Crea sito
READING

I viaggi di Soft Revolution: all’estero

I viaggi di Soft Revolution: all’estero

Quest’anno abbiamo deciso di sfruttare la nostra redazione internazionale e darvi finalmente consigli di viaggio parlando delle città dove abitiamo. Questa settimana siamo internazionali e parliamo di Amburgo, Berlino, Kobe, Parigi, Sofia e Zagabria.

 

Amburgo

di Martina Ioriatti

Per molti, Amburgo è la città dei film di Fatih Akin (La Sposa Turca, Soulkitchen); per altri è una città dal fascino industriale, dove il porto sul fiume Elbe ha modellato la città e la sua economia. Amburgo è dove i Beatles hanno iniziato la loro carriera, dove Angela Merkel è nata e dove Kirsten Dunst ha deciso di richiedere la cittadinanza per tornare alle origini tedesche della famiglia.

Fondamentalmente, Amburgo è una città bella da strappare il cuore. Se decidete di visitarla, dedicate alla città almeno 4 o 5 giorni, e se possibile, fatelo a fine giugno o in luglio – i mesi con più sole e luce dell’anno.

1)    Cazzeggiate al porto! Scendete alla fermata metro U3 Baumwall, e camminate per la sua intera lunghezza. Se avete buone gambe, potete da qui arrivare fino al borgo di Altona, e lì prendervi il meritato riposo bevendo un caffè da Mikkelis.

2)    Visitate il Karolinviertel (fermata Feldstraße della U3), girate fra i negozi dell’usato e date un’occhiata dentro l’imponente Hamburger Flaktürme. Se vi piace il pesce, provate La Sepia; se invece preferite carne, provate Hatari Pfälzer Stube.

3)    Per lo shopping: il quartiere Schanzen (U3 Feldstraße o St. Pauli) ha tutto quello che potete sperare di trovare in materia di BEI VESTITI in negozi indipendenti. Sulla Mönckebergstraße (U1 Hauptbahnhof oppure U3 Mönckebergstraße) potete trovare invece grandi centri commerciali.

4)    Fate una passeggiata lungo l’Alster, il lago artificiale piazzato direttamente nel cuore di Amburgo mangiando il tipico cornetto della città, il cosiddetto Franzbrötchen.

5)    Evitate di perdere tempo di giorno a Reeperbah: brutta, sporca e turistica, offre di più di notte dal punto di vista dei locali – consiglio in particolare il Möwe.

6)    Se avete tempo, visitate il quartiere di Blankenese (S1 Blankenese), e passate qualche ora in spiaggia (Strand) a guardare le navi che entrano ed escono dal porto.

Accessorio indispensabile: una giacca impermeabile. Il tempo può cambiare velocemente!

Landungsbrücken

 

Berlino

di Ilaria Pompei

Come poter vivere Berlino ad agosto, evitando lo slalom tra i cantieri, le liti tra spacciatori e la puzza di dado Knorr emanata dai diecimila dönerai?

Di seguito riporterò una piccola lista di luoghi del cuore, assolutamente women e queer friendly, per evadere dal caos metropolitano, e, soprattutto, per sentirsi un po’ meno sol* al mondo:

L’hamam della Schokoladenfabrik e.V. (Mariannenstraße 6 – 10997 Kreuzberg): un bagno turco pensato esclusivamente per le donne. Prezzo per 3 ore: 16 Euro. Questo hamam non è uno qualsiasi; è quello del “Frauenzentrum” (centro per donne) più conosciuto di Berlino, il Schokoladenfabrik. Attivo dal 1980, questo posto offre in circa 1200 mq (6 piani!) officine, corsi di formazione, danza e yoga, nonché un punto antiviolenza e attività ricreative per donne di ogni orientamento sessuale. Sito.

• Other Nature (Mehringdamm 79 – 10965 Kreuzberg): un sex shop che ama definirsi femminista, queer, rispettoso dell’ambiente e… vegano! Sarete circondat* da giocattolini di ogni tipo, zine body-positive, libri, accessori ecologici per il mestruo. Troverete ad accogliervi un personale simpaticissimo (parlano anche un inglese fluente, non vi preoccupate). Occhio che potrebbero organizzare anche degli interessantissimi workshop. Sito.

• Il Silver Future (Weserstraße 206 – 12047 Neukölln): un bar storico della scena queer femminista, accoglie i suoi ospiti con una Audrey Hepburn baffuta e il disegno di una supereroina in carne che non ha paura di mostrare i suoi peli. Per non parlare delle pareti fucsia e argentate, ah!

Accessorio indispensabile per una vacanza a Berlino: la pazienza. Che fumiate o meno, questa città vi farà venire in odio il tabagismo. Non è in vigore alcuna legge antifumo nei locali.

