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Il trailer di Stonewall è un cumulo di menzogne

Il trailer di Stonewall è un cumulo di menzogne

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L’hai già visto succedere.

Questa è la storia di un bravo ragazzo bianco, un bravo ragazzo bianco cisgender con la testa piena di sogni e un’indole sensibile che scappa dalla sua piccola, gretta cittadina di campagna dove tutti sono grezzi ma la mamma gli vuole bene ed approda nella grande mela, dove invece, assieme all’ammore, troverà una una grande famiglia di adorabili strambi pronta a volergli bene per quello che è e soprattutto troverà una coscienza sociale. Una coscienza sociale che, come tutte le coscienze sociali generate dall’aver vissuto in mezzo alla gente gretta prima e agli strambi poi gli consentirà di fare grandi cose con il suo grande cuore, tipo, non so, dare il via ai moti di Stonewall, iniziare il movimento per i diritti LGBTQ+ e consentire a noi tutti, oggi, di vivere un po’ meno vessati se non discretamente bene. Grazie Danny.

Giusto? No.

Questa è la storia di Sylvia Rivera, Marsha P. JohnsonMiss Major Griffin Gracy, di Stormé DeLarverie. Questa è la storia delle drag queen e delle donne transgender di colore che hanno dato il via ai moti di Stonewall.

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Queste sono le facce di chi, nel giugno del 1969, ha iniziato una rivolta allo Stonewall Inn. Non Danny, non la versione sbiancata, abbellita, ripulita, rimaneggiata di una storia che esiste, ed esiste documentata.

Non ci sono né puntini da unire né atti da immaginare nel racconto di Stonewall, non ci sono eroi da inventare per dare un volto a chi s’è alzato in piedi ed ha iniziato una rivoluzione. Ci sono invece testimonianze, interviste, foto, racconti di come si sono svolti i fatti. Se oggi a giugno piovono foto arcobaleno e matrimoni egualitari, hashtag toccanti e leggi a tutela degli individui LGBTQ+ non è merito di nessun Danny, personaggio fittizio in un film che dichiara, dichiarando una sonora cazzata, d’essere “tratto da una storia vera”.

Questa non è una storia che puoi riscrivere come se fosse una puntata di Glee. Non è la versione più gay di The Perks of Being a Wallflower e non è un edificante racconto che scalderà i cuori perché Danny trova l’amore e una famiglia tutta sua e una causa per cui combattere ed è bianco, ed è carino, ed è innamorato, ed è cisgender, ed è così solo così che “i gay” possono essere, è solo così che possiamo essere raccontati. Questa versione melliflua e sempre uguale, in cui il nostro amore è proprio uguale al vostro e se ci fanno sopra gli spot tv dobbiamo solo esserne felici.

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C’è già la storia di Stonewall: è la storia delle donne, delle drag queen, delle transgender, degli attivisti, degli uomini gay e delle lesbiche che nel giugno del 1969 hanno detto anche basta ai soprusi della polizia. Delle stesse persone che, qualche anno dopo, sono state marginalizzate dal movimento che avevano contribuito a creare.

C’è una storia, e non è una storia bianca, e non è una storia carrina, e non è una storia d’amore. È la storia di una rivolta.

La rivolta di Stonewall è stata iniziata da donne di colore transgender, e nessuno dovrebbe dimenticarlo. Senza di loro non ci sarebbe nessun movimento gay, nessun pride. Questa è la storia di Stonewall.

P.S. La petizione per boicottare il film ha già raggiunto un incredibile numero di firmatari. Sì, si boicotta un film che non è ancora uscito in base al suo trailer, ma non facciamo finta che nei film ormai non ci sia TUTTA la trama, o che su imdb non sia possibile accedere al suo candido cast completo ove dei “veri eroi” che hanno fatto la storia non c’è minimamente traccia.
Fra le proposte avanzate per contrastare questa orrenda bruttura c’è quella di donare l’equivalente del biglietto del cinema all’associazione per i diritti delle persone trans a voi più vicina. Perché sì, diamine, se la passano ancora malissimo.


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  1. Paolo

    11 agosto

    sul film non mi pronuncio perchè non l’ho visto (non mi basta il trailer) per cui non ne parlo. Trattandosi di Roland Emmerich non ho grosse aspettative (certo non mi aspetto un documentario)
    Dico che essendo le persone appartenenti alle minoranze lgbt esseri umani, i loro amori sono uguali sul piano dei sentimenti, dei sogni, e delle emozioni a quelli degli altri esseri umani e in questo non c’è nulla di omologante checchè se ne dica

  2. Laura

    29 agosto

    no dai non si boicotta un film. è un po’ come fare censura. però bell’articolo

  3. pinkwashing

    10 novembre

    C’è grande confusione -o malafede- nella testa di chi accosta boicottaggio e censura: sono in realtà cose opposte.

    La censura può venire operata solo da chi sta al vertice del potere e controlla in modo privilegiato la distribuzione di informazioni e beni.

    Il boicottaggio è una forma di critica collettiva, che agisce dal basso contro forme di potere più forti, e che spesso è l’unica forma di resistenza a disposizione.

    Chi denigra la tecnica del boicottaggio in quanto tale, accostandola a un fenomeno oppressivo come la censura, contribuisce a togliere legittimità alle voci critiche e si mette dalla parte del potere e del privilegio.

    O perlomeno non si rende conto delle dinamiche di potere che governano la nostra società e la sua produzione mediatica, e della loro iniquità.

  4. GIOVANNI

    2 maggio

    se un film fa passare un messaggio che serve a far conoscere un momento importante della storia, anche a discapito della completa fedeltà storica, per me è comunque un successo.
    Per la fedeltà storica ci sono i documentari: per quanto mi riguarda, se una persona in più saprà che cosa è stato Stonewall sarà comunque una vittoria…

  5. Marta Magni

    3 maggio

    non è ” completa fedeltà storica”. è proprio una cazzata inventata, ed completamente priva di rispetto. vero, ci sono i documentari, ma altrettanto vero potevano raccontare la storia senza stravolgerla o rimaneggiarla a loro piacimento (leggi: tornaconto economico) chi andrà al cinema a vedere stonewall NON conoscerà saprà cosa è stato Stonewall. non puoi raccontare la storia staccandola dalle persone che l’hanno fatta

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