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Film horror moderni per il vostro Halloween perfet...

Film horror moderni per il vostro Halloween perfetto

Il genere horror è ormai da anni segnato da una serie di trope davvero insopportabili, soprattutto dal punto di vista della rappresentazione femminile. Ogni anno vengono sparati fuori centinaia di nuovi film dell’orrore, ma quanto spesso sono memorabili? Non ne potete più di tipe tutte uguali, di tette al vento senza motivo apparente, di ragazze d’arredamento? Abbiamo deciso di stilare una lista di qualche pellicola recente, con personaggi femminili che vanno al di fuori dei soliti cliché cinematografici.

Dato che i film della lista includono uno spettro piuttosto ampio di horror, useremo una scala per classificare il livello di violenza, dove * è il minimo e ***** il massimo.

 

The Final Girls (Todd Strauss-Schulson, 2015)  *

Un film davvero supercarino, in cui vengono presi in giro tutti gli stereotipi horror classici. La storia inizia quando Max e i suoi amici decidono di andare ad una proiezione speciale di un cult horror, Camp Bloodbath, in cui recitava come protagonista la madre, ora deceduta. Durante la proiezione scoppia un incendio e, durante la fuga, il gruppo di amici si ritrova magicamente all’interno del film.

Quello che ho adorato del film è che la storia d’amore più potente è quella tra madre e figlia, cosa che non si vede spesso negli horror, dato che le madri sono tutte un po’ strane o terribili. Inoltre è un film davvero divertente, e dato che è poco violento e spaventoso, può funzionare come introduzione al genere slasher (così evitate di iniziare da Black Christmas, ad esempio).

 

Quella casa nel bosco (Drew Goddard, 2012) ***

Questo film è INCREDIBILE. Da amante del genere non ho potuto non adorarlo: una critica e un sovvertimento di tutti i cliché più fastidiosi che si continuano a vedere anche negli ultimi anni. Inizia come il solito film horror: alcuni amici decidono di prendersi una vacanza in una baita di famiglia,  ma da lì, le cose prenderanno tutta un’altra piega!

È un film davvero intelligente, che sfrutta ogni personaggio e storia standard dell’horror per creare una trama finalmente nuova. Nessuna ovvietà viene risparmiata e per evitare di svelare troppo della trama dirò solo: non date le cose per scontate.

https://www.youtube.com/watch?v=u1Ea86glnRU

 

It Follows (David Robert Mitchell, 2015) **

Uno dei film horror più acclamati dalla critica degli ultimissimi anni. La storia si apre con Jay, che decide di fare sesso con il suo ragazzo. Dopo essersi svegliata legata ad una sedia, scopre che attraverso il rapporto sessuale lui le ha passato una sorta di demone venereo che la seguirà fino a quando lei non lo trasmetterà a qualcun altro.

La cosa che più ho amato di questo film è la rappresentazione del sesso consensuale fra adolescenti: anche se qualcuno ha detto che il film è da inserire nel classico filone “fai sesso e muori”, secondo me non è del tutto vero, perché l’astinenza non è in alcun modo glorificata. Non c’è la classica final girl virginale, non c’è slut-shaming. Il film parla piuttosto dei rischi di un’attività sessuale senza protezioni.

A parte questo, Jay è un ottimo personaggio: non è bidimensionale, non perde la testa, fa affidamento sui suoi amici (ugualmente ben scritti) e spacca tantissimo.

 

Hidden (Duffer Brothers, 2015) *

Questo l’ho scoperto perché è il film dei fratelli Duffer, quelli di Stranger Things, e non mi sono per niente pentita. Una famiglia è nascosta in un bunker sotterraneo da quasi un anno e fa i conti con la strana quotidianità che questa situazione porta: razionare il cibo, svagare la mente per non rischiare di impazzire, mantenere i rumori al minimo… ma da chi o cosa si nascondono?

