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“Camera Single”: la commedia romantica lesbica all’italiana

Avete mai avuto un bisogno smodato di commedie romantiche? Sapete, quei film hollywoodiani un po’ patinati, un po’ prevedibili ma che almeno vi fanno fare due risate sulle sfortunate vicende amorose altrui? Una classica Bridget Jones, per esempio. Oppure quelle che vi fanno ridere e piangere contemporaneamente, come Notting Hill e Love Actually, o Harry ti presento Sally.

Insomma, certi giorni ci vuole solo una cara vecchia commedia romantica. Ecco, ora immaginate che nessuna di queste commedie romantiche vi rappresenti. Mai. Per niente. Per quanto cerchiate, tutti i film e i libri in cui vi ritrovate raccontano sempre storie drammatiche e strappalacrime, storie che spesso iniziano e/o finiscono in tragedia. Sono sicura, anche voi vorreste che ci dessero un taglio. Ecco, io mi sento così.

A volte vorrei solo guardare o leggere una commedia romantica in cui la protagonista sia una ragazza lesbica o bisessuale (insomma, una ragazza a cui piacciano le ragazze) alle prese con le sfortune della vita, che abbia già fatto coming out, che sia dichiarata e non abbia problemi con la propria identità. Insomma, voglio farmi quattro risate davanti a storie che somigliano vagamente alla mia vita di tutti i giorni.

Camera Single entra in gioco qui. Camera Single è un libro uscito a giugno 2016, scritto da Chiara Sfregola, autrice emergente che da ormai diverso tempo scrive per LezPop, il sito di “cultura pop in salsa lesbica”. Su LezPop, Sfregola teneva una rubrica omonima di mini racconti in cui la protagonista, una ragazza lesbica di Roma, raccontava le sue avventure dentro e fuori l’ambiente LGBT romano. Dalla raccolta e l’ampliamento di queste vicende nasce questo libro.

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La cover del libro, edito da Leggereditore

Camera Single racconta le (dis)avventure amorose di Clorinda Baronciani, una ragazza lesbica di Roma che lavora in ambito cinematografico ed è appena stata brutalmente lasciata dalla sua ragazza. Con cui conviveva. In casa di lei. Da un giorno all’altro. Con un semplice “Non ti amo più” e nessuna ulteriore spiegazione. A dimostrazione che il mito per cui “essere lesbica è più semplice perché almeno non si deve avere a che fare con gli uomini stronzi” non vale, in quanto non tiene in conto dell’esistenza delle donne stronze.

Riprendersi da un cuore spezzato così brutalmente non è semplice, ma grazie alla sua banda di amiche lesbiche e qualche etero camuffata (per una volta siamo in maggioranza, ed è meraviglioso, non me ne vogliate), la nostra eroina riesce faticosamente a rimettersi in sella. E da lì in poi, complice i suoi gusti particolari in fatto di donne, Linda ci racconta le sue peripezie, fra una ragazza e l’altra, cuori infranti, appartamenti nuovi e tutti i dilemmi dei quasi trentenni, sullo sfondo di una Roma che perfino per me, che non sono una fan della Capitale, acquista un fascino un po’ speciale.

La voce di Linda è sarcastica e sferzante, a tratti malinconica ma sempre auto-ironica, dimostrando che anche dalle vicende più travagliate può sempre uscirne una buona storia da raccontare agli amici, e su cui, alla fine, si può riderci su.

Camera Single è abbastanza unico nel panorama letterario italiano. È importante perché, per la prima volta, la comunità lesbica e bisessuale ha un libro che parla di sé, un libro che si relaziona strettamente con le vite di chi ne fa parte. Camera Single cementa la creazione di una cultura pop lesbica, una cultura pop che si è venuta creando negli ultimi anni anche in Italia. E ritrovare le proprie storie in ambienti familiari (Roma, Italia) invece che stranieri (i corridoi delle high school americane) fa lo stesso effetto di una ventata d’aria fresca in una giornata d’afa estiva.

Certo, non è un libro perfetto (ma davvero pochi lo sono), non ha grandi pretese letterarie. Non mi è piaciuto il suo voler usare il termine “la figa” per indicare collettivamente il genere femminile (ha connotazioni un  po’ troppo oggettificanti per i miei gusti, e che lo usi un uomo o una donna, fa lo stesso). Allo stesso modo, rinfacciare a qualcuno di aver utilizzato i pronomi giusti e quindi di essere stata la ragazza perfetta mi sembra equivalga a scadere nella sindrome del “Nice Guy”, che ti rinfaccia di averti trattato come un essere umano e tu sei una stronza per averlo mollato comunque.

A parte questi piccoli difetti, lo considero un bel libro. Il tono è leggero, si legge in un baleno ed è un antidoto se vi hanno appena mollate o avete bisogno di farvi due risate. Non vi cambierà la vita, ma ve la renderà meno amara per qualche ora. Insomma, finalmente ho ottenuto la mia commedia romantica lesbica, quindi va bene così.

E per quanto risuoni più fortemente all’interno della comunità lesbica e bisessuale, la comicità e spontaneità del libro sono per tutti e tutte, senza distinzioni di genere, orientamento o età. Un bello spicchio, un assaggio di vita “diversa” che in realtà assomiglia molto a quella di tutt*, per ribadire ancora una volta che, alla fin fine, in amore e sfiga siamo tutt* uguali.


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