per il presente.


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  1. Stefania

    2 dicembre

    Come si intitola l’adattamento cinematografico?

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