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“Sex and the teens” è tutto sbagliato

“Sex and the teens” è tutto sbagliato

Giovedì 4 giugno 2015 sono andate in onda su SkyTG24 due puntate dello speciale “Sex and the teens“, curate da Beatrice Borromeo. Il documentario segue gli articoli dell’omonima rubrica che Beatrice Borromeo aveva pubblicato sul Fatto Quotidiano e che avevamo commentato qui e qui. Ancora una volta, abbiamo avuto qualcosa da ridire sull’approccio con cui gli e soprattutto le adolescenti sono stati descritti, stereotipati e raccontati. 

 


 

“Sex and the teens” è il titolo anche se, a mio parere, sarebbe stato più onesto chiamarlo “Sex and some teenage girls”. Lo speciale infatti non racconta tutti gli adolescenti o almeno uno spaccato rappresentativo: maschi, femmine, persone non eterosessuali o cisgender. No, si concentra ancora una volta solo su di loro, le ragazze. Alcune ragazze molto giovani, uniche narratrici di una storia che invece coinvolge sempre una controparte maschile.

Si parla di sesso (rapporti completi, sesso orale, masturbazione) nelle docce, nei bagni, alle feste, in spiaggia, a casa di sconosciuti. Si parla di revenge porn, di camgirl, di una ragazza il cui video destinato alla sola visione privata da parte del suo ex ragazzo è stato caricato senza il suo consenso su alcuni siti pornografici come YouPorn e PornHub. E si intervistano solo loro, le ragazze, come fossero le uniche protagoniste di una storia in cui gli altri personaggi non hanno battute nel copione, ombre offuscate che hanno desideri e pulsioni che non sembrano meritare attenzioni.

Gli unici maschi chiamati in causa sono adulti, figure fiabesche degli orchi cattivi, figure polarizzate, senza volto, cacciatori alla ricerca del prossimo Cappuccetto Rosso da incastrare nel bosco-Internet. Esistono ed è importante raccontare i loro metodi e il loro linguaggio, perché sono pericolosi. Non vorremmo che si facesse finta che questo problema non esistesse. D’altro canto, ci aspettavamo uno speciale che coinvolgesse anche i maschi adolescenti nella narrazione e che non cascasse ancora una volta nell’ossessione dello scrutinio del corpo delle ragazze.

Pulsioni, desideri, condizionamenti degli adolescenti maschi: tutta questa fetta di storia sparisce e la telecamera indugia sui corpi delle ragazze, sui movimenti delle loro mani, sul loro abbigliamento, sui loro costumi da bagno, mentre l’unico “orco” (adescatore di ragazze minorenni online) che parla alla telecamera riesce a imporre le sue regole: niente domande, una sagoma nera in controluce, nessun condizionamento da parte dell’intervistatrice, che tace. L’uomo, nonostante la sua posizione, ha il diritto di dettare legge sulla propria rappresentazione, lusso non concesso alle ragazze.

Tre anni fa circa parlavo con una mia ex collega che affermava, con la stessa faccia contorta dall’orrore che Beatrice Borromeo ha per metà del documentario: “Queste 13-15enni ormai fanno pompini come se nulla fosse” e ricordo che le risposi “Perché si parla sempre e solo di chi li fa e mai di chi li riceve?”. Forse perché siamo così immersi in ambienti che schiacciano le teenager a colpi di slut shaming da non renderci conto che non sappiamo di cosa stiamo parlando e che tutte le generazioni di adulti si chiedono, a proposito dei più giovani di un preciso momento storico, “che problemi hanno i giovani di oggi?”.

 

A dire il vero un adolescente maschio c’è, in “Sex and the teens”: è l’unica persona dichiaratamente omosessuale dello speciale, che confessa la mole di insulti ricevuta dopo aver dichiarato il proprio amore ad un altro ragazzo su Ask.fm. La sua testimonianza viene infilata a forza in una narrazione che è totalmente incentrata su altro. Non si parla di sesso con altri maschi, ma si accontenta ancora una volta la platea rimanendo in superficie e narrando solo le parti tremende del suo vissuto, compresi il bullismo e la voglia di scappare a Milano, in una città percepita come più accogliente.