Da evitare: evitate di fare foto nei luoghi più “alternativi”. Sono luoghi che vengono considerati protetti, dove molti vanno per non sentirsi dei freak, giudicati o ripresi perché vestiti in modo estroso.

Other-Nature_PJ_02-1024x681

 

Kobe

di Martina Del Romano

La città di Kobe, in Giappone, è un ottimo punto dove iniziare un ideale viaggio in questo paese delle meraviglie. Situata sulla costa orientale dell’isola, a due passi da Osaka e Kyoto, a metà strada fra Tokyo e Hiroshima, costruita in parte sul mare e in parte in montagna, Kobe è una città tranquilla e internazionale, perfetta per ridurre lo shock culturale che ci assale una volta arrivati in Giappone.

Una delle attrazioni più sottovalutate della città, che concentra i suoi sforzi turistici sul lungomare e la zona del porto (che comunque meritano di una visita), è l’Osservatorio sul monte Rokko (Rokko-shidare Observatory), da cui è possibile avere una vista incredibile sull’intera città e sul porto.

Riservate una giornata intera per stare a mollo nelle acque dell’Arima-onsen, il complesso termale situato sul monte Rokko. Se non avete tempo di andare fin lassù, cercate il sento (bagni pubblici simili alle onsen ma più piccoli e per persone del luogo) più vicino e dedicate un paio d’ore di relax circondat* da vapore e vecchiette giapponesi piegate in due. Occhio: sia nei sento che nelle onsen ci si entra nudi (maschi e femmine sono in sezioni separate), quindi buttate all’aria pudore e vestiti e fatevi un bagno.

Per riempire la pancia, cercate ristoranti “yakiniku”, carne alla griglia cucinata da voi stessi sul vostro tavolo, uno spettacolo.

Altra esperienza chiave è il karaoke. Radunate un po’ di amici, e affittate una stanza per qualche ora per scaricare voce e frustrazioni varie cantando. Ogni tanto magari guardate dagli oblò nelle altre stanze e ammirate i giapponesi nel loro habitat naturale (spesso ubriachi e felici).

Infine, ricordate una cosa: sempre sempre sempre abbiate contanti e monetine pronte nelle tasche. Visto che la società giapponese è fondata sul contante, molti negozi e ristoranti (specialmente i più piccoli e tradizionali) non fanno pagare con carta di credito, e sull’autobus si paga all’entrata, con monetine, una quota fissa (a Kobe) di 210 yen, che avrete tempo di preparare mentre fate diligentemente la fila alla fermata. Sì, questo è un paese di file, quindi preparatevi mentalmente e mettetevi l’anima in pace.

Se il vostro giapponese non è dei migliori, scaricatevi sul telefono Imiwa?, il dizionario online giappo-inglese. Quando riuscirete a capire cosa dice il menù mi ringrazierete.

 

Rokko-shidare Observatory

Rokko-shidare Observatory

 

Parigi

di Nicole 

Ah, Parigi! La Tour Eiffel, la vie en rose, e le coppiette zuccherose che celebrano il loro amore con l’angosciante rito di chiudere un lucchetto e buttare via la chiave. Oppure: una delle metropoli più multietniche e controverse d’Europa, il fascino dei mutamenti urbani dall’Avenue Montaigne ai graffiti della Rue Denoyez, una città che, su una superficie relativamente limitata, offre praticamente tutto.

La cosa che mi piace di più di Parigi è che è si possono fare tantissime cose — ma davvero tantissime — con pochissimi soldi. Se ci capitate quest’estate, quello che vi consiglio è di vivere il fiume. Di giorno sui Berges de Seine, davanti al Musée d’Orsay, dove troverete una vista magnifica e un milione di attività tra cui scegliere che — udite udite— sono tutte gratis: sdraio, mini-casette con giardino e sdraio a disposizione per un’ora, lezioni di yoga, tepee, tavoli al sole con qualsiasi gioco, un pollaio su due piani con annessi workshop sull’allevamento urbano, tantissimi sport…

Di sera, spostandovi un po’ più verso Notre Dame, bere una bottiglia di vino sur les quais è la cosa più tipica (e piacevole) che potrete trovare da fare.

Tra i miei posti del cuore vi svelo due ristoranti, come consigli per una cena alla larga dai bateaux mouches: L’Auberge des deux ponts (Rue des Deux Ponts, tre portate 21 euro), cucina francese, minuscola stanzetta nel cuore dell’Île Saint-Louis tutta gestita da un adorabile signore che fa tutto da solo, e Le Petit Bleu (Rue Muller, 15 euro), altrettanto minuscolo ristorante algerino dove, con vista su una delle scalinate che conducono al Sacré-Cœur e fanno tanto Il favoloso mondo di Amélie, potrete mangiare uno dei migliori tajine della città.

