Una piattaforma web internazionale, basata su tecnologie open source, capace di fornire un supporto concreto alle donne vittime di violenza: informazioni pratiche che le aiutino ad allontanarsi da chi fa loro del male, indirizzi di servizi a cui rivolgersi, consigli sul momento e il modo migliore per sporgere denuncia, riferimenti giuridici per tutelare sé stesse e i figli.

L’idea alla base di Chayn è semplicissima: utilizzare la rete per spiegare in modo semplice, chiaro e puntuale come affrontare situazioni che – solitamente – di semplice, chiaro e puntuale hanno ben poco. Strumenti attivi contro la violenza di genere. Il progetto è nato in Pakistan nel 2013, la parola “chayn” in urdu significa conforto. Oggi conta più di 130 volontarie impegnate in tredici Paesi diversi, compresa l’Italia. Per saperne qualcosa di più abbiamo chiesto a Chiara Capraro di raccontarci com’è nata la versione italiana del sito, di cosa si occupa e quali sviluppi avrà in futuro.

chayn_italia_logo

Quando è nata Chayn Italia e come?

Chayn Italia nasce ufficialmente nel marzo 2016 con il lancio del nostro sito chaynitalia.org, dopo sei mesi di lavoro di un gruppo di 60 volontarie sparse soprattutto tra Italia e Regno Unito. Il progetto è nato quando Elena ha conosciuto Hera, la fondatrice di Chayn HQ. Elena, militante femminista da sempre, ha pensato che Chayn fosse perfetto per l’Italia, un Paese in cui la violenza domestica è ancora considerata una questione privata invece che sociale. Elena ha coinvolto diverse amiche e compagne attiviste e si è data da fare per contattare persone che pensava potessero essere interessate. Per esempio,  mi ha importunata su Twitter e dopo un anno sono ancora qui!

 

In che modo le competenze sviluppate sul piano internazionale vengono declinate nei singoli Paesi?

Chayn Italia è il primo progetto Chayn in una lingua diversa dall’inglese. Chayn Italia, così come Chayn HQ, la nostra piattaforma madre, è un progetto interamente gestito da volontarie con diverse competenze. Tra di noi ci sono sviluppatrici web, esperte di comunicazione, grafiche, psicologhe, avvocate e attiviste. Alcune tra noi hanno vissuto relazioni violente in prima persona e portano la loro prospettiva personale.

I progetti vengono replicati e adattati senza una gerarchia specifica, i capitoli nazionali spesso prendono l’iniziativa di sviluppare progetti che ritengono opportuni e cercano collaboratrici all’interno del proprio team e del team globale. Per esempio in Italia abbiamo una rubrica fissa su Radio Bullets in cui raccontiamo storie di donne dal mondo, inclusi gli altri paesi Chayn, India e Pakistan.

 

I contenuti proposti sono uguali in tutti i Paesi o vengono studiati sulla base del Paese di riferimento?

I contenuti variano a seconda del Paese di riferimento: c’è un lavoro non solo di traduzione ma anche per adattare al contesto specifico i vari testi e le nostre guide, per esempio Come costruire il tuo caso di violenza domestica. La guida originale è nata per il contesto inglese quindi l’abbiamo riadattata sia nella forma che nei contenuti. Vogliamo fortemente che Chayn Italia abbia una prospettiva intersezionale per cui vogliamo anche riuscire a parlare alle esperienze vissute da donne migranti che si trovano in Italia e alle donne in relazioni omosessuali.

 

In cosa si caratterizza Chayn Italia?

Fin dall’inizio con Chayn Italia ci siamo date l’obiettivo di andare oltre il web per stringere relazioni con i centri anti violenza presenti sul territorio; abbiamo così iniziato a collaborare con lo sportello anti violenza “Una stanza tutta per sé” di Roma per lavorare assieme ai contenuti del sito. Il nostro obiettivo non è sostituirci ai centri, ma diffondere le loro competenze ed esperienze  e promuovere informazioni sul loro lavoro, che è essenziale nel supportare singole donne ma anche per smantellare le strutture patriarcali della nostra cultura.

Da qualche mese, con la campagna online a supporto di Non Una di Meno #cambiamoilfinale e l’aiuto di otto illustratrici, abbiamo voluto smascherare gli stereotipi con cui ancora si parla di violenza sulle donne e aggiungere la nostra voce al coro di supporto per i centri anti violenza, che stanno soffrendo a causa di tagli ai fondi che vanno contro tutti gli impegni presi dal governo italiano con la ratifica della Convenzione di Istanbul.

 

Quali sono gli elementi che in Italia connotano il fenomeno della violenza domestica?

La violenza domestica è una delle manifestazioni di una cultura patriarcale che sebbene assuma diverse forme è un problema globale. In Italia, in maniera simile a molti altri Paesi, abbiamo una cultura maschilista diffusa in famiglia, a scuola, nei media, nelle istituzioni. Abbiamo buone leggi e siamo stati tra i primi a ratificare la Convenzione di Istanbul, ma i nostri governi continuano a non stanziare adeguate risorse per combattere questo fenomeno, per esempio facendo in modo che i centri anti violenza siano in grado di operare e di offrire posti letto e altri servizi alle donne che ne hanno bisogno.

Mancano fondi adeguati e manca la volontà politica di dare una risposta comprensiva alla violenza di genere per esempio con programmi educativi nelle scuole che come sappiamo sono ostacolati dalle gerarchie cattoliche e dalle destre unite nel combattere la fantomatica ‘teoria del gender’.

 

Che tipo di riscontro ha avuto Chayn Italia ad oggi e che sviluppi futuri potrà avere e vorrebbe avere questo progetto?

Dal lancio ad ottobre il sito è stato visitato da oltre 6.300 persone. Abbiamo anche avviato una collaborazione con l’Università Federico II di Napoli per realizzare un corso online gratuito e aperto a tutt* sulla violenza di genere, disponibile tramite la piattaforma EMMA.

Abbiamo anche ricevuto varie mail di testimonianza di donne che sono uscite da una relazione violenta o che la stanno vivendo che hanno trovato il sito utile. Chayn Italia ha senso solo se funziona per loro quindi abbiamo aperto uno spazio virtuale per raccogliere le testimonianze delle donne che vogliono raccontare la propria storia.

Al momento ci stiamo concentrando su due progetti critici: rivedere e ampliare i contenuti del sito, soprattutto da una prospettiva intersezionale, e mappare i centri antiviolenza presenti sul territorio tramite un sondaggio. Al momento in Italia non esiste una mappatura aggiornata dei centri, quella del Dipartimento delle Pari Opportunità risale al 2012 e contiene anche realtà che non sono centri o sportelli anti violenza. Vogliamo anche sviluppare risorse su violenza psicologica e sui tipi di violenza che devono affrontare le donne migranti.

  


Chayn Italia cerca persone che abbiano voglia di contribuire al progetto. Al momento ricerca soprattutto persone con due tipi di competenze specifiche: sviluppatrici web e operatrici di centri anti violenza. Le persone interessate possono scriverci a questo indirizzo: info@chaynitalia.org