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Dagli antichi egizi alla Hollywood: mode e motivi ...

Dagli antichi egizi alla Hollywood: mode e motivi della ceretta all’inguine

Quando la redazione di Soft Revolution ha proposto di dedicare gennaio al tema (esteso, concreto e metaforico) del fuoco, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: ceretta all’inguine. Ma probabilmente avrei pensato lo stesso se il tema fosse stato arcangeli, shopper di tela o animali domestici: la depilazione delle parti intime per me – ma non credo solo per me – è una specie di incubo ricorrente.

La questione merita di essere affrontata sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista culturale, anche se il primo si sbriga abbastanza in fretta, mentre per il secondo ci vorrebbe un trattato.

Qualsiasi soluzione per arrivare in spiaggia “decorosamente”, in linea con i canoni estetici contemporanei, non funziona. Le creme lasciano dei peletti qua e là, il rasoio trasforma la pelle in carta vetrata e due giorni dopo si è già punto a capo. La ceretta poi è fonte di eterna frustrazione.

L’unica esperienza che ho è quella con l’estetista; non mi addentro dunque nel mondo del fai da te, ma penso che più o meno sia lo stesso: lo strappo riduce l’inguine a un tappeto rosso di irritazione per qualche giorno, segue una settimana scarsa di beatitudine, nella quale tutto è come si vorrebbe, ricominciano a crescere i peli (per le più fortunate, alle più sfortunate si incarniscono pure). E la cosa divertente è che per tantissimo tempo, almeno altri dieci giorni, questi peli non si possono eliminare, vanno lasciati crescere, perché per rifare la ceretta devono essere lunghi almeno mezzo centimetro.

In questo baratro di insoddisfazione, prurito e paranoia la domanda sorge spontanea: ma è veramente necessario tutto questo? Fino all’estate scorsa pensavo che, per sentirsi a proprio agio, bastasse fare in modo che nulla uscisse dalle mutande e dal costume. Per caso, chiacchierando con amici e amiche più giovani di questo imprescindibile argomento da aperitivo, ho scoperto di essere rimasta ferma al 1946, tagliata fuori da un bel pezzo di mondo: il mondo della ceretta integrale o quasi, popolatissimo, frequentato soprattutto dalle nuove generazioni (tra i quindici e i venticinque), in cui la sistematina qua e là è considerata retrò, roba da nonne. Lo choc è stato tale che non ho potuto esimermi dal documentarmi, ed ecco in sintesi cosa ho imparato.

Illustrazione di Francesca Popolizio

Illustrazione di Francesca Popolizio

Le donne hanno vissuto senza paranoia da mutanda fino agli inizi del Novecento. Ok, pare che i più ricchi tra gli egizi, i greci e i romani fossero grandi fan dei genitali glabri, che ottenevano utilizzando pinzette, oli, resine, pece e cere varie, calce e arsenico – in Giappone addirittura pelle di pescecane. Ma parliamo di abitudini classiche, lontanissime, e soprattutto riservate all’élite dell’élite. Per arrivare alla massa sono dovuti passare parecchi secoli.

Il primo rasoio per signora venne commercializzato da Gilette nel 1915, ma fu pensato e promosso più che altro per gambe e ascelle. L’inguine iniziò a essere preso in considerazione solo dal 1946, anno in cui Louis Renald inventò il bikini, che rese “indispensabile” lo sfoltimento strategico. Negli anni Sessanta gli hippie provarono a invertire il trend e a riportare in auge lo stile naturale, ma durò poco, complice la successiva diffusione della pornografia e degli strip club. Ma quante donne dell’epoca sarebbero state contente, nella loro camera da letto, di assomigliare a una lapdancer? Se penso a mia nonna rispondo: non molte.

Il vero e proprio boom arrivò con la moda della “brasiliana”, la ceretta che conserva solo una piccola striscia di peli al centro del pube, che nel 2000 trovò il proprio epicentro di propagazione a Manhattan, e venne lanciata ai quattro angoli del globo da una puntata di Sex and the City e da varie dichiarazioni d’amore di modelle e attrici. La diffusione della Hollywood, ovvero della depilazione totale, fu una diretta conseguenza.

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Cosa succede oggi? Succede che buona parte delle ragazze italiane frequenta l’estetista e – stando alla parola dei professionisti – sceglie quasi sempre di eliminare tutto. La motivazione? In rete, ma anche al bar, nessuna è disposta a rispondere: “perché lo fanno tutte”. Le motivazioni ufficiali spaziano dall’igiene alla maggiore soddisfazione sessuale (domande che mi pongo: ma i peli non servono proprio a proteggere? E dove sta la soddisfazione quando tutto diventa ispido e irritato?). Secondo Otylia Roberts – a Londra la reginetta della ceretta, ovviamente di origine brasiliana – questo trattamento rende le donne più sicure, più attraenti, poiché “posseggono un segreto erotico che nessun altro conosce”.

