Crea sito
READING

Le cosce al vento non vincono mai: un’altra ...

Le cosce al vento non vincono mai: un’altra estate di body shaming

Tre anni fa ho scritto un pezzo intitolato Essere grassa d’estate che parlava di come i mesi caldi siano l’apice del disagio non solo per il sudore a chiazze e il trucco che cola, ma anche perché chi non rientra in certi canoni fisici sia destinat* a passare una stagione:

a) Sudando dentro a vestiti troppo pesanti per agosto;
b) Indossando vestiti adatti alla calura e venendo giudicat* – talvolta silenziosamente, talvolta no – da emeriti sconosciuti.

Questo argomento, un po’ come tante delle battaglie che ci stanno a cuore, sembra non esaurirsi mai, e non si esauriscono mai neanche le persone che non si fermano un minuto a pensare prima di parlare e/o digitare.

Ho cercato di ignorare tutti i pezzi traboccanti di body shaming che erano usciti finora sulla stampa italiana, ma qualche giorno fa questa screenshot di Io Donna ha scatenato di nuovo la discussione sul “cosa è lecito mettersi e cosa no”.

13754690_1148392635204121_6864703989015234950_n

La creatrice della gallery ci apostrofa, ancor prima di discendere nel vortice infernale del body shaming: “Il caldo dà alla testa e ognuno sopravvive vestendosi come se fosse in una spiaggia caraibica”, esprimendo il suo shock e biasimo nei confronti di chi d’estate si veste come se fosse estate. È forse il suo disgusto per i mesi caldi che la porta a trovare così aberranti gli shorts di Chloë Grace Moretz, che osa svestirsi invece di trasformarsi in un cotechino.

Su Vanity Fair, Carlotta Quadri rincara la dose con un dilettevole pezzo intitolato Perché usi gli shorts se sembri uscita da un quadro di Botero? [il pezzo è nel frattempo stato rimosso, ma potete leggerlo qui], nel quale si chiede se nell’indossare “un pantaloncino ultra corto somigliando a Oprah Winfrey o ad Angela Merkel vi sia una qualche forma di follia narcisistica”. Alla fine del pezzo, però, conclude con una nota positiva: “sarebbe davvero limitativo pensare di fermarsi esclusivamente al proprio aspetto, ma questo non significa che tutti possiamo permetterci qualsiasi tipo di abbigliamento”.

Chissà cosa ha detto alle sue colleghe della modella Tess Holliday, che l’altro giorno andava addirittura in giro in costume. Chissà se tiene a portata di mano un defibrillatore da quando Ashley Graham girava in mutande nel video di Joe Jonas, nel rischio che altre cosce obese appaiano sul suo schermo.

Il mese scorso, Elena Viale parlava su Vice dell’“ossessione del giornalismo italiano per i pantaloncini delle ragazze”. Nel caso di quegli articoli, “le ragazze” erano troppo provocanti, mostravano il culo, un po’ se la cercavano. In questi ultimi articoli, “le ragazze” sono troppo grasse, inadeguate, inguardabili.

L’assurdità di questa situazione è facile da percepire: le grasse non dovrebbero mettersi gli shorts perché sono brutte, ma neanche le magre dovrebbero perché sono indecenti. Chi, quindi, dovrebbe mettersi gli shorts? Chi ha il diritto di poter non soffrire il caldo d’estate?

Ci sono due aspetti inestricabili del sessismo che emergono da questo panico collettivo nei confronti delle cosce al vento. Da un lato c’è il sempreverde bisogno di esprimere la propria opinione su ogni singola azione mai compiuta da una donna, dal mettersi un vestito senza maniche al tagliarsi i capelli all’abortire. Dall’altro, c’è l’altrettanto imperitura necessità di oggettificare e giudicare i corpi delle donne.

Tutte “le ragazze” sono ancora una volta nel mirino di chi si sente in diritto di dettare cosa dovrebbero o non dovrebbero fare, perfino in minuzie come il decidere come vestirsi.

