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Da grande voglio essere come Grace and Frankie

Da grande voglio essere come Grace and Frankie

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Immaginate di essere sulla settantina, dopo quarant’anni di matrimonio essere lasciate da vostro marito per il suo collega e partner di lavoro, con cui ha mantenuto una relazione segreta per vent’anni. Immaginate di ricevere la notizia insieme alla moglie del detto collega, e immaginate che l’unico posto dove vorreste rifugiarvi è la vostra casa al mare, dove però trovate anche la detta moglie (la casa è condivisa dalle due famiglie), che non sopportate. Immaginate, il dramma. Ma riuscite ad immaginare anche quanto potenziale comico?

Queste sono le premesse di Grace and Frankie, serie televisiva della scuderia Netflix iniziata lo scorso anno. Grace (Jane Fonda) e Frankie (Lili Tomlin) nel primo episodio vengono lasciate dai propri mariti e si avviano verso una convivenza forzata dalle circostanze e dal dolore. Non potrebbero essere più diverse. Grace è una signora alto-borghese con un’acconciatura a dir poco ineccepibile (negli anni Sessanta), un’asociale ossessionata dalle norme e dalle convenzioni, a cui si è sempre dovuta adeguare. Frankie è una hippy irrecuperabile: buddhista, pittrice astratta, fa uso di marijuana, prepara lubrificanti vaginali DIY, insomma, il tipo di persona che chiama i propri figli Coyote e Nwabudike.

Nei tredici episodi che compongono la serie, Grace e Frankie attraversano tutte le varie fasi per l’elaborazione del “lutto”. Lutto per il proprio matrimonio, lutto per la propria vita come la conoscevano, lutto per quella che credevano la propria verità. Fra insulti e bisticci, le due donna affrontano insieme la perdita, e iniziano, piano piano, a ricostruire la propria vita, un pezzettino alla volta.

A Grace, che si accorge di non essere mai stata davvero innamorata di Robert, viene offerta una seconda chance per conoscere se stessa, il proprio corpo, i propri bisogni, i propri desideri, così a lungo schiacciati da una pressione sociale troppo forte perché lei potesse (o volesse) combatterla.

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Frankie, invece, convinta fino a poco tempo prima di essere in un matrimonio felice con Saul, deve imparare a lasciarlo andare.

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Ed è così che nasce una delle più belle amicizie che io abbia mai visto sul piccolo schermo. Due persone così profondamente diverse non possono mescolarsi per bene, e invece succede, e ciò che viene fuori è uno dei cocktail più micidiali e divertenti che io abbia mai assaggiato.

 

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Grace and Frankie nella sua essenza è un’ode all’amicizia e alla sua importanza nella vita delle persone, in particolare fra donne e in particolare quando sembra ormai che tutto sia finito, che non si potrà mai conoscere più nessuno di nuovo e piacevole, e la solitudine incombe. È un’ode alle donne over 60, e al fatto che troppo spesso vengono ignorate e considerate irrilevanti dalla nostra società attuale, così ossessionata dalla bellezza e dalla gioventù che perfino Dorian Gray sarebbe solo uno fra tanti.

A dimostrazione di questo, raramente in tv vediamo donne anziane protagoniste, che non siano altro che vecchine arzille o nonne brontolone (Jessica Fletcher non conta). Al contrario, Lily Tomlin e Jane Fonda, due leggende del cinema americano, ci ricordano più e più volte che no, non sono insignificanti, e sì, esistono, e sì, amano e hanno bisogno di affetto, e sì, affetto significa a volte anche sesso, e no, la loro vita non è finita, e sì, meritano che anche la loro storia venga raccontata.

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È meraviglioso, davvero, seguire lo sviluppo e la crescita di questi personaggi: non solo Grace e Frankie, ma anche la coppia di wannabe-sposini Saul e Robert (dimostrazione che gli opposti si attraggono e si complementano), e i figli e figlie di entrambi, Coyote e Nwabudike, Brianna e Mallory. Momenti di comicità epica vengono affiancati senza sforzo apparente a scene malinconiche e significative, e a volte le due atmosfere si mescolano e ciò che viene fuori è una serie elegante, delicata, brillante, sarcastica e assolutamente, irrimediabilmente bella.

L’ironia della questione è che, fra le serie prodotte e lanciate da Netflix, questa è la meno conosciuta e la meno pubblicizzata, senza che a ciò corrisponda una minore qualità. Gli standard, anzi, sono quelli altissimi a cui Netflix ci ha abituati, ed è davvero un peccato lasciare che vadano sprecati e relegare questa serie nella nicchia delle sitcom. Piccola chicca, la creatrice dello show è Marta Kauffman, co-creatrice di Friends, e forse allora mi crederete quando vi dico che non riuscirete a smettere di ridere una volta conosciuti questi personaggi.


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Fun fact: la sottoscritta, una volta, ha dovuto stoppare il video e ridere per 10 minuti tenendosi la pancia. I miei coinquilini hanno bussato alla porta, preoccupati dai miei strepiti. True story.

Questa clip è un esempio lampante della l’atmosfera melancomica (appena coniata) di cui ho parlato finora.


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