Crea sito
READING

Viso di bambola: rielaborazioni estetiche per i ba...

Viso di bambola: rielaborazioni estetiche per i bambini di oggi

Lo scorso Natale sono stata incaricata dai miei parenti dell’acquisto dei regali per nipoti e pargoli di amici. Compito abbastanza facile visto che, dai tre anni in su, i bambini hanno spesso un’idea molto precisa di ciò che vogliono per intrattenersi in lunghe sessioni di gioco.

Lista alla mano, sono andata in uno dei più grandi negozi di giocattoli della città e ho iniziato le compere. Arrivata al reparto bambole non ho potuto fare a meno d’interrogarmi sull’estetica proposta dai maggiori modelli in vendita (fra i quali, per inciso, c’era anche la bambola inserita nella mia lista). Sugli scaffali si alternavano bambole dall’aspetto tenero e stilizzato, in pezza per lo più, dedicate ad un pubblico di età non superiore ai 5/6 anni e modelli da “grandi” che presentavano tutte delle caratteristiche in comune. Avevano gambe lunghissime, vita stretta, braccia filiformi, seno pronunciato, lunghi capelli e, soprattutto, un pesante trucco su labbra e occhi.

Nessuna di queste bambole aveva l’aspetto di una “bella ragazza acqua e sapone”, ma nemmeno quello di una bella ragazza truccata con gusto. Volti da donne con labbra rifatte e occhi tirati mi fissavano e, non senza qualche perplessità, ho acquistato una di loro come regalo. Era sulla lista e se una bambina chiede quel tipo specifico di bambola e i genitori sono d’accordo, è del tutto controproducente questionare. Mi rimane un senso di amarezza per il messaggio trasmesso alla piccola, un messaggio brutto non solo dal punto di vista del modello di bellezza a cui aspirare, ma anche brutto sotto il puro e semplice profilo estetico. Era un brutto oggetto, incapace di formare il gusto.

Mesi dopo m’imbatto in alcune foto su Facebook. Una mia amica, mamma di una bimba che va alle scuole elementari, ha ritratto una serie di bambole che ha “riadattato” per e con la figlia. Ha “struccato” i visi, poi ne ha ricostruito i tratti rendendoli più simili a un modello “umano”. Sono belle. Non sono prodotti di un bricolage di alta caratura morale e scarsa qualità estetica. Non sono una versione brutta dell’originale, ma qualcos’altro, qualcosa in cui è possibile specchiarsi.

11121649_871211169604849_1203144054_n

Mi documento e trovo questo sito (che scoprirò poi essere il modello anche per Ilaria, la mia amica) in cui viene spiegata la storia di questa operazione artistico/culturale e vengono mostrati i modelli realizzati. C’è anche una sezione DIY e una pagina Facebook attraverso la quale condividere le esperienze. Decido che voglio scoprirne di più e intervisto la mia amica.

Come mai hai deciso di modificare e personalizzare la bambole di tua figlia? È un’idea che è nata spontaneamente o eri a conoscenza di alcuni progetti analoghi sviluppati in Italia e all’estero?
È nato tutto per caso: in uno dei rari momenti di pausa che ho dal lavoro, “girovagando” pigramente su Facebook, mi sono imbattuta nel video di questa signora australiana che ha avuto l’idea di dare nuova vita a bambole di seconda mano, cambiando loro aspetto, per renderle più naturali.
Quali sono le motivazioni profonde di questo tuo lavoro?
Ho trovato l’idea di fondo a dir poco geniale. Ci sono in commercio bambole con vestiti succinti, tacchi alti, trucco pesantissimo. Questo progetto si fa portavoce del “ di meno è di più”.

Sono da sempre un’appassionata di Barbie, ma anche lei è già un modello di donna stereotipato. È vero che ogni bambina, con la sua fantasia, può affidare ad ogni bambola il ruolo che più le piace (ho avuto Barbie spadaccine che brandivano coltellini per sottaceti, Barbie maestre, Barbie bariste, mamme, anche una regina), ma con certi prodotti l’indirizzo di gioco è forzatamente pilotato: è tutto impostato verso la moda, un richiamo ammiccante alla sessualità che sinceramente trovo inadeguato al target di riferimento.

Mia figlia, Greta, nove anni e mezzo, è già parzialmente succube di questo circolo vizioso, di questo plagio universale. Il suo occhio è abituato a certi volumi, a certi colori, quindi quello che è fuori da quel contesto non le pare appropriato. Tentare questa strada, quindi, è stata per me una sfida, un esperimento.

