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Il problema di Hollywood e le parole per discuterl...

Il problema di Hollywood e le parole per discuterlo

Per il secondo anno di fila, tutte le nomination come miglior attore o attrice agli Oscar sono andate ad attori e attrici caucasic*. Come giusto, questo non è passato sotto silenzio: l’hashtag #OscarsSoWhite e il boicottaggio da parte di vari volti noti di Hollywood (Spike Lee, Jada Pinkett e Will Smith tanto per citarne alcuni) sono solo un paio di esempi.

Sembrava di poter vedere il panico dell’Academy mentre cercava di trovare una soluzione il più in fretta possibile, poi apparsa nella forma di nuove regole di appartenenza all’Academy – al momento formata al 73% da uomini, 93% da bianchi e con un’età media di 63 anni.

Purtroppo, varie celebrity con un po’ di razzismo interiorizzato e un publicist da licenziare hanno detto comunque la loro. Julie Delpy ha dichiarato che preferirebbe essere afroamericana, perché nessuno sfotte gli afroamericani quando dichiarano qualcosa, mentre invece succede alle donne (chissà se ha mai sentito la parola “intersezionale”). Michael Caine, che è un Tory e quindi mi sta antipatico per principio, non ha capito niente. Kristen Stewart ha detto di “fare qualcosa invece di stare seduti a lamentarsi”.

La mia (s)preferita, però, è stata Charlotte Rampling, che ha detto che la discussione sull’inclusione a Hollywood è “razzista verso i bianchi”. Quando ho letto questa frase prima ho sbattuto la testa sulla scrivania ripetutamente, e poi ho pensato a questo video, che ho linkato a più persone con cui non avevo voglia di litigare.

In breve: il razzismo verso i bianchi non esiste, non esiste, NON. ESISTE. Tutti possono avere pregiudizi, ma il razzismo è quello di un oppressore verso un oppresso. Il pregiudizio di una persona non bianca non colpirà mai la persona bianca in maniera sistemica come l’opposto fa da secoli.

Si può dire (non necessariamente a ragione, ma si può dire) che gli attori e le attrici bianc* che sono stat* nominat* meritassero davvero la loro nomination più di chiunque altr*. Si può anche dire, e questo è vero, che il problema con l’inclusione a Hollywood non venga dalle nomination, ma dal fatto che le persone non-bianche vengano ingaggiate così raramente. Si deve sempre, ad ogni modo, usare il cervello prima di sparare delle idiozie di quella dimensione.

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Fatevi spiegare delle cose da Viola Davis

Nel contesto dello stesso dibattito, la regista Ava DuVernay ha discusso con il New York Times di come trovi la parola “diversity” (diversità, differenziazione) rivoltante, e di come quello di Hollywood non sia un problema di diversity, ma di inclusione.

Noterete che ho usato “inclusione” anche qualche paragrafo fa; l’avrei fatto se non avessi letto quello che ha detto DuVernay? Probabilmente no, ma ho imparato che è un modo migliore di descrivere un tema che mi sta a cuore e quindi lo farò da questo momento in avanti. Nel corso degli anni, ho fatto degli errori ma ho anche imparato a modificare il mio linguaggio perché fosse rispettoso e inclusivo. Mi sono state insegnate parole nuove, e in cambio io le ho insegnate ad altre persone.

Il tema di febbraio 2016 sarà parole, e durante questo mese affronteremo nello specifico alcune delle discussioni che abbiamo avuto spesso in redazione, ad esempio quella sull’uso dell’asterisco e dei trigger warning. Parleremo anche di scrittrici che amiamo, di come vengono descritti i corpi delle donne, del catcalling, ma anche di password e sicurezza online.


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  1. Paolo

    1 febbraio

    gli afro-americani non sono assenti da Hollywood come attori e come registi, attori e registi afro-americani hanno vinto pochi Oscar,ma credo che le cose miglioreranno. Che l’Academy abbia cambiato le regole di appartenenza è credo un passo nella giusta direzione

  2. PIXELRUST

    2 febbraio

    Non siete forse d’accordo con Paolo?

    In fondo gli afro-americani non sono letteralmente assenti al 100% da Hollywood…Quindi non esageriamo con le accuse! Le cose miglioreranno presto! Bravi quelli dell’Academy!

    (non si capisce su cosa si possa fondare questo ottimismo, visto che le notizie di brutalità e continue ingiustizie contro i non-bianchi continuano a essere all’ordine del giorno)

    A me pare che il focus dell’articolo fosse non tanto e non solo l’inclusività nelle nominations, ma il modo demente con cui vari bianchi hanno reagito, e le parole fuori luogo che hanno usato per farlo.

    Per “Paolo” invece l’importante è trovare un aspetto positivo della vicenda e concentrarsi su esso, confermando la fiducia nello status quo.
    Se vi siete imbattute nei suoi commenti su questo sito e avete osservato la dialettica che cerca di stabilire rispetto al senso degli articoli, avrete notato che sono quasi tutti tentativi di minimizzare e ridurre il problema delle discriminazioni che vengono denunciate da Soft Revolution. Sembrano dire letteralmente: “Ragazze, dovreste darvi una calmata”.

  3. Paolo

    3 febbraio

    non voglio assolutamente dire quel che lei mi attribuisce ma creda pure quello che vuole

  4. Cassandra

    8 febbraio

    tanti applausi per pixelrust, è riuscita a esplicitare ciò che pensavo da molto tempo.

  5. Simona

    23 febbraio

    Standing ovaation per Pixelrust! E bell’articolo

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