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Serena Williams, o della travolgente bellezza dell...

Serena Williams, o della travolgente bellezza dell’eccesso

In principio era l’ideale greco del medèn àgan: il “nulla di troppo”, il “giusto mezzo” dei soggetti che, rifuggendo l’eccesso, incarnano una bellezza misurata e proporzionata, sia dal punto di vista fisico che da quello morale.

Fu così che la cultura occidentale inventò l’Uomo Bianco come metro ideale contro cui definire gli “Altri”: eroico e virile — e non furbo e molle come l’Orientale — ma allo stesso tempo emblema di una mascolinità capace di restare controllata, al contrario di quella, troppo prorompente, dell’Uomo Nero.

Al suo fianco c’era anche la Donna Bianca, ancella dell’Uomo: femminile ma modesta e beneducata, doveva guardarsi sia dall’eccesso dell’Amazzone, che oltrepassa la misura per troppo poca “femminilità”, sia dal pericolo di Circe, donna perduta nella mollezza della sua sensualità eccessiva.

Questi ideali maschili e femminili attraversano nei secoli la nostra cultura, l’arte, i romanzi, i poemi, e arrivano ai giorni nostri e al modo in cui, tuttora, pensiamo persino i fenomeni pop che ci circondano.

KEY BISCAYNE, FL - MARCH 29: Serena Williams celebrates a point against Li Na of China during the final of the Sony Open at the Crandon Park Tennis Center on March 29, 2014 in Key Biscayne, Florida. (Photo by Matthew Stockman/Getty Images)

(Credits: Matthew Stockman/Getty Images)

In un bell’articolo comparso qualche tempo fa sul New Yorker, l’autore Ian Crouch si chiedeva perché Serena Williams sia sì popolare, ma non tanto quanto dovrebbe, vista la straordinarietà dell’atleta di cui stiamo parlando. Basti pensare che mentre le pagine Facebook di Federer e Nadal hanno quindici milioni di follower ciascuna, Serena Williams ne ha soltanto tre. Eppure, dal punto di vista del gioco, Serena Williams è una delle più grandi tenniste di tutti i tempi, se non la più grande in assoluto.

La ragione per cui Serena Williams è relativamente poco popolare — e per cui, invece, dovremmo amarla senza riserve — sta nel fatto che con la sua carriera non si è limitata a rivoluzionare il gioco del tennis da un punto di vista tecnico; Serena Williams ha sistematicamente messo in discussione l’universo sociologico all’interno del quale il tennis si gioca, ne ha sistematicamente ecceduto le norme — nel senso etimologico di “andare al di là” — inventando nuove possibilità per tutte noi.

Femminilità non conforme

Da sempre, le tenniste più amate dal pubblico sono le performatrici della femminilità di cui parlavo nell’introduzione: atletiche ma dalla fisicità non troppo potente, capaci, fuori dal campo, di incarnare forme di bellezza estremamente canoniche. Ieri, questo modello era “la fidanzatina d’America” Chris Evert; oggi è Maria Sharapova, che, indicata tradizionalmente come la grande rivale di Serena Williams (anche se il bilancio complessivo degli scontri diretti è di 18 vittorie a 2 per Williams), è l’unica tra le tenniste a eguagliare i colleghi uomini per numero di follower, contandone anche lei, almeno su Facebook, quindici milioni.

Che Serena Williams non rientri in questo ideale è evidente. Ma quello che è particolarmente interessante, e che costituisce il vero elemento di rottura nel rapporto di Serena Williams con la femminilità normativa, è il fatto che riesce ad eccederla contemporaneamente in entrambe le direzioni.

Quando appare sul campo, il suo splendido corpo di atleta viene spesso criticato, quando non umiliato, per una muscolatura che risulta “eccessiva” rispetto a quello che ci si aspetta dal corpo di una donna — anche se atleta professionista. Le ricerche registrate da Google come più frequenti sul suo aspetto parlano da sole:

Williams looks like

Sessismo, razzismo e transfobia in un unico set di suggerimenti Google

Riesce a essere contemporaneamente accusata anche di un’eccessiva e troppo prorompente sensualità, di avere un aspetto troppo provocante e sessualmente assertivo, dentro e fuori dal campo.