La dimensione delle cosce di Chloë Grace Moretz – o delle mie, o di quelle di Oprah, o di quelle delle giornaliste – diventa fondamentalmente irrilevante al netto della realizzazione che nessuna donna al mondo verrà mai considerata adeguata da chi vuole fare del suo corpo un oggetto e invalidare tutte le sue scelte. Una ragazza sarà sempre troppo coperta, troppo nuda, troppo magra, troppo grassa, malvestita, spettinata, sudata, bacchettona, troia, eccetera.

Come ogni donna in possesso di un corpo (comprese le autrici di questi articoli) saprà, è bello e molto rilassante poter fare decisioni grandi o piccole e poter vivere serenamente, invece di venire attaccate costantemente da tutti i fronti, anche per ragioni inani come il modo in cui si è vestite.

Che una persona si metta un ventilatore in testa o delle pinne ai piedi, così come che una persona indossi o meno gli shorts non farà nessuna differenza nelle vite di chi (come queste persone) ha speso mezz’ora della propria vita a partorire insulti per una diciannovenne a passeggio col fidanzato, o delle sconosciute che probabilmente non rivedrà mai più.

Questo stato di polizia nei confronti dei corpi delle donne smetterà di esistere solo se continueremo a sottolineare quanto sciocco e controproducente sia il body shaming, se continueremo a far notare che bastonare una persona per come si veste è una microaggressione che, grazie a secoli di misoginia e repressione, è solo a qualche passo di distanza da tutte le forme di violenza – tutti gli altri modi in cui viene calpestata la libertà di una donna di scegliere – che vengono così ampiamente condannate da chi poi dà della grassa che dovrebbe nascondersi a una sconosciuta incrociata per strada.


RELATED POST

  1. Liz

    22 luglio

    Sono così stufa e stanca. Ora, a 31 anni, inizio a fregarmene un po’ di più, ma ho alle spalle talmente tanti anni di jeans lunghi indossati in estate, di ansie ai primi giorni di caldo, per nascondere cosa? Da chi?

    Sono stata sedentaria per tanti anni, quindi ho cosce “importanti” e braccia belle cicciotte, anche se ora vado in mountain bike. Sono una taglia 48, a volte più verso 46, altre più verso la 50, a seconda di periodi e attività fisiche. Non sono mai stata un fuscello (e, per assurdo, da adolescente me ne strafregavo molto di più!).

    Ho deciso che non avrei più ascoltato nessuno quando un’estate, quando avevo 20 anni, smisi di mangiare. Persi 20 chili, ma furono i mesi più orribili della mia vita. Arrivai ospite a un matrimonio e tutti ovviamente erano stupiti, mi riempirono di complimenti, anche se io avevo bevuto per settimane acqua e aceto per non sentire la fame, sola come un cane, con pensieri suicidi.
    Nessuno mi chiese però se ero felice o meno. L’importante per tutti loro era che fossi dimagrita. Allora sapete che vi dico? Ma vaff!

    Sono stata anche fortunata, perché nessuno tra l’altro mi ha mai offesa in modo diretto sulla mia fisicità (ai tempi del liceo avevo delle “nemiche”, ma anche loro, per quanto magre, mi attaccavano su altre cose, erano guerre su altri fronti che con il corpo non c’entravano niente).
    Io e il mio compagno tra l’altro abbiamo una fisicità simile, perché entrambi conduciamo lo stesso stile di vita (lavoriamo al computer per tante ore al giorno). Siamo stufi entrambi che qualcuno si senta sempre in diritto di giudicarci, soprattutto con commentini come “ma mica vorrai la pasta a pranzo anche oggi?” “Ma sei un po’ dimagrit*?” “Tu invece ti sei un po’ arrotondat*?” E si continua su altri fronti, perché a lui dicono cose come “ma quella barba quando te la fai?”.
    Oppure a mia “suocera” disse un suo parente, quasi basito “oh, ma sei ingrassata!” E lei lì, zitta, penso anche un po’ mortificata.

