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Il caso Tim Hunt: riflessioni a freddo e reazioni ...

Il caso Tim Hunt: riflessioni a freddo e reazioni dell’opinione pubblica

Lasciatemi parlare dei miei problemi con le ragazze. Accadono tre cose quando sono nei laboratori: voi vi innamorate di loro, loro si innamorano di voi, e quando le criticate, piangono.

Da qualche giorno, anche la persona meno appassionata di scienze ha conosciuto Tim Hunt, e non solo per i suoi meriti scientifici (che sono enormi e non mi permetto di discutere). La sua orribile frase, pronunciata alla World Conference of Science Journalists in Corea del Sud, rimbomba da una settimana su tutti i giornali e ha destato polemiche su polemiche, costringendolo alle dimissioni dallo University College of London, dove tra l’altro lavora la moglie immunologa.

Hunt si è scusato e difeso, dicendo che stava solo scherzando ma, francamente, c’è poco da ridere. Passi che gli scienziati si innamorano delle scienziate e viceversa, passi il solito e scaduto cliché sulla donna emotiva, dalla lacrima facile, permalosa. Ciò che assolutamente mi ha fatto arrabbiare di più è l’aver affermato la necessità di laboratori divisi, facendoci tornare indietro di anni e anni e dando ancora una volta l’immagine della donna oggetto sessuale, che deve nascondersi per non stuzzicare le fantasie degli uomini.

La cosa peggiore non è la frase in sé, ma ciò che da essa si evince. Dimostra, infatti, che ci sono ancora molti stereotipi sulle donne che lavorano, considerate come una distrazione per i colleghi maschi, quindi vengono rimarcate ancora una volta le differenze tra le donne e gli uomini sul posto di lavoro, addirittura causa di problemi. È l’ennesima occasione in cui viene screditato e sottovalutato il ruolo delle donne nel mondo della scienza, ridotto in questo caso a quello di bamboline estremamente fragili.

Prova che ancora oggi il pianto è associato a qualcosa di debole e imbarazzante, negativo, sulla via di una mentalità maschile basata sull’annientamento dell’emotività, che associa il pianto a qualcosa di femminile quindi inaccettabile. Infine, affermando la necessità di laboratori divisi, Hunt si è scordato un “piccolo” particolare: l’amore potrebbe sbocciare nello stesso modo tra due uomini o due donne. La sua frase, oltre che sessista, ha anche il sapore di eteronormatività.

Le reazioni dell’opinione pubblica sono state le più diverse. C’è chi ha risposto con rabbia attraverso frasi al vetriolo e chi, invece, ha giocato con l’ironia “social”. Su Twitter è nato l’hashtag #distractinglysexy: molte scienziate hanno inviato loro foto in normali situazioni di lavoro, che hanno tutto tranne che del sexy, rielaborando simpaticamente il pensiero di Tim Hunt con battute spiritose.

L’episodio ha anche fatto scaturire riflessioni serie. Mi è piaciuto molto l’articolo del professor Michael Eisen, che ha avuto occasione di conoscere Hunt in un incontro con giovani scienziati indiani, in cui le ragazze hanno raccontato le discriminazioni e le difficoltà che hanno avuto per poter andare avanti nei loro studi. Hannah Ewens ha, invece, colto l’occasione per parlare del problema dell’ansia e di altri disturbi psicologici, sottolineando l’importanza del pianto, anche sul posto di lavoro, come benefico rimedio alle sensazioni spiacevoli che derivano da queste patologie.

Hunt è stato difeso da tante persone. In primo luogo dalla moglie, ma anche da Brian Cox, professore di fisica all’Università di Manchester e presentatore di programmi scientifici sul canale BBC, e dal sindaco di Londra, Boris Johnson. Quest’ultimo ha addirittura citato una ricerca olandese, che dimostra che le donne piangono più degli uomini quindi, afferma, non c’è nulla di male nel dire ciò.

Tanti, inoltre, pensano che non sia giusto cancellare un Nobel e una carriera brillante per un’uscita infelice e si appellano alla libertà di espressione. Io sono dell’idea, però, che una persona così colta, intelligente e abituata a parlare in pubblico avrebbe potuto evitare di fare “commenti da bar” in una Conferenza scientifica in cui si potrebbero discutere argomenti più importanti dei suoi problemi con le colleghe.

Pur avendo molto a cuore la libertà di espressione, penso che bisognerebbe poi prendersi la responsabilità di ciò che si dice, soprattutto se si propone una sorta di apartheid sessuale. Inoltre, libertà di espressione non significa offendere pubblicamente e rafforzare certi stereotipi, in un momento in cui le donne stanno facendo grossi passi avanti nel mondo scientifico (vedi Maryam Mirzakhani, Fabiola Gianetti, Elisabetta Strickland, Samantha Cristoforetti, Marta Sanz-Solè, Ingrid Daubechies).

tim hunt

@_feeohna su Twitter

Un diverso punto di vista femminile proviene, invece, dal sito “Libreria delle donne”. In un articolo si parla di “femminismo della disuguaglianza”, ovvero, il vero passo avanti non è l’uguaglianza ma il diritto alla differenza tra i sessi; le parole di Hunt sono quindi positive poiché il contributo delle donne deve, appunto, essere differente.

Purtroppo, Tim Hunt è solo la punta di quell’iceberg che è il sessismo nel mondo scientifico. Ben descritto dalla frase di Connie St Louis, direttrice dello Science Journalism MA della London City University:

There is a problem with sexism in science. It’s about the everyday little statements, the little rebuff, the slights that women get, that eventually they think no! They think, no, enough.

L’ultimo caso è avvenuto due mesi fa: le biologhe Fiona Ingleby e Megan Head hanno sottoposto una ricerca a una rivista scientifica e l’esaminatore ha consigliato di far partecipare anche biologi maschi per “evitare che si vada troppo lontano dall’evidenza empirica.

Fa riflettere, inoltre, il trattamento ricevuto da Samantha Cristoforetti in questi mesi: presa in giro dal mondo web, bersagliata da commenti sessisti e accusata di essere andata nello spazio a non fare niente. Essere la prima astronauta italiana a partecipare a una missione spaziale e l’astronauta italian* con più giorni nello spazio non conta nulla, a quanto pare.


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  1. Paolo

    18 giugno

    Tim Hunt ha detto delle cose sessiste, le dimissioni sono state giuste.
    Quanto alle lacrime, possono essere maschili come femminili

  2. matteo851

    26 giugno

    In questi giorni è uscito il discorso integrale di Hunt dove si capisce che era una battuta (oltretutto è un discorso a favore delle donne) ma è stata riportata solo questa frase perché è utile per la caccia al “bersaglio grosso” e far passare tutti per brutti e cattivi, poco importa se qualcuno ci va di Mezzo.

    Direi che dovresti almeno darci una letta

  3. DANIELE

    6 novembre

    “matteo851” sembra molto informato sul dr. Hunt, ma non spiega chi gli starebbe dando la “caccia”.

    “bersaglio grosso”? Svegliati – le discriminazioni contro le donne avvengono a tutti i livelli. Reagire contro tali discriminazioni va quindi fatto a tutti i livelli. Tu hai sentito parlare di quella di Hunt perché ne hanno parlato i media.

    “Matteo851” non spiega nemmeno chi vorrebbe “far passare tutti per brutti e cattivi”, ed è ovvio che voglia restare vago nelle sue insinuazioni, altrimenti è troppo facile smontarle.

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