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La soddisfazione di essere Adele

Come ormai avrete capito, ogni tanto una di noi entra in fissa con una persona/cosa e non c’è verso di uscirne finché, ad esempio, l’artista in questione non finisce il tour promozionale. Con mia grande sorpresa, la redazione di Soft Revolution non ha ancora espresso lamentele riguardo al fatto che ogni due minuti spammo tutte con gif e video di Adele, tipo questa.

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Mi piace giustificarmi dicendo che Adele è sparita per anni e ho il diritto ad essere ossessionata il doppio, ma la verità è che potrebbe anche aver fatto cinque album negli ultimi cinque anni e io sarei ancora fissata con lei. Non è tanto la sua musica – a non tutti piace il pop – quanto il suo personaggio ad avermi conquistata completamente.

Adele è facile da amare grazie al fatto che si sia sempre rifiutata di fare “la famosa”: quando non è sul palco, vive una vita normale nonostante il suo successo globale. Prima si esibisce con una bravura inarrivabile, poi ride e parla come uno scaricatore di porto. Come dice Hattie Collins su i-D, “crea dischi importanti che accendono la coscienza collettiva” ma, fuori dal palco, rimane normale. Rimane “una di noi” nonostante sia una delle persone più conosciute o al mondo.

Un’altra faccia del successo di Adele che mi è sempre stato particolarmente a cuore è che non ha mai neanche considerato di dover giustificare il suo aspetto. Come dice Jillian Mapes su Vulture, “Adele è una delle prime icone culturali donne e plus-size che abbiano raggiunto il picco del successo culturale senza aver dovuto fare di se stesse il soggetto di battute sulle persone grasse”.

Nonostante degli stronzi (ciao Karl Lagerfeld, ciao Anna Wintour, ciao Lady Gaga, vado avanti?) abbiano avuto da ridire sul peso di Adele, lei non se ne è mai curata: non si è messa a dieta, ma non ha neanche fatto proclami riguardo al suo corpo. Mentre penso che sia importante che alcune persone prendano posizioni chiare contro il fat shaming, trovo particolarmente interessante l’approccio normalizzante di Adele, cioè fregarsene e tirare avanti.

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Nelle tante interviste che ha rilasciato dopo il suo ritorno alle scene pubbliche, Adele ha espresso un mix di insicurezza e soddisfazione per il suo lavoro. Da una parte era 60% emozionata e 40% si stava cagando addosso prima di far uscire 25. Dall’altra parte, è diventata una boss e sa come far riconoscere a noi e a chi lavora con lei il suo successo e i suoi traguardi.

Ha detto a Rolling Stone che ricorda di essere stata in un meeting pieno di uomini e di aver riscontrato un’attitudine del tipo che ne sai tu?.

“It’s like, ‘Well, I’m the fucking artist,‘ ” she says, sitting up straighter in her chair. “ ’So I fucking know everything, actually! Like, don’t fucking talk down to me!’”.

Purtroppo dubito che tutte noi avremo il successo stellare di Adele, trovo che ci sia molto da imparare dal suo atteggiamento verso il successo. Nella mia esperienza, non è facile continuare a spingersi per fare di meglio, ma allo stesso tempo essere capaci di trovare il tempo e il modo di festeggiare le proprie vittorie ed essere soddisfatti di quello che si è ottenuto.

Per molte di noi il 2015 è stato un anno abbastanza complicato, quindi abbiamo deciso di chiudere in bellezza e su una nota positiva. Il tema di dicembre sarà soddisfazione;  parleremo della gioia del completare progetti, dello scendere a patti con la nostra ambizione, di soddisfazione sessuale, di come godersi i nostri successi.

 

 


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