Il film è bello e originale, ma il suo punto di forza sono sicuramente i personaggi, che reggono la storia per più di metà film. La protagonista è la bambina più credibile del mondo, visto che non è né la bambinetta tutta vestita di rosa e incapace di fare qualsiasi cosa né il maschiaccio che ripudia ogni cosa femminile perché “ugh le femmine sono deboli”. Zoe è una bambina che piange, ha paura, ma è anche curiosa ed estremamente coraggiosa.
Altra cosa che ho adorato, sono i genitori: la madre è una donna forte e razionale, ma anche premurosa, mentre il padre è un personaggio bellissimo, che fa dimenticare per una volta dell’esistenza della mascolinità tossica.

 

28 giorni dopo (Danny Boyle, 2002) ****

Svegliatosi dopo un lungo coma, Jim (un ottimo Cillian Murphy d’annata) si ritrova in una Londra deserta e scopre un’infezione di simil-zombie ha portato alla quasi estinzione la popolazione umana. Viene salvato da Mark e da Selena, un’ex infermiera decisa e temprata dalla difficile situazione in cui si è venuta a trovare. Mentre viaggiano in cerca di un luogo migliore dove sistemarsi, incontrano Frank e la sua figlia adolescente, Hannah.

Il film in sé è stato a lungo uno dei miei preferiti, per il suo modo innovativo di considerare la classica epidemia zombie e i suoi risvolti sulla società. In più, Selena e Hannah sono personaggi femminili a tutto tondo, credibili e determinati nella loro volontà di sopravvivenza: non sono mai “damsels in distress”(nemmeno quando la trama prende una piega molto brutta) e non servono solo a sviluppare la storia di Jim.
Parlando della piega molto brutta, si può vedere quale è la vulnerabilità femminile di fronte a uomini armati che pretendono di ristabilire un ordine patriarcale e “ripopolare la Terra”, donne volenti o nolenti.

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10 Cloverfield Lane ( Dan Trachtenberg, 2015) **

Legato al film Cloverfield del 2008, questo sequel comincia mentre la protagonista Michelle sta viaggiando in macchina dopo una discussione con il fidanzato, quando ha un incidente e rimane priva di sensi. Al suo risveglio si ritrova con un tutore alla gamba, legata ad un termosifone: fa la conoscenza di Howard, un uomo che dichiara che gli Stati Uniti sono sotto attacco e che lui l’ha salvata portandola nel suo bunker.

Questa è una storia in cui sono presenti due uomini e una donna e non c’è nessuna sottotrama romantica. Il coprotagonista rispetta Michelle non perché ne è innamorato, ma perché anche lei è una persona a tutto tondo. Wow, rivoluzionario. Quello di Michelle è un personaggio ricco di personalità; nelle parole di Mary Elisabeth Winstead (che interpreta la protagonista):

Female characters are usually either so strong that they don’t have any weaknesses …or they’re a total mess. Michelle is tough and strong and battling herself through this situation, and at the same time she is a woman and she has moments where she cries.

I personaggi femminili di solito sono o così forti da non avere la minima debolezza… o sono un casino totale. Michelle è una dura e si fa in quattro in questa situazione, ma al tempo stesso è una donna e ha dei momenti in cui piange.

Vengono inoltre toccati con delicatezza anche argomenti quali abusi domestici e mascolinità tossica (Howard) vs. positiva (Emmett).

 

Licantropia Evolution (John Fawcett, 2000) ***

Pubertà femminile e licantropia, cosa chiedere di più? Le sorelle Fitzgerald sono ragazze parecchio strane, morbosamente legate (al punto da stringere un patto di morte simultanea), che adorano farsi foto in cui simulano la propria morte (sempre molto cruenta) e che non si integrano molto bene nell’ambiente scolastico. Proprio nella notte in cui Ginger ha il menarca, un licantropo attacca le due sorelle e Ginger viene morsa: da qui il risveglio ormonale sarà accompagnato da una mutazione da donna a lupo.

Questo film mi ha divertito molto, perché il parallelo fra la trasformazione in “donna” e la trasformazione in mostro assetato di sangue è fantastico: d’altronde è con la pubertà che le donne diventano pericolose e impure.