Tree Change Dolls

Tree Change Dolls

Come imposti il tuo lavoro creativo? Su quali “canoni estetici” modelli le tue bambole e che cosa vorresti trasmettere con questa operazione?
Ho scelto di seguire il lavoro originale di Tree Change Dolls, che parte in Australia su bambole commercializzate in tutto il mondo e facilmente reperibili in tutto il mondo. C’è una prima fase di ricerca, quindi, del soggetto bisognoso di restyling. Trovata la bambola, poi, si procede alla cancellazione dei connotati: si utilizzando oli e sostanze chimiche (nulla più che una sostanza oleosa per far scivolare il colore ed acetone per unghie come solvente), ripulendo letteralmente occhi e bocca della bambola. Si ottiene così un viso pulito, che è come una tela vergine. A questo punto, ci si può sbizzarrire con la creatività: la conformazione del viso della bambola aiuta nel dipingere, perché l’incavo dell’occhio è ben definito ed è semplice strutturarne la forma dipinta.

Già a questo punto, ci si rende conto dell’esagerazione della colorazione precedente. Dipinta la parte bianca, si può scegliere il colore dell’iride, che è una delle cose principali per la catterizzazione delle bambole: con i colori acrilici si possono ottenere infinite sfumature di colore, creare occhi intensi o delicati, sguardi profondi o timidi. Anche disegnare le sopracciglia è di grande importanza, perché donano carattere al viso ed allo sguardo.

Il bello di questo lavoro è proprio l’unicità del lavoro a mano, è l’asimmetria leggera e velata, è un pelo fuori posto, un occhio un tantino storto, perché nessuno è perfetto e quindi tutti lo sono a modo loro. Ultimata la parte superiore, si passa alla bocca, sulla quale si può dipingere un sorriso, un broncio, con denti a vista o a labbra chiuse, ulteriore elemento per comprendere il carattere della bambola che si sta creando. Infine, qualche dettaglio, come un lieve rossore sulle gote, qualche lentiggine, un neo o, perché no, un segno lasciato dalla varicella.

Per i vestiti mi appoggio ad un’amica di famiglia che lavora molto bene all’uncinetto e creo io qualcosa di cucito. Il mio progetto è di creare bambole con una storia, in cui ogni bambina possa riconoscersi, rivedere se stessa o trovare un’amica, una compagna di gioco. Sono molto affascinata dal margine di personalizzazione delle bambole: in molti richiedono bambole con fattezze simili a loro stessi o a figli ed amici e mi piacerebbe riuscire ad eseguire una serie di bambole customizzate in quel senso. L’idea di fare di questo passatempo (che è anche un modo per stare con mia figlia facendo qualcosa che piace molto ad entrambe) un mestiere, in futuro, è un sogno che mi piacerebbe tentare di perseguire, magari coinvolgendo altre mamme.

Tua figlia e le sue amiche (perché immagino che le bambole vengano usate anche da altre bambine durante i giochi) gradiscono queste personalizzazioni? Avete avuto modo di parlare del “senso” di quello che fai oppure semplicemente lo vive come un gioco fatto con la mamma per rendere più belle le bambole?
Greta è stata subito entusiasta all’idea, ma essendo stata assuefatta all’immagine delle bambole per com’erano in origine, all’inizio ha faticato ad entrare a pieno nell’ottica del progetto. Adora ridipingere le bambole, ma è ancora affascinata dai trucchi avveniristici proposti dalla casa produttrice. C’è da dire però che con le bambole originali non ha mai giocato, con quelle ridipinte sì: l’artefatto è fine a se stesso, l’artigianale ha un’anima e spinge ad un’empatia diversa con la bambola, stimolando maggiormente la fantasia. Questo è ciò che ho potuto osservare.

Ti sei confrontata con altre mamme o papà sull’argomento? Cosa ne pensano? Ci sono state persone che hanno sollevato perplessità rispetto a questa operazione? Nessuna perplessità: tutti coloro con cui ne ho parlato hanno convenuto sia una splendida idea ed un passatempo sanissimo.

Ci sono state bambine (o bambini) che hanno trovato “strane” e “diverse” le bambole?
La risposta dei bambini è stata positiva! Hanno tutti detto “che belle!”. Credo si percepisca l’unicità di ogni bambola ed il lavoro che c’è dietro. Una bambola col viso pre-stampato in serie è di nessun interesse, una creata come si preferisce piace di più. I nuovi volti sono molto più simili alla realtà.

 

Una delle bambole create da Greta

Una delle bambole create da Greta


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.