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Uno spazio violato: la storia di Eileen Gray

Uno spazio violato: la storia di Eileen Gray

Confesso: prima di The Price of Desire, il film che racconta la sua vita e che ha aperto l’ultimo Milano Design Film Festival, la storia di Eileen Gray non la conoscevo nemmeno io. Quando ho letto la trama, a dirla tutta, non avevo nemmeno capito che fosse una storia vera: negli anni Venti c’era stata davvero una donna, un’artista, che aveva progettato una casa tanto bella da fare invidia al grande architetto Le Corbusier, che (anche) per quello s’era sentito in dovere di profanargliela?

All’università non mi avevano mai detto niente del genere, né l’avevo mai trovato sui libri dove avevo preparato gli esami di Storia dell’Architettura. Ricordo solamente una foto: Le Corbusier nudo, con una vistosissima cicatrice sulle gamba, che dipinge qualcosa su una parete. L’avevo presa per qualcosa di buffo e dissacrante, un po’ come l’immagine di Einstein che fa la linguaccia, ma non mi ero mai soffermata a pensare dove fosse stata scattata e che cosa stesse facendo di preciso.

L'architetto Le Corbusier, cinquantenne, dipinge un murales indossando soltanto gli occhiali tondi che lo contraddistinguono.

L’architetto Le Corbusier, cinquantenne, dipinge un murales indossando soltanto gli occhiali tondi che lo contraddistinguono.

Nata il 9 agosto 1878 a Enniscorthy (Irlanda), Eileen Gray studia prima disegno e pittura a Londra. Poi capisce che non è quello il suo modo di esprimersi, scopre in un negozio di Soho la tecnica dei mobili laccati e si trasferisce definitivamente a Parigi nel 1907 per studiare con un artigiano giapponese, Seizo Sugawara, maestro nell’ambito di questa tecnica.

Gli inizi sono modesti, la critica non sembra accorgersi di questa giovane donna che tenta di farsi strada in un ambiente perlopiù maschile, scorticando mobili, mescolando ingredienti improbabili; la svolta avviene soltanto nel 1919, quando le viene chiesto di decorare il salotto di Suzanne Talbot, una celebrità della moda parigina del tempo. Eileen non soltanto lo rende quello che è ancora considerato uno degli esempi più significativi nella storia della decorazione degli anni Venti, ma – in un’epoca dove una donna poteva al massimo aspirare a diventare tessitrice o decoratrice – disegna anche alcuni dei mobili.

Il salotto di Suzanne Talbot ha un successo enorme, piano piano tutti vogliono in casa qualcosa firmato Eileen Gray: tra i clienti celebri, c’è perfino James Joyce. Dalle linee essenziali e pulite, il lavoro di Eileen attira l’attenzione degli esponenti del Movimento Moderno, tra cui J.J.P. Oud (appartenente al gruppo di artisti olandesi chiamato De Stijl) e Le Corbusier.

Eileen conosce Le Corbusier tramite Jean Badovici, un architetto rumeno che diventa il suo compagno. Sono loro che per primi credono nelle sue potenzialità e la spingono verso l’architettura: siamo nel 1924, Eileen ha quarantasei anni e non ha mai disegnato nulla di diverso da arredo di interni, ma ricomincia a studiare con l’aiuto del compagno e di Adrienne Górska (passata alla storia per essere una delle prime donne laureate in Architettura di Francia).

Sceglie la scogliera di Roquebrune-Cap-Martin, in Costa Azzurra, progetta una casa tutta bianca che poggia sui pilotis, i “pilastrini”, come le architetture di Le Corbusier, che per molti aspetti appartiene al Movimento Moderno, ma – scrivono gli storici dell’architettura – è dotata di una sensualità estranea alle architetture di quel periodo.

“Anche nella casa più piccola uno deve potersi sentire solo” scrive Eileen, e basandosi sulla sensazione di isolamento e libertà ne progetta lo spazio. Ma la sua casa è anche un regalo, è un vero e proprio atto d’amore per Jean Badovici, a partire dal nome: E1027, un codice dove la E sta ovviamente per Eileen, il 10 è la J di Jean, il 2 è la B di Badovici e il 7 è la G di Gray.

