Crea sito
READING

Amabili imperfezioni: il successo di Sarah’s...

Amabili imperfezioni: il successo di Sarah’s Scribbles

Quando entro nella Libreria Zabarella di Padova, spingendo con baldanza la porta, per poco non uccido una delle ragazze in piedi vicino all’ingresso. Lo spazio non è grande, ed è già pieno di persone che aspettano Sarah. Siamo stipate, e la ragazza contro cui stavo sbattendo la porta non sembra felicissima di vedere che è entrata un’altra persona ancora. Assumo un’espressione mortificata, poi sorrido. Sono sorpresa, pensavo che “a Padova” non ci sarebbe stata molta gente ad attendere la fumettista e invece persone ce ne sono, e tutte hanno avuto la buona idea (come me) di arrivare in anticipo rispetto all’orario a cui l’editore ha fissato l’incontro.

È un pomeriggio di fine aprile, e l’artista che aspettiamo è Sarah Andersen, creatrice del webcomic Sarah’s Scribbles (“Gli scarabocchi di Sarah”) aggiornato ogni mercoledì e sabato, tradotto in 11 lingue e con oltre 760 mila follower su Facebook.
Ora il webcomic è diventato un libro, Adulthood Is a Myth, disponibile anche in italiano grazie ai ragazzi di BeccoGiallo (che gli hanno cambiato titolo in Crescere, che palle!); noi stavamo aspettando di farcelo autografare.

 

crescere-che-palle-bg

In principio si chiamava Doodle Time (dove “doodle” è un altro modo per dire scarabocchi, ma siccome lo usa anche Google ora ha un significato quasi nobile) e sono certa che abbiate visto le sue vignette, almeno una volta nella vita: disegnate con uno stile molto semplice, sono piccole storie di disagio, ricche di umorismo.

La protagonista è una ragazza coi capelli scuri e la frangetta che odia le persone (tanto quanto ama gli animali), ha la tendenza a procrastinare qualunque impegno, si imbarazza moltissimo durante gli appuntamenti romantici e nonostante sia uscita dall’adolescenza da qualche anno, non si sente neanche lontanamente un’adulta.

La forza delle storie brevi raccontate da Sarah Andersen sta nella loro universalità, nel fatto che chiunque le legga possa riconoscersi nella protagonista, nelle sue paranoie, la sua testardaggine e le sue idiosincrasie. Insomma, nei suoi difetti, raccontati in maniera iperbolica.

crescere2

Chi di noi non ha pensato di lanciare il proprio computer fuori dalla finestra dopo l’ennesimo tag in una foto orrenda? Chi non è mai entrato a scuola sorridendo ma pensando “Vi odio tutti”? Chi di noi non risponde al telefono per pigrizia e poi manda sms di finte scuse dicendo “Sono in un posto pieno di gente, non posso rispondere”?

La protagonista non ha nome, ma non è un segreto che sia Sarah Andersen stessa, specialmente nei momenti più melodrammatici (l’autrice ha detto a tal proposito che si somigliano soprattutto nelle reazioni eccessive, nel panico istantaneo), oltre al fatto che anche lei è una disegnatrice. Consapevole che le persone che la leggono tendono a rispecchiarsi nelle sue avventure, Andersen ha scelto di non far mai emergere il nome del personaggio:

Le persone mi scrivono cose come “Sono davvero io!”. Sento che se la chiamassi apertamente Sarah nelle vignette, l’effetto sarebbe strano, sarebbe come renderla un individuo, con cui si fatica a mettersi in relazione. Ha senso?

1936446_867864169997221_4808539298834539826_n

Ma questo fumetto non è solo una descrizione divertente delle nostre peggiori abitudini, è anche un racconto di formazione, che mostra i tentativi (caotici) di una ragazza per migliorarsi e diventare un’adulta responsabile. Insomma, la vita ordinaria di una ventenne che si sente ricca quando viene pagata qualche centinaio di dollari e le cui amiche hanno iniziato ad avere figli, mentre lei prova a ribadire di non volerne. Che si allena per stare in forma, e poi dimentica di buttare in lavatrice il reggiseno di settimane.