Durante il film gli adulti continuano a tranquillizzare le sorelle dicendo che è tutto normale, che il sentirsi strana è parte del percorso, non sospettando che si stia parlando di licantropia, più che di mestruazioni. La stessa Ginger confonde la sua mutazione con un risveglio sessuale: “I get this ache, I thought it was for sex, but it’s to tear everything to fucking pieces” (“Ho quest’appetito, pensavo fosse per il sesso ma è più per distruggere tutto in mille fottuti pezzi”).

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Denti (Mitchell Lichtenstein, 2007) *

Dawn è una ragazza fortemente cristiana, che pratica l’astinenza sessuale e in segno d’orgoglio indossa il purity ring. Un giorno, durante una riunione del gruppo cristiano, le viene presentato Toby, che da subito risveglia i suoi pruriti più intimi. Entrambi sono attratti l’uno dall’altra e per non indursi in tentazione decidono di evitare di incontrarsi… fino a quando i due non vanno a fare una nuotata in uno stagno. Iniziano a baciarsi, Dawn decide di tirarsi indietro, ma Toby insiste e tenta di violentarla. Fortunatamente il corpo della ragazza è provvisto di un sistema di difesa anche troppo efficace: una vagina dentata.

Riguardo a questo film ho letto opinioni molto diverse, ma io lo inserisco in questa lista perché per me è un’allegoria della pressione sociale che c’è sulla sessualità femminile: da un lato bisogna mantenersi pure e vergini, dall’altro bisogna essere attraenti.

Dawn non vuole essere sessualizzata, ma se l’ambiente e le persone accanto a lei la costringono, lo diverrà a modo suo. Sostanzialmente rappresenta il rapporto del patriarcato con la donna: per una buona parte del film Dawn è vista praticamente solo come un oggetto sessuale, ma quando prende il controllo di sé stessa e del suo corpo, allora diventa l’incubo dell’uomo medio.

 

May ( Lucky McKee, 2002) **

Sono una fan dei personaggi femminili imperfetti e cattivi, e in questo film ne abbiamo un ottimo esempio. May è una giovane donna problematica, cresciuta con la convinzione che nessuno potrà veramente apprezzarla e che l’unica vera amica che ha sia una bambola di porcellana regalatale dalla tirannica madre. Cerca di intessere relazioni con diversi ragazzi, ma è troppo strana… fino a quando non ne incontra uno che sembra capirla veramente.

May è un personaggio fantastico, che si vede raramente: un’assassina con la quale si finisce per simpatizzare nonostante sia chiarissimo che è totalmente fuori di testa. Ho amato tantissimo il suo grande interesse per le cose morbose e disgustose, che finisce per dare i brividi anche a quel ragazzo che sembrava così affine, ma che si rivela il classico personaggio non riesce a reggere che una donna sia al suo pari (o anzi, molto oltre) in quanto a gusto per il macabro.

 

Honeymoon (Leigh Janiak, 2014) **

Uno dei miei horror preferiti degli ultimi anni, e diretto da una donna (Leigh Janiak)!
Bea e Paul, giovane coppia in luna di miele, si ritirano in un cottage dove lei ha passato l’infanzia. Tutto procede per il meglio, fino a quando una notte Bea scompare: Paul la ritrova nel bosco che circonda la casa, in stato quasi catatonico. Decidono che si tratta di sonnambulismo, nonostante Bea non ne abbia mai sofferto e cercano di proseguire con la loro vacanza, ma da lì in poi il comportamento della novella sposa sarà sempre più strano.

Il parallelo fra matrimonio (come diventare “di qualcuno”) e possessione demoniaca o aliena, viene tracciato sottilmente in tutto il film, e ne parla benissimo questo articolo: un’analisi lucidissima, che condivido completamente.