Accessorio indispensabile: un cavatappi, per aprire la vostra bottiglia di vino sulla Senna.

80e4d5ee-224b-4c79-958f-b4e893a186c6-2060x1236

 

Sofia

di Caterina Ghobert

L’anno scorso, un po’ per opportunità un po’ per caso, mi sono ritrovata a trascorrere un semestre in Erasmus a Sofia. Vuoi perché è una città dall’identità molto “punk”, dove si alternano quartieri turchi, quartieri socialisti, palazzi reali, parchi, quartieri rom, vuoi perché alle spalle della città spicca Vitosha, la montagna di Sofia, e mi sono sentita subito a casa. Adorabili sono i tram che percorrono in lungo e in largo la città, i marciapiedi fuori asse e le case ristrutturate “a chiazze”.

I posti da non perdere sono davvero tanti e molto differenti tra loro.

Quando il tempo diventa bello, i cittadini si trovano a tutte le ore del giorno negli immensi parchi della città, specialmente nello Yuzhen Park. Per le birrette preserali, nonché il къркане, consigliatissimo il parco davanti al teatro nazionale e il Kristal Park, dove c’è uno dei miei bar preferiti, il Bar Bar. Nello Knyazheska Garden si fa lo skateboard sui monumenti socialisti, così come nel parco davanti al Palazzo Nazionale della Cultura (NDK).

Non dimenticate di fare un giro tra Ulitsa Shishman, piena di negozietti, atelier di artisti e graffiti e lo Zhenski Pazar (mercato delle donne) e tutto il quartiere che lo circonda, fino ad arrivare alla moschea e ai bagni termali: c’è quasi l’illusione di essere già a Istanbul, quasi. Un sacco di negozietti dell’usato, negozietti da trucidona bulgara e case di inizio ‘900 talmente scalcinate da essere commoventi.

Art Hostel, Mixtape 5, Маймунарника, Maze, Amsterdam sono baretti dove ho passato la maggior parte delle serate, dall’atmosfera underground e con un sacco di musica dal vivo. Birrette a meno di un euro. Per mangiare invece, Skarabar, Keba, le mehane (locali tipici in cui si mangia da dio –verdure e formaggi in Bulgaria sono ottimi- e si spende pochissimo), Sun and moon, ristorante vegetariano (dopo mesi di balcani, della carne non se ne può più).

La scena locale musicale è abbastanza strana, si va dall’hip hop trash, alle reinterpretazioni del folk fino ad arrivare alla chalga, c’è davvero di tutto. Ma abbiate il cuore di non addentrarvi nei locali di Studentski Grad, per quelli ci vuole dell’allenamento.

33911608

 

Zagabria

di Sara Antonicelli

Dato che per tutti la Croazia equivale principalmente a mare, parliamo della sua super-sottovalutata capitale, Zagabria. Seppure io la preferisca d’inverno, quando la città si illumina, il calendario si riempie di eventi  e ci sono chioschetti di vin brulé e rakija ogni due metri; anche d’estate è godibilissima, grazie ai vari parchi, al lago e al grande numero di attrazioni da visitare.

Il mio posto preferito di Zagabria non può che essere il Museo dell’Arte Contemporanea che ospita moltissime opere di artisti/e croati e non (anche un paio di opere di Marina Abramović), anche se ultimamente se la deve giocare con il Museo delle Relazioni Interrotte.

Per quanto riguarda l’alloggio, consiglio l’Hostel Shappy perché in pieno centro, è molto carino e soprattutto non costa tanto.

Non potete non passare dalla pasticceria Vincek per una tradizionale kremšnita, ma ci sono innumerevoli caffè e pasticcerie in tutta la città. Il mio ristorante preferito è Vegehop, un ottimo vegetariano/vegano. L’alternativa carnivora è lo Yellow Submarine, che offre hamburger di carne biologica croata. Il cibo, in generale, costa davvero pochissimo: quindi sfondatevi senza ritegno. Per quanto riguarda i locali notturni non so consigliare, perché sono vecchia dentro, ma so che la maggior parte della movida serale si svolge sulla Tkalciceva.

Parlando di shopping, tralascio le catene più conosciute e i mall (che però sono molto fighi, soprattutto per sopravvivere alla calura estiva) e nomino qualche negozio carino: Iggy, Bon Ton Store e Take Me Home. Se preferite l’usato, segnalo il mercatino sul Britanksi Trg (la domenica mattina) e il negozietto Ulicni Ormar.

Accessorio indispensabile: Zagreb Card. Dato che i parcheggi costano un occhio della testa e che i mezzi pubblici sono ottimi, questa carta (da recuperare online o negli uffici turistici) risolve il problema degli spostamenti e in più offre sconti in musei, negozi e ristoranti!

 

msu


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.