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Aprile: Come si impara a distrarsi?

Da avida lettrice della free press distribuita in metropolitana a Londra, trovo in continuazione – da sempre – articoli in cui donne di successo scandiscono la propria giornata tipo. Al massimo due settimane fa ho letto il profilo di una broker che entro le sette di mattina ha già fatto un’ora in palestra, è andata dal parrucchiere, e si è fatta mandare la colazione in ufficio – un ufficio da cui non esce fino alle nove di sera. Che ansia, ho pensato. Ma questa fa mai qualcosa che le piace?

La stavo compatendo quando mi è tornato in mente quanto è difficile riuscire a parlare con le ragazze della redazione di Soft Revolution, costantemente impegnatissime, costantemente stressate, costantemente con cento cose sulla loro agenda. Questo vale anche per me: non penso che passi un giorno senza che io dica almeno una volta “non ho tempo” e poi probabilmente mi faccia venire mal di testa dall’agitazione.

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Non vi stupirà sapere che gran parte della redazione – e gran parte della gente che conosco, a dire il vero – soffra di ansia e/o depressione. Ne abbiamo parlato più volte (recuperone: questo articolo di Magda Redaelli e questo di Marta Conte) ed è un argomento che non manca mai di trovare grande riscontro con chi ci legge.

La mancanza di tempo, le troppe cose da fare, un generale senso di non potersi fermare sembrano essere spesso all’origine dei nostri stati di crisi. In breve, non ci diamo mai il permesso di farci gli affari nostri invece di quello che sentiamo di dover fare / quello che ci viene detto che dovremmo fare.

Una mia amica esce spessissimo dal lavoro alle dieci di sera perché si sente in colpa ad andarsene senza aver finito quello che ha da fare. I miei ex capi si aspettavano che io passassi i miei viaggi in metro e ogni sera a leggere articoli e ascoltare podcast che potessero tornarmi utili con i nostri clienti (su argomenti tipo i software per i contabili o il noleggio di gru). Conosco gente che ha fatto abbastanza ore di straordinari non pagati da andare in pensione.

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Qualche mese fa ho fatto una disquisizione di un’ora con la mia psicologa e ho chiamato a raccolta tutte le mie amiche più sagge per decidere se iscrivermi a un corso fondamentalmente inutile per la mia vita lavorativa. Non mi sembrava possibile di potermi concedere un intero pomeriggio alla settimana dedicato solo a distrarmi. Solo a posteriori – dopo aver deciso di iscrivermi ed essere stata ammessa – mi sono resa conto di quanto fosse folle dover chiedere l’autorizzazione dell’universo per fare qualcosa che bramavo di fare.

Un risultato è che ho passato molte sere a fare i compiti e tutti i sabati fuori casa, e infatti a marzo abbiamo pubblicato solo tre post alla settimana qui su Soft Revolution. L’altro risultato è che sono stata, nella media, molto più felice.

Mentre nello stesso periodo ho cancellato la app di Facebook dal telefono per smettere di controllarla ogni cinque minuti, concedermi una grossa distrazione che mi fa perdere tantissimo tempo è stata una delle migliori decisioni di questi primi tre mesi del 2016.

Ad aprile parleremo di distrazione, trattando sia di quando dovremmo tenere la testa sulle spalle, ad esempio quando si tratta del sessismo nascosto nelle piccole cose, sia di quando sia giusto distrarsi o prendere delle deviazioni.

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  1. teresa

    4 aprile

    Sono una studentessa universitaria fuorisede. Vivo a Napoli da sola e condivido a pieno ciò che provate. Lo stress da studio, da lavatrici da fare, da aspettative personali da non deludere. E poco tempo per me tra un corso e l’altro, tra un panino ed una corsa per trovare un lavoro. I vostri articoli sono sempre illuminanti. Grazie per l’empatia.

  2. Erica

    8 aprile

    Sono le 8:30, viaggio sulla metro verso il lavoro, e mi sono commossa.
    (Stamattina mi sono sentita in colpa per aver voluto dormire mezz’ora di più)

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