 

Dumplings (Fruit Chan, 2004) **

Questo film si può trovare in due versioni, da 40 minuti se fa parte di 3 Extremes o da 90 come film a se stante. Io consiglierei di vedere la seconda, anche perché nella riduzione ci sono diversi cambiamenti piuttosto importanti della storia.
Li Quing, attrice ormai invecchiata, decide di rivolgersi alla guaritrice Aunt Mei che produce ravioli contenenti un ingrediente segreto, in grado di ringiovanire chi li mangia. Ben presto si scoprirà che Mei pratica anche aborti clandestini e che quindi usa i feti abortiti come ingrediente segreto per i suoi magici ravioli.

Oltre ad essere un horror molto particolare (non c’è violenza, solo ovvio disgusto rafforzato dai suoni prodotti da chi mangia i ravioli, li prepara, ecc.), le tematiche affrontate sono di grande interesse: la pressione perché le donne (soprattutto quelle famose) non mostrino segni dell’invecchiamento, la pratica degli aborti clandestini (ricordando che i feti maschi vengono abortiti molto raramente), la dipendenza finanziaria delle moglie dal marito.

 

Martyrs (Pascal Laugier, 2008) *****

Senza ombra di dubbio il film più disturbante ed estremo di questa lista, quindi consumatelo con attenzione. Non è un horror divertente: è ansiogeno e terribile.

Leggendo in giro, ho notato che diverse persone l’hanno trovato offensivo o gratuito, o totalmente antifemminista: io non sono d’accordo, per il solito discorso secondo il quale se un film prevede violenza contro le donne, non è detto che sia un film misogino. Per altro, il regista ha dichiarato di preferire che gli spettatori abbiano un approccio totalmente impreparato al film (ed effettivamente, vedendolo senza saperne nulla per me è stato una rivelazione), quindi non mi soffermerò troppo sulla trama.

Sostanzialmente, Lucie è una ragazza perseguitata dall’esperienza atroce di essere imprigionata e seviziata durante la sua infanzia. Dopo essere fuggita, si trova in un orfanotrofio in cui fa amicizia con Anna: diversi anni dopo, lei l’aiuterà a rintracciare e vendicarsi sui suoi aguzzini.

Non posso lanciarmi in una sperticata analisi per evitare di raccontare il film, ma vi dirò che se avete lo stomaco forte, non dovreste perdervelo. Le due protagoniste hanno una relazione incredibilmente potente (cosa strana anche per i film contemporanei) e non sono bianche (e praticamente le uniche non bianche di questa intera lista), che vivono abusi da parte di francesi bianchi: l’horror francese degli ultimi anni è pieno di contrasti di questo tipo, che descrivono perfettamente il clima difficile del razzismo e della violenza delle banlieu, molto diverso da quello americano. Ah, e uno dei personaggi è interpretato da Xavier Dolan.

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Grindhouse (AA.VV., 2007) ****

È il double-feature (formula con cui si indicano “due film in uno”) con cui Rodriguez e Tarantino hanno voluto riscoprire e stravolgere un po’ il genere exploitation, molto popolare negli anni ’70 e decisamente macho.
In Planet Terror, la go-go dancer Cherry Darling e un gruppo di individui improbabili si trovano a fronteggiare orde di infetti; in Deathproof una deejay e le sue amiche incontrano durante un viaggio il rude Stuntman Mike, con la sua macchina killer.

Due film che mi hanno fatto innamorare dei b-movies e che proprio per questo odierete o amerete: essendo degli exploitation, non si può dire che i contenuti siano particolarmente di alto livello. Ma soffermatevi sui personaggi femminili: Cherry Darling, con la sua gamba-mitraglia (che a quanto pare molte hanno criticato in quanto esempio estremo di ‘torture porn’) è praticamente la versione genderswap di Ash Williams de La Casa. Dakota è un personaggio fortissimo; le ragazze di Deathproof sono credibili, diversificate e Tarantino non risparmia loro né la violenza né i classici dialoghi che riserva ai personaggi maschili dei suoi film. E poi la lap-dance di Vanessa Ferlito! La me adolescente ha avuto un’epifania vedendo quella scena: una donna con pancetta e thunder-thigs, in infradito, può essere sensuale e in controllo. Wow.