Come si sopravvive? In suo aiuto intervengono il suo coniglio, personificazione della razionalità che le manca, amico e dispensatore di consigli (ad esempio: “Falla finita!” in risposta alla sua mania di comprare scarpe brutte perché di moda), le poche ma buone amiche, sempre pronte a sostenerla, e un buon fidanzato, innamorato di lei e protagonista di quegli episodi in cui serve una figura esemplare da contrapporre a quella del pessimo partner (quest’ultimo si schifa di fronte a dei peli sulle gambe, l’altro invece se li spupazza).

12107883_834037053379933_1224482203002601493_n

A piazzare ostacoli lungo questo percorso di sacrifici e buoni propositi fallimentari, ci si mettono un cervello introverso (colui che dà e toglie a piacimento, nello specifico ciò che viene dato e tolto è lo stimolo a socializzare) e un utero perfido e insensibile (puoi anche ammirare quelle mutande coi cuoricini al banco del mercato, ma ci penserà lui a distruggertele quando farà partire il ciclo). Quello dell’attività uterina è un tema ricorrente negli scribbles di Sarah, forse tra i più divertenti. Stando ai commenti su Facebook, gli episodi con l’utero come co-protagonista sono largamente apprezzati anche dal pubblico maschile.

12742498_896695120447459_7432831573659800822_n

Quando Sarah Andersen arriva in libreria è accompagnata dai suoi editori, uno dei quali alzando la voce per contrastare il brusio dell’ambiente chiede permesso, perché l’autrice è arrivata. Subito la folla di stipati allarga le maglie e si gira a guardarla, mentre timidamente si avvicina alla sua postazione, sfilandosi la giacca. Al posto degli occhi abbiamo tutt* dei giganteschi cuori. Lo stiamo pensando tutti in coro, ma nessuno lo dice ad alta voce: è diversa da come si disegna! È bellissima! Non sembra odiarci, sta sorridendo!

In effetti Sarah Andersen non è solo la ragazza del suo webcomic. 23 anni, residente a Brooklyn e laureata al Maryland Institute College of Art (dove hanno studiato Abbi Jacobson e David Byrne, per capirci), di professione fa la fumettista e l’illustratrice, con uno stile ben diverso, visibile sul suo (altro) sito. Grande consumatrice di podcast, che ascolta lavorando nel suo appartamento, ha le idee ben chiare per quanto riguarda il lavoro da freelance e la possibilità che venga svalutato. “Non svendetevi”, è il consiglio che si sente di dare a chi vuole intraprendere una carriera simile alla sua. “Se una compagnia non si può permettere di pagarvi la cifra che chiedete, voi non potete permettervi di dedicare le vostre energie e il vostro tempo per realizzare quella commissione. Il vostro lavoro ha un valore. Non lasciate che qualcuno se ne approfitti”.

Quello degli scribbles era un passatempo nato durante il suo secondo anno di college, che solo dopo un po’ di tempo ha iniziato ad essere appuntamento fisso del suo Tumblr, ricondiviso da alcuni blog molto noti, come Tastefully Offensive e diventato virale di lì a poco.

Se volete seguirla, o sostenerla con piccole donazioni, qui c’è la sua pagina di Topatoco e qui la sua pagina Patreon.

12507232_872991819484456_2496992938561832051_n

 

Le immagini sono prese dalla pagina italiana di Sarah’s Scribbles; non tutte le vignette sono incluse nel libro Crescere, che palle!


RELATED POST

  1. sara

    20 maggio

    Io la adoro! Purtroppo non sono riuscita a vederla alla sua presentazione a Bologna….spesso comunque controllo il suo sito perchè non voglio perdermi nemmeno una vignetta!
    La migliore secondo me è questa: https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwj92JqHv-jMAhURkRQKHQFLD3wQjRwIBw&url=http%3A%2F%2Fwww.tumbnation.com%2Ftumblr-blog%2Fdubsteplombax&psig=AFQjCNH73eUlNQe8EZ90463yR5_o6o1-_w&ust=1463828168392301

  2. alessandro

    30 maggio

    Io e la mia ragazza la adoriamo *_* Ci spiace tanto non essere riusciti ad andare a Padova, lavoro… 🙁

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.