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Viaggi al risparmio: una guida pratica

Viaggi al risparmio: una guida pratica

Senza voler cadere nella retorica da Piccola Fiammiferaia, credo che la mia passione per i viaggi al risparmio trovi le sue radici nei primi viaggi della mia infanzia. Erano anni in cui i miei cercavano di sbarcare il lunario mentre mettevano su casa, trovavano lavoro e compravano la prima station-wagon. Le prime vacanze mie e di mia sorella, di cui conservo memorie lontanissime più simili ad ombre che a veri ricordi, erano all’insegna del risparmio, cosa non facile visto l’odio di mio padre per tutto ciò che ha a che fare coi campeggi.

Tra queste: villeggiature in case al limite del fatiscente sul litorale toscano, gite in improbabili due stelle in Alto Adige (abitando a Trento, non è una meta molto esotica ma, più di vent’anni dopo, ricordo ancora il bagno in corridoio dell’albergo e il rosa delle Dolomiti al tramonto), ma soprattutto svariati weekend dai nonni a Padova e nella casa in cui i miei genitori furono studenti a Bologna.

Ricordo il generale senso di fatica, più che di relax, di questi “viaggetti” al limite del surreale, i quali tuttavia devono avermi creato la cosiddetta forma mentis del viaggiatore squattrinato.

Taksim post Taksim

La spinta alla fuga perenne dalla realtà sotto forma di quei viaggetti mascherati che Oscar Wilde ne L’Importanza di Chiamarsi Ernesto chiama “bunburismo” (uno dei protagonisti della commedia, Algernon Moncrieff nei weekend conduce un’esistenza parallela giustificando le sue fughe con visite a un povero amico invalido, Bunbury), nasce attorno ai nove anni.

Per l’estate tra la quarta e la quinta elementare mia madre decide di allungare il guinzaglio e di farmi fare le prime esperienze da sola: dieci giorni con gli scout e due settimane di vacanza-studio nella profondissima Val Pusteria, una valle dell’Alto Adige dove in realtà non si parla nemmeno tedesco, ma un dialettaccio incomprensibile, viene prodotto molto latte e fiorisce l’indipendentismo sudtirolese.

Per un poco chiaro fenomeno di bastian-contrarietà, anziché farmi contagiare dalla dilagante nostalgia di casa, decido che è molto meglio starsene per i fatti propri, conoscere gente nuova (ebbene sì, non sono così scontrosa e burbera come do a vedere solitamente), vedere posti nuovi e mi faccio prendere da attacchi di disperazione il giorno prima del ritorno a casa.

Fuga da Brno a Vienna

Verso la metà della laurea triennale grazie una serie di eventi e circostanze, incomincio a dedicarmi veramente all’arte della zingarata. I risultati sono stati variegati ma sempre interessanti, così come le mete mai veramente scelte, ma piuttosto dettate dalle circostanze: eventi ai quali partecipare spesati, amici da andare a trovare in Erasmus, mete facilmente raggiungibili dai luoghi in cui io ho fatto (gli) Erasmus.

Quello di cui sono sicura è che la definizione “low-cost” fa schifo, perché non implica l’avventura alla base di un viaggio improvvisato, a costo vicino allo zero e confusionario, ma mi fa venire in mente situazioni cheap and nasty alla Geordie Shore.

Ecco, dunque, più che una lista di posti, un vademecum alla mentalità da adottare per poter viaggiare divertendosi ed in sicurezza spendendo il meno possibile.

Statue mostruosamente kitsch a Tartu

Innanzitutto, come direbbe il peggiore degli economisti calcolatori, fate networking e riscoprite conoscenze da andare a trovare in qualche posto raggiungibile nel weekend. Documentatevi, ma non troppo: lasciate spazio alle impressioni di chi andate a trovare, alle suggestioni del momento e a pomeriggi girovaghi che non avreste potuto fare se foste andati a vedere quel museo di arte folkloristica e vestiti di lana di capra nana che consigliava tanto la Lonely Planet.

Andare a trovare qualcuno riduce quasi a zero i costi di permanenza (soprattutto se si tiene a mente di portare un presente all’ospite) e dà il vantaggio di essere accompagnati nei luoghi di interesse da un autoctono. Certo, un conoscente è una scatola chiusa: potrebbe essere una persona molto affine a voi, oppure noiosissima.

