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Perché tenere un poster di Amelia Earhart in casa

Perché tenere un poster di Amelia Earhart in casa

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Illustrazione di Silvia Bettini

Adoro Amelia Earhart. È indubbiamente la donna dei record nel campo dell’aviazione e una figura rivoluzionaria ancora oggi; ha fatto e detto talmente tante cose pazzesche che è impossibile non innamorarsi di lei.

Fin dalla nascita (avvenuta nel 1897 ad Atchison, nel Kansas), Earhart è una ragazza fuori dall’ordinario che grazie alle idee progressiste della madre cresce un po’ selvaggiamente. Da bambine lei e la sorella indossano pantaloni alla turca invece che le gonne, passano le loro giornate sugli alberi e da adolescenti vagano per varie scuole superiori alla ricerca del migliore programma di scienze offerto.

Una delle mie peggiori fobie è che le ragazze, in particolare quelle i cui gusti non siano convenzionali, non vengano lasciate in pace… Ce lo portiamo dietro da generazioni, è un’eredità di usanze antiche, che ha come conseguenza il fatto che le donne siano educate alla timidezza.

Nel 1920 ha 23 anni e durante un raduno aereonautico in California il pilota Frank Hawks le fa fare un giro turistico sopra Los Angeles sul suo biplano. Di quel giorno, Earhart ricorderà di aver capito all’istante di voler volare per il resto della sua vita.

Comincia a prendere lezioni di volo dall’aviatrice Mary “Neta” Snook – un’altra pioniera – e a risparmiare per comprare il suo primo aereo, un biplano a due posti di seconda mano dipinto di giallo; lo chiamerà “Il Canarino” e ci stabilirà il suo primo record femminile salendo all’altitudine di 14.000 piedi.
Per il momento volare è solo una passione ma a quanto pare le riesce particolarmente bene e acquista fama locale.

The Canary

The Canary

In quel periodo, dopo essere stata infermiera in un ospedale militare, lavora in una casa di accoglienza. Lì, nel 1928, riceve una telefonata in cui le viene proposto di essere la prima donna a sorvolare l’Atlantico.

Accettare non era cosa da poco: in quell’anno già tre pilote erano morte tentando di stabilire il record, e la sponsor principale del progetto, Amy Phipps Guest, aveva rinunciato a imbarcarsi lei stessa nell’impresa considerandola troppo pericolosa.
Ma Earhart non aspetta altro che un’occasione per testare il suo spirito; del resto da anni teneva un diario con articoli di giornale su donne che avevano avuto successo in campi all’epoca prettamente maschili, come la regia e la produzione cinematografica, la legge, la pubblicità, le cariche amministrative o l’ingegneria meccanica.

Le donne dovrebbero fare per se stesse quello che gli uomini hanno già fatto – occasionalmente quello che gli uomini non hanno fatto – affermandosi così in quanto persone, e magari incoraggiando altre donne verso una maggiore indipendenza di pensiero e azione. Considerazioni del genere hanno contribuito alla mia volontà di fare quello che volevo così tanto fare.

Earhart si unisce ai piloti Wilmer Stultz e Louis Gordon e stabilisce il nuovo record nel giugno dello stesso anno, ma lamenta subito di aver avuto un ruolo subalterno all’interno dell’aereo e di essere stata relegata a tenere il registro di volo. Non appena atterrata, rilascia un’intervista in cui dichiara “sono stata soltanto un bagaglio, un sacco di patate […] forse un giorno ci proverò da sola”.

Da quel momento Earhart non fa altro che volare; suo alleato è il futuro marito, l’autore e pubblicista George Putnam, che, su richiesta di Guest, era stato il primo a proporla come candidata per il viaggio sull’Atlantico.
Earhart parla di questo matrimonio come di una “collaborazione” con “controllo condiviso”, volendo sottolineare la sua indipendenza. Preparano assieme la trasvolata dell’Atlantico da solista nel 1932; la pilota, non senza problemi, fa un atterraggio di fortuna in una fattoria irlandese, un evento che ricorderà come “molto spaventoso per le mucche del quartiere”.

Earhart era molto consapevole dell’impatto che le sue azioni avevano sulla percezione della femminilità; sostenne sempre che questo record in particolare provasse che le donne e gli uomini fossero uguali in “lavori che richiedono intelligenza, coordinazione, velocità, sangue freddo e forza d’animo”.

Continuano i record: è la prima donna a volare negli USA da costa a costa; stabilisce un nuovo risultato, che per anni rimase imbattuto, di un’altitudine di 18.415 piedi su un autogiro; è la prima persona a trasvolare il Pacifico da Honolulu a Oakland da solista (viaggio del quale ricorderà particolarmente l’aver bevuto una solitaria tazza di cioccolata calda in volo), così come è la prima a volare da Città del Messico a Newark.

1937, San Juan, Puerto Rico --- Amelia Earhart and Fred Noonan Entering Plane --- Image by © Bettmann/CORBIS

1937, Porto Rico; Amelia Earhart e Fred Noonan salgono sul Lockheed Electra

Alla soglia dei quarant’anni, le manca solo un’ultima esperienza: il volo attorno al mondo. Se ci riuscisse, sarebbe la prima donna a farlo. Anche questa non è un’impresa semplice, ma quando mai Earhart si è tirata indietro? Scrive al marito una lettera nel caso in cui la circumnavigazione dovesse fallire:

Sappi che sono al corrente dei rischi […] voglio farlo perché voglio farlo. Le donne devono provare ad agire come hanno provato gli uomini. Quando falliscono, il loro fallimento dev’essere solo una sfida per le altre.

1937. A giugno, Earhart e Fred Noonan, il suo ufficiale di rotta, partono da Miami e in un mese raggiungono la Nuova Guinea. Mancano solo 7,000 miglia, ma sono le più complicate: le successive 3,000 sono di volo ininterrotto prima di atterrare sull’Isola Howland, un minuscolo quadratino di terra nel mare. Pare che al confronto Punta Raisi sia un’autostrada.

L’aereo di Earhart, un Lockheed Electra 10E che la compagnia aveva modificato appositamente per lei, viene svuotato di qualsiasi cosa considerata inutile per alleggerire il carico e ottimizzare la quantità di carburante necessario per arrivare all’Isola Howland.

Earhart e Noonan partono il 2 luglio; il cielo è coperto e Noonan non riesce a tracciare la rotta, la radio non funziona bene, il carburante comincia a scarseggiare. La mattina del 2 luglio arriva l’ultima comunicazione da Earhart; poi più niente.

[Le donne] devono pagare per tutto… Si prendono più gloria degli uomini per delle vittorie simili. Ma le donne acquistano anche più fama quando falliscono.

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La pilota era una figura amata e rispettata: anche in vita le vengono dedicate strade, scuole, laghi e tantissime bambine portano il suo nome. Era naturale che gli Stati Uniti si prodigassero per ritrovarla; la spedizione di recupero per Earhart e Noonan è la più estesa e costosa della storia navale, ma non dà risultati.

Il modo più efficace di farlo è farlo.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire, altri record da ricordare e aneddoti interessanti, ma probabilmente sono troppi per un articolo solo. Vorrei solo aggiungere che fu anche un’icona di stile: rifiutandosi di indossare l’equipaggiamento tradizionale per un pilota, creò un look che oggi è la prima immagine che ci viene in mente quando parliamo di aviatori. Così, per non farci mancare niente.

Le citazioni vengono da ameliaearhart.com. Altre fonti sono Rai Storia e Corriere.it

 


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