Crea sito

52 films by women: settembre a caso

Cecilia ha deciso di accettare la sfida 52 films by women e guarderà (almeno) un film diretto da una donna ogni settimana del 2016. Ogni mese, ci racconterà quello che ha visto. Puoi leggere tutti i post qui.


Ho Ucciso Napoleone – Giorgia Farina (2015)
Smooth Talk – Joyce Chopra (1985)
Like for Likes – Park Hyeon-jin (2016)
Nattlek – Mai Zetterling (1966) (film completo su YouTube)
Cidade de Deus – Fernando Meirelles, Kátia Lund (2002)  (trailer non ufficiale)

Mai Zetterling

Mai Zetterling

I film di settembre non hanno un tema in comune; si tratta di una serie di titoli che avevo in mente di guardare da un po’. Andiamo per ordine di uscita.

Nattlek, in italiano un appropriato Giochi di Notte, è un film svedese diretto da Mai Zetterling. Zetterling stessa è una figura interessante: non diversamente da un Ben Affleck o una Mélanie Laurent, la regista di questo film svedese era già un’attrice apprezzata, la cui carriera è proseguita per diverso tempo da entrambi i lati della cinepresa.

Nattlek è incentrato sul ritorno di Keve, ormai adulto, nella magione ancestrale della propria famiglia insieme alla fidanzata; qui inizierà ad avere dei flashback alla propria infanzia, dominata da una madre che lo abusava. L’impressione generale è del film è di un sogno molto vivido o di un delirio da malato, il tutto risciacquato in una certa aura trasgressiva di cui oggi forse vediamo fin troppo ben i fili. Tipici dell’epoca il trattemento riservato all’omosessualità e il fatto che a nessuno sia passato per la testa di non chiedere a un attore minorenne di girare una scena di nudo.

Smooth Talk, in italiano un molto meno appropriato La Prima Volta, è un film che mescola il tema della formazione – in questo caso della quindicenne Connie, interpretata da Laura Dern – a dei motivi quasi da thriller. Connie è carina, umbratile e curiosa riguardo l’altro sesso; per una buona metà del film la seguiamo mentre, in sostanza, fa l’adolescente: mentre ai suoi genitori, gira per il centro commerciale e limona con ragazzi a caso.

Finché non appare sulla scena una figura maschile che Connie trova tanto inquietante quanto affascinante: il trentenne Arnold Friend, simbolo e sintomo del ruolo che la sessualità sta iniziando ad avere nella vita della protagonista. La loro conoscenza si consuma tra echi onirici e riferimenti noir.

Smooth Talk

Smooth Talk

Dal mese di agosto (a squadre) era avanzato il celebre Cidade de Deus, ambientato nell’omonima favela di Rio e diretto da Fernando Meirelles e Kátia Lund. A Cidade de Deus manca tutto, perfino le strade, e non è un caso che sia popolata per la maggior parte da afrobrasiliani e che sia il luogo in cui il governo scarica gli sfollati dalle alluvioni: a nessuno importa davvero dei poveri.

Il film, tramite la voce narrante di Buscapé, ci introduce subito al Trio Ternura, composto da tre novelli Robin Hood che rapinano il camion postale e dividono i bottino con gli abitanti della favela – ma il Trio Ternura non è che la prova generale per lo spettacolo vero, i cui protagonisti saranno ben altri: Zé Pequeno, un stronzo fuori di testa; Bené, amato da tutti per il suo buon senso e canonicamente il più cool di tutti i gangster; Mané Galinha, che avrebbe solo voluto sfuggire a questa vita e invece ci finisce invischiato.

Cidade de Deus tratta con rispetto e raffinatezza la vita in un luogo disagiato, e accorda a tutti i suoi personaggi il privilegio di essere mostrati nei loro chiaroscuri – solo a tutti i suoi personaggi maschili, però. I personaggi femminili sono tutti ridotti al ruolo di dolce compagna: tutte sono belle, tutte hanno un sorriso gentile, ma appena il film smette di aver bisogno di loro (dopo averle traumatizzate o brutalizzate in qualche modo, s’intende)… le donne e le ragazze scompaiono.

Per finire, due commedie. Entrambe recenti e provenienti da due paesi in cui il patriarcato è un po’ più forte che altrove: l’Italia e la Corea del Sud.

Ho Ucciso Napoleone, di Giorgia Farina, è incentrato su Anita Petroni, che lavora come dirigente presso una compagnia farmaceutica, e sarà incaricata di promuovere Slim Slam, una nuova pillola per dimagrire. Anita scopre di essere incinta, e ormai ben oltre il termine legale per un aborto – il che per lei non sarebbe un problema insormontabile, avendo dei soldi a disposizione… però viene licenziata senza un valido motivo, e a quel punto la gravidanza è più utile se portata a termine, in modo da poter impugnare il licenziamento.

In partenza, Ho Ucciso Napoleone fa sperare lo spettatore in un prodotto quantomeno non disastroso, ma il film abbatte ogni buona aspettativa con una serie di scelte indifendibili. La protagonista sembra avere un rapporto sbilanciato con il cibo, eppure gran parte della trama è incentrata sulle pillole Slim Slam – i prototipi delle quali Anita spaccia in modo da assicurarsi l’aiuto di una serie di personaggi femminili, ognuno dei quali vuole assolutamente dimagrire. Perché? Perché ogni donna vuole dimagrire, un assunto che non viene mai né contrastato né messo in discussione.

Sembra inoltre volersi distanziare dal classico lieto fine “Lui e Lei, due cuori, un pargolo e una capanna”, ma… pur se attraverso un percorso più arzigogolato, non finiamo in un luogo molto diverso. Quasi da rimpiangere il gioco pulito – per quanto retrogrado – dei mille adattamenti cinematografici dei romanzi di Nicholas Sparks.

Kang Haneul

Like for Likes

Il coreano Like for Likes se la cava meglio. Il film di Park Hyeon-jin segue tre coppie, generando così tre plotlines interconnesse (un personaggio lavora per un altro, diversi frequentano lo stesso ristorante) ma indipendenti: l’assistente di volo Joo-ran e lo chef/ristoratore Sung-chan finiscono per condividere una casa e pian piano – nonostante un inizio poco felice – finiscono per apprezzare sempre di più la reciproca compagnia; il compositore Soo-ho, diventato sordo dopo un incidente al liceo, e la produttrice televisiva Na-yeon iniziano una relazione, ma lui non riesce a trovare il coraggio di parlarle della propria disabilità; la sceneggiatrice Gyeong-A e il celebre attore Jin-woo hanno passato una notte insieme prima che lui si arruolasse (il servizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini coreani e dura per circa due anni), ma ora lui è tornato al lavoro e Gyeong-A ha un figlio di tre anni… cosa vorrà dire?

Like for Likes si contraddistingue dalla massa delle commedie romantiche grazie al fatto che due delle protagoniste femminili sono intorno ai quarant’anni (non solo: Gyeong-A ha addirittura a che fare con un uomo più giovane) e che nessuna delle relazioni finisce per forza in un matrimonio – entrambi dettagli piuttosto progressisti, nel panorama del genere. Ma è un peccato vedere come la sordità di Soo-ho venga trattata in modo che oscilla tra l’irrealistico e melodrammatico, tuttavia: sarebbe stato meglio se la considerazione accordata ai personaggi femminili più maturi fosse stata estesa anche al ragazzo con una disabilità.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.