Non si parla in alcun modo di sesso, nonostante il titolo dello speciale e questa omissione sembra confermare che Beatrice Borromeo e la produzione non sembrano sapere bene cosa stanno facendo. Inoltre, usano la figura del ragazzo per mostrare ancora una volta morbosamente una vittima, le sue insicurezze e la sua solitudine, senza indagare per un istante su chi ha causato queste ferite.

Attenzione, Beatrice Borromeo non mente. Mette piuttosto in scena una grandissima distorsione, dove una piccola parte diventa il tutto, dove le persone sembrano ritagliate nel cartone, ad una sola dimensione, sullo sfondo una scenografia mal costruita da un’adulta che fa le domande sbagliate, il volto spaventato per quello che le povere orecchie devono sentir uscire da quelle bocche così giovani, così delicate e che, nella testa di chi si ostina a vedere le donne solo come madonne o come puttane, hanno perso la loro candida innocenza.

Fonte: The Breakfast Club

Fonte: The Breakfast Club

“Sex and the teens” sta agli adolescenti come il sensazionalismo sui crimini di persone immigrate sta alle persone che vivono in un paese diverso da quello di origine. Quei crimini esistono e questo non si può negare, ma è il soffermarsi sempre su un solo aspetto, su un solo dettaglio che riguarda una minoranza di persone, a mettere in scena una narrazione che non si normalizza mai, non descrive mai le persone come multidimensionali, sfaccettate, contraddittorie e dunque umane.

Si enfatizza un fatto compiuto da un piccola percentuale di persone e lo si polarizza a tal punto da rappresentare come eroi ed eroine persone che non corrispondono agli stereotipi messi in scena dai media mainstream. In questa logica le ragazze che non hanno avuto rapporti o che fanno solo l’amore con il proprio partner sono sante, strane creature miracolate che non hanno ceduto alle tentazioni della società degenerata, mica come quelle altre. Se pensate che TV, giornali e Beatrice Borromeo stessa siano perfettamente coscienti che una piccola fetta non è la totalità, vi consigliamo di dare un’occhiata agli articoli scritti in questi giorni in merito allo speciale, ad esempio su Vanity Fair e sul Fatto Quotidiano.

Dall'articolo "Sex and the Teens: Beatrice Borromeo indaga il sesso fra i ragazzi" / Fonte: Vanity Fair

Dall’articolo “Sex and the Teens: Beatrice Borromeo indaga il sesso fra i ragazzi” / Fonte: Vanity Fair

Su Twitter, cercando l’hashtag #sexandtheteens, si trovano alcuni interessanti risultati. Tra voci scandalizzate, qualche persona che critica lo stile dell’inchiesta e tanti, tantissimi tweet di SkyTG24, ne ho trovati due a mio parere molto significativi.

Il primo, scritto da un uomo e padre di tre figli, ci ricorda e conferma quanto spesso i maschi adolescenti non siano studiati al microscopio tanto quanto le ragazze. Succede nei media, sul web, nelle scuole, in tante famiglie. Le paure relative al sesso e all’emancipazione sessuale della prole riguardano ancora una volta soprattutto le ragazze, mentre il dialogo sul sesso sui e con i maschi è molto più raro e pieno di cose date per scontate.

La nostra è una cultura e una società dove una bambina, appena mette piede fuori casa da sola per la prima volta, viene tempestata di suggerimenti/consigli/ordini che riguardano il suo modo di vestire, il guardare ed essere guardate da sconosciuti e adulti. Suggerimenti che si evolvono con l’età e arrivano a riguardare le uscite la sera, le compagnie, la lunghezza delle gonne, i preservativi quando in casa non vige il tabù sull’argomento, le “droghe dello stupro” ecc… È successo a me, a tutte le mie amiche, a tante donne ovunque nel mondo.