    E’ una persona splendida, una bella donna, allegra e solare, frega a qualcuno qualcosa se ha 5 kg in più o meno? Rispetto a chi?
    Se uno ha chili in più o meno è una persona proporzionalmente migliore o peggiore?

    Sarebbe bello se la gente iniziasse a evitare di star sempre lì a misurare la taglia delle persone, se cellulite e smagliature non fossero l’orrore in terra (ricordo ancora la “felicità quando vidi che anche altre mie compagne di classe avevano smagliature). E quando scribacchine isteriche si lanciano contro le ragazze troppo grasse/vecchie/brutte per indossare qualcosa, vorrei tanto poter fare qualcosa, soprattutto per dire a chi legge “fottitene -scusate il francesismo!- non lasciare che gente così condizioni la tua vita”.

    Tra l’altro tutti questi “condizionamenti” e paranoie cadono appena varco il confine italiano. Dovremmo farci qualche domanda.

  2. corrado

    22 luglio

    le grasse non dovrebbero mettersi gli shorts perché sono brutte, le magre dovrebbero perché sono indecenti, ma anche i maschi non devono metterli pena il rischio di essere giudicati ridicoli.
    quindi, in sintesi, mi sa che nessuno ha il diritto di non soffrire il caldo d’estate.

  3. corrado

    22 luglio

    (mannaggia manca un NON dopo “le magre” nel mio commento)

  4. SARA

    22 luglio

    Propongo un altro modo per fare rivoluzione: smettiamo di dare filo da torcere a queste “scribacchine” che di lavoro fanno questo. Smettiamola quindi di leggere queste riviste piene di cagate. Di sfogliare giornali idioti e senza senso che dettano legge su come dovremmo vestirci, che taglia dovremmo avere, eccetera.
    Dedichiamoci a qualcosa di meno autodistruttivo che leggere queste cose.

  5. pixelrust

    22 luglio

    Grazie per questo articolo. Essendo io un uomo, non sono direttamente vittima dei giudizi arroganti, degli sguardi sprezzanti e dei commenti irrispettosi che vengono riversati contro le donne e i loro corpi. Sono però veramente stanco di fare parte di una società che produce questo tipo di violenza. Articoli come questo sono indispensabili perché ci fanno riflettere, e perché ci forniscono strumenti e argomenti per controbattere e combattere un comportamento a cui non dobbiamo abituarci.

  6. Boa

    2 agosto

    Concordo con l’articolo e con un commento precedente: dimensioni e sesso non dovrebbero essere criteri per determinare chi negli shorts ci deve o non ci deve entrare. Ma vorrei anche ricordare quanto gli shorts possano essere scomodi e che solitamente le forme che ci vengono proposte (soprattutto da adolescenti) schiacciano, stringono, segano e infine fanno comunque sudare e soffrire rendendo chiunque un piccolo insaccato. Intorno ai 16 anni ho scoperto negozi che vendevano shorts più rispettosi dell’aereazione gambale e di un giro vita morbido. Felicissima della scoperta, non vesto più shorts aderenti perché sono contro qualsiasi logica anti-calura.

  7. Fifì

    6 agosto

    Ti leggo e mi sento pronta! Via libera allo”Sticaxxi”, mi sento pronta…e poi? Mi trovo in piscina con la mia piccola 5enne che mi invita ad entrare” buttati mamma, l’acqua è bella fresca” e non ho il coraggio, non ci riesco, mi guardo intorno, mi rigiro sul lettino, accenno a sedermi sul bordo piscina ma così coperta mi sento ancora più in imbarazzo e sto male…male per ore, poi mia figlia il giorno dopo con le lacrime agli occhi mi dice” c’era una mamma morbida come te che ha aspettato la figlia sotto lo scivolo e l’ha abbracciata, perché tu non vuoi con me?” Mi sento una merda, io la amo ma come cazzo la supero questa cosa? Non mi preoccupo del seno, i fianchi, il mio problema dono le gambe grosse e flaccide e non basta uno shorts perché dovrebbe essere a 3/4! Mercoledì la riporto in piscina!!! Devo farcela! Consigli ne avete?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.