Nel frattempo tante star, dopo anni di militanza a favore del disboscamento, oggi fanno pubblicamente marcia indietro. Tra queste figurano Lady Gaga, Gwyneth Paltrow e Cameron Diaz – che ha affrontato con grande veemenza l’argomento anche nel suo ultimo libro, The Body Book. Assieme a loro anche la giovane artista canadese Petra Collins, nel 2013 sollevò una mezza bufera quando Instagram cancellò il suo profilo, “colpevole” di aver pubblicato le immagini di un bikini dal quale fuoriuscivano i peli pubici. Da parte del social network una decisione sinceramente odiosa e avvilente, cui rispose pochi mesi dopo Vanity Fair con lo slogan “The Bush is Back”, citando aneddoti vip e i risultati di un sondaggio svolto in Inghilterra, dove il 51% delle intervistate dichiarava di non curare i peli pubici, perché troppo faticoso e perché il partner le preferiva naturali.

Sempre dall’isola di sua maestà erano stati lanciati già nel 2011 gli strali della scrittrice Caitlin Moran, che dalle pagine di How to be a Woman tuonava:

Non posso credere che siamo arrivate al punto in cui avere una patata ci costa dei soldi. Ci stanno facendo pagare per la manutenzione e la cura delle nostre passerine, come se fosse una spesa di condominio, una tassa occulta, l’IVA sulla patonza. Questi soldi dovremmo spenderli in BOLLETTE DELLA LUCE, FORMAGGIO e BERRETTI, invece di sprecarli per trasformare le nostre marmotte in agghiaccianti petti di pollo stile Lidl. MALEDIZIONE a te, pornografia, che ti sei fatta strada nelle mie mutande. CHE DIO TI MALEDICA.

Ma sarà vero che il cespuglio sta per tornare? Quello che purtroppo tanti magazine femminili non approfondiscono sono appunto le motivazioni per cui è sparito. Moran punta il dito sulla pornografia, «Questa gigantesca, miliardaria ossessione occidentale per la ceretta brasiliana e per la Hollywood, in base alla quale milioni di donne normali devono organizzare la propria agenda, sopportare dolori strazianti e superare fastidiosi inconvenienti […] deriva da esigenze puramente cinematografiche. È solo questione di luce».

Secondo Giuliana Proietti, psicoterapeuta e sessuologa, pubblicata dall’Huffington Post, il pelo pubico resta un vero e proprio tabù e ricorda gli studi che identificano la moda della depilazione totale come l’ennesima oggettivazione del corpo femminile, altri che la inseriscono in un contesto di pedofilia latente – dato che riconduce l’organo genitale a uno stadio pre-puberale.

Come comportarsi dunque? Dare retta a Caitlin Moran, alla pigrizia, alla voglia di risparmiare due soldi? Serve un bel po’ di fermezza. Oppure proseguire nello standard, comunque fastidioso, della bikini line e mandare a quel paese il mondo dal 1946 in poi? Oppure ancora avventurarsi nell’universo dell’integrale, programmando gli appuntamenti dall’estetista e sperando che questo aiuti progressivamente a superare il trauma?

Personalmente non ho ancora trovato una risposta forte e chiara. Uno spunto in più però potrebbe arrivare dall’America, dove pare abbia iniziato a diffondersi l’ultima delle ultime mode. Si chiama Full Bush Brazilian, in Italia pare per adesso girare solo a Milano. Il New York Magazine l’ha descritta così: da pornostar dietro e da hippie davanti. Una bella via di mezzo?


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  1. betsy

    6 gennaio

    Ho riso tantissimo leggendo questo post, fantastico 😀
    Tuttavia sono rimasta sorpresa per la totale assenza della questione “sesso orale”. La ceretta inguinale (o meglio totale) non è forse anche legata ad un cambiamento della sessualità dalla pura penetrazione ad un desiderio più completo di scoprirsi? Credo proprio che la ceretta faciliti il cunnilingus di molto! (E da questo punto di vista direi che la “Full Bush Brasilian” soddisfa a pieno le esigenze date dal bilanciare sesso orale e naturalezza)!

  2. Ludovica lugli

    6 gennaio

    In effetti, anche quando si parla di questo argomento e dei ragazzi partecipano alla conversazione, il punto sottolineato da Betsy sembra in cima alla lista degli argomenti pro-ceretta. Ma non basterebbe tagliarli per quello?
    La cosa che invece merita un’altra riflessione, secondo me, è la questione della propria percezione estetica: cioè, non è forse vero che molte ragazze si vedono brutte se non depilate (e non parlo solo di inguine, ma anche di ascelle, e soprattutto gambe)? Chiaramente è una questione culturale. Dovremmo provare a dare delle picconate al senso di inadeguatezza legato ai peli del corpo o accettare il modello in cui siamo cresciute e curarci secondo la propria sensibilità? Me lo chiedo da anni e ho sempre optato per l’accettazione, ma senza esserne del tutto soddisfatta.