Succede lo stesso con i figli maschi? I genitori di figli maschi tartassano i figli su come ci si comporta con il/la partner e con le ragazze da quando hanno diritto a giocare a pallone in cortile fino a quando andranno a vivere da soli? Tutti i ragazzi/uomini con cui ho parlato di questo argomento hanno risposto di no a questa domanda. Non sono un campione rappresentativo, ma quello che ho potuto percepire in prima persona nel mio ambiente.

Il secondo tweet è di SkyTG24, che propone una domanda ai suoi follower: “Pericoli del web. Tu controlli i tuoi figli?”. Il punto, ancora una volta, è la paura e il controllo, su corpi e comportamenti. Il controllo serve a reprimere, il dialogo a capire e comprendere persone che a loro volta stanno cercando di capire qual è il loro posto nel mondo. Forse Beatrice Borromeo troverebbe utile la visione di questo bel video di Tavi Gevinson:

Ancora una volta il linguaggio utilizzato manca totalmente il punto del discorso: è necessario parlare, confrontarsi, insegnare e farsi insegnare cose dagli adolescenti, invece di cristallizzarli in rappresentazioni prive di contraddittorio. Su Twitter infatti non ci sono adolescenti che commentano il programma, idem su Tumblr e altre piattaforme web e social, così come non ci saranno associazioni, comitati, sindacati di adolescenti che emetteranno un comunicato stampa per esprimere il loro sdegno.

Forse si attiveranno centri sociali, collettivi, associazioni studentesche, che lavorano meno sulle reti online e più su quelle fisiche e sul territorio. Noi lo speriamo davvero, perché scegliersi un bersaglio facile su cui riversare tutta la propria ignoranza su temi che riguardano una fascia di persone di cui si parla tanto e con cui si parla poco, è disonesto e poco credibile.

Nella seconda parte dello speciale una camgirl viene intervistata da Beatrice Borromeo, che le chiede quale sia la differenza tra il mostrarsi in webcam a ignoti paganti e il prostituirsi, suggerendo la risposta già nella domanda. La ragazza tace, fissa lo schermo e dopo qualche secondo interrompe il collegamento.

Il suo non è un segno di debolezza, quanto una dichiarazione forte e chiara: di fronte all’incapacità di capire veramente le adolescenti e il loro rapporto con il sesso e di fronte alla consapevolezza che il dialogo con i giovani viene cercato solo quando si vogliono dimostrare tesi già impacchettate, a volte, è meglio tacere, mentre il proprio interlocutore può imbarazzarsi e vedere il proprio riflesso comparso improvvisamente nello schermo nero. E sperare che si chieda, almeno una volta: “Dov’è che ho sbagliato?”.


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  1. Ena

    9 giugno

    Grazie per quest’articolo.
    Sono laureata in psicologia e la sessualità è una tematica complessa affrontata poco e male e negli anni è diventato un contenitore di nevrosi sociali di una portata stratosferica. La mia generazione (25-30) è fatta da donne che spesso hanno una scarsa educazione sessuale, nonostante i mezzi culturali ed economici, e temo che possa solo peggiorare.
    Bisogna parlare di sesso, bisogna parlare di relazioni (uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna) e bisogna parlare di persone e c’è bisogno che ci siano luoghi dove si possano fare domande e avere risposte, che siano le scuole, i consultori, gli ospedali.E bisogna parlarne bene.

    Quanto a Beatrice Borromeo, penso che purtroppo sia l’esempio di come nel giornalismo spesso le statistiche non contino, ed invece, i numeri contano, eccome.Se vuoi raccontare una storia -soprattutto se vuoi fare un programma- devi farlo bene e non sparare una sequela di luoghi comuni non rappresentativi della realtà.Sennò non è giornalismo, ma solo un modo come un altro di raccontare una storia.

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