Anche appoggiarsi a CouchSurfing è un ottimo modo per risparmiare i soldi di alloggio e poter contare su un locale conoscere i posti più interessanti della città che si sta visitando ma, ugualmente, è una grande incognita. Affrontare queste grandi incognite è una delle parti più belle (o più brutte) dell’avventura del viaggio.

Alcuni dei vostri lontani conoscenti, quelli che si dimostreranno affini a voi, interessanti ed affabili probabilmente diventeranno vostri amici, si creerà un legame più solido e forse toccherà anche a voi ricambiare il favore. Di quelli noiosi e ininteressanti perderete le tracce. Da alcuni anni faccio parte della community di CouchSurfing e le esperienze che ho avuto sono state molto differenti tra loro: dai preziosissimi consigli di Vesna in Bosnia, che poi è diventata una cara amica, alla casa lurida e fetida di Valters in Lettonia.

Quello che ho capito è che sopporto sempre meno gli ostelli. Non perché siano minimali e senza pretese, ma perché popolati da animali da ostello. Ci sono asiatici che hanno intrapreso il giro del mondo, ma non parlano inglese, viaggiano con bagagli sovradimensionati e a qualsiasi cenno di imbarazzo ridacchiano. Persone sole che si barcamenano in conversazioni di circostanza in un inglese stentato nel disperato tentativo di portarsi qualcuno a letto. Erasmus che non vogliono affrontare la ricerca di una stanza per i mesi di permanenza in terra straniera. Gli immancabili russatori dai piedi puzzolenti.

Gatti di Dubrovnik

Sfruttate BlaBlaCar e simili, specie se siete incoscienti come me, che c’è spazio per un sacco di blabla (da cui il nome?) con il conducente e gli altri passeggeri. Ma se non vi fidate di un completo sconosciuto al volante, affidatevi alle compagnie aeree low-cost (mi ero ripromessa di non usare questa definizione), che in questi ultimi tempi si stanno addomesticando e permettono persino di portare due borse.

Oppure potete scegliere quelli che mia madre definisce gli “autobus delle badanti”, corriere di linee private che, senza troppa pubblicità, viaggiano più o meno in tutta Europa. Ce ne sono davvero per tutti i gusti, basta solo saper cercare bene su Google. Spesso offrono sconti per prenotazioni dell’ultimo minuto o per studenti sotto una certa età. Infine, nei paesi più civilizzati d’Europa, anche le ferrovie offrono interessanti scontri.

Frugate bene tra i bandi dell’Unione Europea: c’è sempre qualche seminario, corso di lingua, training a cui partecipare. Gran parte delle volte si è completamente spesati o si ha a carico i soli costi di trasferimento. Non è il prototipo di viaggio o di vacanza, ma senza dover sborsare un centesimo potrete visitare posti nuovi o tornare in posti che amate, conoscere persone con interessi simili ai vostri e mettervi sicuramente più a contatto con la realtà locale (si tratta spesso di corsi organizzati da NGO o università locali) rispetto a quanto fareste da normali turisti.

IMGP1068

Vista sul Mar Nero

Infine, trovatevi gli amici giusti per partire. Sono rare e preziose come un tesoro le persone con cui intraprendere un viaggio senza scontrarsi. Spesso e volentieri ho fatto tesoro dell’insegnamento dei Tame Impala Company is OK, but solitude is bliss (essere in compagnia va bene, ma da soli si raggiunge la beatitudine), e sono partita da sola, contando su qualche passaggio intermedio da conoscenti. Percorrere la strada da soli ci espone a pericoli ed intemperie, ma soprattutto a noi stessi.

Per Natale ho ricevuto un libro, Io viaggio da sola di Maria Perosino, con il quale condivido l’idea che mettersi in viaggio da sole ci dia lo spazio per fare pace con il proprio cervello (per il resto il libro credo sia rivolto ad un target di viaggiatrici agli antipodi rispetto a me). Ma dopo anni di viaggi-litigi con gli amici, durante queste vacanze di Natale ho scoperto il piacere di condividere costi, disperazioni e disavventure con qualcuno (grazie Nera!).

In ogni caso, è sempre il momento buono per partire, e di soldi ne bastano veramente pochi!


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  1. giulia

    23 marzo

    Grande! Condivido ogni punto. Pronta a partire, se non sai con chi andare eccomi! (Nel mio caso il tipo di viaggio in questione ha persino ispirato un blog di racconti: http://giuliadicarta.blogspot.pt/)

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