Insomma, per me i registi hanno fatto davvero un ottimo lavoro, mantenendo intatte gran parte delle caratteristiche dei b-movies anni ’70, ma nello stesso tempo regalandoci le eroine che in quel periodo mancavano, a meno che si parlasse di rape’n’revenge. Parlando di questo è particolarmente interessante un ulteriore sovvertimento di genere di Rodriguez: in Planet Terror il tentativo di violenza sessuale viene fermato a suon di bastonate ancor prima di iniziare.

 

American Mary (Jen Soska, Sylvia Soska) ****

Ho già detto che adoro i personaggi femminili amorali? Lo ripeto, perché in questo caso le sorelle Soska hanno fatto un ottimo lavoro. Mary è una studentessa di medicina che come molti ha difficoltà a pagare le rette universitarie, di conseguenza decide di fare un provino per lavorare in uno strip-club. Durante il colloquio il padrone del locale scopre che Mary ha competenze mediche, quindi le chiede di salvare la vita di un uomo torturato in cambio di 5000$. Da qui la studentessa scopre tutta una comunità underground di body modification estrema, estremamente redditizia, al punto da lasciare l’università per dedicarsi a questa attività.

In questo film abbondano i personaggi femminili “strani” e interessantissimi. È un rape’n’revenge, ma la storia non è totalmente focalizzata sulla violenza sessuale (rappresentata benissimo, per altro). Le due registe si definiscono femministe e in questa intervista discutono cosa ha significato per loro il film,  e dicono in particolare a riguardo dei personaggi femminili cattivi:

There is such a famine of a representation of women, it’s almost like you have to make an excuse for a female character if she does something that isn’t perfect or proper. But women are flawed. We’re human. We’re just like men, and we can be interesting and crude.

C’è così tanta scarsità di rappresentazione delle donne che a volte è come se dovessi scusarti se crei un personaggio femminile imperfetto o inappropriato. Ma le donne sono imperfette. Siamo umane. Siamo come gli uomini e possiamo essere anche interessanti ed esplicite.

 

All The Boys Love Mandy Lane (Jonathan Levine, 2006) ***

Anche questo film è un po’ controverso e non posso offrire un’analisi troppo approfondita perché gli spoiler in questo caso sono letali. Mandy Lane è un’outsider del suo liceo fiorita durante un’estate, che attira le attenzioni di praticamente tutta la popolazione maschile della scuola. L’unico legame che sembra contare veramente è quello con il suo migliore amico, fino a quando durante una festa in piscina, questi non convince un pretendente di Mandy che lo bullizzava a tuffarsi dal tetto e ne provoca così la morte. Mandy si allontana da Emmett e inizia a frequentare i ragazzi popolari, che la invitano a passare un weekend al ranch di uno di loro. Ben presto, però, la vacanza diventerà un incubo a causa di un individuo che attaccherà la casa.

Questo film è nella lista per diversi motivi, alcuni dei quali dovrò trascurare per salvare la trama. Tra quelli di cui si può parlare, c’è l’ottima rappresentazione di quanto può essere sessualizzato l’ambiente del liceo.
Fra la pressione che grava sulle ragazze per essere “disinibite ma non troppo” e quella sui ragazzi per dimostrare essere maschi alpha (trattando le ragazze come oggetti), la situazione è talmente pesante da essere quasi insopportabile. Inoltre, il personaggio di Mandy è davvero interessante: totalmente fuori dai canoni sociali, è davvero così ingenua da non capire che qualsiasi cosa indossi, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa pensi, sarà considerata un oggetto sessuale?

 

The Witch (Robert Eggers, 2015) ***

Un film bellissimo, che si ispira per gran parte al folklore puritano sulle streghe e sul diavolo. Una famiglia calvinista particolarmente fondamentalista viene bandita dal villaggio e si trasferisce ai limiti di una foresta. Poco dopo essersi trasferiti, il più piccolo dei figli scompare mentre dovrebbe essere curato dalla figlia maggiore: ovviamente, lei diverrà il capro espiatorio dei genitori.