Esterno villa E1027

Esterno della villa E1027

Interno della villa E1027

Interno della villa E1027

Le Corbusier apprezza moltissimo il progetto di Eileen, ne diventa ossessionato al punto di voler costruire a sua volta una casa per vacanze bianca, proprio dietro la sua, come la sua e Le Cabanon, il capanno, suo rifugio estivo, talmente appiccicato alla casa di lei che ne viola quasi la privacy – dettaglio inquietante: quando morirà, anni dopo, Le Corbusier stava nuotando proprio nei pressi della E1027.

Negli anni Trenta, la relazione tra Eileen e Jean termina. Siamo nel 1938 quando Jean, rimasto in casa da solo, invita Le Corbusier: il grande maestro non si trattiene e riempie di graffiti il salotto immacolato di Eileen. Sono otto murales quasi offensivi, coloratissimi in quella casa tutta bianca, dove – tra le altre cose – viene presa in giro la sessualità di Eileen, che non faceva mistero di essere bisessuale e aveva avuto uno svariato numero di donne nella sua vita (pittrici, cantanti, ballerine, artiste di ogni tipo).

Ed è qui che torna in gioco la famosa fotografia di Le Corbusier che, nudo, dipinge qualcosa sopra un muro, quella che avevo visto all’università e che mi aveva strappato una risata, quella su cui non mi ero fatta domande. È stata scattata proprio nel salotto di Eileen Gray mentre Le Corbusier, con la sua arte, ne deturpa le pareti.

Quali sono le ragioni di un gesto tanto… cattivo? Non era la prima volta che il maestro “sporcava” le pareti delle case in cui era invitato, spesso chi l’ospitava ne era pure felice (Badovici era ben contento di avere le pareti di casa firmate da uno dei più grandi artisti del tempo), ma nel caso della E1027 sembra esserci un accanimento diverso, una cattiveria nei confronti della stessa Eileen. Beatriz Colomina, storica dell’architettura, lo interpreta quasi come un caso psichiatrico: del resto, in molti pensano che l’architetto avesse sviluppato un rapporto malato con Eileen Gray, arrivando a esserne ossessionato. Pare quasi che “Le Corbusier voglia marcare il territorio, come un cane che fa la pipì agli angoli della strada, voglia far prevalere la sua figura cancellando quella di lei, riempiendo un salotto bianco con dei disegni colorati, mettendo la sua firma in uno spazio che non gli appartiene“.

Non appena lo scopre, Eileen ovviamente ne rimane ferita, scrive parole molto pesanti all’architetto, lo accusa di aver fatto un vero e proprio atto vandalico e di aver profanato la sua casa, dove – sentendosi tradita da Jean che non l’ha difesa, sentendosi tradita da Le Corbusier, con cui pensava di avere un rapporto di amicizia e stima – non tornerà mai più.

Eileen_Gray

Eileen Gray

Anche in seguito a questo episodio, la donna inizia a ritirarsi dalla vita sociale attiva che fino a quel momento aveva mantenuto, sviluppando una sorta di agorafobia. La E1027 negli anni decade, utilizzata prima dall’esercito tedesco come spazio in cui esercitarsi a sparare, successivamente comprata e svuotata da un proprietario drogato, che finisce morto ammazzato sul pavimento del soggiorno, poi lasciata alla mercé dei vandali.

Soltanto dallo scorso anno la casa, dopo aver subito degli interventi di restauro, è stata aperta al pubblico. Trovo significativo però che non siano stati rimossi anche i murales di Le Corbusier: una scelta che non tiene conto di quelle che erano le volontà di Eileen Gray, o di come semplicemente era stata progettata la sua casa in origine. Del resto, in un articolo comparso sulla rivista di architettura Domus nel dicembre del 1968, si celebra sì Eileen Gray, ma si accenna agli affreschi soltanto quando si dice che “Le Corbusier venne, intorno al ’45, a dipingere alcuni affreschi alla casa, e la loro pubblicazione fu forse l’ultima volta che l’opera di Eileen Gray fu vista in pubblico”, come se i due avessero preso accordi, come se fosse stata lei a invitarlo nel suo salotto. Essere un grande artista, un genio, fino a che punto ti giustifica? 

