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Semiramide la strega: una storia di paese

Semiramide la strega: una storia di paese

Il mio incubo di bambina era la storia di Semiramide, la strega di paese. Conobbi quella che credevo fosse la sua vera storia attraverso una canzone di Charlie Cinelli, un cantante dialettale bresciano, che recita così:

 

I dis che lè ghe stà deter ‘na maga, la hö fiula la g’ha i pè de cavra e g’he en cà neger che baia a chi che spia entravers la ferada.
I ghe domanda i pitì a le hö mame prima de fa le nane de staga en banda perchè i g’ha en po pöra po’ i ch’ala vidit chela sciura. (…)
Tota la zent la g’ha gran hugesiu de chela fomma ca mescha le carte, che la paha entravers a le pörte. La g’ha le foto che parla da höle, e in degl’och la g’ha i hegn delle uce. I và a troala a po’ i scior de la tele, a po’ en ministro, ‘na cantante e ‘n attrice.
“Dicono che li dentro ci sia una maga, sua figlia ha i piedi di capra. E c’è un cane nero che abbaia a chi guardi attraverso il cancello.
I bambini domandano alle loro mamme, prima di andare a letto, di star loro vicino perchè hanno un po’ di paura dopo aver visto quella signora. (…)
Tutte le persone hanno gran soggezione di quella donna che mescola le carte e che passa attraverso le porte. Ha delle fotografie che parlano da sole, e negli occhi ha il segno degli aghi. Vanno a trovarla i signori della televisione, e anche un ministro, una cantante ed un’attrice.

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Illustrazione di Norma Nardi

Questa canzone mi terrorizzava quando ero bambina, perché pensavo che questa Semiramide fosse ancora viva e vegeta, anche se la nonna Maria mi aveva assicurato che fosse morta da tempo. Dopo più di dieci anni, ho chiesto a mia nonna di parlarmi nuovamente della storia di questa “strega”: “Mi vengono gli sgrisoli” (i brividi, in dialetto bresciano) “a parlarne”, mi racconta titubante. “Quando lavoravo all’Opificio Bernocchi, vicino a Sarezzo, tutte le donne preferivano non parlare di lei. Io non so niente, so solo che era una maga. Il diavolo esiste davvero”.

Non pensavo che mia nonna reagisse così alla mia richiesta di parlare di Semiramide. Pensavo fosse una semplice storia di paese, una leggenda urbana ricordata con un sorriso. Ma quello che mi ha detto e la sua reazione stizzita e riluttante mi ha fatto pensare che si trattò di una mentalità molto più radicata e diffusa di quanto credessi. Meno suggestionata dalle paure dell’infanzia, ho fatto alcune ricerche e ho scoperto una realtà incredibile.

Secondo la leggenda, nel piccolo paese di Sarezzo, un villaggetto situato ai piedi di in una valle bresciana, venne ad abitare una donna misteriosa – una forestiera, perché originaria della città – assieme al marito, un giornalista mantovano. La coppia prese casa in un villino isolato, nel mezzo del verde incolto che circondava il paese, lontano dalle strade principali.

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Illustrazione di Norma Nardi

La giovane sposa era una donna solitaria, schiva. Raramente si faceva vedere in paese, evitando ogni evento mondano, e a tutti sembrava sospetto che, seppur molto ricca, fosse andata ad abitare in un posto così strano. Tuttavia personaggi eclettici e particolari facevano avanti e indietro dalla casa, alimentando le voci sulle strane attività tenute dalla donna.

Era nota come Semiramide, il nome della leggendaria e crudele regina assira. La casa, circondata da un fitto giardino che ospitava dei pavoni, era diventata un luogo inquietante per tutti i bambini, che avevano il divieto di avvicinarsi soprattutto di sera. La psicosi sulla vera identità della donna aveva generato nel paese un’inquietante ipotesi: che Semiramide fosse una strega. Le voci si rincorrevano e alcuni cominciarono a tirare in ballo la magia nera. Si pensava che la figlia della donna, che viveva sempre rinchiusa in casa, fosse in realtà la figlia del Diavolo, e che fosse nata con i piedi di capra. Dalla casa, effettivamente, provenivano strane urla. Semiramide e Villa Usignolo erano evitati da tutti i saretini.

Anche durante la mia infanzia avevo cominciato a dubitare della veridicità della storia di Semiramide, ma solo ora mi trovo a scoprire la sua vera storia. Semiramide, il cui vero nome è Elisa Gazzo, non era altro che una colta e raffinata chiromante, laureata in Psicologia. Diresse l’istituto di studi psichici e metapsichici Accademia di Roma, scrisse e lavorò come psicografologa per molte riviste ed era conosciuta anche all’estero. Era una donna emancipata, intelligente ed istruita.

L’inquietante Villa Usignolo era solamente un rifugio per garantire tranquillità alla figlia gravemente disabile e tenerla lontana dalle chiacchiere di paese. Personaggi incredibili si susseguirono a far visita nella casa di Elisa per praticare l’ipnosi e farsi predire il futuro. Tra questi il re d’Italia destituito Umberto II di Savoia, Gina Lollobrigida, Vittorio Gassman e la moglie di D’Annunzio, Maria Hardouin, personale amica della donna. Come abbia affrontato coraggiosamente le voci di paese è riscontrabile in questa fitta rete di rapporti che intratteneva con noti personaggi in tutto il mondo.

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Villa Usignolo oggi

Raccontata così, la storia di Semiramide sembra una favola del Medioevo. In realtà, Elisa Gazzo visse a Sarezzo dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta prematuramente a 55 anni nel 1962. Semiramide non era altro che il frutto malato di una mentalità retrograda e patriarcale, estremamente religiosa e bigotta, che guardava con sospetto ogni donna istruita ed eccentrica.

La psicologia era vista più come “magia” che come una scienza e il fatto che a praticarla fosse proprio una donna, scatenò nel paese reazioni da caccia alle streghe. Sembra assurdo come questo tipo di pregiudizio sia sopravvissuto così a lungo nel tempo. Oggi Villa Usignolo è nel bel mezzo del paese, che si è sviluppato, ed è stata riqualificata a centro per le attività giovanili. Semiramide è ancora un personaggio leggendario e c’è chi giura che dalla sua villa, di sera, si sentono ancora cantare i pavoni.


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  1. roberto

    9 settembre

    descrizione intelligente e appropriata,se hai materiale di qualsiasi tipo relativo ad Elisa mi interessa in quanto sto scrivendo un libro sulla sua vita. grazie (sono di brescia)

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