Lo studio di Carla è ordinato, spazioso. Le grandi tele, che a volte hanno dimensioni vertiginose, sono appoggiate ai muri bianchi, una sopra l’altra. Carla, una bella ragazza dall’eleganza distinta, posa seduta sul pavimento, tenendo in mano un pennello, un po’ imbarazzata mentre guarda in camera. Altre fotografie la ritraggono sempre con le stesse modalità, nel suo atelier, con un bel vestito, le scarpe col tacco, il volto sorridente, i quadri finiti e da finire.

Carla Accardi è stata la pioniera dell’arte astratta in Italia. Nata a Trapani nel 1924, si trasferisce prima a Palermo e poi a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dopo che i genitori avevano riscontrato i segni di un inequivocabile talento artistico.

Poco stimolata dagli insegnamenti accademici, decide di abbandonare gli studi e trasferirsi a Roma. Lì, nel 1947, assieme a Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo (che sposerà nel 1949) e Giulio Turcato fonda la rivista Forma e il Gruppo Forma 1.

Il Gruppo si proclama come “formalista e marxista”: la forma è sia mezzo che fine. Usando una metafora molto pregnante presente nel Manifesto, a Forma 1 interessa la forma del limone, non il limone.

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I lavori di Carla spiccano nel panorama artistico italiano, ancora sottoposto all’egemonia rigorosa e figurativa del movimento Novecento che aveva fatto da padrone nel Ventennio. Nonostante quel “marxista” ben chiaro nel Manifesto, i suoi rapporti di col Partito Comunista furono sempre molto tesi: nel 1952 L’Unità condannava l’astrattismo ed esaltava il neorealismo di Guttuso. Si chiusero definitivamente nel 1957, quando Accardi non rinnovò la tessera: “seguivo la mia ispirazione d’arte, importantissima, non il partito.”

Carla Accardi è stata un’esploratrice in tutti i sensi, mossa da un’ardente curiosità. Prima di tutto, fu promotrice di un continuo dialogo tra le attività del gruppo a Roma e Parigi, dove incontrò ben presto il favore di grandi nomi come Michel Tapié e Pierre Restany. Questo scambio non si limitò solo a Forma 1, ma costruì un vero e proprio ponte tra la Francia e l’Italia, che in questi anni condividevano lo stesso humus creativo.

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L’altro versante su cui si concentrò l’esplorazione di Carla Accardi fu, ovviamente, la sua pittura. Cominciò con il bianco e nero, affascinata dalla dicotomia luce-ombra, sempre presente nelle sue opere. Il segno è una costante dell’universo, una rappresentazione dell’impulso vitale del mondo: Carla si sedeva sul pavimento, e cominciava a disegnare i segni, sovrapponendoli e avvicinandoli, perché ogni segno esiste solo in relazione ad altri. Accostati, essi formavano una traccia, una sorta di composizione musicale senza note, immagine della struttura del mondo.

Poi, per caso, un giorno si trovò per le mani il sicofoil, una plastica trasparente. L’idea della trasparenza la affascinava: un territorio inesplorato, un materiale nuovo, completamente estraneo all’arte. E così cominciò ad utilizzarla come tela, adoperando colori forti che aderissero a questa superficie, alla continua ricerca di maggiore luce, di maggiore forza.

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“Bianco oro”, 1966. Smalto su sicofoil montato su tela

Carla fece amicizia con un’altra Carla, la storica dell’arte Lonzi. Assieme a lei e a Elvira Banotti costituì nel 1970 lo storico gruppo di Rivolta Femminile. Insieme teorizzarono e diedero vita ai primi fermenti femministi in Italia. Il gruppo si occupava di tematiche ancora acerbe e poco discusse, come l’autocoscienza, la critica al matrimonio, l’aborto, il lavoro femminile.

“Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunità” è uno dei punti espressi nel manifesto, assunto come una vera e propria missione da Carla Accardi e da tutta quella generazione di artiste che ha ridefinito il ruolo delle donne nelle arti figurative. La critica ha individuato proprio nell’insistenza della diversità del segno pittorico di Accardi il simbolo dell’alterità femminile. Lavori come le Tende sono importanti sia sul piano formale – rappresentano un connubio inedito tra arte, architettura  e design – sia su quello ideologico. Si tratta di “stanze tutte per sé”, luoghi a parte, di intimità, dove praticare l’autocoscienza e trovare un proprio posto nel mondo.

L’impegno di Rivolta Femminile non fu solo ideologico: l’artista e Lonzi organizzarono nel 1975 a Roma un’importantissima mostra su Artemisia Gentileschi. “Ero convinta che le donne erano sacrificate, che erano volutamente tenute in secondo piano”. Accardi lasciò poi il gruppo per le stesse divergenze politiche che l’avevano portata ad allontanarsi anche dal Partito Comunista. Da sempre indipendente e libera pensatrice, mal sopportava le ingerenze dei “grandi capi” sul suo lavoro e sulle sue scelte. Accardi si è spenta nel 2014, dopo un improvviso malore.

Di certo la sua figura è stata e rimane un esempio. Accardi fa parte di una generazione di artiste, sparse in tutto il mondo, che hanno rivoluzionato il mondo dell’arte. Non solo attraverso le loro opere, ma attraverso la tenacia con cui si sono fatte strada in un mondo da sempre ostile al genio femminile. Come quello straordinario di Carla Accardi, l’esploratrice.

1969-71, Triplice tenda

1969-71, Triplice tenda