  3. Paolo

    6 gennaio

    se c’è una parte del corpo femminile e anche maschile che ho sempre immaginato piena di peli folti è il pube, non ci ho mai visto nulla di anti-estetico e trovo sbagliato insultare una donna per un po’ di peletti che spuntano fuori dagli slip del bikini, ognuno/a si curi il suo pube come crede. Detto questo, chi si vuole depilare proprio lì anche solo per motivi estetici (l’igiene non centra, basta farsi una doccia) non lo considero schiavo/a delle convenzioni “pornografiche”, non metto in discussione la sua libertà interiore (e non penso che l’articolista lo abbia fatto)

  4. Paolo

    6 gennaio

    Ludovica, la cultura con i suoi cambiamenti nel tempo e nello spazio fa parte della natura umana e anche della nostra sensibilità e non ci rende “inautentici” o incapaci di decidere. Io mi rado e mi sfoltisco le sopracciglia anche per motivi estetici, mi sento più a mio agio col viso liscio, non vado in giro a offendere i barbuti o quelli col monociglio (anche se lo trovo anti-estetico a meno che tu non sia Elio o Frida Kahlo) ma non accetto che la mia libertà interiore sia messa in discussione, non gradisco di sentirmi dire che “non mi accetto”. Io sono affinchè ognuno curi il suo aspetto estetico secondo la sua sensibilità a prescindere da quanto la sua sensibilità è statisticamente frequente o considerata “di moda”. Nessuno va offeso perchè ha i peli nelle ascelle o nelle gambe e sta bene così ma chi li rimuove anche solo per motivi estetici, perchè si sente più bello/a senza è persona libera e autentica come chiunque altro, non è necessariamente uno/a che “non si accetta”. Tutti, chi più chi meno, anche i più “trasandati” si prendono cura del loro aspetto estetico per se stessi e per il prossimo, fa parte della nostra libertà

  5. isabel

    6 gennaio

    “lo strappo riduce l’inguine a un tappeto rosso di irritazione per qualche giorno, segue una settimana scarsa di beatitudine, nella quale tutto è come si vorrebbe, ricominciano a crescere i peli”: ma da che estetista vai? ora con la tecnica del miele e zucchero non fa male, non irrita e i peli ricrescono molto più lentamente. Che la “ceretta” piaccia o meno, chi la ama non è necessariamente un/a masochista.

  6. BARBS LE CUPCAKE

    7 gennaio

    E il costume ‘a braghetta’? quello sportive, o quello vintage, con la gonnellina? Io voto si!!

    E auguro a tutte un buon 2016 e di trovare l’estetista perfetta, che vi offere una caramella dopo.

    Barbs

  7. Valeria

    9 gennaio

    Io sinceramente credo di essere vissuta in un’altra epoca… mai depilato NIENTE del pube, tolgo solo i peletti che si vedrebbero dal costume d’estate (e a volte nemmeno quelli). Mai e poi mai stata da una estetista, il massimo che faccio è accorciarli con la forbice quando mi va. Ho sempre trovato ragazzi che apprezzavano, ho sempre sentito ragazzi dire quanto è bella la fica pelosa. Molte ragazze invece si fanno problemi a non finire su questi peli, come su tutti gli altri… Fidatevi, si può vivere serenamente senza depilarsi mai l’inguine, e sottolineo che accettazione non vuol dire rassegnazione. Io non solo non mi depilerei mai e poi mai, nemmeno se me lo chiedesse il mio ragazzo (direi soprattutto…), ma sinceramente… non mi piacciono le patate glabre. Proprio no. La pelle è sofferente e si vede: non riesco proprio a dire che è bella una pelle sofferente.
    Non voglio e non mi interessa giudicare chi invece si depila e si vede bellissima tutta depilata: buon per lei 🙂
    Ma forse dovremmo demitizzare un po’ il pelo, sia che ce lo teniamo sia che lo tagliamo…

  8. pixelrust

    3 aprile

    le pressioni della pubblicità e dei giornali per convincere le lettrici che non depilarsi sia una cosa vergognosa sono state studiate e ben documentate:
    http://www.vox.com/2015/5/22/8640457/leg-shaving-history

    questa campagna decennale è stata rivolta solo verso le donne, non verso gli uomini.

    io in quanto uomo posso tagliarmi la barba o farla crescere, curarmi le sopracciglia o meno: in ogni caso non subiro’ gli stessi giudizi e le stesse pressioni a cui sono soggette le donne in questo frangente.

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