 

Catsuit Williams

US Open, 2002. Outfit molto discusso per la sua aderenza e soprannominato “catsuit”.

 

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Giugno 2014. Williams capita casualmente in spiaggia con un’amica mentre si celebra un matrimonio, e finisce per scattare qualche foto insieme agli sposi. Mentre alcuni articoli riportano dichiarazioni degli sposi felici di aver fatto una foto con una celebrità nel giorno del loro matrimonio, altri insistono sul corpo in mostra di Williams e sull’“inappropriatezza” di un simile outfit nel contesto di un matrimonio.

Bon ton

Il tennis è uno degli sport più posh del mondo. Williams, per contro, è cresciuta a Compton (California), città famosa per le lotte tra gang. La sua provenienza non ha mancato di mettere in discussione le convenzioni tradizionali di ben-educazione dell’ambiente tennistico, e il profondo classismo ad esse sotteso.

Ho già parlato su Soft Revolution di quando ha suscitato grande scandalo ed è stata costretta a scusarsi per aver pronunciato su un campo da tennis le parole “I swear to God, I’m fucking going to take this fucking ball and shove it down your fucking throat, you hear that? I swear to God”, e del fatto che, invece, alcuni atleti uomini trovano in questo tipo di atteggiamenti una ragione di popolarità.

Un altro paio di momenti che illustrano la sovversione, da parte sua, dell’ideale beneducato e borghese del tennis sono il momento in cui il suo outfit non è stato ritenuto idoneo dai giudici di gara e e il gioioso ballo a celebrazione della vittoria dell’oro olimpico, accusato di essere una “gang dance”, che ci porta, peraltro, dritti alla voce “assertività”.

Outfit incriminato (again)

Us Open, 2004. Non le è stato permesso di giocare con questi stivali e ha dovuto cambiarli dopo il riscaldamento. Secondo quanto riportato dal Telegraph, Williams ha dichiarato che l’outfit era ispirato a James Dean, e ha aggiunto: “I’m just so excited to be out here again in New York. It’s been a while.”

Assertività

La buona norma vuole le donne umili nonostante le loro capacità, poco inclini a vantarsi, misurate nel festeggiare. Williams, al contrario, non ha mai nascosto la sua consapevolezza della propria bravura, della potenza del proprio corpo, della sua bellezza, del suo potenziale erotico, senza il bisogno di chiederne conferma a qualcun altro.

Un paio di settimane fa è stata la protagonista di un fatto di cronaca diversa: un uomo le ha rubato il cellulare al ristorante, ma lei l’ha inseguito per la strada e, dopo avergli parlato gentilmente, se lo è fatto restituire. Su Facebook, l’ha commentato così:

Superhero? Maybe? Or HELL YEA!! I’ve got the speed the jumps, the power, the body, the seduction, the sex appeal, the strength, the leadership and yet the calm to weather the storm.

In questo novembre dedicato al movimento, Serena Williams è la nostra icona sportiva. Per celebrare la travolgente bellezza che sta nel rifiuto del meden agan e delle norme che ci ingabbiano tutt*.

SERENA-WILLIAMS


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  1. Paolo

    27 novembre

    Articolo molto interessante, aggiungo che il modo di essere donna e atleta di Maria Sharapova è autentico e genuino quanto quello di Serena Williams, non è che una è “asservita alla norma” e l’altra è libera, sono libere entrambe. La contrapposizione tra loro è costruita (non vedo perchè non si possa stimarle entrambe) e va da sè gli insulti alla williams per il suo fisico sono ingiustificabili.

  2. Nicole Siri

    27 novembre

    Paolo, giusto per chiarire: mi guardo bene, nell’articolo, dal dire che Maria Sharapova sia meno autentica di Serena Williams o asservita a una qualche norma. Quello che l’articolo dice, se leggi bene, è che le due atlete incarnano due modelli diversi e che uno è più popolare dell’altro.

  3. Paolo

    28 novembre

    Grazie per il chiarimento, tendo a concentrarmi più sulle persone che sui “modelli” ma capisco quel che vuoi dire.

  4. Cris

    17 gennaio

    Non ho fb ma se dovessi mettere un like lo farei sulla pagina della Williams, la trovo splendida sotto ogni punto di vista. Lei è diversa, non meno bella o brava. Siamo troppo imbrigliati dagli stereotipi

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