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Kadın Partisi: la Turchia alle donne

di Filippo Cicciù

 

“In quanto donna, taci!”.

Siamo nel parlamento di Ankara, la capitale della Turchia. A parlare in questi termini è il vicepremier turco Bülent Arınç, esponente di spicco del partito filoislamico e conservatore AKP, fondato dal presidente Erdoĝan.

È il 29 luglio e Arınç, nelle vesti di vice primo ministro, zittisce in questo modo Nursel Aydoĝan, deputata del partito filocurdo e di sinistra libertaria HDP. È in corso un dibattito parlamentare, Arınç sta parlando al microfono, tra i deputati qualcuno rumoreggia e il vice premier decide di chiedere silenzio rivolgendosi esclusivamente contro una donna eletta con il partito filocurdo. L’attacca con un’espressione nettamente sessista: “Signora per favore, lei è una donna, stia zitta!”, le dice.

Bülent Arınç non è nuovo a queste genere di uscite pubbliche in veste di membro del governo. L’anno scorso aveva affermato che le donne quando ridono in pubblico commettono un peccato (“haram”, in turco). “La donna deve essere casta, non dovrebbe ridere davanti a tutti, non dovrebbe avere un comportamento invitante. La donna deve proteggere il suo onore”, ha affermato il vicepremier, quest’anno, subito dopo la fine del mese sacro per l’Islam, il ramadan.

“La mentalità che sta alla base di queste affermazioni è che la politica in Turchia ha a che fare esclusivamente con gli uomini, è così che la pensano: non vogliono vedere nemmeno una donna in parlamento e ogni tanto addirittura esprimono questo concetto in maniera esplicita”. A parlare è Fatma Aytaç, attivista di Kader, la principale associazione per i diritti della donne di Turchia.

Intervistata a Istanbul, Aytaç spiega che oltre a fare parte di Kader è attiva anche in politica: fa parte di Kadın Partisi ovvero il Partito delle Donne, prima e unica formazione politica turca a chiedere come principale obiettivo una rappresentazione equa tra donne e uomini nel mondo della politica.

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Fatma Aytaç

La lotta di Kadın Partisi si inserisce in un contesto come quello turco dove la politica, e non solo, è spesso prerogativa esclusivamente maschile: si consideri che il parlamento turco di oggi ha il numero più alto di deputate di tutta la storia repubblicana e si tratta di 97 donne pari al 17,7% dell’intera assemblea.
“Quello che il vicepremier ha detto – continua Aytaç – è una cosa incredibile, ma gli uomini del partito al governo (il filoislamico e conservatore AKP di Erdoĝan, NdA) si comportano sempre in questo modo”.

Secondo Fatma Aytaç, non è un caso che Bülent Arınç faccia parte del partito fondato dal Presidente Erdoĝan: “Questa mentalità misogina è principalmente diffusa nel partito di Erdogan – spiega l’attivista – tra di loro questo atteggiamento è molto forte, la maggior parte degli uomini dell’AKP la pensano in questo modo. All’interno di questo partito, quando selezionano i candidati per il parlamento, scelgono preferibilmente persone che hanno questa opinione delle donne. Anche politici di altri partiti la pensano così, soprattutto nella formazione della destra ultranazionalista in parlamento, il MHP. Purtroppo questa mentalità è diffusa anche fuori dal parlamento, nella società. Noi combatteremo contro questo in parlamento e fuori dal parlamento, non importa quanto tempo ci vorrà per cambiare questa situazione, noi continueremo a lottare”.

Le donne turche hanno reagito alla frase di Bülent Arınç immediatamente e con grande indignazione. La maggior parte delle organizzazioni per i diritti delle donne in Turchia hanno subito condannato l’episodio, è stata anche messa in piedi una petizione che ha raccolto 50 mila firme in un giorno.

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Il logo del Partito delle Donne

Non staremo zitte, nessun uomo ha il diritto di dire a una donna di tacere – continua Fatma Aytaç – è questo il messaggio della petizione lanciata il giorno stesso della infelice uscita del vice primo ministro. Si tratta di un messaggio per Arinç e per tutti gli uomini in parlamento. È anche un’iniziativa rivolta a tutte le deputate, per incoraggiare le donne di tutti i partiti in parlamento a lanciare questo messaggio ai loro colleghi maschi. Un uomo non può dire a una donna quello che deve fare, se può parlare o meno, questo è inaccettabile”.

La parole di Fatma Aytaç si inseriscono in un contesto sociale estremamente problematico per le donne. Secondo i dati molto precisi dell’associazione Bianet, in Turchia lo scorso anno 281 donne sono state uccise da uomini, in larga parte mariti, partner o ex fidanzati. Si tratta di una violenza che non sembra placarsi considerando che dall’inizio del 2015 gli uomini turchi hanno ucciso fino ad oggi 182 donne (dati Bianet).

Sappiamo che in Turchia ci sono davvero molti problemi relativi alla violenza di genere, una frase come quella di Arinç che tipo di effetto può causare nella società turca?
Fatma Aytaç: “Sono esattamente affermazioni come queste che più contribuiscono a creare e ad aumentare la violenza contro le donne nella società. A causa di frasi di questo tipo, pronunciate da membri del governo, gli uomini si sentono legittimati ad avere comportamenti violenti nei confronti delle donne.

Per questo la situazione è critica. Ognuno ha il diritto di dire quello che vuole ma chi parla in parlamento davanti alla nazione deve essere responsabile di quello che dice. Non è ammissibile arrivare a questo punto. Soprattutto perché in questo paese la violenza contro le donne non sta diminuendo, anzi. I politici del partito di Erdoĝan spesso sostengono di essere contro la violenza sulla donna e di fare delle leggi per prevenire questi comportamenti ma non è così: la statistiche ci dicono che la violenza contro le donne in Turchia non sta diminuendo, non possono cambiare questi tristi dati statistici.

Se questa mentalità misogina continuerà a trovare posto in parlamento la violenza, di ogni tipo, contro le donne non potrà scomparire o nemmeno diminuire”.

Le donne del Kadin Partisi

Le donne del Kadin Partisi

Arinç ha attaccato la deputata Nursel Aydoĝan semplicemente perché donna o anche perché fa parte di un partito filocurdo? Fatma Aytaç: “Penso sia successo per entrambi i motivi. Oltre alla mentalità di cui parlavo prima, consideriamo che il partito AKP ha perso moltissimo potere politico a causa dell’entrata in parlamento del partito filocurdo dopo le elezioni del 7 giugno scorso. L’AKP non perde occasione per attaccare questa formazione, quindi questo attacco di Arinç è arrivato contro di lei principalmente perché è una donna ma anche perché fa parte del partito filocurdo”.


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