La storia è quella delle streghe più classiche. Ricordiamo che per essere sospettate di stregoneria nel diciassettesimo secolo bastava presentare segni come: essere donne, essere economicamente indipendenti, fare sesso fuori dal matrimonio, avere troppi bambini… di conseguenza, non è strano che Thomasin venga guardata con estremo sospetto dai suoi genitori.

È ormai una giovane donna e il fratello minore è incuriosito dalle sue nuove forme; si dimostra ribelle (per quanto potesse essere ribelle un’adolescente dell’epoca): non può che essere lei la causa delle sfortune che si abbattono sulla famiglia.

[ATTENZIONE SPOILER] Se quindi una strega è una donna indipendente, anche la domanda che le rivolge il Diavolo “Would you like to live deliciously?” va interpretata come un’ulteriore liberazione di Thomasin dal giogo della religione e dei genitori. Chi non vorrebbe vivere deliziosamente, liberamente e appieno?

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Audition (Takeshi Miike, 1999) *****

Cinque stelline. Ribadisco, il film è molto violento e disturbante. Shigeharu Aoyama è un uomo di mezza età rimasto vedovo che decide di incontrare una nuova donna con lo scopo di risposarsi. Per fare ciò, si rivolge al suo amico produttore cinematografico e organizza un’audizione per un film fittizio. Fra le varie ragazze che si presentano, l’uomo resta colpito da Asami, un ex-ballerina, nonostante il suo curriculum sembri falsificato. I due iniziano a frequentarsi, anche se Asami sembra sempre più inquietante.

Un altro film definito sia femminista che maschilista dalla critica internazionale, in realtà lo definirei un film molto complesso e con diverse possibilità di interpretazione: personalmente, non credo che Asami sia l’ennesima donna vendicatrice tanto presente nella tradizione horror giapponese.

Miike, il regista, offre uno spiraglio sulle problematiche che voleva trattare nel film in diversi momenti. Ad esempio, quando Aoyama si trova a parlare di business con il suo amico al bar: la seria conversazione che stanno portando avanti viene interrotta da un gruppo di donne lavoratrici che fanno baccano, suscitando il loro sdegno e il chiedersi “dove sono finite le ragazze per bene?”. Le nuove e indipendenti donne lavoratrici (chiamate in Giappone, le “tonderu onna” o donne volanti) sono state spesso incolpate del declino della società, come in moltissimi altri paesi. Quindi possiamo dire che Asami sia un po’ la personificazione della paura di Aoyama (e di altri uomini giapponesi) dell’ascesa delle nuove donne, la risposta femminile all’oggettificazione subita per decenni.

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Excision (Richard Bates Jr., 2012) ****

Un horror in cui fa una comparsata John Waters non può che essere un horror benedetto. Pauline è una ragazza a cui non interessa l’igiene o la popolarità scolastica; piuttosto, le interessa il sesso, la tassidermia e la morte. Emarginata a scuola, a casa non va meglio: sua sorella minore, affetta da fibrosi cistica assorbe tutte le attenzioni dei genitori, che comunque non riescono a capire la sua trascuratezza. Pauline ha una vita immaginaria in cui è bellissima, dominante e le sue fantasie di potenza e sesso somigliano pericolosamente a quelle della Contessa di Bathory.

Pauline è un personaggio incredibile, che ho amato tantissimo: è trascurata, ha l’acne e nonostante questo ha la sicurezza necessaria a perseguire i propri scopi, per quanto discutibili siano. Quando convince il ragazzo più popolare della classe a fare sesso con lei, c’è la scena di perdita della verginità meno convenzionale della storia: Pauline non ha ansia o paura, anzi, è totalmente in controllo e la scena è ancora più sovversiva perché è estremamente eccitata dal sangue, in questo caso quello mestruale (una delle più grandi fobie maschili, da quanto mi risulta) e si fa praticare sesso orale (ricordiamo la vicenda di Blue Valentine, per illustrare quanto questo sia ancora scandaloso).