Di fatto, Le Corbusier non si scusò mai, né rimosse gli affreschi. Nel 1948 anzi tornò Roquebrune-Cap-Martin per fotografare i murales e pubblicarli; in tale occasione, pare che disse che “esplodevano da muri tristi e opachi, dove nient’altro stava accadendo”. Non si riferì all’opera della Gray in nessun modo, fece scrivere soltanto che erano “in una casa a Cap-Martin” e lasciò credere, in qualche modo, che il progettista della E1027 fosse Jean Badovici – negli anni successivi, qualche volta la casa venne attribuita anche a Le Corbusier stesso.

Abbandonata dai suoi illustri contemporanei, Eileen fu dimenticata dalla storia dell’architettura, malgrado avesse realizzato nel frattempo un altro progetto in stile modernista (la Ville Tempe a Paia, Mentone, attualmente un’abitazione privata) e avesse riempito fogli su fogli di progetti, da edilizia sociale prefabbricata a spazi pubblici.

Tagliati i rapporti con tutti e vivendo quasi da reclusa, il nome di Eileen Gray ebbe di nuovo un momento di notorietà quando uscì nel 1968 l’articolo di Domus che parlava di lei e che diede la spinta a rimettere in produzione il tavolo E-1027 e la poltrona Bibendum, divenuti classici del design. Quando morì nel 1976, a più di novant’anni, furono trovati pannelli di plexiglass su cui stava facendo esperimenti con i colori: nonostante fosse lontana dagli onori della cronaca, la sua attività creativa non si era mai fermata.


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  1. Aldo Bruschi

    3 aprile

    circa 35 anni fa quando ormai ero ad architettura, anni 80 primissimi, in un mondo ancora scosso dalla controcultura ( violenza solo e poco cultura) cercavo di guardarmi attorno, per recuperare stimuli creative. Allora nessun net, poche riviste costose, nessun insegnamento veramente valido. uscì nell’82 credo il secondo numero o poco piu’ la nuova edizione di Casabella. rinnovata, e diretta da Vittorio Gregotti fu uno delle migliori cose fatte da lui. Con il tempo fu una delle migliori riviste. Molto costosa, come se oggi costasse circa 40 euro era però veramente innovative, tantè… CI FU UN ARTICOLO SPECIALE SULLA GREY. LO CONSIGLIO A TUTTI, RICERCATELO E DUPLICATE E DIFFONDETE. Io non l’ho piu’. Ammiravo questa donna, che aveva veramente un forza e competenza vasta. fu per me fonte di ispirazione e un esempio di minimalismo. Credo fosse morta da non molto molto anziana. Dentro la rivista I suoi progetti, un profile dell’opera e foto. Stranamente non fu presentata come una imitatrice di Le Corbu’. Da valutare la sua opera complete.

  2. Skywalker

    5 aprile

    Ti consiglio di leggere anche il libro di Charlotte Perriand intitolato “Io Charlotte”, colei che ha realizzato TUTTI gli arredi di Le Corbusier. Infatti ora anche Cassina, Tekno sulle etichette dei vari oggetti d’arredo pone il nome di Charlotte Perriand PRIMA di quello di Le Corbusier. Il libro, una autobiografia, racconta la vita privata e professionale della Perriand, la quale per un lungo periodo della sua vita lavorò nello studio di Rue De Sevre di Le Corbusier. Sua la famosissima chaise longue e sue tutte le sedute a “cubo” e tutti gli interni presentati alle varie fiere internazionali. Come tutti i progettisti sanno, a firmarle fu Le Corbusier poiché lei era una collaboratrice dello studio e non poteva firmarle direttamente, però vista e considerata la sua lunga vita (è morta una 10ina di anni fa) è riuscita a riappropriarsi delle proprie creazioni ed ora rientra finalmente nei classici.

    Mai sopportato Le Corbusier

  3. Anonimo

    14 maggio

    Bellissimo articolo: grazie!
    Neppure io avevo mai letto nulla in proposito, sui vari testi e monografie, ai tempi dell’università, ma anche dopo. Avevo pure perso il film che ora, cercherò.
    P.S.
    Ho trovato un articolo del 17 dicembre 2017 (quindi successivo a questo, con intere parti identiche): è dello stesso autore?

    http://www.sentieristerrati.org/2017/12/17/eileen-gray-la-donna-mando-testa-le-corbusier/

  4. Ka

    29 luglio

    Commento cretino: se non è più entrata in quella casa, Le Corbusier anche se vi nuotava vicino non mi pare per nulla inquietante, dato che casa sua l’aveva costruita lì vicino!

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