 

The Descent (Neil Marshall, 2005) ****

Un film con sole protagoniste femminili, what else? Cinque amiche decidono di fare un’escursione per rallegrarne una il cui marito e la figlia sono morti da poco in un tragico incidente. Dato che sono delle tipe estreme, la gita è in realtà l’esplorazione di una caverna mai perlustrata, in cui finiranno per perdersi. Ciliegina sulla torta, la caverna è abitata.

Inizialmente il cast doveva essere misto, ma dopo che un partner del regista si rese conto che gli horror non avevano quasi mai un cast tutto femminile, i piani furono cambiati.
Le ragazze sono credibili, non sono le classiche strong female protagonists senza difetti, ma delle donne atletiche (dopotutto è un gruppo di scalatrici), ognuna con propri problemi e debolezze, non indistruttibili. Nonostante questo, pur agendo in maniera realistica non si arrendono facilmente.

Il film comunque non è perfetto, infatti ho indugiato abbastanza nel decidere se inserirlo o meno in lista: quello che non mi è piaciuto è che la trama sfrutta ancora una volta l’idea che le amicizie femminili sono false e inaffidabili, e questa è una storia che mi ha davvero stancato. Comunque, è un film che ha smontato il Bechdel test (per quando sia fallace), quindi non poteva non essere qui.

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  1. Chiara B.

    31 ottobre

    Lista meravigliosa! 28 giorni dopo mon amour – molti altri, invece, li cercherò. Un’aggiunta: “El orfanato” (The Orphanage) di Bayona. La protagonista è l’archetipo della madre, è vero, ma le viene lasciato un margine d’azione amplissimo e, accanto alle qualità accudenti proprie dell’archetipo, è caratterizzata da un’acume che la rende molto credibile. Comunque grazie per questo articolo!

  2. Valentina

    1 novembre

    Articolo molto fico, io aggiungo invece Knock Knock, anzi ti chiedo se lo hai visto cosa ne pensi. L’ho visto per caso, all’inizio l’ho trovato disturbante poi mi sono molto divertita, le due ragazze non sono certo dei bei personaggi, ma sono talmente cattive estreme e sottili nel far emergere tutte le paure e idiosincrasie della borghesia americana che le ho trovate davvero adorabili.

  3. Sara Antonicelli

    2 novembre

    Ciao Valentina! Onestamente ‘Knock Knock’ l’ho odiato al punto da spegnere ogni punto di vista femminista al riguardo. Davvero, a parte il trovare decisamente sopravvalutato Roth, il film non l’ho proprio retto, mi dispiace. 🙁

  4. Valentina

    2 novembre

    Sì capisco bene, per buona parte il film effettivamente mi ha innervosita e forse ammetto è stato il finale (con la scena di Facebook sul cellulare e lui interrato) a risollevarmi tutto il film…e forse la cosa che in fondo mi ha divertito è stato il vedere lo stereotipo della giovane fanciulla rovina famiglie così talmente cattiva e lui uomo più o meno intellettuale talmente buono che alla fine il tutto mi è risultato simpatico. E la cosa ha stupito anche me, davvero. Avevo bisogno di parlarne eh eh quindi grazie! 🙂

  5. Taiga

    11 gennaio

    Ci ho messo un po’ di tempo per vedere i film, e ancora me ne manca qualcuno, ma volevo ringraziarvi per aver pubblicato questa lista. Alcuni di questi titoli sono entrati subito nella classifica dei miei preferiti, insieme a Babadook, di cui si era parlato in un altro post. Grazie davvero per avermi fatto scoprire queste perle e per tutte le cose interessanti che scrivete. Fare un salto qui per leggervi è ormai una routine consolidata e non resto mai delusa da quello che trovo. Continuate così!

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